1859

Esteso a tutto il Regno d’Italia il Codice di Sardegna (Regno Sardo), i cui articoli 385 e 386 vietano “tutte le intese dei datori di lavoro allo scopo di indurre ingiustamente gli operai a una riduzione di salario” e, al tempo stesso, vietano “tutte le intese degli operai allo scopo di sospendere, ostaco­lare o far rincarare il lavoro senza ragionevole causa”. Di questi articoli, che resteranno in vigore fino al 1890, il padronato lo userà contro qualsiasi rivendicazione salariale.

San Cesario sul Panaro (Mo), fondata la Società operaia di mutuo soccorso.

Bologna, il gruppo dei cattolici bolognesi intransigenti diventa un importante punto di riferimento nazionale nella lotta contro il nuovo Stato italiano. Si dedicano con impegno, anche tramite il giornale Osservatore Bolognese, stampato tra il 1858 e il 1859, alla organizzazione del “partito pontificio”, che si batte per la difesa del potere papale. Animatore di primo piano del gruppo è l’avvocato Giambattista Casoni, attorniato da una combattiva schiera di laici, che si definiscono “cattolici conservatori” “cattolici col Papa”. Insieme fonderanno nel 1863 il giornale L’Eco delle Romagne, poi divenuto Il Patriota Cattolico e costituiranno nel 1865 l’Associazione per la difesa della libertà della Chiesa in Italia

L’ingegnere svizzero Augusto Stigler si trasferisce a Milano dove fonda una ditta per la produzione di macchinari e in seguito di ascensori idraulici

Fondata a Brisbane la prima società cooperativa australiana.

Ad Inchicore (Dublino) nasce la prima cooperativa irlandese, una società cooperativa di consumatori.

Udine, Luigi Moretti fonda l’omonimo birrificio. Nel 1996 sarà venduta alla società olandese Heineken, che cederà poi l’originale stabilimento produttivo di Udine e che ora detiene il marchio Moretti. La Birra Moretti è una delle birre più vendute in Italia ed è discretamente famosa anche all’estero

Fondata la Cassa di Risparmio della provincia dell’Aquila, nota principalmente con l’acronimo Carispaq. La banca sarà attiva dal 1862 con il nome di Cassa di Risparmio dell’Aquila. È la prima cassa di risparmio istituita nell’Italia meridionale. Dal 1999 fa parte del gruppo di Banca Popolare dell’Emilia Romagna

Modena, Nicola Zanichelli fonda l’omonima casa editrice. Dal 1866 la sede è trasferita a Bologna, dove diventa ben presto un punto di riferimento della cultura cittadina, pubblicando le opere di Carducci e Pascoli oltre che i Postuma di Olindo Guerrini e i Lyrica di Enrico Panzacchi. Ma la vocazione della casa editrice è stata la diffusione della cultura scientifica. Fu la prima a tradurre in italiano opere come Sull’origine delle specie per selezione naturale di Charles Darwin (1864) e Sulla teoria speciale e generale della relatività di Albert Einstein (1921).
La Zanichelli è molto importante anche nella pubblicazione di testi scolastici.
Dal 1941 Zanichelli pubblica lo storico Vocabolario della Lingua Italiana di Nicola Zingarelli, che uscito a dispense nel 1917 era fino ad allora pubblicato da Bietti. A partire dal 1993, alla sua dodicesima edizione l’opera diventa il primo vocabolario italiano ad essere aggiornato ogni anno.
Nel campo delle opere giuridiche Zanichelli, con Il Foro Italiano, pubblica, dal 1946, le riviste Il Foro Italiano, il Repertorio del foro Italiano, il Commentario del Codice Civile, il Commentario della legge Fallimentare e il Commentario della Costituzione e i codici. Tutte le opere vengono aggiornate annualmente.
Dal 1988 Zanichelli, contribuisce a creare il settore dell’editoria elettronica, pubblicando su CD-ROM opere di consultazione per il diritto, la medicina, le lingue classiche e moderne, la letteratura italiana, oltre a strumenti didattici e interattivi per la scuola.
Importante per numero di opere e per diffusione è anche il catalogo di varia, con testi di architettura, scienze naturali, alpinismo, giardinaggio, fotografia, grafica, nautica, sport.

