Bologna

Il lavoro, le lotte, la politica giorno per giorno

SITO IN CONTINUO AGGIORNAMENTO

Queste pagine non sono una rassegna stampa, ma la mia personale scelta di fatti, idee e persone protagoniste delle vicende bolognesi ed emiliano romagnole

“…volge al declino l’era, che fu nobile nella sua durezza e serietà, della democrazia politica”.
(Luciano Canfora).


7 marzo. Riapriamo il canale Reno. Sì, ma tutto

Per la copertura vi erano e vi sono state anche ragioni igieniche che oggi, se non totalmente in massima parte, sono superate. Per ridare l’anima a quest’area della città sarebbe opportuno, dato che ci siamo, ridare luce a tutto il corso

Angelo Rambaldi per Bologna al Centro-l’Officina delle Idee
Pubblicato da cantierebologna.com

Il canale di Reno fu, e mai termine fu più efficace, “intombato” alla fine degli anni ‘50. L’area del centro storico tra via San Felice e via Lame fino a via Marconi ebbe una riedificazione post bellica che, complice un malinteso desiderio di vita e la volontà di fare piazza pulita del passato tragico, vide affermarsi un’edilizia di grandi volumi, fin troppo omogenea, con un inutile allargamento delle sedi stradali. Teniamo presente che la zona più a ridosso delle mura abbattute era in buona parte caratterizzata da orti, e vi campeggiavano le rovine dell’ospedale Maggiore. Unico segno di una modernità non anonima fu l’eccellente palazzo dello sport, oggi Paladozza. Via Riva di Reno divenne così il confine sud di questa invasione dell’anonimato periferico.

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https://cantierebologna.com/2024/03/07/riapriamo-il-canale-reno-si-ma-tutto/?fbclid=IwAR0srtIOwukpXrdF7jh5dlkc6pPXy_lXGfoLEP2FWqq-ZqHtVJTEf02H7iE

Riva Reno, la Grada, Il Canale di Reno e il Navile

Il Canale di Reno alla Canonica, a Casalecchio di Reno, dove c’era il Molino Canonica. Questa località deve il suo nome ai Canonici Renani, che qui avevano l’antichissimo monastero di Santa Maria di Reno.

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https://www.originebologna.com/immagini/canale-di-reno-delle-moline-cavaticcio-e-navile/


6 febbraio. Bologna, nasce la “Mappa delle risorse di comunità per il sociale”

E’ online la “Mappa delle risorse di comunità per il sociale”, un nuovo strumento digitale, fruibile da pc, smartphone e tablet, realizzato dal Servizio sociale territoriale e dai Sistemi informativi territoriali del Comune di Bologna.
L’applicazione nasce da un lungo lavoro di ricerca avviato dal Servizio sociale durante la pandemia, con l’obiettivo di orientare e supportare un numero crescente di persone e famiglie e dare risposta a bisogni spesso anche nuovi ed emergenti. Ciascun Servizio sociale, in collaborazione con gli Uffici reti, sulla base dei contatti costruiti sul territorio e dei bisogni espressi dagli utenti, ha promosso nel proprio quartiere di competenza una ricognizione delle attività, dei servizi e dei progetti promossi da Enti pubblici, terzo settore e organizzazioni del territorio.
La “mappa”, che raccoglie e mette a sistema tutte queste informazioni, contiene oggi 574 risorse, utili alle cittadine e ai cittadini per affrontare le esigenze personali e familiari nelle diverse fasi della vita.
Lo strumento si rivolge anche agli operatori di Sportelli e Servizi sociali, e dei servizi pubblici in generale, che potranno accedere anche a un’area riservata contenente ulteriori informazioni utili per supportare le persone in difficoltà.
Le informazioni verranno aggiornate costantemente dagli Sportelli sociali del Comune di Bologna in collaborazione con l’Unità Intermedia Sistemi informativi territoriali e con il coinvolgimento di tutti i soggetti mappati.

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https://www.comune.bologna.it/notizie/nasce-mappa-risorse-comunita-sociale

2 febbraio. La Grande Bologna per il Lavoro e l’Innovazione – Stati Generali dell’Industria bolognese

Il sindaco Matteo Lepore lancia l’idea di un Tavolo per il lavoro e l’abitare, a sostegno della competitività del sistema produttivo locale, per garantire a lavoratrici e lavoratori in contrasto al cosiddetto lavoro-povero

l sistema economico metropolitano ha dimostrato di avere gli anticorpi per superare crisi e difficoltà e rafforzare la propria capacità competitiva. Transizione digitale, conoscenza e nuove catene del valore sono al centro delle trasformazioni in atto.
Tuttavia, la Bologna dell’innovazione vede l’emergere di nuove contraddizioni e l’acuirsi di problemi sociali che ancora non trovano risposta. Serve quindi una rinnovata alleanza tra istituzioni, imprese e lavoro, per guidare lo slancio produttivo.
Per tutto questo, Città metropolitana e Regione Emilia-Romagna hanno promosso gli Stati generali dell’Industria bolognese, quale momento di confronto fondamentale per disegnare – uniti – un ecosistema che generi valore e insieme lavoro dignitoso.
Durante l’incontro di venerdì 2 febbraio (Auditorium Biagi di Salaborsa), a cui hanno partecipato istituzioni, imprese, associazioni di categoria e sigle sindacali, sono stati affrontati diversi temi, tra cui:
· la ridefinizione delle catene del valore di fronte alle sfide della competitività, della transizione digitale e ambientale, delle esigenze del mercato globale;
·    il ruolo del lavoro come motore di sviluppo, in un contesto di polarizzazione fra alte e basse professionalità, di digitalizzazione delle funzioni produttive, di rischio di perdita di qualità del lavoro in alcuni settori;
·  le nuove frontiere dell’innovazione nella città del Tecnopolo Manifattura, e le sfide delle transizioni, dell’attrattività, della formazione;
·  il lavoro dignitoso come strumento di vita libera, per fornire gli strumenti necessari ad un’esistenza serena, a partire dalle necessità abitative.

