La sinistra deve ripensare il disegno complessivo dell’intera battaglia politica perché restano definiti poco incisivamente i suoi obiettivi generali. Deve capire come motivare i cittadini, come trasmettere loro il movimento, un’energia paragonabile a quella che anima le destre. Come proporre gli antichi ideali di emancipazione in modo da essere compresi anche dai molti che la destra induce a confondere il progresso col futurismo, la sicurezza con la rabbia, la libertà con la guerra.
Hormuz, Trump fa marcia indietro: “Sospesa la missione di scorta alle navi, si cerca un’intesa”
USA e Iran rivendicano il controllo dello Stretto, droni contro gli Emirati. Hegseth: “La tregua continua”. Il FMI: “Fino a 2270 euro di costi per le famiglie italiane”. Oggi Araghchi a Pechino
US President Donald Trump has paused the US military’s “Project Freedom” operation to open the Strait of Hormuz, due to “great progress” being made towards a “complete and final agreement with the representatives of Iran”.
US Secretary of State Marco Rubio says Iran should “pay a price” for closing the strait and that the US’s Operation Epic Fury has achieved its objectives.
For a second day straight, the UAE says its air defence systems have been engaged in shooting down missiles and drones launched from Iran.
A spokesperson for Iran’s Khatam al-Anbiya Central Headquarters has claimed that its armed forces have not carried out any missile or drone operations against the UAE in recent days.
The Israeli military has launched new air attacks on southern Lebanon while issuing forced displacement orders for two more towns, as Hezbollah claims attacks in response.
Visit our live tracker for the latest casualty figures from across the region
Le point sur la situation, mardi 5 mai à 21 heures
« [L’Iran] devrai[t] faire ce qui est intelligent, parce que nous ne voulons pas y aller et tuer des gens. Je ne veux pas faire ça », a déclaré Donald Trump. Interrogé sur ce que l’Iran devait faire pour que les Etats-Unis concluent à une violation du cessez-le-feu, le président américain a répondu : « Vous verrez, parce que je vous le ferai savoir. »
Les gardiens de la révolution iraniens ont promis une « riposte ferme » aux navires tentant de franchir le détroit d’Ormuz autrement que par le trajet qu’ils imposent.
« Nous ne cherchons pas la confrontation », a affirmé, plus tôt, le secrétaire à la défense des Etats-Unis, Pete Hegseth, lors d’une conférence de presse, assurant que « l’Iran est l’agresseur » et qu’il « ne contrôle pas le détroit » d’Ormuz.
Pete Hegseth a affirmé qu’avec l’opération « Project Freedom » les Etats-Unis allaient rouvrir le détroit d’Ormuz à des centaines de pétroliers et de cargos commerciaux bloqués depuis des semaines dans le golfe Persique. Selon lui, le cessez-le-feu est toujours en vigueur.
Les Emirats arabes unis ont annoncé que le pays subissait « des attaques de missiles et de drones en provenance d’Iran »et ont assuré être en train de les intercepter.
Le chef de l’armée israélienne s’est dit « prêt à répondre avec force à toute tentative d’attaque »et affirme surveiller la situation dans le golfe Persique.
Au Liban, 2 702 personnes ont été tuées et 8 311 blessées depuis le début de la guerre dans le pays, le 2 mars, a annoncé le ministère de la santé libanais.
5 maggio 2026 Live guerra Russia – Ucraina, la cronaca in tempo reale: giorno 1532
RaiNews LIVE
Cinque morti in altro raid russo su Kramatorsk, 4 uccisi a Dnipro. Zelensky: “Cinismo estremo” che la Russia attacchi ancora. Anche Kiev però stanotte ha colpito obiettivi industriali in profondità. Mosca blindata per la Parata della Vittoria
Atterraggio di emergenza di Sanchez durante il volo. Zelensky arrivato ieri: “Pronti a negoziare con Mosca”. Raid russi su Odessa e Kherson. Droni ucraini sul porto di Primorsk e a Mosca. Meloni: Non condividerei disimpegno Usa nella difesa italiana
EN DIRECT, guerre en Ukraine : des coupures d’électricité dans les oblasts de Donetsk, Kharkiv et Zaporijia à la suite d’attaques russes nocturnes
Le ministre des affaires étrangères ukrainien, Andrii Sybiha, a accusé mercredi la Russie, de ne pas avoir respecté le cessez-le-feu décrété unilatéralement mardi par Kiev, après que Moscou eut lancé 108 drones et trois missiles sur le pays dans la nuit.
Le 05/05 à 21:00L’essentiel
Frappes russes à Zaporijia et Kramatorsk, attaque de missiles FP-5 Flamingo contre Tcheboksary… Ce qu’il faut savoir mardi 5 mai à 21 heures
Plus de 22 morts en Ukraine dans des frappes russes à quelques heures d’une potentielle trêve. Selon des bilans provisoires, au moins 12 personnes ont été tuées à Zaporijia, cinq à Kramatorsk, quatre à Dnipro et une à Nikopol, illustrant une tendance de plus en plus fréquente de frapper l’Ukraine jour et nuit, plus de quatre ans après le début de l’invasion russe.
En Russie, les activités de la raffinerie de Kirichi sont à l’arrêt, selon l’agence Reuters. L’Ukraine annonce une frappe de missiles de croisière FP-5 Flamingo à Tcheboksary, contre l’usine VNIIR Progress, dont l’un des principaux produits est l’antenne Kometa, utilisée pour empêcher les systèmes de guerre électronique de perturber les drones d’attaque.
Donald Trump qualifie Volodymyr Zelensky de « type rusé », mais affirme l’« apprécier ». S’exprimant sur le conflit, M. Trump a estimé que l’Ukraine et la Russie subissaient de « lourdes pertes », ajoutant que Kiev continuait de perdre du territoire, mais que les Ukrainiens « savaient se battre ».
Helsinki enquête sur des violations de l’espace aérien finlandais et demande des explications de Kiev. L’Union européenne lance une alliance avec l’Ukraine pour développer la production de drones a annoncé, mardi, la Commission européenne.
Volodymyr Zelensky propose à Bahreïn un accord de coopération sur les drones. Depuis le début de la guerre au Moyen-Orient, l’Ukraine a envoyé dans plusieurs pays de la région quelque 200 experts militaires en matière de lutte contre les drones de conception iranienne.
Les autorités de Crimée annulent les célébrations du 9-Mai, invoquant des raisons de sécurité. L’Ukraine déplore le déchargement de blé volé dans les territoires ukrainiens occupés en Egypte.
Il premier spagnolo Sánchez si presenta come il politico europeo più critico nei confronti dell’avventura israelo-statunitense. Un modo per supportare la strategia di cerniera tra Occidente e Sud del mondo. Ma le elezioni sono imminenti e il leader spagnolo rischia
Eoghan Gilmartin – jacobinitalia.it
Negli ultimi due mesi, il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez si è posto all’attenzione internazionale come il più autorevole critico europeo della guerra israelo-americana contro l’Iran. Mentre alcuni dei suoi discorsi diventavano virali sui social media, il Financial Times lo ha soprannominato «la nemesi di Trump», l’Independent «la coscienza d’Europa», e il NewYorkTimeslo ha descritto come «un supereroe progressista per molti esponenti della sinistra globale». È facile capirne il motivo. Mentre gli altri leader europei hanno evitato di opporsi apertamente all’aggressione militare di Washington, la retorica schietta di Sánchez ha trovato riscontro tra i progressisti di tutto il mondo. Davanti al Parlamento spagnolo a marzo, ha descritto la guerra come «illegale, assurda e crudele», mentre in un recente articolo su Le Monde Diplomatique ha denunciato «i tentativi unilaterali degli Stati uniti di provocare un cambio di regime in Venezuela e in Iran, il tutto senza cercare nemmeno una parvenza di consenso internazionale».
5 maggio 2026. Madia e gli altri: dirsi addio nel Pd non fa più notizia
Marianna Madia è stata ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione dal 22 febbraio 2014 al 1º giugno 2018 nei governi Renzi e Gentiloni
Paolo Branca – strisciarossa.it
Chi se ne va da un partito per passare alla concorrenza ha sempre torto, almeno nei confronti degli elettori che in quel partito ti hanno eletto, ma non si può dire che l’ultima fuoriuscita, Marianna Madia, non sia in buona compagnia. Nella storia neppure ventennale del Pd hanno lasciato la casa madre, guidando vere e proprie scissioni, due ex segretari (Bersani e Renzi), due ex presidenti del Consiglio (ancora Renzi e D’Alema), e un numero tutt’altro che insignificante di dirigenti, dall’ex capogruppo Speranza all’ex co-fondatore Rutelli, giusto per citare chi i ruoli di punta. La stessa attuale segretaria Elly Schlein ha partecipato a una mini-scissione con Pippo Civati, dando vita alla formazione “Possibile”, salvo poi rientrare in vista del precedente congresso. E anche Carlo Calenda che – pur non iscritto – col PD è stato prima ministro e poi parlamentare europeo, a suo modo uno schiaffo l’ha dato, traslocando poco dopo l’elezione in un altro gruppo a Strasburgo. Forse aveva visto giusto Massimo D’Alema che nel lasciare il PD, che aveva contribuito a fondare, spiegò che lo strappo era doloroso quanto un cerotto che si stacca da un braccio…
5 maggio 2026. La questione islamica in Italia, tra mito e realtà
L’Islam è tornato al centro del dibattito pubblico, ma la doverosa riflessione su questo tema è offuscata da strumentalizzazioni e allarmismi di corto respiro
Michele Brignone – Fondazione Oasi
Onnipresente nei media durante la stagione degli attentati targati ISIS, poi oscurato dalla pandemia di Covid-19 e dalla guerra in Ucraina, ultimamente l’Islam è tornato al centro del dibattito pubblico italiano. Complici le tante diramazioni della guerra in Medio Oriente, con i presunti collegamenti tra musulmani residenti in Italia e Hamas, e soprattutto le scelte di alcuni organi di stampa e forze politiche, la presenza islamica è spesso indicata come una minaccia per la nostra società, i nostri valori e la nostra identità.