Vienna, inizia l’attività l’Imperial Regia Privilegiata Società delle ferrovie meridionali (in tedesco Kaiserlich königliche privilegierte Südbahngesellschaft) nota storicamente come Südbahn. Nel corso degli anni il Governo austriaco aveva proceduto ad avviare o a rilevare la costruzione di alcune importanti linee ferroviarie dell’Impero, come la Vienna – Trieste tramite le Ferrovie di Stato meridionali austriache (Südlichen Staatsbahn), e in quelli ad esso collegati, come la Milano – Venezia tramite la ferrovia statale del Lombardo-Veneto (Lombardisch-Venetianische Staatsbahn). Negli anni precedenti, il Governo austriaco aveva proceduto ad avviare o a rilevare la costruzione di alcune importanti linee ferroviarie dell’Impero, come la Vienna – Trieste tramite le Ferrovie di Stato meridionali austriache (Südlichen Staatsbahn), e in quelli ad esso collegati, come la Milano – Venezia tramite la ferrovia statale del Lombardo-Veneto (Lombardisch-Venetianische Staatsbahn).
L’esercizio di queste linee, a quel tempo non ancora del tutto completate, conobbe una bassa redditività, soprattutto se confrontato con i cospicui investimenti a cui aveva dato fondo il Governo austriaco. Con il Konzessionsgesetz, nel 1854, si stabilì quindi che da quel momento in poi le linee ferroviarie avrebbero dovuto essere costruite solo con capitale privato.
A seguito della crisi finanziaria che colpì lo stato austriaco, nel marzo 1856 il governo imperiale cedette le concessioni ferroviarie nel Lombardo-Veneto e nell’Italia Centrale ad una società privata, l’Imperial Regia Privilegiata Società delle ferrovie lombardo-venete (Kaiserlich königliche privilegierte Lombardisch-venetianische Eisenbahngesellschaft), il cui capitale era composto da banche non austriache, tra cui quella della famiglia Rothschild, quella del gruppo Talabot e quella della famiglia Bastogi. Il 14 marzo, la società acquisiva l’esercizio della Coccaglio – Venezia, della Milano – Treviglio e della costruenda Bergamo – Coccaglio, della Milano – Como, della Verona – Sant’Antonio Mantovano e della Mestre – Casarsa. Si impegnava inoltre nella costruzione della Bergamo – Monza, della Lecco – Bergamo, della Milano – Boffalora, della Milano – Piacenza, della Milano – Sesto Calende, della Milano – Mantova – Borgoforte e della Casarsa – Udine – Nabresina. Otteneva infine il libero esercizio sul tronco Nabresina – Trieste della Meridionale, ancora in via di completamento. Il 17 marzo fu firmata una seconda Convenzione con i rappresentanti della Santa Sede, dell’Austria, del Granducato di Toscana e dei ducati di Modena e di Parma in cui la compagnia si impegnava a completare la Piacenza – Bologna, a costruire la Bologna – Pistoia e una linea che da Reggio Emilia si sarebbe collegata presso Borgoforte alla strada ferrata proveniente da Mantova e da Milano. Con la seconda guerra di indipendenza, la Lombardia, gli stati emiliani, buona parte dello Stato Pontificio e il Granducato di Toscana con le loro strade ferrate passarono al Regno di Sardegna. Sulla base del Trattato di Zurigo (1859), la società ferroviaria, il cui capitale era a maggioranza francese, dovette suddividere formalmente le proprietà in territorio italiano da quelle rimaste in territorio austriaco, mentre lo stato sabaudo si impegnava a confermare le concessioni frutto degli accordi fra la Südbahn e il governo imperiale austriaco. Il 26 giugno 1860 fu firmata la nuova convenzione. Dallo scorporo nacquero la Società anonima delle ferrovie Lombarde e dell’Italia Centrale (poi nota anche come Società delle Strade ferrate della Lombardia e dell’Italia Centrale), che assumeva l’esercizio delle linee passate in territorio sabaudo, e l’Imperial Regia Privilegiata Società delle ferrovie dell’Austria Meridionale e della Venezia, che manteneva quello delle linee asburgiche