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https://www.bolognametropolitana.it/Home_Page/Archivio_news/001/grande_bologna_lavoro_innovazione_streaming

14 gennaio. People Mover, prezzo fuori mercato: il confronto con i costi stazione-aeroporto di altre città

Alessandro Canella – radiocittàfujico.it

Da lunedì 15 gennaio il costo del People Mover subirà un ulteriore rincaro. Il biglietto singolo per la corsa sulla monorotaia che collega la stazione centrale di Bologna all’aeroporto Guglielmo Marconi salirà a 12,8 euro dai già non economici 11 euro.
Per contro ci saranno due novità: l’integrazione con il trasporto pubblico locale e l’introduzione, o sarebbe meglio dire il ritorno, di una sperimentazione del servizio su gomma nel primo semestre del 2024.

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https://www.radiocittafujiko.it/people-mover-prezzo-fuori-mercato-il-confronto-con-i-costi-stazione-aeroporto-di-altre-citta/?fbclid=IwAR3Vzj8huMVl0atDpTegqgId41wVW8jUJNLw4MfGq3Vfcinl-usp0n8LW6w


29 dicembre 2023. L’ultima lezione del Professore

Michele Smargiassi. Mille sfumature di Eugenio Riccomini: “Rivoluzionario raffinato e disarmato, un genio che ha reso ricchi gli uomini”

In memoria di Eugenio Riccomini, scomparso nella notte di Natale, ripubblichiamo il testo delle prolusione di Michele Smargiassi pronunciata nel salone dell’Archiginnasio di Bologna quando nel 2011 lo storico dell’arte ricevette l’Archiginnasio d’oro

“Eugenio Riccomini è uno storico dell’arte, Eugenio Riccomini è uno dei bolognesi più noti e più cari ai bolognesi, Eugenio Riccomini è un vanto della cultura di questa città, ed è per questo che oggi la sua città lo premia.
Ma Eugenio Riccomini è anche molte altre persone.
E io vorrei provare a raccontarvi i mille Eugenio Riccomini che conosco. Ma servirebbe troppo tempo. Allora, ve ne farò un elenco ridotto.
Eugenio Riccomini è un cacciatore di farfalle colorate che ama portare sempre al collo uno dei suoi trofei.
Eugenio Riccomini è un economista della bellezza, e sa sempre come far quadrare i quadri.
Eugenio Riccomini è stato due volte vicesindaco, tre volte assessore, vent’anni consigliere comunale ma non è riuscito a prendere il vizio.
Eugenio Riccomini è un cittadino bolognese che ha prestato il proprio servizio civile alla sua città ogniqualvolta gli è stato richiesto, senza mai chiedere in cambio una carriera politica o una pensione da deputato.
Eugenio Riccomini scrisse un libro sulla scultura emiliana del Seicento e lo intitolò Ordine e vaghezza; poi ne scrisse un altro sulla scultura emiliana del Settecento e lo intitolò Vaghezza e Furore. A Eugenio Riccomini piace molto il concetto di vaghezza.
Eugenio Riccomini è un perdigiorno che ci fa perdere i giorni e in cambio ci regala i secoli.
Eugenio Riccomini non pensa che ci si debba mettere in ginocchio per ammirare un’opera d’arte, perché in questo modo la prospettiva viene tutta falsata.
Eugenio Riccomini pensa, come Goethe, che un dipinto e una scultura siano oggetti fatti per essere guardati con gli occhi. Questa strana opinione ha reso Eugenio Riccomini molto eretico agli occhi di alcuni suoi colleghi specialisti.
Eugenio Riccomini è curiosamente convinto che se abbiamo gli occhi siamo anche liberi di usarli per guardare i quadri e le sculture e per amarli, visto che i nostri occhi sono fatti come gli occhi del pittore e dello scultore.
Per Eugenio Riccomini non si può proibire a nessuno di accostarsi all’arte senza mediazioni. Eugenio Riccomini è il Martin Lutero delle arti visive.
Eugenio Riccomini ha conosciuto il Correggio molto da vicino. Eugenio Riccomini ha scoperto che il Correggio dipingeva violette dove nessuno poteva vederle.
A Eugenio Riccomini non piacciono le mostre dove si va perché ci si deve andare. e quando l’agiografia prevale sulla cultura.
Eugenio Riccomini trova Caravaggio “insopportabilmente grande”, e per questo gli perdona la sua insopportabile biografia.
Eugenio Riccomini 74 anni fa, chissà perché, se ne andò a nascere in Sardegna. Era il giorno della conquista di Addis Abeba, ma non l’ha scelto lui.
Come docente, funzionario e sovrintendente, Eugenio Riccomini è stato per decenni al servizio dello Stato, e purtroppo sa in che stato è lo Stato.
La scrivania di Eugenio Riccomini – io l’ho vista – è in preda al caos febbrile del fare. Il prodotto di questo fare sta dietro le spalle di Eugenio Riccomini, ed è una parete intera di volumi, cataloghi, pubblicazioni.
Eugenio Riccomini non è che detesti l’arte contemporanea, ma pensa che col Novecento forse una storia è finita.
Eugenio Riccomini non è su Facebook e non ne sente la mancanza.
Il mio limite, dice Eugenio Riccomini, è che non pongo mai limiti alla mia curiosità.
Eugenio Riccomini è un marxista barocco, è un bel-scevico che ha preso più volte il Palazzo d’Inverno; e anche molti altri palazzi in giro per il mondo.
Eugenio Riccomini è un rivoluzionario delicato, raffinato e disarmato. È lui che mi ha fatto capire il vero significato dell’espressione “lotta di classe”; di gran classe devo dire.
Eugenio Riccomini è un virtuoso dell’ekphrasis, l’arte di tradurre un’immagine in parole. Ma Eugenio Riccomini pensa che le parole non possano mai esaurire il messaggio di un’opera d’arte.
Eugenio Riccomini ritiene che parlar d’arte sia un esercizio difficile e forse inutile, dunque molto importante e necessario, come l’arte.
Eugenio Riccomini fa vedere sempre ciò di cui parla. Quando Eugenio Riccomini preme il pulsante del proiettore di diapositive sembra che stia spremendo un’arancia succosa.
Eugenio Riccomini ama quel che ritiene bello. Pensa che amare il bello sia come amare gli sci, o i tortelli di erbette alla parmigiana: un piacere innanzitutto fisico.