Tra Costituzione e politica: il difficile riconoscimento dell’Islam in Italia
I rapporti tra l’Islam e lo Stato italiano, l’apertura di luoghi di culto, il velo nei luoghi pubblici, il ruolo del dialogo interreligioso nell’integrazione delle comunità musulmane. Una conversazione con Alessandro Ferrari
Alessandro Ferrari – Fondazione Oasi
Alessandro Ferrari è professore ordinario all’Università degli Studi dell’Insubria, dove insegna Diritto ecclesiastico e Diritto comparato delle religioni e dirige il Centro di ricerca “Religione, Diritto ed Economia nello Spazio Mediterraneo” (REDESM). Nel 2010-2011 ha fatto parte del Comitato per l’Islam italiano e, successivamente, del Consiglio per le relazioni con l’Islam italiano, istituito presso il Ministero dell’Interno nel 2015. Questo organismo ha portato nel 2017 alla firma del Patto nazionale per un Islam italiano, sottoscritto dalle principali organizzazioni musulmane presenti nel Paese. Prendendo atto e dell’immobilismo del governo su questo dossier e della loro conseguente inoperatività, nell’ottobre del 2024 i membri del Consiglio si sono dimessi in blocco. A Ferrari abbiamo chiesto di fare il punto sulla situazione e sullo statuto giuridico dell’Islam in Italia.
Ci terremo Nordio e Ranucci, a percentuali illese. Tanto, la partita del conduttore di Report è vinta comunque: il Quirinale ha dato la grazia, moneta rarissima, a una mignotta, per giunta del giro di B.
In un paese come il nostro, la folgorante inchiesta del Fatto – anticipato da “Report” – era di quelle imprese che si dicono win-win. Se avesse avuto un fondamento, avrebbe vinto. Se non lo avesse avuto, avrebbe vinto comunque, perché la posta si sarebbe spostata sulla imperdonabile colpa del presidente della Repubblica che aveva dilapidato la grazia – bene raro – in pro di una mignotta, per giunta del vivaio di B.
5 maggio 2026. Voto alle donne, la sfida incompiuta: un saggio per riprendere il cammino
A palazzo Firenze, a Roma, il convegno che ripercorre le tappe della battaglia, a partire dal saggio di Avagliano e Palmieri. Tra gli ospiti Luciana Castellina
Antonino Ulizzi – l’Unità
Il primo voto delle donne italiane avvenne il 2 giugno 1946, dopo la guerra e il fascismo. Ma la battaglia per i diritti e l’emancipazione femminile in Italia ha alle spalle una storia lunga e avvincente, dalle appassionate patriote del Risorgimento alle battagliere femministe di fine Ottocento che rompono gli atavici vincoli della cultura patriarcale del tempo, dalla mobilitazione nella prima e nella seconda guerra mondiale alla Resistenza e al referendum tra monarchia e repubblica. A ottant’anni da questo momento di svolta, Mario Avagliano e Marco Palmieri ci accompagnano attraverso un lungo viaggio nel saggio Voto alle donne – La storia di una battaglia dalle suffragette alla Costituente (Einaudi, 68 pp.) che viene ripercorso per mezzo di diari, lettere, memorie e altri documenti, dall’Unità d’Italia senza madri fino alle madri costituenti del 1946.
Petruccioli e il caso Maresca, i misteri di Stato e i tormenti del PCI
Roberto Roscani – strisciarossa.it
C’è una famosa frase di Marx che tanti anni fa andava di moda. Lui – il filosofo di Treviri – l’aveva mutuata da Shakespeare e da un verso dell’Amleto. La frase è: “Ben scavato vecchia talpa”. La vecchia talpa per lui era il comunismo e la sua capacità di creare gallerie all’interno della storia da cui riemergere. La frase mi è tornata in mente leggendo questo “Spie vere e carte false. Il caso Cirillo e l’Unità” di Claudio Petruccioli (edizioni Rubettino 316 pagine 20 euro). Il libro è la ricostruzione di una vicenda che ormai ha alle spalle 44 anni e che ha avuto Petruccioli, all’epoca direttore dell’Unità, per protagonista e “vittima”.
E’ evidente, affrontando queste pagine, partire dal fatto che quella vicenda ha un peso ancora oggi per l’autore, come per molti che all’epoca erano al giornale e che in qualche modo l’hanno vissuta. Nasce da qui il ricorso alla frase marxiana, perché il volume è il frutto di un lunghissimo lavoro, iniziato quasi inconsapevolmente, o almeno per non essere trasformato in un libro, ma originato da una ferita a lungo aperta e dal bisogno di capirla.
Le previsioni del tempo per mercoledì 6 maggio 2026
Continua l’ondata di piogge e forti temporali che da ieri hanno investito il centro nord: attenzione per Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte e Umbria. Temperature massime in leggero aumento su quasi tutto il Paese.
Continua l’ondata di maltempo che da ieri ha iniziato a investire il centro nord del Paese. Il dipartimento della Protezione Civile ha diffuso un nuovo avviso di condizioni meteorologiche avverse: allerta arancione oggi in Toscana, nello specifico nelle aree Serchio-Costa e Serchio Lucca. Allerta gialla in altre sei regioni Emilia Romagna (principalmente per rischio idraulico), Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte e Umbria: per queste ultime cinque regioni l’allerta sarà per il rischio temporali. Un primo miglioramento è atteso solo a partire dalla giornata di domani, con lo spostamento della perturbazione verso l’Europa orientale.
Quell’incontro con Zanardi fu terapeutico: fece aumentare il mio ottimismo e la prudenza
Era fatto così: non uno che vive “nonostante”, ma uno che vive “attraverso”. Attraverso il rischio, il limite, la possibilità concreta di farsi male. Non cercava la sicurezza, cercava la vita
Ferdinando Boero per Il Fatto Quotidiano
Ho conosciuto Alex Zanardi, sono stato ospite in una sua trasmissione: E se domani (2010-2011). Mi invitò per parlare di meduse e di scienza dei cittadini. Non era su una sedia a rotelle, camminava normalmente. Le protesi fanno miracoli. Quello che mi colpì fu la sua stretta di mano. Dopo l’incidente del 2001, in cui aveva perso le gambe, si era dedicato agli sport paralimpici, di cui diventò campione mondiale. Correva con una bicicletta a propulsione manuale, e quindi mani e braccia erano superallenate. Si sentiva. Girava per lo studio sfoggiando un sorriso radioso, ed era molto preparato. Si era ben studiato gli argomenti su cui avrebbe intervistato gli ospiti. Ci pensano gli autori, lo so, ma non sembrava uno che aveva “imparato la poesia a memoria”. Sembrava che l’avesse scritta lui. Niente auto-commiserazione.
5 maggio 2026. Giro d’Italia 2026, squadre e partecipanti: i favoriti per la maglia rosa.
La corsa rosa prende il via l’8 maggio in [Bulgaria] con un unico grande favorito. Il danese Jonas Vingegaard a caccia della ‘Tripla corona’ dopo i successi a Tour e Vuelta: un’impresa che ancora manca al rivale e campione del mondo Pogacar. L’Italia sogna con Giulio Pellizzari, da molti accreditato come lo sfidante principale dell’alfiere della Visma-Lease a Bike. Alle loro spalle un manipolo di aspiranti al podio, dagli ex vincitori Bernal e Hindley agli outsider Gall e Adam Yates. Ecco i protagonisti più attesi
5 maggio 2026 “Compagni dai campi e dalle officine… Notizie sparse raccolte qua e la
Piano casa: deludente, tardivo, inadeguato e affidato prevalentemente al mercato privato senza ripari da logiche speculative
Nei giorni scorsi il Consiglio dei Ministri ha approvato il Piano Casa, con l’obiettivo di rendere disponibili 100 mila alloggi nei prossimi 10 anni, mobilitando 10 miliardi di euro. Il primo giudizio è nettamente critico: il piano è tardivo, inadeguato e orientato al mercato privato, incapace di rispondere alla reale entità della crisi abitativa italiana (oltre 1,5 milioni di famiglie in disagio grave, 350 mila domande inevase per case popolari). Il piano si articola su tre pilastri: il recupero di 60 mila alloggi ERP inutilizzabili; la promozione del social housing tramite un fondo gestito da INVIMIT SGR; la semplificazione burocratica per attrarre investimenti privati. Su tutti e tre i fronti si sollevano riserve: i tempi di recupero degli alloggi pubblici sono irrealistici; il social housing rischia di replicare i limiti dei fondi integrati già sperimentati dal 2009, intercettando solo le fasce meno vulnerabili; le semplificazioni per i privati, senza adeguata regia pubblica, espongono il sistema a derive speculative
5 maggio 2026. L’Italia delle fabbriche e del lavoro: lotte operaie e trasformazione industriale nelle foto di Uliano Lucas
Per molto tempo, negli anni Settanta, lungo i viali che accompagnavano Milano verso il polo industriale di Sesto San Giovanni comparve una grande scritta sul muro: “Il Vietnam è in fabbrica”. Un segno dei tempi, delle lotte democratiche di milioni di lavoratori che tra presse e fonderie cercavano la strada dell’emancipazione, dei diritti, del rispetto per offrire al Paese la prospettiva di un progresso civile e sociale.