Repubblica Ceca, inizia l’attività la Škoda. Le origini della holding affondano in quella di una fabbrica metallurgica fondata nel 1859 ed acquisita da Emil Škoda dieci anni più tardi, dopo aver lavorato al suo interno per tre anni. Da quel momento inizia la sua espansione, ben presto focalizzata soprattutto nella costruzione di armi, diventando uno dei maggiori fornitori militari dell’Impero Austro-Ungarico. Nel tempo la produzione si è espansa anche al settore costruzioni di carri armati interi, utilizzati anche dalla Wehrmacht ai tempi dell’occupazione nazista della Cecoslovacchia e della seconda guerra mondiale. Al termine di quest’ultima le autorità politiche cecoslovacche nazionalizzarono la Škoda e fecero confluire nella holding varie altre realtà costruttive indipendenti, dalle fabbriche di auto a quelle di aerei a quelle del settore alimentare, facendola diventare uno dei conglomerati più estesi del XX secolo.

Torino, Luigi Rusconi pubblica il Dizionario Universale Archeologico Artistico Tecnologico



10 gennaioTorino, discorso al Parlamento di Vittorio Emanuele II che solleva l’entusiasmo dei patrioti affermando “non siamo insensibili al grido di dolore che da tante parti d’Italia si leva verso di noi”. In piazza Castello si svolge una grande manifestazione popolare in favore di Garibaldi



18 gennaioTorino, firmato il trattato tra Piemonte e Francia che assegna la Savoia ai francesi in cambio di un appoggio militare contro l’Austria. Il trattato prevede l’impegno della Francia ad intervenire militarmente a favore del Regno di Sardegna qualora questo sia attaccato dall’Austria; la costituzione di un regno dell’Alta Italia con possibilità di annettere le Legazioni pontificie, la cessione alla Francia della Savoia; rinviata ad una successiva trattativa la sorte di Nizza. Il trattato contiene due convenzioni, una militare ed una finanziaria. Quella militare stabilisce che le forze alleate in Italia saranno di circa 300.000 uomini dei quali due terzi francesi; che il comando supremo sarà dell’imperatore dei francesi e che l’inserimento di volontari nell’armata sarda dovrà avvenire accogliendo solo truppe “istruite e disciplinate” per evitare che si formino dei gruppi rivoluzionari. La convenzione finanziaria prevede che le spese di guerra siano rimborsate alla Francia dal regno dell’Alta Italia con annualità corrispondenti ad un decimo delle entrate annue del regno stesso



1 febbraioMilano, durante la rappresentazione della Norma di Vincenzo Bellini alla Scala, grandi applausi quando il coro grida “Guerra, guerra!”. Gli Austriaci presenti non raccolgono la sfida, ma alcuni giovani nei giorni seguenti saranno fatti allontanare dalla città



4 febbraioParigi, pubblicato l’opuscolo L’imperatore Napoleone III e l’Italia, ufficialmente opera del giornalista Louis-Étienne de La Guéronnière, ma in realtà ispirato dall’imperatore stesso. Nell’opuscolo si sostiene la necessità di una federazione degli stati italiani come unica soluzione alla questione italiana e che, poiché l’Austria costituisce il maggiore ostacolo a tale federazione e quindi al mantenimento della pace in Europa, la Francia ha il diritto di rispondere adeguatamente alle aspirazioni italiane



28 febbraioLondra, Mazzini ed altri 102 repubblicani italiani in esilio pubblicano una dichiarazione contro la guerra condotta da Vittorio Emanuele II con l’alleanza di Napoleone III. Per tale dichiarazione l’Italia “è matura per essere Nazione libera e una” e dall’Europa vuole soltanto “esser lasciata sola a fronte dei propri governi e dell’Austria”



1 marzo: Giuseppe La Farina, a nome della Società Nazionale Italiana, invia istruzioni segrete agli iscritti della Toscana e delle Legazioni in previsione della prossima guerra. Si dovranno organizzare sollevazioni popolari ovunque possibile e procedere alla nomina di commissioni provvisorie con poteri dittatoriali in attesa che il governo piemontese nomini suoi commissari straordinari



Aprile: costituito a Torino un nuovo Comitato politico centrale veneto, formato da Andrea Meneghini, Francesco Avesani, Guglielmo D’Onigo, Alberto Cavalletto (segretario), Sebastiano Tecchio (Presidente), Giovanni Liparachi e il nobile Giovan Battista Giustinian che abbandona il comitato di Milano il 28 aprile. A Milano il comitato e presieduto dal nobile Pietro Correr, ed è formato da Francesco Sartorelli (trevisano) segretario, Leone Fortis, Giacomo Alvisi, Odoardo De Rubeis



19 aprile: il governo austriaco interrompe le trattative diplomatiche in corso in Europa per scongiurare il pericolo di una guerra ed invia al Regno di Sardegna un ultimatum intimandogli di interrompere i preparativi militari.