Eugenio Riccomini pensa che Raffaello non dipingesse per i critici d’arte.
Eugenio Riccomini ha raccontato l’arte a decine di migliaia di persone. Lo ha fatto fin dall’83, su invito di questo Comune. Eugenio Riccomini è uno dei servizi pubblici più apprezzati della nostra città.
Eugenio Riccomini riempie le sale dei cinema parlando d’arte. Non l’ha mai fatto nessuno, non è riuscito a farlo nessuno.
Eugenio Riccomini è un grosso grattacapo per i vigili del fuoco. Eugenio Riccomini cominciò riempiendo Palazzo dei Notai oltre il limite di sicurezza, e arrivò ad avere qualche problema anche alla Sala Europa del Palazzo dei Congressi. Anche questo fa un po’ rabbia ad alcuni suoi colleghi specialisti, evidentemente molto preoccupati per il rispetto delle norme di sicurezza.
Eugenio Riccomini terrebbe volentieri una lezione d’arte per i Vigili del Fuoco.
Eugenio Riccomini pensa che i grandi pittori di Bologna, i Carracci, i Reni, fossero artisti dell’umanità e non della bolognesità. 
Eugenio Riccomini soffre quando vede com’è ridotto il panorama urbano di Bologna. Eugenio Riccomini non è un bonapartista, ma gli piacerebbe tanto che tornassero le Commissioni d’ornato istituite da Napoleone.
Eugenio Riccomini è felice quando i tassisti bolognesi lo riconoscono, lo salutano e ricordano il suo indirizzo di casa. Eugenio Riccomini è dispiaciuto quando scopre che i tassisti bolognesi non ricordano l’indirizzo della Pinacoteca.
Eugenio Riccomini pensa che l’amore per l’arte sia una malattia contagiosa. Eugenio Riccomini è un grande untore.
Eugenio Riccomini contrasse lui stesso la malattia da ragazzo, quando, come ricompensa per una bella pagella ricevette una grande scatola di colori ad olio. Eugenio Riccomini voleva una bicicletta da corsa e buttò la scatola in un angolo. Poi un giorno Eugenio Riccomini incontrò una natura morta di Cézanne, e come tutti si disse “ma questa la potevo fare anch’io”. Andò a prendere quella scatola e ci provò davvero.
Eugenio Riccomini pensa che tutti dovrebbero imparare a disegnare, e che i pittori dovrebbero insegnarlo a tutti.
Eugenio Riccomini disegna benissimo.
Eugenio Riccomini pensa che con l’arte ti intendi meglio se le metti le mani addosso.
Eugenio Riccomini scrive poesie e mottetti sulle cartoline che spedisce agli amici.
Eugenio Riccomini passeggia per i portici, le chiese e i palazzi di Bologna come un goloso in una pasticceria. Per questo chi accompagna Eugenio Riccomini in giro per Bologna, ingrassa ed è felice.
Se un giorno non riuscite proprio a trovare Eugenio Riccomini, neanche a casa sua, provate a entrare in Santa Maria della Vita. Probabilmente Eugenio Riccomini sarà lì, davanti al Compianto.
Eugenio Riccomini non ha mai dimenticano nessuno dei suoi maestri, celebri o dimenticati, come Volpe, Bottari, Arcangeli e Nando Negri.
Eugenio Riccomini vuole restituire ad altri quello che altri hanno dato a lui.
Eugenio Riccomini (come ebbe a dire il nostro comune amico Stefano Bonaga), Eugenio Riccomini dicevo, è un genio che rende ricchi gli uomini.
Eugenio Riccomini è essenzialmente Eugenio Riccomini; e noi, per questo suo dono, gli siamo enormemente grati”
https://bologna.repubblica.it/cronaca/2011/04/08/news/mille_volte_eugenio_riccomini_a_lui_l_archiginnasio_d_oro-14682785/

Valerio Monteventi. Il comunismo e la bellezza nella vita di Eugenio Riccomini

Un ricordo molto personale di un “narratore d’arte”, di un intellettuale altruista che considerava il “diffondere cultura” come un servizio civile.