L’immagine è di Uliano Lucas, milanese, classe 1942, una vita da fotografo, giornalista, fotoreporter, un compagno di strada dallo sguardo attento, sensibile per cogliere e raccontare attraverso le immagini le trasformazioni violente e profonde dell’Italia del miracolo economico e delle ripetute crisi di un capitalismo spesso presuntuoso e quasi sempre ingiusto. Dall’Italsider di Taranto alla Zanussi di Pordenone, da Mirafiori a Torino alla Marzotto di Valdagno, Lucas vuole “capire i tempi del lavoro e della vita degli operai, li aspettavo quando uscivano in bicicletta o in motoretta per andare al lavoro, cercavo di mostrare dove e come vivevano, il rapporto con i figli, gli amori”. Un’inchiesta operaia per immagini dove protagonisti sono le catene di montaggio, l’immigrazione dal Sud, la protesta, le “Coree” sottoproletarie, ma anche le balere di periferia, le feste in cortili polverosi quando nelle case di ringhiera si formava un welfare popolare, solidale, di classe si sarebbe detto una volta. E poi, ma in realtà prima di tutto, le stragi, i morti di piazza Fontana, Pino Pinelli, i funerali in Duomo, con la piazza occupata da migliaia di operai usciti dalle fabbriche per impedire anche fisicamente che la debole democrazia fosse destabilizzata dal fascismo stragista.
4 maggio 2026. Il piano casa Meloni è fragile ma l’emergenza abitativa esiste e dovrebbe essere un grande tema di sinistra
Rinaldo Gianola – strisciarossa.it
Il Piano Casa proposto dal governo Meloni suscita qualche timore a prima vista perché prevede da subito un’accelerazione delle procedure di sfratto che rischia di colpire, un’altra volta, le categorie sociali più fragili. Il programma del governo per affrontare la questione abitativa, uno dei gravi problemi del Paese, può essere solo propaganda e si vedrà se ci saranno atti coerenti. Non c’è dubbio, però, che è urgente riproporre in termini coerenti e, si spera, non episodici il tema politico dell’intervento pubblico sulla casa. Il Piano Meloni prevede dieci miliardi di euro di investimenti in dieci anni per rendere disponibili 100mila case popolari o a prezzi calmierati, con il corollario di un impulso all’housing sociale e il dimezzamento degli oneri dei notai per la compravendita.
La filosofia di fondo, emersa già in passato con altri governi di colore diverso, è di recuperare e valorizzare il patrimonio pubblico, troppo spesso abbandonato e non utilizzato. Il problema da risolvere alla fine è chi metterà i fondi, altri fondi (dieci miliardi in un decennio sono pochi, i comuni sono già in allarme e chiedono chiarimenti), e la soluzione interessante è di impiegare la Investimenti Immobiliari Italiani, società di gestione del risparmio controllata da Tesoro, per raccogliere e destinare al Piano Casa le risorse nazionali ed europee. La creazione di un grande fondo pubblico, dove possono confluire anche i contributi della Ue e dei privati, può essere la strada da perseguire per velocizzare e garantire gli interventi.
4 maggio 2026. Vertice di 48 leader in Armenia, von der Leyen: “Diventare più indipendenti”. Assenti Trump e Merz
Atterraggio di emergenza di Sanchez durante il volo. Zelensky arrivato ieri: “Pronti a negoziare con Mosca”. Raid russi su Odessa e Kherson. Droni ucraini sul porto di Primorsk e a Mosca. Meloni: Non condividerei disimpegno Usa nella difesa italiana
Trump: “Se l’Iran attacca navi Usa, sarà spazzato via”
Bessent: “Controlliamo Hormuz”. E due cargo Usa attraversano lo Stretto. Teheran smentisce. I Pasdaran pubblicano la mappa con le aree controllate del braccio di mare conteso
The United Arab Emirates said its air defences intercepted 15 missiles and four drones fired by Iran today, with authorities in Fujairah reporting a fire at an oil facility. There has been no official comment from Iran.
Two missiles hit a US frigate in the Strait of Hormuz after it ignored warnings from Iran’s Navy to halt, state media quoted the army as saying, with the US military saying no vessel was struck.
US President Donald Trump announced a naval mission, dubbed Project Freedom, to guide stranded ships out of the Strait of Hormuz.
Israel continues to bombard Lebanon, wounding five medics, and has expanded its area of control in Gaza by announcing a so-called “Orange Line”.
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4 maggio 2026. EN DIRECT, guerre au Moyen-Orient : Emmanuel Macron juge « pas clair » le cadre du plan de Donald Trump pour débloquer le passage dans le détroit d’Ormuz
La marine américaine va escorter des navires bloqués de pays tiers à travers le détroit d’Ormuz à partir de ce lundi, a annoncé Donald Trump. Le président américain a menacé, sur Truth Social, de recourir à « la force » si l’opération Project Freedom (« projet liberté ») devait être entravée. Le président français a, lui, appelé à une réouverture du détroit d’Ormuz, « concertée » entre « l’Iran et les Etats-Unis ».
Des vraquiers, des cargos et des navires de service dans le détroit d’Ormuz, au large de Bandar Abbas (Iran), le 27 avril 2026. RAZIEH POUDAT / AP
Le point sur la situation, lundi 4 mai dans la soirée (h. 22.15)
Les Emirats arabes unis ont annoncé avoir été visés lundi par une attaque de drones et de missiles iraniens, dans les premières frappes de Téhéran en plus d’un mois. Une attaque a provoqué un incendie sur le site pétrolier de Foujeyra, près du détroit d’Ormuz, faisant trois blessés, selon les autorités locales.
L’amiral Brad Cooper, à la tête du commandement militaire américain pour le Moyen-Orient, a annoncé que l’armée américaine avait détruit six embarcations iraniennes et intercepté des missiles ainsi que des drones lancés par l’Iran contre des bâtiments commerciaux.
Une « explosion » suivie d’un incendie a frappé lundi un navire sud-coréen dans le détroit d’Ormuz, a annoncé le ministère des affaires étrangères, sans rapporter de victimes.
Deux personnes ont été blessées dans l’attaque d’un immeuble résidentiel dans la ville côtière de Bukha, à Oman, sur le détroit d’Ormuz, a rapporté un média d’Etat.
Les gardiens de la révolution ont démenti que des navires marchands aient franchi le détroit d’Ormuz, contrairement à ce qu’avait affirmé plus tôt le commandement américain pour la région (Centcom).
Le président libanais, Joseph Aoun, a affirmé qu’un accord de sécurité avec Israël devait précéder toute rencontre avec le premier ministre du pays, Benyamin Nétanyahou, que les Etats-Unis le pressent de tenir.
4 maggio 2026 Live guerra Russia – Ucraina, la cronaca in tempo reale: giorno 1530
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Vertice di 48 leader in Armenia, von der Leyen: “Diventare più indipendenti”. Assenti Trump e Merz
Atterraggio di emergenza di Sanchez durante il volo. Zelensky arrivato ieri: “Pronti a negoziare con Mosca”. Raid russi su Odessa e Kherson. Droni ucraini sul porto di Primorsk e a Mosca. Meloni: Non condividerei disimpegno Usa nella difesa italiana
EN DIRECT, guerre en Ukraine : des drones ont attaqué Moscou sans faire de blessés selon le maire; la Russie a lancé 155 drones contre l’Ukraine dans la nuit
Sergueï Sobianine, cité par le média indépendant russe Astra, a précisé « qu’un drone a frappé un bâtiment » dans la rue Mosfilmovskaïa, où se trouvent de nombreuses ambassades. De son côté, la Russie affirme avoir intercepté 39 drones ukrainiens lundi matin.
Sur le site d’un tir de missile russe, à Dnipro (Ukraine), le 3 mai 2026. REUTERS
Le 04/05 à 21:00 L’essentiel
Cessez-le-feu unilatéral les 8 et 9 mai, recul des forces russes, intensification des attaques contre les ports ukrainiens : ce qu’il faut savoir lundi 4 mai en fin de journée
L’armée russe annonce un cessez-le-feu unilatéral avec l’Ukraine entre les 8 et 9 mai et menace Kiev en cas de perturbations des commémorations. Le président ukrainien a déclaré n’avoir reçu aucune proposition officielle concernant ce cessez-le-feu, évoqué, selon lui, lors d’échanges entre les Etats-Unis et la Russie.
Volodymyr Zelensky annonce un cessez-le-feu unilatéral à partir du 6 mai.
Pour la première fois depuis août 2024, les forces russes perdent du terrain, selon l’Institute for the Study of War.
L’armée russe a poursuivi son attaque aérienne contre l’Ukraine dans la journée de lundi. Elle a lancé un missile balistique Iskander-M et 88 drones de longue portée. Les défenses anti-aériennes ukrainiennes ont abattu ou brouillé 70 engins, selon le message de l’armée de l’air.
Les pertes russes dépassent les capacités de recrutement de l’armée russe pour le cinquième mois d’affilée,ont annoncé les forces de systèmes sans pilote (drones) de l’armée ukrainienne.