23 aprile: gli inviati di Vienna consegnano a Cavour l’ultimatum austriaco. Con esso si intima di interrompere entro tre giorni i preparativi militari e di congedare i volontari che si stanno arruolando. In caso contrario l’Austria entrerà in guerra. Cavour fa approvare dalla Camera dei Deputati un disegno di legge che conferisce al re Vittorio Emanuele II poteri dittatoriali per tutta la durata della guerra.



24 aprile: il conte Carlo Boncompagni, ambasciatore piemontese a Firenze, presenta una nota di Cavour che chiede al granduca di aderire all’alleanza franco-sarda; il governo di Firenze conferma la propria neutralità. La Società nazionale di Firenze organizza per il giorno 27 una grande manifestazione popolare contro la politica del governo.



26 aprile: il governo piemontese respinge l’ultimatum austriaco. Le truppe francesi si preparano ad entrare in Piemonte



27 aprile: gli austriaci, comandati dal feldmaresciallo Ferencz Gyulai, varcano il Ticino ed entrano in Piemonte dando inizio alla II guerra d’indipendenza. L’obiettivo è sconfiggere i piemontesi prima dell’arrivo dei francesi.

Reggio Emilia, nasce, terzo di cinque figli, Camillo Prampolini. Il padre Luigi Eugenio è ragioniere capo del Comune mentre la madre Maria Luigia Casali, figlia di possidenti di Massenzatico, è una fervente cattolica



27 – 28 aprileFirenze insorge alla notizia dello scoppio della guerra. La guarnigione si schiera con i popolani che manifestano contro il governo del granduca ed un ultimo tentativo dei moderati di salvare la dinastia proponendo a Leopoldo II di abdicare a favore del figlio ed aderire alla guerra franco-sarda viene respinta dal Granduca che preferisce abbandonare la Toscana. Si costituisce un governo provvisorio che offre a Vittorio Emanuele il governo della Toscana per la durata della guerra



1° maggioParma, un gruppo di ufficiali chiede alla duchessa Maria Luisa di Borbone di intervenire a fianco dei franco-piemontesi, ma Maria Luisa di Borbone preferisce abbandonare Parma. In città si costituisce una giunta provvisoria. Tre giorni dopo però l’esercito depone la giunta provvisoria e richiama in città la duchessa reggente



20 maggio: battaglia di Montebello (Pv). I Francesi attaccano a sorpresa gli austriaci nel primo vero scontro della guerra



26 maggio: Garibaldi con i Cacciatori delle Alpi occupa Varese sconfiggendo un contingente di austriaci. Il giorno dopo nuova vittoria a S. Fermo e liberazione di Como



30 maggio: gli austriaci sono sconfitti a Palestro



4 giugno: i franco-piemontesi sconfiggono gli austriaci a Magenta. Il giorno successivo gli austriaci lasciano Milano e si attestano nel quadrilatero Legnago, Mantova, Peschiera e Verona.



8 giugno: battaglia di Melegnano (Mi). Napoleone III e Vittorio Emanuele II entrano in Milano



12 giugnoBologna, alle tre del mattino le ultime truppe austriache lasciano la città. Dopo poche ore la popolazione è in piazza chiedendo l’allontanamento del Cardinale Legato, Giuseppe Milesi-Ferretti, il quale nella stessa mattinata lascerà la città. A palazzo d’Accursio il tricolore sostituisce lo stemma pontificio. Nel giro di tre giorni aderiscono al Governo provvisorio di Bologna i comuni di San Giovanni in Persicelo, Budrio, Castel d’Argile, Crevalcore, Medicina, Bagni della Porretta, Sant’Agata ed alcuni centri del ferrarese e della Romagna, tra cui Imola.
In città si insedia una Giunta provvisoria di Governo composta da liberali moderati: il marchese Gioacchino Napoleone Pepoli, il conte Giovanni Malvezzi Medici, il marchese Luigi Tanari, il prof. Antonio Montanari e l’avv. Camillo Casarini. Come primo atto invia un telegramma a Cavour esprimendo la volontà di sottomettere la città alla dittatura del re Vittorio Emanuele II. Poi apre l’arruolamento della guardia civica e della guardia nazionale e sopprime i giornali clericali. Il Papa scomunica le città rivoltose per “l’iniqua congiura” contro il potere temporale della chiesa.