Eugenio Riccomini purtroppo non c’è più… In questi giorni tanti l’hanno ricordato (giustamente) per le cose che ha fatto, gli incarichi che ha avuto, i testi che ha scritto e per le tante persone “normali” che ha avvicinato alla storia e alla bellezza dell’arte. Che con la sua morte Bologna abbia perso un intellettuale e uno studioso di grande rilievo è fuor di dubbio, ma è altrettanto certo che ad andarsene è stato un uomo generoso ed altruista, orgoglioso di essere comunista, che considerava la divulgazione della cultura un servizio civile. Nel corso della sua vita, in tanti modi, ha sempre voluto condividere il suo amore per la storia dell’arte con tanti altri uomini e donne, riuscendo ad entrare nelle “viscere” di un’opera, collocandola nel contesto sociale e negli avvenimenti realmente accaduti.

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https://zic.it/il-comunismo-e-la-bellezza-nella-vita-di-eugenio-riccomini/?fbclid=IwAR2Lq5pWIm75cEdWDDFzW_6cHg-8lrc2WV6nbLMr-_GvkcpVBow5rpE10R8

Fausto Anderlini. Pensiero per Eugenio Riccomini

Narratore organico
Direi molto più che un divulgatore, per quanto, puntuale, erudito, affascinante. Al punto da conquistare l’attenzione di platee folte come il pubblico di una rock star. Piuttosto un grande narratore capace di dischiudere il senso delle arti figurative (la pittura per eccellenza) come momento chiave della storia sociale. Uno storico capace di sintetizzare la vicenda della città in una narrazione raffinata, ricca di rimandi sociali. Il sublime, l’aneddoto, il dettaglio, il paradosso, la lotta di classe. Nella storia di Bologna Riccomini campeggia come uno dei più significativi gioielli dell’intellettualità organica al servizio del comunismo italiano. Democratico, popolare, colto, gramsciano e togliattiano. Egli sta al trattamento dei beni culturali (ai quali attese con svariati incarichi politico-amministrativi) come Campos Venuti è stato all’urbanistica. Figure irripetibili.

L’indipendente di sinistra. Uno strano personaggio perduto nel tempo.
Sebbene non fu mai iscritto al Pci, appartenendo alla genia degli ‘indipendenti di sinistra’. Ma chi erano, veramente gli ‘indipendenti di sinistra’ ? E’ una domanda per rispondere alla quale val la pena di richiamare un aneddoto rischiaratore. Mi ritrovai a Rimini, al secondo congresso della svolta, cioè dell’inumazione del Pci, proprio vicino a lui. Elegante, impeccabile come sempre, col suo papillon, accompagnato a belle ragazze, un dandy, un gentiluomo d’altri tempi. Nel suo ininterrotto parlottio traspariva un’ironia salace e anche arrabbiata. Infatti si era schierato per il No. Non si capacitava come si potesse mandare alle ortiche un’icona così perfetta come la falce e il martello. Il Pci era per lui come un quadro di Velasquez o di Vermeer. Un grande affresco corale come la Cappella Sistina. Un delitto metterci le mani sopra, trasfigurandolo con atti di vandalismo, o peggio, metterlo in cantina con altre croste impresentabili. E tra me e me, io che ero a favore del ‘cambio’, pensai: ‘Che strano: si ostina a voler tenere in vita un partito al quale non ha mai aderito….’. Una appropriazione all’apparenza indebita, ma sulla quale era il caso di interrogarsi. In verità non basta soffermarsi al lato sociologico. Cioè all”indipendente di sinistra’ di quei tempi come una figura di rappresentanza, un fiore tratto dall’intellettualità borghese più prestigiosa che il partito si metteva all’occhiello, o una competenza tecnica così necessaria da trattenere rilasciandole la più completa autonomia. Il tratto più emblematico dell’indipendente era il rapporto di ‘devozione’ totale che spesso lo legava al partito. Assai più di chi ne faceva effettivamente parte. Il Partito come una istanza così perfetta e intimidente, un super io storico da servire, e contemplare, senza lo sgarbo e il fastidio di metterci le mani dentro. Un’opera d’arte concreta, come uscita dal pennello di Caravaggio o dei fratelli Carracci. Da ammirare, leggere, interpretare. Essi, alcuni di essi, almeno, Riccomini fra questi, amavano il partito assai più dei quadri dirigenti che pure li avevano ‘chiamati’ a servizio. Fu probabilmente per questo che al momento della ‘svolta’ molti intellettuali prestigiosi si trovarono accomunati nel ‘No’ a tanti militanti proletari abili nell’attacchinaggio e nel giare la polenta nei calderoni. Una questione appartenente alla sfera del simbolico, in alto come in basso. Una profanazione avvertita con la stessa drammatica intensità.