Le président finlandais, Alexander Stubb, appelle l’Europe à revoir son approche vis-à-vis de l’Ukraine estimant qu’il faut se demander non seulement ce dont Kiev a besoin, mais aussi ce que l’Europe peut attendre d’elle.
Le Kremlin renforce la sécurité autour du président russe, Vladimir Poutine, rapportent le média d’investigation russe en exil Important Stories et CNN.
La Russie a intensifié ses attaques contre les ports ukrainiens, selon le ministre des infrastructures ukrainien, avec plus de 800 attaques de drones en quatre mois, soit dix fois plus qu’en 2025 sur la même période.
4 maggio 2026. Marianna Madia lascia il Pd, l’ex ministra torna da Renzi in Italia Viva: l’uscita in vista delle elezioni e la “rottura” riformista
Carmine Di Niro – l’Unità
Era nell’aria ormai da tempo e oggi è arrivata l’ufficialità. Marianna Madia (nella foto con Elly Schlein), deputata ed ex ministra del Partito Democratico, lascia il gruppo Dem alla Camera e trasloca come indipendente in quello di Italia Viva, il partito di Matteo Renzi. Un passato da veltroniana, poi vicina a Letta e infine a Renzi, che la fece responsabile Lavoro nella sua segreteria del Pd, la 45enne Madia era stata ministra della Pubblica amministrazione nel governo dell’ex sindaco di Firenze, carica poi confermata anche nell’esecutivo Gentiloni.
Torna il maltempo, piogge e temporali al Centro-Nord. Allerta arancione in Toscana
Dopo la rimonta dell’alta pressione che ha garantito per tutto il weekend del 1 maggio 2026 un clima tipicamente primaverile – estivo, la prima settimana del mese è nel segno del maltempo
Una nuova perturbazione sull’Italia. Previste piogge soprattutto al Centro-Nord e Sardegna. La fase di maltempo – secondo Meteo.It – insisterà anche mercoledì 6 quando, in rapida sequenza, è attesa una seconda perturbazione, anch’essa destinata a portare le sue piogge soprattutto al Centro-Nord.
3 maggio 2026. Caso Nicole Minetti, Pm che indaga su morte avvocati chiede le carte dell’adozione
La vicenda del decesso di Mercedes Nieto e Mario Cabrera è tornata all’attenzione pubblica quando è emerso che la donna è stata difensore d’ufficio nell’adozione del bambino la cui madre biologica è scomparsa e la cui mamma adottiva è l’ex consigliera lombarda. Intanto sono attesi a breve i primi esiti degli accertamenti esteri, in Spagna e in Uruguay, chiesti dalla Procura Generale di Milano nel supplemento di indagine sul caso della grazia chiesta e ottenuta da Minetti
La procura uruguaiana che indaga sulla morte di due avvocati – Mercedes Nieto e Mario Cabrera – avvenuta in un incendio nel giugno 2024 nella loro abitazione a Colinas de Garzón, nel dipartimento di Maldonado, ha deciso di acquisire il fascicolo relativo all’adozione collegata al caso che coinvolge Nicole Minetti. Lo riporta il sito di El Observador. Dalla documentazione dell’Inau (Instituto del Nino y Adolescente dell’Uruguay), consultata dal quotidiano, emerge che Nieto aveva rappresentato il minore in qualità di difensore d’ufficio, anche se la sentenza definitiva non menziona la sua posizione sull’adozione. Gli avvocati di Minetti e Cipriani, Emanuele Fisicaro e Antonella Calcaterra, hanno precisato in una nota che “l’avvocata che è stata trovata carbonizzata non è mai stato il legale dei genitori biologici del bambino, ma era il tutore del minore”.
Petroliera iraniana sfugge al blocco Usa. Trump scettico su proposta Iran, non esclude nuovo attacco
Il presidente Usa “esaminerà la nuova proposta” iraniana. La Flotilla rilancia la missione: “Ripartiamo”. Araghchi a Tajani: alcuni paesi europei non costruttivi su nucleare. Israele valuta la ripresa dei combattimenti anche a Gaza
Il punto diplomatico Abbas Araghchi, Ministro degli Esteri della Repubblica Islamica dell’Iran, e Antonio Tajani, Ministro degli Esteri italiano, hanno avuto sabato sera un colloquio telefonico. Lo scrive l’ambasciata di Teheran in Italia, riferendosi a Usa e Israele. “Il Ministro degli Esteri iraniano, esprimendo rammarico per l’approccio non costruttivo e irresponsabile di alcuni Paesi europei nel ripetere accuse infondate riguardo alla questione nucleare iraniana, ha ribadito che il programma nucleare dell’Iran è esclusivamente pacifico”. Benjamin Netanyahu riunirà il suo gabinetto di sicurezza, mettendo all’ordine del giorno sia la possibile interruzione della tregua in Iran, sia a Gaza. Israele acquista da Usa decine di caccia F-35 ed F-15A. Il Papa riceverà Rubio in Vaticano il 7 maggio
La proposta iraniana e lo Stretto di Hormuz Secondo Axios nella proposta di Teheran in 14 punti al vaglio di Trump (a cui sembra però non piacere) c’è il termine di un mese per raggiungere un accordo per la riapertura dello Stretto diHormuz, per mettere fine al blocco americano, alle sanzioni e alla guerra in Iran e in Libano. Solo dopo sarebbe avviato un negoziato anche sul nucleare. L’agenzia turca Anadolu citando il sito specializzato TankerTrackers riferisce di una “superpetroliera” iraniana con un carico di 1,9 milioni di barili di greggio “sfuggita” al blocco della Marina Usa nell’area dello Stretto di Hormuz e a “raggiungere l’Estremo Oriente”. A bordo un valore di “quasi 200 milioni di dollari”.
Fronte libanese L’esercito israeliano (Idf) ha intimato nuovamente ad abitanti di località del sud del Libano di evacuare le loro case: “alla luce della violazione dell’accordo di cessate il fuoco da parte del gruppo Hezbollah”. L’agenzia di stampa libanese Nna riferisce di raid aerei in corso in diverse località. Altri 6 morti nelle ultime 24 ore
Diritti umani e civili La FondazioneNarges Mohammadi riferisce che la premio Nobel per la Pace iraniana detenuta in cercere in Iran verserebbe in condizioni di salute gravi ed è ricoverata in terapia intensiva in un ospedale per un presunto arresto cardiaco. Ieri la Repubblica islamica ha ordinato due impiccagioni di due persone accusate di spionaggio per il Mossad.
Global Sumud Flotilla I due attivisti Thiago Ávila (brasiliano) e Saif Abukeshek (spagnolo) sono in arresto in Israele sospettati di attività illegali e terrorismo. Oggi l’interrogatorio in tribunale. Gli attivisti hanno denunciato abusi e hanno cominciato uno sciopero della fame. In molti tra istituzioni e società civile chiedono che vengano liberati subito. Un attivista italiano bloccato (insieme ad altri 23 italiani) e poi rilasciato Tony La Piccirella, è arrivato oggi a Fiumicino con un volo via Atene.
US President Donald Trump has announced a plan to escort ships stuck in the Strait of Hormuz, calling it a “humanitarian gesture”. Iran has yet to say if it is involved in this plan.
Iran’s government spokesperson Esmaeil Baghaei says the United States has responded to its 14-point plan to find a permanent end to the war, and that it is reviewing that response.
Trump, in comments to Israeli media, said that Tehran’s proposal was “unacceptable”.
Iran’s plan calls for non-aggression guarantees, the lifting of the US naval blockade in the Strait of Hormuz and an end to the war “on all fronts“, including in Lebanon.
Iran’s Islamic Revolutionary Guard Corps (IRGC) said it set a 30-day deadline for the US military to end its blockade of Iran’s ports in the strait, adding that Trump “must choose between an impossible military operation or a bad deal”.
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3 maggio 2026. EN DIRECT, guerre au Moyen-Orient : Emmanuel Macron juge « pas clair » le cadre du plan de Donald Trump pour débloquer le passage dans le détroit d’Ormuz
La marine américaine va escorter des navires bloqués de pays tiers à travers le détroit d’Ormuz à partir de ce lundi, a annoncé Donald Trump. Le président américain a menacé, sur Truth Social, de recourir à « la force » si l’opération Project Freedom (« projet liberté ») devait être entravée. Le président français a, lui, appelé à une réouverture du détroit d’Ormuz, « concertée » entre « l’Iran et les Etats-Unis ».
Sur le site d’un tir de missile russe, à Dnipro (Ukraine), le 3 mai 2026. REUTERS
Ce qu’il faut savoir dimanche 3 mai à 21 heures
Un navire porte-missile et un pétrolier appartenant à la flotte fantôme russe ont été touchés lors d’une attaque ukrainienne contre le port de Primorsk, dans le nord-ouest de la Russie, et « des dégâts importants ont également été infligés à l’infrastructure du terminal pétrolier », a annoncé Volodymyr Zelensky.
Deux pétroliers russes ont également été touchés par des frappes ukrainiennes, à « l’entrée du port de Novorossiïsk », dans le kraï de Krasnodar, dans le sud-ouest de la Russie, selon le président ukrainien.
Un drone non identifié a été repéré par l’armée de l’air finlandaise, dimanche « aux premières heures du matin », dans la région de Virolahti, près de la frontière,« en direction de la Russie », a annoncé le ministère de la défense finlandais.