16 giugno: il feldmaresciallo Gyulai viene esonerato dal comando che viene assunto direttamente dallo stesso imperatore Francesco Giuseppe



22 giugno: papa Pio IX scomunica tutti gli insorti dello Stato pontificio. Un reggimento di mercenari svizzeri al soldo del papa attacca Perugia e, dopo aspro combattimento, riconquista la città abbandonandosi a saccheggi e uccisioni. Ai mercenari svizzeri sarà conferita da Pio IX una medaglia commemorativa ed il loro comandante, colonnello Schmid, sarà promosso generale di brigata



23 giugnoBologna, il Governo provvisorio delle Legazioni invia presso il re una Deputazione per invocare l’annessione delle Romagne al Regno di Sardegna. E’ formata dal marchese Gioacchino Napoleone Pepoli, dall’avvocato Camillo Casarini in rappresentanza di Bologna, dal conte Rasponi di Ravenna e dal professor Gherardi per Ferrara. La Deputazione è ricevuta dal re nel quartier generale di Calcinate, alla vigilia della battaglia di Solferino



24 giugno: gli austriaci sono sconfitti a Solferino e San Martino



11 lugliotrattato di Villafranca: il Veneto resta all’Austria. La Lombardia, escluse Peschiera e Mantova, è ceduta alla Francia che la cede a sua volta al Piemonte. Massimiliano d’Asburgo si ritira nel castello di Miramare presso Trieste, che lascerà nel 1864 per diventare imperatore del Messico, fino alla sua fucilazione avvenuta il 18 giugno 1867 a Santiago de Querétaro,
Massimo D’Azeglio è inviato a Bologna da Cavour come Regio Commissario, assieme a un corpo di spedizione di circa 10.000 uomini. Il suo ingresso in città è trionfale: la carrozza, trainata a mano d’uomo, percorre le strade cittadine sotto una pioggia di fiori. A seguito dell’armistizio di Villafranca, D’Azeglio sarà richiamato a Torino per non allarmare Napoleone III. Prima della partenza, invierà un contingente di truppe al confine con le Marche, per impedire un eventuale ritorno dei papalini. Al posto di D’Azeglio arriverà a Bologna, in qualità di Governatore generale, Leonetto Cipriani, amico del Bonaparte



21 luglio: inaugurato il tratto ferroviario Piacenza – Bologna, concessione della SFAI (Strada Ferrata dell’Alta Italia). Si coglie il significato politico di unificazione materiale delle popolazioni emiliane: il treno, “sublime trovato dell’ingegno umano”, è considerato “strumento di ricchezza e di fratellanza fra gli Italiani” (Bottrigari), mezzo per avvicinare “popoli rimasti sì gran tempo divisi per opera di assurdi trattati e della forza straniera” (Il Monitore di Bologna). Il 24 luglio una deputazione della Guardia Civica bolognese si reca in ferrovia a Parma per fraternizzare con le Guardie Nazionali dei capoluoghi emiliani. Entro l’anno si inaugura anche il collegamento con Torino, via Alessandria e Asti



28 luglioBologna, con un Decreto di soli due articoli, il Commissario Straordinario per le Romagne introduce il Codice napoleonico Civile, Penale e di Procedura, abolendo tutte le leggi in vigore. Il decreto sarà sostituito da quello di Farini del 27 dicembre, che stabilirà la validità dei Codici del Regno Sardo



30 luglioTorino, si svolge uno sciopero dei muratori per la diminuzione dell’orario di lavoro



31 luglio: emanato il decreto che proclama la libertà di stampa, abolendo l’ufficio della censura austriaco



10 agosto: il governo piemontese concorda con Modena e la Toscana (e successivamente con Parma) l’istituzione della Lega militare dell’Italia Centrale. Il comando è affidato a Manfredo Fanti, uno dei più validi generali dell’esercito sabaudo. Giuseppe Garibaldi è eletto vice-comandante