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https://www.facebook.com/fausto.anderlini/posts/pfbid0PyK91QNjccr5tKJLUk5FpvN3waZ1FqsA7EThBKTypRFT1sxQBa1VGtS2NPMYBsUel


22 dicembre 2023. Ciao, Speck

Giancarlo Dalle Donne – cantierebologna.com

Adesso che Lino Neri, storico edicolante del Pratello, non è più con noi, spero solo che si sia portato dietro una buona scorta dei libri che, fin da quando portavamo i braghini corti, ha tanto amato

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https://cantierebologna.com/2023/12/22/ciao-speck/

18 dicembre 2023. Mondiali a Basket City, una questione politica

Luca Corsolini – cantierebologna.com

Lo sport è una filiera che in regione può schierare aziende come Ferrari, Technogym, Macron, persino Panini oltre a tanti eventi buoni per ogni comprensorio. Ha un ruolo anche nel contenimento della spesa sociale, perché cittadini più e meglio in forma costano meno al servizio sanitario nazionale. Ma non ha ancora quella autonomia che Bonaccini gli ha dato. Dunque, partecipate pure al dibattito sui Mondiali di basket da tenere in città, ma sappiate che è un dibattito politico

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https://cantierebologna.com/2023/12/18/mondiali-a-basket-city-una-questione-politica/?fbclid=IwAR329gf_5U1AzIr9E7j4KV_hA17oZepiwUtddHP7EfMPD2hM0kaNW8FkTKE


22 novembre. Bologna piange Otello Ciavatti, il compagno che fece dialogare i giovani e il palazzo

È morto Otello Ciavatti. Aveva compiuto da poco 80 anni. Il cordoglio è vastissimo, a Bologna e nella città delle sue origini, Rimini. È stato un compagno della generazione del ’68, professore e conferenziere. Ha avuto anche un cursus politico in ambiti consolidati ed “istituzionali”, negli anni ‘80 e ‘90, nella segreteria dei chimici, alla Camera del lavoro, nella collaborazione con i parlamentari e in particolare Renato Zangheri per le vertenze delle fabbriche in crisi, fu poi assessore in Provincia e segretario per qualche tempo della Confesercenti.
Ma Otello è stato ben di più. La sua anima razionale e inquieta lo portava dentro a tutti i movimenti capaci di muoverci e commuoverci, in tutti questi anni, senza mai mancare, dando tutta la sua inventiva a ognuna delle cause che gli si presentavano e dei luoghi che frequentava.

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https://www.strisciarossa.it/bologna-piange-otello-ciavatti-il-militante-che-fece-dialogare-i-giovani-e-il-palazzo/?fbclid=IwAR1PrR3IEtrroa51gcaMhTvFjMNzr_LmpSqcaNFVHRVtq30LSG0mW-5Wffg

Fitzcarraldo. Un ultimo omaggio per Otello

FAUSTO ANDERLINI – FACEBOOK Come l’amico di quel romanzo nautico di Conrad che sale lungo la gomena e ci rivela segretamente qualcosa di noi che non sapevamo abbastanza.

Otello era come noi. La nostra generazione. Meglio ancora un precursore, visto che aveva qualche anno in più. Nato durante la guerra anzichè dopo. Un baby boomer in anticipo. Più precisamente, di quelli come noi che venivano da famiglie popolari della provincia e che avevano potuto studiare. E dunque erano più ingordi di cultura, di espressività, di uno stile di vita autocostruito (sebbene eterocentrato, cioè condiviso con altri). Perciò visse (cercò di vivere) nel segno dell’onnilateralità preconizzata da Marx nei Manoscritti e nell’Ideologia tedesca. Cimentandosi con tante cose e godendone quanto più poteva. Specie dello spirito, con esclusione della ricchezza (e la conseguenza di tenere con affanno la posizione della comune classe media). La politica militante, l’appartenenza, la professione politica, la musica, la letteratura, l’attività sportiva, l’insegnamento, la seduzione e l’amore, l’amicizia, la procreazione…. Consumo impegnato e ri-produzione in proprio della cultura. L’ingegnoso dilettantismo di talento che si riversa su troppo cose per concedersi alla specializzazione in via definitiva. Una kunderiana leggerezza dell’essere, ma su solide, mai abbandonate, fondamenta di valore. Ed è per questi caratteri, seguendo questo beruf, personale e sociale, che alla fine Otello è approdato alla riva dello specialismo, divenendo per svariati generi, anche in linea con la formazione di pedagogista, un divulgatore di grande rispetto, tal quale Riccomini è stato (e ancora è) per le arti figurative. Toccando vette che solo gli esperti culturali del partito e dell’Arci dei sessanta hanno raggiunto.

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https://www.facebook.com/fausto.anderlini/posts/pfbid0zS4T8Tb2taMktuyF7jsnz5JtEhzGfdMq26gDjtrAcWyWjBzsZxBoytShs2cWaJeMl

In morte di Otello Ciavatti

ANTONIO NAPOLETANO – FACEBOOK Apprendo la notizia da Fabio Bruschi. Gli passo il numero di telefono di casa Ciavatti, ma sono incredulo. Non mi sembra vero. Otello, Otulo, era, è stato l’immagine stessa della voglia di vivere che d’improvviso, in un letto d’ospedale, si è spenta. Dissolta.