La Suède a annoncé avoir arraisonné un navire au large de la ville méridionale de Trelleborg, soupçonné d’appartenir à la flotte fantôme russe. Les gardes-côtes ont précisé que ce navire de 182 mètres naviguait sous pavillon syrien et ne transportait « probablement » aucune cargaison.
Plusieurs personnes ont été tuées dans des attaques russes à Kherson, Odessa et Dnipro, dans le sud et l’est de l’Ukraine. Un homme a également été tué dans l’oblast de Moscou, après une attaque ukrainienne.
IL SACCHEGGIO È SEMPRE STATO PARTE INTEGRANTE DI OGNI GUERRA ISRAELIANA. LA NOVITÀ È LA TOTALE INDIFFERENZA
I casi di saccheggio commessi da soldati israeliani raramente portano a punizioni. Gli ufficiali chiudono un occhio e il crimine raggiunge il suo scopo.
Di Adam Raz – Pubblicato da Haaretz l’1 maggio 2026
Le testimonianze sono inquietanti. Yaniv Kubovich ha riportato la scorsa settimana su Haaretz che i soldati delle Forze di Difesa Israeliane si stanno dedicando a saccheggi su vasta scala di proprietà nel Libano meridionale, svuotando case e attività commerciali i cui residenti sono fuggiti o sono stati espulsi a causa della guerra. “È una cosa pazzesca”, ha detto un soldato. “Chiunque prenda qualcosa, televisori, sigarette, attrezzi, qualsiasi cosa, la mette subito nel proprio veicolo o la lascia da parte, non all’interno della base militare, ma non è nascosta. Tutti la vedono e capiscono”. Le truppe stanno saccheggiando di tutto, dalle motociclette ai tappeti, e sia i comandanti di grado inferiore che quelli di grado superiore ne sono a conoscenza ma non fanno nulla per impedirlo. Il Capo di Stato Maggiore Eyal Zamir, che ha affrontato il fenomeno in una conferenza questa settimana, ha dichiarato che si tratta di una macchia morale per le Forze di Difesa Israeliane (IDF) e ha affermato che “non saranno un esercito di saccheggiatori”. Ma il saccheggio e la sistematica noncuranza che lo rende possibile non sono caratteristiche nuove delle guerre di Israele. Già nel 1948, un funzionario di nome Y. Gefen del Ministero delle Minoranze scrisse al Ministro della Polizia Bechor-Shalom Sheetrit a proposito delle incursioni ebraiche nella Jaffa occupata: “Per tutto il giorno ho percorso le strade della città ispezionando i posti di guardia. Ho visto soldati, civili, polizia militare e polizia di battaglione saccheggiare e depredare, sfondando porte e muri”, scrisse Gefen. “I funzionari non hanno agito in conformità con gli ordini permanenti nei confronti dei ladri catturati, e i sospettati di saccheggio sono stati rilasciati senza indagine, semplicemente perché conoscevano uno dei comandanti”. Geffen sospettava inoltre che la Polizia Militare trasportasse merce rubata da Jaffa a Tel Aviv e raccontò di come un ufficiale, venuto a conoscenza di un commerciante arabo che chiedeva l’aiuto della polizia per prevenire un furto, avesse offerto una soluzione agghiacciantemente creativa: sparare all’uomo arabo. Saccheggi su larga scala si verificarono anche nel 1956 e nel 1967. Il vice Capo di Stato Maggiore delle Forze di Difesa Israeliane, Haim Laskov, riferì durante la campagna del Sinai nel ’56 che i soldati stavano compiendo saccheggi estesi nella Striscia di Gaza. Inoltre, una denuncia presentata alle Nazioni Unite dalla Siria nel giugno del ’67 descriveva “rapine e saccheggi indiscriminati sulle Alture del Golan. Le perquisizioni si concentravano su gioielli da donna, oro e televisori. Ogni negozio di Quneitra fu rapinato. La maggior parte delle case fu saccheggiata e persino i mobili che interessavano agli invasori non furono lasciati indietro e vennero trasportati nella Palestina Occupata con i camion”. Convogli di civili organizzati spontaneamente, insieme a gruppi organizzati da istituzioni ufficiali, si diressero da Israele verso Qalqilyah, nell’attuale Cisgiordania, dopo l’espulsione dei residenti palestinesi nel ’67 e il saccheggio della città. Parte dei beni fu rubata in modo organizzato, come testimonia la corrispondenza tra il sindaco di Kfar Sava e le Forze di Difesa Israeliane (IDF): “Le attrezzature che si trovavano nelle scuole di Qalqilyah sono state rimesse a nuovo e sono attualmente in uso in diverse scuole di Kfar Sava”. Quindici anni dopo, innumerevoli case e attività commerciali in Libano furono saccheggiate dalle truppe israeliane durante la Prima Guerra del Libano. Il riservista Dov Yermiya raccontò nel suo diario di guerra come gli ufficiali saccheggiassero le proprietà e aggiunse che “è molto importante preservare la bella immagine di Israele. Pertanto, l’ingresso della stampa deve essere impedito il più possibile”. Le testimonianze risalenti al periodo della Prima Intifada, iniziata nel 1987, attestano un diffuso fenomeno di violenza, vandalismo e saccheggio. In una raccolta di testimonianze curata da Rolly Rosen e Ilana Hammerman, un soldato riservista di 28 anni ha affermato che i servizi televisivi sulla rivolta non rispecchiavano la realtà. “Non mostrano cosa sta realmente accadendo. Nessun giornalista è autorizzato ad entrare, nessun accesso qui e nessun accesso lì, tutto per impedire di mostrare cosa stanno facendo i soldati”. Le testimonianze accumulate nel corso degli anni indicano uno schema chiaro: il saccheggio è illegale, eppure nella pratica è stato tollerato, dalla fondazione dello Stato fino ai giorni nostri. Durante la guerra del 1948, il Ministro Golda Meir disse ai membri del partito al potere, il Mapai, in una riunione a porte chiuse, che l’esercito aveva fatto ben poco per fermare il saccheggio di Haifa, “a parte l’istituzione di un posto di blocco sulla strada per il Monte Carmelo, dove non chiesero nemmeno i documenti d’identità”. La ragione fu rivelata dal procuratore capo della Brigata Alexandroni, il quale dichiarò che “il saccheggio è su vasta scala, va avanti da anni e raggiunge quasi i più alti livelli di governo”. Nel 1950, Dov Shafrir, custode dei beni abbandonati, lamentò il fenomeno diffuso, scrivendo che “solo un’azione decisa, esercitando tutti i poteri delle autorità militari, amministrative, civili e giudiziarie, avrebbe potuto salvare non solo i beni stessi, ma anche l’anima stessa dal fallimento morale. Quell’azione decisa non arrivò mai”. Infatti, non si è verificato 78 anni fa, né nelle guerre che seguirono. In seguito alla pubblicazione dell’articolo la scorsa settimana su Haaretz, le Forze di Difesa Israeliane hanno ordinato l’apertura di un’indagine della Polizia Militare sulle accuse. Forse si deciderà anche di inviare un’altra missiva alle forze combattenti, come quella pubblicata dal responsabile dell’istruzione nell’ottobre 2024, che condannava i saccheggi che si erano diffusi a macchia d’olio nella Striscia di Gaza dopo lo scoppio della guerra. Ma inviare una missiva non equivale ad intraprendere azioni concrete per arginare il fenomeno, azioni che non si sono viste né in Libano né a Gaza. Non c’è quindi da stupirsi che nell’aprile 2025 l’organizzazione anti-Occupazione Breaking the Silence (Rompere il Silenzio) abbia pubblicato la testimonianza di un soldato che ha prestato servizio a Gaza, secondo cui “tra i ranghi superiori c’è un totale disinteresse per i saccheggi. Non sono interessati ad affrontarli, e per loro vanno persino bene”. I soldati che prestano servizio oggi in Libano offrono due spiegazioni per la piaga dei saccheggi in quel Paese. In primo luogo, a fronte di una crescente carenza di personale, i comandanti militari preferiscono chiudere un occhio e risolvere tali incidenti in silenzio, sperando che i riservisti accettino di presentarsi per un altro ciclo di combattimenti. In secondo luogo, la distruzione che le Forze di Difesa Israeliane stanno infliggendo al Libano meridionale è così estesa che i soldati probabilmente giustificano il saccheggio dicendosi che tanto verrà distrutto comunque. Queste spiegazioni possono sembrare plausibili a livello micro. Ma da una prospettiva più ampia, il saccheggio e il vandalismo servono a una strategia volta a prolungare la guerra nel Libano meridionale. I soldati che rubano diventano di fatto complici della distruzione e del prolungamento del conflitto. Possono inventarsi ogni sorta di giustificazione ideologica, che appropriarsi di beni sia preferibile alla loro distruzione, o che il saccheggio sia una sorta di compensazione per le difficoltà e i lunghi periodi di servizio richiesti. Ma spesso, senza rendersene conto, si trasformano anche in comunità criminali. Il governo israeliano trae vantaggio da questa situazione. Attraverso il saccheggio e gli abusi che lo accompagnano, Israele ottiene risultati di cui non può rivendicare apertamente il merito a causa di vincoli legali e diplomatici: il Libano è in rovina, vi sono stati commessi innumerevoli crimini e centinaia di migliaia di cittadini sono stati costretti ad abbandonare le proprie case e a fuggire. Il governo non incoraggia attivamente il saccheggio, ma non agisce nemmeno contro di esso. Da quando Israele ha lanciato le sue guerre a Gaza e in Libano, solo un caso di saccheggio ha portato a un’incriminazione, e anche questo, come riportato da Haaretz, si è concluso con un patteggiamento. Le autorità chiudono un occhio, i crimini continuano e la criminalità raggiunge il suo scopo. stodenSrop12a5a3ogi 043g507h0222a2h8gh11e:5r5lg2c41omel ma ·
3 maggio 2026 Live guerra Russia – Ucraina, la cronaca in tempo reale: giorno 1529
RaiNews LIVE
Kiev colpisce un porto sul Baltico e tre petroliere. Zelensky: “Mosca può porre fine alla guerra”
Il presidente ucraino oggi in visita in Armenia. Da ieri almeno 13 morti e decine di feriti negli attacchi russi. Cremlino: “L’Unione europea impedisce agli Stati Uniti di mettere l’Ucraina al suo posto”
EN DIRECT, guerre en Ukraine: des drones ont attaqué Moscou, aucun blessé selon le maire
Sergueï Sobianine, cité par le média indépendant russe Astra, a précisé « qu’un drone a frappé un bâtiment dans la rue Mosfilmovskaïa » où se trouvent de nombreuses ambassades. Sur sa chaîne Telegram, Astra a publié plusieurs images et vidéos prises par des habitants de Moscou
Des policiers près d’un corps, sur le site d’une frappe de missile russe, à Dnipro (Ukraine), le 3 mai 2026. REUTERS
Ce qu’il faut savoir dimanche 3 mai à 21 heures
Un navire porte-missile et un pétrolier appartenant à la flotte fantôme russe ont été touchés lors d’une attaque ukrainienne contre le port de Primorsk, dans le nord-ouest de la Russie, et « des dégâts importants ont également été infligés à l’infrastructure du terminal pétrolier », a annoncé Volodymyr Zelensky.