15 agostoBologna, Garibaldi giunge in incognito a Bologna, dopo un colloquio a Firenze con Ricasoli. Pur essendo in borghese viene riconosciuto già durante il breve percorso tra la carrozza e l’albergo e subito una folla di popolani, soldati e ragazzi lo acclama. Garibaldi si affaccia e saluta affettuosamente la folla, che continuerà ad acclamarlo durante le poche ore di permanenza in città. Nel tardo pomeriggio il generale assume a Modena il comando dell’Armata Toscana. Garibaldi era già stato a Bologna tra il 10 e il 13 novembre 1848, ma in quella occasione aveva ricevuto soprattutto l’ostilità degli aristocratici bolognesi, che l’avevano considerato “un miserabile accattone, un vile avventuriero”



19 agosto: il Governatore delle Romagne stabilisce che i beni di ospedali, luoghi pii, orfanotrofi e lasciti siano amministrati gratuitamente da una Congregazione di Carità, istituita in ogni comune e formata da “probi cittadini”. Ne dovranno far parte anche il Vescovo, l’Intendente e il Capo del Municipio



28 agostoBologna, nelle quattro Legazioni viene eletta l’Assemblea dei rappresentanti del popolo delle Romagne, con il compito di esprimere un voto “solenne e legale” sulla sorte delle provincie ex pontificie. Il 28 agosto nei nove collegi di Bologna risultano eletti alcuni rappresentanti delle forze liberali più moderate. L’Assemblea, riunita dall’1 settembre a Bologna nell’Aula Magna dell’Accademia di Belle Arti, sotto la presidenza di Marco Minghetti, dichiara il 7 settembre che i popoli delle Romagne “non vogliono più il governo temporale pontificio” e propone l’annessione al Regno di Sardegna



SettembreTorino, approvata la Legge Casati (dal nome del ministro Gabrio Casati), che riforma in modo organico la scuola. Si conferma la volontà dello Stato di farsi carico del diritto-dovere di intervenire in materia scolastica. Da secoli era la Chiesa a detenere il monopolio dell’istruzione. La legge rimarrà in vigore fino al 1923 quando il fascismo approva la Riforma Gentile.La legge non viene promulgata ed estesa alle provincie emiliane neppure dopo l’annessione al Regno di Sardegna (18 marzo 1860) e la proclamazione del Regno d’Italia (17 marzo 1861). Sulla base di questa anomalia giuridica, che nei dibattiti consiliari sarà definita “questione pregiudiziale”, si caratterizzerà l’operato del Comune di Bologna riguardo all’istruzione elementare, con decisioni completamente originali di politica scolastica (almeno fino al 1877), a sottolineare quell’autonomia dal potere centrale che è nella tradizione della città e nella visione dei politici locali di maggior spessore, dal Pepoli al Minghetti.



28 settembre: a villa Loup, nella località di Scanello presso Loiano (Bo), si incontrano il dittatore di Toscana Bettino Ricasoli, quello di Modena Luigi Carlo Farini e i rappresentanti della Romagna Minghetti, Cipriani e Audinot. Si stabilisce di abolire le barriere doganali tra l’Emilia, la Toscana e la Romagna e vengono abbozzate le linee da seguire per l’unificazione al Piemonte sabaudo



10 ottobre: in concomitanza con la fallita insurrezione di Palermo, insorgono Bagheria, Santa Flavia, Villabate, Aspra, Ponticello e Ficarazzelli dove i contadini in armi, disarmate le guardie doganali e urbane, assumono il controllo dei paesi. Ma il giorno successivo gli insorti sono sconfitti a Villabate e, dopo un altro giorno di combattimenti, sono costretti a rifugiarsi sui monti, mentre le guardie regie saccheggiano i paesi e arrestano numerose persone.