Muore solo, come, immagino, non avrebbe mai voluto e come saremo tutti costretti a subire. Ultimo, inevitabile insulto alle nostre vite, alle nostre storie, ai nostri affetti. Lui che ha saputo entrare in vita nei cuori di un’enormità di persone, di cui ha cercato amicizia, affetto, considerazione. Una vita la sua senza risparmio, perfino frenetica nei suoi anni migliori, quando la sua tempra era forte e trasmetteva un vigore temperato da curiosità e interesse per gli altri, ma sempre all’insegna di una generosità disponibile, soccorrevole, perfino accudente.

Otello, ultimo figlio di una famiglia numerosa, era il primo lauereato. La povertà durante il periodo fascista, che si era portato via uno dei fratelli, era ormai superata e, come a volte raccontava, venne pagata da uno di loro che fece per tutti qualche anno di carcere per contrabbando di sigarette. Quello che aveva dato da vivere nel dopoguerra e che permise agli altri di mettere a frutto la propria industriosità e a lui di studiare a Bologna. Era orgoglioso delle sue origini e forte era il legame con i suoi.
Da ultimo era diventato, direi per acclamazione, il ‘sindaco del rione Università’. In quella veste aveva distillato tutto il sapere e il saper fare di una vita intensa nella scuola, in politica, nelle istituzioni, nel sindacato, nella cultura. Ci sono poche altre figure a Bologna che come lui hanno tenuto fede ai nostri ideali giovanili. Di più: direi gramscianamente pochi come lui hanno saputo ogni volta, ricominciare, nonostante i rovesci, le delusioni, le contraddizioni, le piccole e grandi miserie cui ci hanno assuefatto questi nostri tempi. Per questo, per questa sua resistenza al male, alla cattiveria, alla ferocia delle disuguaglianze, allo scempio della bellezza e del degrado ambientale e sociale, Otello ha saputo sempre ricominciare, tessere reti, relazioni, dando ascolto, intervenendo, organizzando, promuovendo conoscenza e umanità. Grave e frutto di rara imbecillità è l’indifferenza, perfino a volte infastidita, che i politicanti hanno spesso, troppo spesso, mostrato nei confronti suoi, delle sue iniziative, del suo lavoro di strada. A differenza di molti di noi, ristretti nel silenzio, lui aveva scelto di essere quel ‘rifomista’ che fa, che non demorde, che sa radicarsi in un territorio ne vive le ansie, le paure, le necessità senza altro fine che il ‘noi’.
Per questo e molto altro che non mi si scioglie in questo momento, col cuore gonfio anche per le mie irragionevoli durezze a volte nei suoi confronti, egli sarà ricordato a lungo. La sua vita esemplare lascia una traccia che non si rimuove.

Ora il silenzio lo accompagna e a noi che gli fummo amici e che lo amammo non rimane che sondare il vuoto che si è aperto con la sua morte. Addio, Otello, riposa in pace, la pace dei giusti.
https://www.facebook.com/antonio.napoletano.3956/posts/pfbid0GvdearD9usTyH3psSkcKosz8ijmKquVUdLRRUyAoh5g47mT3hJnj8bLxsU4QAjzxl

Addio a Otello Ciavatti

SINISTRA. Ci ha lasciati Otello Ciavatti uno dei protagonisti del “collettivo operai studenti”di Bologna che poi confluì, fin dall’autunno del ’69, nel manifesto. Portò a quella adesione non solo la sua […]

MASSIMO SERAFINI – ILMANIFESTO.IT Ci ha lasciati Otello Ciavatti uno dei protagonisti del “collettivo operai studenti”di Bologna che poi confluì, fin dall’autunno del ’69, nel manifesto.
Portò a quella adesione non solo la sua passione, ma anche i suoi dissensi, per la scarsa attenzione che il collettivo dava a quello che allora si chiamava “l’operaio massa” protagonista di tante lotte spontanee, soprattutto fuori dal controllo sindacale. Il nostro comune approdo al manifesto non fu quindi l’adesione di singole persone persuase dalla lettura della Rivista, ma la confluenza di un’esperienza collettiva di lavoro, maturata nell’autunno del ’68 quando gli studenti cominciarono ad uscire dalle facoltà occupate per collegarsi con le forme nuove di lotta e di organizzazione operaia: non solo più salario, ma una rimessa in discussione del cottimo, delle qualifiche, dei ritmi di lavoro, delle rigide gerarchie su cui si basava la fabbrica fordista.
Otello Ciavatti diede un contributo originale alla discussione sulle nuove forme organizzative che i lavoratori e le lavoratrici si davano. Erano i mesi che precedettero quello che fu chiamato “l’autunno caldo” che fu alla base della nascita della Rivista il manifesto nel ’69 in cui confluì il collettivo. Ciao Otello.
https://ilmanifesto.it/addio-a-otello-ciavatti


12 novembre 2023. La Garisenda è un po’ come noi che invecchiamo non tanto bene

Luca Corsolini – cantierebologna.com

Stiamo equivocando sul concetto di longevità. Che non significa stabilire dei record ma vivere meglio, il più a lungo possibile. Pure lei sente il peso degli acciacchi però non può chiedere il braccio a una badante né girare con l’ausilio del deambulatore. È come quel comunicato di qualche anno fa del Comune: la prossima emergenza sociale, e ci stiamo arrivando, è la mancanza di ascensori in centro. La Garisenda ne ha viste di tutti i colori, ma non ha mai incontrato un ascensore

Passi lì con curiosità, con quel sentimento di mancanza che già proviamo tutti: non per un esagerato senso di prospettiva, in fin dei conti i piani di sgombero sono una precauzione – dovuta – non l’annuncio di un collasso immediato, ma perché l’affetto è costruito sulla presenza, non sull’assenza. Passi lì sotto come sempre: a piedi. Nessuna pretesa di insegnare agli altri, semplicemente una scelta, forse persino egoistica: basta auto, si cammina, si sale sull’alta velocità, si chiama un taxi, si prende un autobus.