Deux pétroliers russes ont également été touchés par des frappes ukrainiennes, à « l’entrée du port de Novorossiïsk », dans le kraï de Krasnodar, dans le sud-ouest de la Russie, selon le président ukrainien.
Un drone non identifié a été repéré par l’armée de l’air finlandaise, dimanche « aux premières heures du matin », dans la région de Virolahti, près de la frontière,« en direction de la Russie », a annoncé le ministère de la défense finlandais.
La Suède a annoncé avoir arraisonné un navire au large de la ville méridionale de Trelleborg, soupçonné d’appartenir à la flotte fantôme russe. Les gardes-côtes ont précisé que ce navire de 182 mètres naviguait sous pavillon syrien et ne transportait « probablement » aucune cargaison.
Plusieurs personnes ont été tuées dans des attaques russes à Kherson, Odessa et Dnipro, dans le sud et l’est de l’Ukraine. Un homme a également été tué dans l’oblast de Moscou, après une attaque ukrainienne.
3 maggio 2026. 3 maggio, resistenza contro i bavagli. Dall’11 al 13 maggio a Napoli il “Festival Internazionale di Giornalismo Civile”
Nella Giornata Mondiale della Libertà di Stampa (oggi domenica 3 maggio) è stato annunciato il programma dell’XI edizione di “Imbavagliati”, che si svolgerà a Napoli dall’11 al 13 maggio. Il “Festival Internazionale di Giornalismo Civile”, ideato e diretto da Désirée Klain, è realizzato in collaborazione con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici – che ospiterà la manifestazione nella sua storica sede di Palazzo Serra di Cassano (via Monte di Dio 14) – con l’Ordine Nazionale dei Giornalisti Italiani, con la Federazione Nazionale della Stampa, e con il Sindacato Unitario Giornalisti della Campania e Articolo21.
3 maggio 2026. Il Delta del Po affoga: ecco le voci di chi prova a resistere
Chiara Spallino – Avvenire
È l’area che subirà maggiormente gli effetti dell’innalzamento dell’Adriatico. Le testimonianze raccolte da Greenpeace tra chi già oggi prova a immaginare un futuro diverso
Delta Del Po – Agosto 2025 – Veduta aerea della Risaia tenuta Daccò allagata e abbandonata in seguito all’alluvione del 1966/Stefano Nicoli
«Mia figlia vuole andare via. Io non riesco a immaginare di lasciare il Delta, nonostante il nulla cosmico. Questo posto, se lo ami, ti si attacca addosso, proprio come l’umidità». Anna lavora in una stazione di servizio a Papozze, in provincia di Rovigo. La mattina presto, oltre i vetri del bar, si vedono solo auto di passaggio, prati deserti e grandi silos gialli. I silos fanno parte di un’azienda agricola abbandonata, dove un tempo si coltivava l’erba medica. «Molti giovani – aggiunge – sono costretti a spostarsi altrove. Se vuoi creare una famiglia, di certo non vieni da queste parti». Di fronte a Papozze – sull’altra sponda del fiume Po, che qui fa da confine tra Emilia-Romagna e Veneto – si trovano Contane e la frazione Iolanda di Savoia, in provincia di Ferrara. Qui si può camminare nel punto più basso d’Italia, la Corte delle Magoghe, a -3,44 metri sotto il livello del mare. Gran parte del Delta si trova in una depressione, anche per colpa della subsidenza – ossia l’abbassamento del suolo – alimentata dalle trivellazioni portate avanti dagli anni 30 per l’estrazione del metano. A dirla tutta, l’intero paesaggio di luoghi come Contane, tra risaie e canali, è frutto dell’impronta umana sull’ambiente. Prima delle bonifiche, a dominare erano boschi e zone umide.
l’Inter è campione d’Italia. Parma battuto 2-0, Scudetto ai nerazzurri
I nerazzurri si sono aggiudicati il 21esimo scudetto della loro storia con 3 giornate d’anticipo. In precedenza, nel corso della giornata, il Milan è caduto contro il Sassuolo mentre la Juventus ha pareggiato contro il Verona: si è riaperta così la lotta per la Champions
L’Inter ha vinto il campionato di Serie A 2025/2026: i nerazzurri, grazie alla vittoria contro il Parma (IL RACCONTO DI SKY SPORT), si sono matematicamente laureati campioni d’Italia. Si tratta del 21esimo scudetto della storia dell’Inter (LA CAVALCATA DELL’INTER – I PROTAGONISTI – LA CARRIERA DI CHIVU – LE PAROLE DOPO LA VITTORIA). In precedenza si sono disputati altre tre incontri validi per la 35esima giornata di Serie A: alle 12.30 c’è stato il pareggio senza reti tra Bologna e Cagliari, mentre alle 15 si è giocata Sassuolo-Milan, terminata 2-0 per i neroverdi. Nell’incontro delle 18 la Juventus ha pareggiato 1-1 contro il Verona a Torino. Due risultati che riaprono la corsa alla prossima Champions. Sabato si sono giocate anche Atalanta-Genoa, finita 0-0, e Udinese-Torino, terminata 2-0. Il turno si era aperto venerdì con la vittoria 2-1 del Lecce a Pisa. Si chiude domani con Cremonese-Lazio alle 18.30 e Roma-Fiorentina alle 20.45 (GLI HIGHLIGHTS DELLA SERIE A).
3 maggio 2026. Calcio donne, la Roma vince lo scudetto: decisivo 2-0 con la Ternana
Terzo scudetto negli ultimi quattro anni per la Roma femminile che conquista il tricolore con due giornate di anticipo. Decisiva la vittoria ottenuta in casa davanti a oltre duemila tifosi e sotto gli occhi del direttore sportivo giallorosso Ricky Massara, contro la Ternana per 2-0. La firma è quella di Manuela Giugliano autrice delle due reti, la prima su rigore dopo una prima esecuzione sbagliata e poi ripetuta grazie al Var, e la seconda con un tiro dalla distanza. Ininfluente il contemporaneo successo dell’Inter seconda nel derby con il Milan.
3 maggio 2026. Donati attacca la WADA: “Su Alex Schwazer manipolazione di una gravità immane”
Sandro Donati con Alex Schwazer (2016) Credit Foto Getty Images dal sito di Eurosport
ATLETICA – Il tecnico ha ribadito l’innocenza di Schwazer, reduce dal ritiro nell’ultima gara ad Arco di Trento, invocando una convocazione per i prossimi Europei per ridare credibilità al sistema sportivo.
Sandro Donati, ex allenatore di Alex Schwazer, ha definito “di una gravità inaudita” la presunta manipolazione delle urine del marciatore da parte della WADA, accusando l’agenzia di inefficacia e interessi circoscritti in un’intervista al Corriere della Sera. Il tecnico ha ribadito l’innocenza di Schwazer, reduce dal ritiro nell’ultima gara ad Arco di Trento, invocando una convocazione per i prossimi Europei per ridare credibilità al sistema sportivo. “Il sistema antidoping produce una positività costantemente limitata all’1% – spiega Donati –. Se la percentuale di quanti si dopano fosse davvero questa, il doping sarebbe irrilevante. Molti fatti dimostrano in modo inoppugnabile l’inefficacia del sistema. Per diversi anni il ministero italiano della Salute ha svolto migliaia di controlli antidoping, così come prevedeva la legge del 2000. Risultato? Una percentuale di positivi del 4%-5%. Quindi, cinque volte superiore a quella prodotta dal sistema sportive”.
