«Cambiare il mondo, amico Sancho, non è follia, ma solo giustizia»

“A cosa serve l’utopia? Serve a questo: a camminare”
(Eduardo Galeano)

LAVORI IN CORSO

Queste pagine non sono una rassegna stampa, ma la mia personale scelta di notizie, fatti, idee e persone per quanti, determinati ma con il sorriso sulle labbra, ancora resistono e lottano per il pane e le rose


Senti le rane che cantano vuole essere un contributo alla conoscenza del ruolo che i lavoratori – e il lavoro – hanno svolto nella storia d’Italia. Lo facciamo con un lungo viaggio, giorno dopo giorno, attraverso tanti episodi, tante storie, le testimonianza dirette di chi, con le proprie lotte e il proprio sacrificio, ha segnato il duro percorso che ha portato all’Italia democratica e repubblicana. Un cammino lungo e faticoso, un cammino fatto di lotte e sacrifici: dall’affermazione del diritto di organizzazione e di sciopero alla conquista di condizioni di lavoro più umane; dalla battaglia – che ancora oggi purtroppo è di stretta attualità – per l’occupazione, per un salario equo, contro le condizioni di lavoro a volte disumane e che continua ancora oggi per la sicurezza e contro le morti sul lavoro, fino alla difesa e alla riaffermazione dei propri diritti. L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro, sancisce solennemente la nostra Costituzione, ma troppo spesso l’articolo 1 della Carta Costituzionale è stato ed è disatteso. Sono attacchi quotidiani che vorrebbero riportare, in nome di una presunta modernità, indietro la lancetta del tempo. Ecco perché è indispensabile, oggi, riportare il mondo del lavoro – anzi, il lavoro – al centro dell’attenzione, salvaguardando e rafforzando i diritti e le tutele conquistati in questo lungo e faticoso cammino e per garantire alle generazioni future un mondo migliore. Un mondo in cui il diritto di cittadinanza, al lavoro, allo studio e alla salute diventino elementi veramente fondanti dell’Italia democratica.

Non c’è attività umana da cui si possa escludere ogni intervento intellettuale, non si può separare l’homo faber dall’homo sapiens. Ogni uomo infine, all’infuori della sua professione esplica una qualche attività intellettuale, è cioè un “filosofo”, un artista, un uomo di gusto, partecipe di una concezione del mondo, ha una consapevole linea di condotta morale, quindi contribuisce a sostenere o a modificare una concezione del mondo, cioè a suscitare nuovi modi di pensare (Antonio Gramsci)


L’illusione è la gramigna più tenace della coscienza collettiva: la storia insegna, ma non ha scolari

 Antonio Gramsci

Occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, oltre che intellettuale, anche muscolare-nervoso: è un processo di adattamento, e un abito acquisito con lo sforzo, la noia e anche la sofferenza. (…) Se si vorrà creare un nuovo strato di intellettuali, fino alle più grandi specializzazioni, da un gruppo sociale che tradizionalmente non ha sviluppato le attitudini conformi, si avranno da superare difficoltà inaudite (…) e occorrerà resistere alla tendenza di render facile ciò che non può esserlo senza essere snaturato (Antonio Gramsci)

 

“Il passato non è alle nostre spalle ma sta tra il presente e il futuro; e la memoria non è un fardello ma un fattore di sviluppo. Senza memoria si muore”

Claudio Sabattini

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