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https://cantierebologna.com/2023/11/12/la-garisenda-e-un-po-come-noi-che-invecchiamo-non-tanto-bene/


10 novembre 2023. Questi anni a Bologna: le balle «green» della giunta Lepore-Clancy. Prima puntata (di due tre)

WuMing – wumingfoundation.com

Facciamo mente locale. Guardandoci intorno, in cosa riconosciamo l’eredità delle due giunte guidate da Virginio Merola? Cosa ha lasciato a Bologna quel decennio, che grossomodo coincide con gli anni Dieci?

Poiché se ne è parlato di recente, qualcuno ricorderà subito la consegna «chiavi in mano» e gratis di una vasta area pubblica a Oscar Natale Farinetti. In quel periodo l’amministrazione fece uno spropositato, scriteriato investimento su FICO, confermatosi poi il progetto demenziale che a noi era sempre sembrato.

FICO è stato la parte più visibile – solo in senso figurato, perché ben poca gente è andata a vederlo – di un processo più ampio. Altre consegne chiavi in mano hanno riguardato l’intera città, proprio in quegli anni offerta in pasto al modello «RyanAirBnB», ovvero: traffico aereo forsennato con relative emissioni climalteranti, inquinamento, rumore infernale tutto il giorno (chiedere a qualunque abitante del Navile); turismo mordi-e-fuggi, con sempre più aree del centro ingurgitate dal «food» (ogni due numeri civici as magna, roba da diventare anoressici per protesta); sregolata crescita di AirBnB, con sottrazione di migliaia di appartamenti al mercato degli affitti e conseguente, devastante crisi abitativa (…).

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https://www.wumingfoundation.com/giap/2023/11/balle-green-di-lepore-clancy/

Questi anni a Bologna: le balle «green» della giunta Lepore-Clancy. Seconda puntata (di due tre)

A Bologna, come abbiamo più volte raccontato, c’è una lunga consuetudine di «percorsi partecipativi» posticci, incanalati in procedure tecnocratiche, il cui esito è determinato in partenza. Il fatto che nello statuto del Comune figurino le «assemblee cittadine per il clima» – inserite nel luglio 2021 – va letto in questa luce. Le assemblee erano anche nell’accordo tra PD e Coalizione Civica, fra i contentini, le foglie di fico e le compensazioni simboliche per aver ceduto sul Passante.
Ma l’assemblea cittadina per il clima era anche una richiesta di Extinction Rebellion.
L’amministrazione, in crisi di idee su come lavare-in-verde le proprie politiche, ha pensato di poterne fare l’ennesimo momento di smorzamento e cooptazione. Del resto, quando nel 2019 sempre Extinction Rebellion aveva chiesto al Comune di «dichiarare l’emergenza climatica», l’allora giunta Merola l’aveva subito dichiarata. Non le costava nulla, anzi, era ottimo greenwashing.
Stavolta hanno sottovalutato il contesto, l’umore diffuso in città.

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https://www.wumingfoundation.com/giap/2023/11/balle-green-di-lepore-clancy-2/


29 ottobre 2023. Quanta terra Bologna e regione continuano a mangiarsi

Pier Giorgio Ardeni – cantierebologna.com

Nel rapporto Ispra sul consumo di suolo 2023 il capoluogo e l’Emilia-Romagna primeggiano nelle posizioni alte delle classifiche tra chi cementifica più suolo. Con un trend crescente e preoccupante. Non possiamo che attendere con angoscia, confidando, intanto, il «consumo di suolo zero nel 2030», come prometteva il rapporto della Città Metropolitana due anni fa, e la «neutralità climatica» come annunciato alle ultime elezioni. Come ci arriveremo, di questo passo, non è chiaro, però

Cosa dice l’ultimo rapporto Ispra (qui)? Che nel solo comune di Bologna, il consumo di suolo è aumentato anche nel 2022, aggiungendo altri 14,32 ettari (ha) a quelli consumati fino a oggi che sono 4.771,84; e che dal 2006 quasi 100 ettari, nella sola Bologna, sono stati aggiunti a quelli già resi artificiali, cementificati e impermeabilizzati. Tra i comuni capoluogo di regione, per incremento nel 2022 Bologna viene dopo Roma, Milano e Venezia, confermandosi così in cima a questa triste classifica.
Certo, in regione ci sono città che hanno fatto peggio: Piacenza (54,92 ettari), Reggio Emilia (46,29), Parma (26,04). Ma la cartina del rapporto Ispra è impietosa (guardate nel rapporto la fig. 44), e mostra come dei comuni dell’Emilia-Romagna la maggioranza, per lo più in pianura, sia segnata in rosso, a indicare un consumo di suolo superiore al 9%, contro una media italiana del 7,14%. Bologna, peraltro, nel 2022 ha fatto peggio del 2021, quando si erano aggiungi solo 3,43 ettari, del 2020, quando gli ettari di suolo erano addirittura calati anche se di poco (-1,3) e del 2019, quando ben 13,83 ettari si erano aggiunti al suolo consumato nel comune.