22 – 24 ottobre: Novi Ligure (Al), VII congresso delle Scoietà operaie. Per la prima volta partecipano anche delegati delle Società operaie lombarde. Si cerca di allargare la previdenza agli artigiani che aderiscono alle società. La proposta è contrastata evidenziando così le diverse tendenze che già germogliano in seno al movimento operaio. Alcuni, infatti, chiedono addirittura l’esclusione degli artigiani dalle associazioni operaie. Tutti si trovano però d’accordo nel chiedere l’istituzione di scuole professionali. La situazione dell’Italia meridionale intorno alla metà del dicianno­vesimo secolo è ancora molto precaria. Le notizie sono poche e sempre approssimative. Qui le società operaie non osano far sentire la loro voce neppure per richiedere forme assi­stenziali né si hanno notizie di agitazioni rivendicative di largo respiro. Si sa che a Torre Annunziata (Na), in piccoli stabilimenti me­tallurgici, ci sono stati scioperi seguiti da lunghe serrate che si sono concluse con la piena vittoria dei padroni. Sempre a Torre Annunziata sono aumentati i mulini e le fabbriche di pasta ali­mentare. Le poche notizie sulla condizione dei lavora­tori dicono che si lavora “dall’alba al tramonto” e che la situa­zione salariale rimane all’incirca quella della fine del secolo scorso.



23 ottobreTorino, legge Rattazzi sull’ordinamento comunale e provinciale del Regno di Sardegna e di tutti i territori annessi



OttobreBologna, inaugurato un servizio di omnibus a cavalli dalla nuova stazione ferroviaria a piazza Maggiore lungo via Galliera. Al prezzo di un baiocco si può andare dalla stazione al centro cittadino e viceversa



7 novembreJesi (An), tentativo di insurrezione carbonara presto domata dalla polizia pontificia



10 novembre: pace di Zurigo. La Lombardia viene ceduta al re di Sardegna. Alfonso La Marmora è nominato governatore

Londra: pubblicato il giornale Englishwoman’s Journal che, legato alle femministe che si riunivano a Langham Place, diventa sede di alcune tra le più importanti associazioni femminili inglesi quali la Society for Promoting the Employment of Women. Una delle redattrici, Emily Davies utilizza il giornale come tribuna per battersi a favore di un miglioramento delle educazione delle giovani



20 novembreBologna, gruppi di cittadini manifestano davanti al palazzo del Governo, gridando Viva Garibaldi. Vengono dispersi dalla forza pubblica e alcuni sono arrestati. Garibaldi è dall’agosto in Romagna, al comando della legione toscana ed è vice comandante delle truppe della Lega dell’Italia centrale. Il partito d’azione vorrebbe un’azione militare nelle Marche e nell’Umbria, per dare un carattere più popolare all’espansione dinastica dei Savoia. Garibaldi è impaziente a muovere oltre il confine e anche il comandante Fanti e il Farini sono inclini a un’iniziativa verso le Marche, ma solo in risposta a eventuali attacchi dei Pontifici. Garibaldi raccoglie volontari e da Rimini chiede armi al ministero della Guerra. Ricasoli, Cavour e le diplomazie della Francia e dell’Inghilterra si muovono per fermarlo. Il governo non ha il favore popolare: molti, a Bologna e altrove, vedrebbero Garibaldi “dittatore in Romagna”. L’intervento di Napoleone e l’ordine reale del 12 novembre non sembrano fermare il generale, che, appoggiato dai mazziniani e dai ceti popolari, chiede a Farini il comando supremo dell’esercito entro 24 ore, ricevendo un netto rifiuto. Garibaldi allora offre le sue dimissioni. Bologna vive un momento di scontro intenso e di passione nazionale. Non si tratta solo di una dimostrazione di pochi straccioni, di “più vile feccia” come sostiene la stampa locale, ma di un ampio movimento popolare. La manifestazione non si trasforma in tumulto solo grazie alla discrezione e alla capacità di controllo dei carabinieri, dei soldati toscani e dei militi della Guardia Nazionale.



30 novembre: dopo aver assunto pieni poteri come Dittatore di Parma e Modena e Governatore delle Romagne, Luigi Carlo Farini procede con determinazione all’unificazione delle provincie emiliane. Altri provvedimenti consolidano il processo di adattamento dell’ amministrazione e delle leggi locali a quelle del Piemonte sabaudo: l’Alma Mater è proclamata Università di primo grado, con nuove cattedre; è istituita la scuola di formazione degli insegnanti; in ogni provincia è creato un Provveditorato agli studi; sono nominate una commissione per la conservazione dei monumenti e una Deputazione di storia patria per le provincie della Romagna con sede in Bologna. E’ introdotta infine la legge sulla libertà di stampa. Il 24 dicembre il governo prende il nome di Governo delle Regie Provincie dell’Emilia, con sede a Modena.

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