3 maggio 2026 “Compagni dai campi e dalle officine… Notizie sparse raccolte qua e la
Caporalato, una (brutta) storia italiana
Un libro dello studioso Giovanni Ferrarese ripercorre le vicende di un fenomeno che dal secondo dopoguerra a oggi è divenuto sinonimo di violenza e sfruttamento
Emiliano Sbaraglia – collettiva.it
Di caporalato si torna a parlare quando in varie zone dell’Italia accadono vicende di cui la cronaca riferisce violenze ed efferatezze, che purtroppo continuano a manifestarsi malgrado una legge specifica sia riuscita in questi ultimi anni ad arginare il fenomeno, senza però estirparlo del tutto, data anche la sua capacità camaleontica di riemergere in nuove e diverse modalità. Ma da dove arriva la pratica del caporalato, e in che modo si è trasformato nel corso della storia italiana? A queste e altre decisive questioni risponde il volume di Giovanni Ferrarese, ricercatore presso l’Università di Salerno, autore de Il caporalato. Una storia (Carocci editore, pp. 252, euro 19).
Teheran resiste al blocco di Hormuz con tagli alla produzione di petrolio
Negoziati Usa-Iran in stallo: Trump scettico sulla proposta di Teheran. In Libano prosegue l’offensiva Idf contro Hezbollah, colpiti anche edifici religiosi. Cresce l’apprensione per le condizioni di salute della Nobel Narges Mohammadi
Stallo Diplomatico: L’Iran ha presentato una proposta tramite il Pakistan che prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz e il rinvio dei colloqui sul nucleare. Tuttavia, Donald Trump ha gelato le aspettative, dichiarando che gli Stati Uniti potrebbero “stare meglio senza un accordo”.
Fronte Libanese: Nonostante il cessate il fuoco, l’IDF ha intensificato i raid nel Sud del Libano, colpendo circa 120 obiettivi di Hezbollah. È scoppiato un caso diplomatico per il danneggiamento di un convento cattolico a Yaroun; Israele nega la distruzione totale, ma le organizzazioni cattoliche denunciano un atto deliberato.
Diritti Umani e Repressione: la premio Nobel Narges Mohammad è in condizioni critiche dopo un sospetto arresto cardiaco; il regime nega il trasferimento a Teheran per cure specialistiche. Teheran ha impiccato due uomini accusati di spionaggio a favore del Mossad.
Global Sumud Flotilla: due membri sono in sciopero della fame in un carcere israeliano, denunciando torture.
Scacchiere Internazionale: La Cina ha ufficialmente dichiarato che ignorerà le sanzioni americane sulle raffinerie che acquistano petrolio iraniano. Nel frattempo, l’amministrazione Trump ha autorizzato vendite d’emergenza di armi per 8,6 miliardi di dollari a Israele, Qatar ed Emirati Arabi Uniti.
Donald Trump says he is not satisfied with the latest Iranian proposal, adding that he is not sure “we’re going to get to a deal” to end the war. The US president’s comments came after Tehran sent new proposals for talks to end the deadlock via mediator Pakistan.
Foreign Minister Abbas Araghchi says Iran remains open to diplomacy if Washington alters its “expansionist approach” and “threatening rhetoric”.
Israeli strikes in southern Lebanon kill 12 people, including eight in Haboush town, according to Lebanon’s National News Agency. The Israeli military issued a forced displacement order for another town in the area, despite the US-backed “ceasefire”.
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2 maggio 2026. EN DIRECT, guerre au Moyen-Orient : Donald Trump dit qu’une reprise des bombardements sur l’Iran est « une possibilité »
Le président américain n’a pas précisé, samedi soir, ce qui pourrait déclencher ces nouvelles opérations militaires. Il a ajouté qu’il allait étudier un nouveau plan de paix envoyé par Téhéran. Poursuite de la guerre ou voie diplomatique, l’Iran s’est dit « prêt » aux deux scénarios, selon le vice-ministre des affaires étrangères.
Un panneau anti-américain représentant le président américain, Donald Trump, et le détroit d’Ormuz, à Téhéran, le 2 mai 2026. MAJID ASGARIPOUR/WANA VIA REUTERS
Le point sur la situation, samedi 2 mai à 23 heures
Donald Trump s’est dit « pas satisfait » d’une nouvelle offre de l’Iran pour relancer les négociations de paix avec les Etats-Unis, renouvelant sa menace de « pulvériser » la République islamique en cas d’échec de la diplomatie.
Le président américain a laissé entendre qu’il ne comptait pas obtenir un feu vert du Congrès, le jour où expire la limite de soixante jours fixée dans la loi pour obtenir une autorisation parlementaire dans le conflit contre l’Iran.
Le gouvernement américain a pris de nouvelles sanctions contre les intérêts iraniens et mis en garde les navires qui paieraient les autorités de Téhéran pour passer le détroit d’Ormuz.
Quatorze démineurs ont été tués vendredi dans le nord-ouest de l’Iran lors d’une opération de déminage, ont rapporté les gardiens de la révolution, cités par les agences de presse Tasnim et Fars.
Le guide suprême iranien, Mojtaba Khamenei, a appelé les entreprises à éviter les licenciements au nom d’une bataille économique, alors que l’appareil productif de son pays a subi de gros dégâts dans l’offensive américano-israélienne.
Six personnes, dont un enfant, ont été tuées dans deux frappes israéliennes sur un village du sud du Liban, que l’armée israélienne avait appelé à évacuer malgré un cessez-le-feu, a rapporté le ministère de la santé libanais.
2 maggio 2026 Live guerra Russia – Ucraina, la cronaca in tempo reale: giorno 1528
RaiNews LIVE
Allarme Usa: ritardi nelle consegne armi causa conflitto in Iran. Raid russi su Sumy e Zaporizhzhia
Kiev: tregua del 9 maggio “un raggiro” russo. Media: Witkoff non va in Ucraina, “difficile in treno”. Drone di Mosca su un bus a Kherson, morti e feriti. Svolta del premier slovacco Fico: “Nessuna pace senza Kiev. Sì all’adesione Ue”
Vittime civili: un bombardamento nella regione di Sumy ha causato un morto e sei feriti (inclusi due bambini). A Zaporizhzhia, una donna di 62 anni è rimasta uccisa da bombe aeree guidate.
Guerra di droni: sistemi di difesa attivi su Kiev per incursioni da nord; nel frattempo, la Russia dichiara di aver abbattuto un drone diretto su Mosca e di aver domato l’incendio al terminal di Tuapse, colpito nei giorni scorsi.
Avanzata russa: le truppe di Mosca si avvicinano a Kostiantynivka, uno dei pilastri difensivi del Donbas, utilizzando tattiche di infiltrazione.
Ritardi USA: Washington ha avvertito gli alleati europei di prevedere lunghi ritardi nelle consegne di sistemi HIMARS e NASAMS. La causa è l’esaurimento delle scorte dovuto al conflitto in corso in Iran e alla necessità di mantenere deterrenza verso la Cina.
Tensioni NATO: mentre la Finlandia avvia esercitazioni vicino al confine russo, Donald Trump ordina il ritiro di 5.000 soldati dalla Germania, scatenando polemiche al Congresso per il segnale di debolezza inviato a Putin.
Svolta Slovacca: il premier Robert Fico, storicamente critico verso Kiev, ha dichiarato dopo un colloquio con Zelensky che “nessuna pace è possibile senza il consenso ucraino” e ha confermato il sostegno all’ingresso dell’Ucraina nell’UE.
Terremoto interno a Kiev: Zelensky ha sanzionato per 10 anni l’ex capo di gabinetto Andriy Bohdan (che accusa il Presidente di voler coprire scandali di corruzione) e ha annunciato un imminente rimpasto di governo.
Inviati Trump: Steve Witkoff e Jared Kushner non hanno ancora visitato Kiev. Fonti ucraine suggeriscono che, oltre allo stallo politico, pesino le difficoltà logistiche: i due preferirebbero evitare il lungo viaggio in treno necessario per raggiungere la capitale.
EN DIRECT, guerre en Ukraine : les dernières informations
Pour Volodymyr Zelensky, l’Ukraine « doit disposer de son propre système antibalistique, seul ou avec des partenaires solides », en raison des difficultés d’approvisionnement liées à la guerre au Moyen-Orient.
Des secouristes ukrainiens transportent le corps d’une victime tuée lors de frappes russes sur un immeuble résidentiel à Dnipro (Ukraine), 25 avril 2026. ADMINISTRATION MILITAIRE RÉGIONALE DE DNIPRO/AFP
Ce qu’il faut savoir dimanche 3 mai à l’aube
Volodymyr Zelensky signale des mouvements « inhabituels » à la frontière biélorusse. « Nous surveillons étroitement la situation (…) et nous répondrons si nécessaire », a prévenu le président ukrainien.
Le premier ministre slovaque, Robert Fico, annonce une visite à Kiev après un échange avec Volodymyr Zelensky. La Slovaquie et l’Ukraine affichent leur volonté d’intensifier leurs relations.
« Nous, Européens, devons prendre plus de responsabilités pour notre sécurité », a dit samedi le ministre de la défense allemand, Boris Pistorius, après l’annonce du retrait d’environ 5 000 soldats américains d’Allemagne d’ici à un an.
L’armée ukrainienne a fait état samedi de plus d’une cinquantaine d’offensives russes. L’état-major de l’armée ukrainienne a annoncé, en milieu d’après-midi, avoir recensé 51 tentatives d’avancées russes depuis le début de la journée de samedi.
Un homme est mort après une attaque russe dans l’oblast de Zaporijia, ont annoncé samedi les autorités locales.
En Russie, un incendie qui ravageait le port de la ville pétrolière de Touapsé, dans le kraï de Krasnodar, après une frappe ukrainienne, vendredi, a été éteint, ont affirmé samedi les services d’urgence locaux.
