Macchie di rosso

Il lavoro, le lotte, la politica giorno per giorno

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Queste pagine non sono una rassegna stampa, ma la mia personale scelta di notizie, fatti, idee e persone per quanti, determinati ma con il sorriso sulle labbra, ancora resistono e lottano per il pane e le rose

“…volge al declino l’era, che fu nobile nella sua durezza e serietà, della democrazia politica”.
(Luciano Canfora).


Dicembre 2005 – gennaio 2006
A Rivista anarchica – arivista.org

Pino Pinelli

Un freddo pomeriggio milanese di 36 anni fa. La testimonianza di uno scrittore

L’altra mattina ho attraversato il centro mentre da uffici e fabbriche la gente convergeva in piazza del Duomo per i funerali degli assassinati. Mi è parso di non aver mai veduto una scena simile. Tra via Manzoni e Santa Margherita i portoni versavano gruppi fitti di impiegati che uscivano e si dirigevano verso la Galleria e il Duomo. Pareva si stesse muovendo tutta la città. I negozi chiudevano, le banche abbassavano le saracinesche. Arrivavano a migliaia gli operai della zona Nord, infagottati nelle tute che celavano panni di casa; aggrondati in viso. Il freddo era molto duro, umido. Non ho voluto restare sulla piazza. Quando ho raggiunto Largo Cairoli fra la folla che si accalcava sui marciapiedi, ho visto passare tre o quattro furgoni funebri, diretti al nodo delle autostrade.
Oggi a scuola ho tenuto la mia terza lezione sul testo di Marcuse a una quindicina di allievi. Ho cominciato alle due e venti. Avevamo finito l’orario scolastico all’una. La presidenza ci ha concesso l’aula. Sono stati gli studenti a chiedermi di parlare dell’Uomo a una dimensione. Quella loro quasi incredibile volontà di impadronirsi del linguaggio di un filosofo della scuola di Francoforte, con Hegel alle spalle. Non hanno mai ascoltata una lezione di filosofia e vengono, quasi tutti, da famiglie operaie della più tetra periferia e dell’hinterland.
Stamani avevo scritto sulla lavagna un appello: si farà un’ora sola su Marcuse – delle due previste perché c’è il funerale di Pinelli. Chi vuole ci venga. Poi ho detto – ma non so se ho fatto bene – che era meglio limitare la partecipazione. Quando alle tre e quaranta sono uscito ho capito che nessuno dei ragazzi avrebbe potuto venire. A quell’ora dovevano avviarsi al pullman e ai treni della Nord per tornarsene alle loro case. Ci sono quelli che abitano a un’ora e mezza di viaggio.

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https://www.arivista.org/riviste/Arivista/313/55.htm