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https://cantierebologna.com/2023/10/29/stop-al-consumo-di-suolo-bologna-procede-a-passo-di-gambero/?fbclid=IwAR2OkfSdFT8Xt4AZ9FJdpy1qPl8a2f7u7684tWbgO3IaDZmDVa8CvCe8z5E

22 settembre 2023. La fine di FICO, ovvero: dieci anni di negazione dell’evidenza

WuMing – wumingfoundation.com

Ormai se lo aspettavano anche i sassi. L’unico dubbio era sui tempi dell’agonia terminale. Eppure, in meno di ventiquattr’ore, l’annuncio si è già trasformato in una notizia bomba: Oscar Natale Farinetti ha deciso di chiudere FICO, l’inquietante Fabbrica Italiana COntadina, figlia della sua Eataly e del «modello Expo 2015», nata sei anni fa nell’area dei mercati generali (CAAB), alla periferia nord-est di Bologna, su un terreno di proprietà del Comune, del valore di 55 milioni di euro, ceduto gratis per quarant’anni e senza bando di gara al presunto “uomo della Provvidenza”, un imprenditore amico di Matteo Renzi (quand’era in auge).

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https://www.wumingfoundation.com/giap/2023/09/la-fine-di-fico/

17 maggio 2023. Non è «maltempo», è malterritorio. Le colpe del disastro in Emilia-Romagna

WuMing – wumingfoundation.com

Cesena

La narrazione che imperversa sulle alluvioni in Emilia-Romagna è  tossica e nasconde le responsabilità reali. Responsabilità che non sono del «meteo». E nemmeno, genericamente, del «clima», termine usato da amministratori e giornalisti più o meno come sinonimo di «sfiga».
Le piogge di questi giorni stupiscono, sembrano più eccezionali di quanto non siano, perché arrivano dopo un inverno e un inizio di primavera segnati da una protratta, inquietante siccità. E di per sé non sarebbero affatto «maltempo», concetto fuorviante, deresponsabilizzante e dannoso. Come diceva John Ruskin, «non esiste maltempo, solo diversi tipi di buontempo». A essere mala è la situazione che il tempo trova.

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https://www.wumingfoundation.com/giap/2023/05/non-maltempo-ma-malterritorio/

8 novembre 2022. Ecomostri alla Bolognese: l’ex città modello è sommersa dal cemento

Paolo Biondani – lespresso.it

Palazzoni enormi e centri commerciali ovunque. Norme di favore per i costruttori. Maxiprogetti e colate di calcestruzzo anche sulle colline tutelate. Asili pubblici a rischio. In Emilia, dove è nata l’urbanistica moderna, oggi domina la speculazione edilizia

Un edificio moderno, essenziale, con un disegno geniale. Non il solito cubo di cemento di quegli anni, il casermone di periferia che offende la vista e ostruisce il paesaggio, ma una struttura geometrica, aperta, circondata dal verde, lontana dal traffico e dallo smog, meno alta degli alberi che le fanno ombra, con le mura portanti a forma di triangoli che affondano nel terreno, un prato fiorito che sembra entrare nelle stanze.

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https://lespresso.it/c/inchieste/2022/11/8/ecomostri-alla-bolognese-lex-citta-modello-e-sommersa-dal-cemento/22565

6 settembre 2017. La vita in una borsa: meravigliosa storia di Alberta D.

C’era una volta una ragazza, che curava le ferite del cuore assemblando pezzi di pelle colorata, per farne borse che in un solo colpo d’occhio illuminavano gli outfit sartoriali e a tratti anonimi delle signorine di buona famiglia in provincia, alla fine degli anni Sessanta: la storia delle borsedi Alberta D., al secolo Alberta Dalla, è quella di una passione intima e un approccio artigianale che si trasformò, negli anni Ottanta, in un brand di enorme successo, in Italia e all’estero.
La mostra “La vita in una borsa: meravigliosa storia di Alberta D.” di ABC Arte Bologna Cultura (via Alessandrini, 11, Bologna) in programma dal 12 settembre al 10 ottobre non è solo un omaggio alla creatività della designer, ma un vero e proprio viaggio nella storia della borsa, che per Alberta è l’accessorio femminile per eccellenza, casa e utero, ma pure fagotto da portare in giro per il mondo per lei, spirito nomade da sempre. Oltre 400 i modelli che saranno presenti nell’esposizione, tra creazioni di Alberta e borse di seconda mano accumulate in una ricerca ossessiva del dettaglio da riprodurre e reinterpretare, scovate nei mercatini delle pulci parigini, sulle bancarelle delle artigiane di Bali o barattate con le anziane signore bolognesi in cambio di un modello nuovo di zecca. Un vero e proprio campionario della storia mondiale della borsa: la più antica è di fine Settecento, la più recente è del 2008, e fa parte dell’ultima collezione firmata da Alberta D. Borse da guardare per un viaggio nell’evoluzione del gusto ma pure dell’evoluzione della figura femminile nella società, e anche da acquistare: sarà infatti possibile comprare alcuni dei modelli, mentre una cinquantina di pezzi, i più pregiati, saranno protagonisti di un’asta il 10 ottobre.

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https://www.meer.com/it/29972-la-vita-in-una-borsa-meravigliosa-storia-di-alberta-d