Un drone russe a pénétré l’espace aérien de la Roumanie pendant la nuit, selon le ministère de la défense roumain.
È morto Alex Zanardi, l’uomo che amava la vita a oltranza
Umberto Folena – Avvenire
L’ex pilota di Formula 1 e campione paralimpico aveva 59 anni. Ironico e capace di un ottimismo a oltranza, aveva un segreto: la teoria dei cinque secondi in più
Alex Zanardi in hanbike / ANSA
«È possibile che il fulmine che m’è arrivato tra capo e collo una volta mi colpisca nuovamente…». Così disse un giorno Alex Zanardi, quasi se l’aspettasse. Il primo fulmine gli aveva tranciato le gambe il 15 settembre 2001 sulla pista tedesca di Lausitzring. Il secondo lo aveva sbattuto contro un camion il 19 giugno 2020, frantumandogli il capo. Lui sapeva che sarebbe stato possibile, ma… «Ma rimanere a casa per evitare e scongiurare questa ipotesi significherebbe smettere di vivere, quindi no, io la vita me la prendo». Poi niente più fulmini ma un mesto tramonto a casa, accudito dalla moglie Daniela e dal figlio Nicolò. Fino alla morte, oggi, a 59 anni.
Zuppi: Alex Zanardi «un lottatore di speranza». Mattarella: resterà un punto di riferimento
Il messaggio del Capo dello Stato: avverto profondo dolore, come l’Italia intera. L’arcivescovo della “sua” Bologna: un campione nello sport e nella vita
Un «campione nello sport e nella vita», «lottatore di speranza sempre, fino alla fine, aiutato dall’amore dei suoi cari»: così il cardinaleMatteo Zuppi definisce Alex Zanardi nel messaggio per la sua morte esprimendo «a nome della Chiesa di Bologna vicinanza nella preghiera, cordoglio e partecipazione al dolore della famiglia», rivolgendo «un pensiero anche a quanti in questi anni hanno conosciuto la sua testimonianza, in particolare il mondo sportivo, quello giovanile e dei diversamente abili, e anche i medici e il personale sanitario che lo hanno curato ed assistito».
Alex Zanardi, storia di un Iron man: le corse, l’incidente e le medaglie. FOTO
L’ex pilota di Formula 1 e campione-simbolo del paralimpismo è morto l’1 maggio 2026 all’età di 59 anni. Dopo l’incidente automobilistico del 2001 a causa del quale aveva subito l’amputazione delle gambe, si era dedicato al paraciclismo vicendo quattro ori e due argenti ai Giochi di Londra 2012 e Rio 2016. Nel 2020 lo scontro con un camion mentre in handbike partecipava a una gara di beneficenza da lui organizzata
ADDIO AD ALEX ZANARDI
Alex Zanardi, ex pilota di F1 e volto dello sport paralimpico, è morto l’1 maggio 2026 all’età di 59 anni. La seconda vita che si era costruito dopo l’incidente che nel 2001 gli era costato l’amputazione delle gambe è stata un simbolo di rinascita. Poi l’amore per il paraciclismo, con 4 medaglie d’oro alle Paralimpiadi e 8 titoli ai campionati mondiali su strada. Nel 2020 un altro tragico incidente, uno scontro con un camion mentre in handbike partecipava, sulle strade del senese, a una gara di beneficenza da lui organizzata.
Schiavi e precari, sudditi dell’intelligenza artificiale | Il lavoro femminile in India
L’AI viene raccontata come una nuova forma di colonialismo occidentale, non più confinato a territori specifici, ma diffuso ovunque. Non ci sono frontiere o perimetri perché lo sfruttamento riguarda tanto la terra quanto i corpi, passando per le risorse naturali e le vite umane. E il caso specifico dei milioni di data worker sparsi tra Africa, Asia e Sud America, il cui ruolo è alimentare i sistemi per rendere le AI più performanti, moderare contenuti violenti e addestrare sistemi linguistici. Persone sottoposte a stress, e a immagini traumatiche, operai digitali di un’economia che li paga a cottimo e impone loro il silenzio attraverso rigidi accordi di riservatezza. Individui che rendono possibile il funzionamento di piattaforme e app che usiamo ogni giorno, da Siri a ChatGPT, spesso inascoltati e invisibili. India, Filippine, Brasile, Venezuela, Kenya sono solo alcuni dei Paesi dove i giganti del tech, o i loro subappaltatori, reclutano i lavoratori, luoghi dove c’è molta disoccupazione e i salari sono bassi: ne parliamo con Antonio Casilli, professore all’Istituto Politecnico di Parigi, autore di Schiavi del clic (Feltrinelli 2020) e co-autore del documentario diretto da Henri Poulain “Nel Ventre dell’Intelligenza Artificiale” (“In the Belly of AI”, Federation Studios, 2025). | In India, con la gig economy sempre più in espansione, sono nate nuove app, come ad es. “Insta-maid”, che stanno sbancando nelle grandi città. Una sorta di “uber” o “just eat” del lavoro domestico: sono app che offrono servizi che garantiscono la presenza di collaboratrici domestiche a domicilio entro 15 minuti, al costo di 49 rupie l’ora, 44 centesimi di euro: ne parliamo con Rita Cenni, corrispondente ANSA da Nuova Delhi. https://www.raiplaysound.it/audio/2026/05/Radio3-Mondo-del-01052026-05141c48-1866-4603-93a3-fe21a8cc3d3e.html
Mare Loro 175 catturati tra cui 24 italiani, almeno 22 navi della Gsf devastate dalla violenza dei marines. Ma per gli organizzatori non finisce qui
Se invece della bandiera bianca e blu con la stella di David ci fosse stato qualsiasi altro vessillo sulla torretta delle navi che la scorsa notte hanno assaltato la Global sumud flotilla non sarebbe finita allo stesso modo. Invece, dato che si tratta di Israele, i governi europei hanno sostanzialmente chiuso un occhio su una prepotenza insopportabile. Non chiamiamola palese violazione del diritto internazionale, lasciamo che siano gli avvocati a farlo e a sporgere denuncia nelle sedi opportune, come già stanno facendo. Ma raccontiamola, come ha fatto il nostro Andrea Sceresini dal ponte della Holy blue, fino a quando i reparti d’assalto di Tel Aviv non l’hanno sequestrato insieme ad altri 175 attivisti, tra cui 24 italiani, diretti a Gaza.
UNA SQUADRIGLIA di navi da guerra israeliane è partita con carburante sufficiente per una missione a centinaia di miglia di navigazione, militari addestrati e armati, sistemi da guerra ibrida come i jammer che interferiscono con i dispositivi radio e ne bloccano il funzionamento. Ha navigato, senza essere individuata, segnalata e men che mai bloccata da alcuno – d’altronde le acque internazionali non appartengono a nessuno – fino a raggiungere il corteo di imbarcazioni a vela civili, disarmate e cariche di aiuti umanitari per Gaza a 500 miglia nautiche dalle coste del proprio Paese. Quando il convoglio militare ha raggiunto la Gsf ha atteso la notte di mercoledì per far decollare dei droni e lanciare il primo avvertimento «tornate indietro!».
Intanto i droni mettevano già in atto l’avvertimento. Poco dopo l’assalto: gommoni a tutta velocità che facevano lo slalom tra le barche, buio e poi traccianti e luci puntate addosso, urla in ebraico, mitra spianati con i mirini laser puntati sugli attivisti che nella migliore delle ipotesi tra 8 giorni sarebbero arrivati in vista della costa levantina. L’arrembaggio è degno della più hollywoodiana delle azioni anti-terroristiche, ma era rivolto a gruppi di persone quiete, sedute in cerchio con i giubbotti di salvataggio e in attesa pacifica. Una volta a bordo i marines hanno arrestato molti attivisti e si sono assicurati che la missione fosse compromessa «devastando le navi, tagliando le vele, versando sale o zucchero nei motori», ci racconta Antonella Bundu di Sinistra progetto comune, a bordo della Trinidad. Il tutto di notte: da una parte visori a infrarossi e apparecchi avanzatissimi, dall’altra persone normali che avevano l’unico torto di voler raggiungere la Striscia per portare aiuti umanitari e forzare il blocco israeliano. Ventidue imbarcazioni sono ora inservibili a causa dell’assalto armato della scorsa notte, abbandonate in mare. Per alcune ci sono state ore di paura a causa dell’impossibilità di comunicare con l’equipaggio dopo che le forze israeliane avevano danneggiato i sistemi radio. Le navi in buone condizioni sono tornate indietro per aiutare i compagni bloccati, supportati anche dalle barche di Greenpeace e Open arms e la Grecia ha inviato anche una fregata e delle motovedette per scortare le navi in difficoltà a raggiungere le acque territoriali di Creta.
I POLITICI E I GENERALI israliani non se ne sono vergognati affatto, anzi, lo rivendicano. «Continuerete a vedere Gaza su Youtube» ha scritto Benjamin Netanyahu nel pomeriggio di ieri, con il classico stile che lo contraddistingue, come se la Striscia fosse cosa sua e non una terra martoriata da 3 anni di guerra genocida.
«CON GLI ESPOSTI contro Israele relativi alla scorsa flotilla siamo arrivati fino a un’ipotesi di tortura (insieme a sequestro, danneggiamento, pericolo di naufragio) e oggi ci ritroviamo in una situazione in cui, nonostante esista un procedimento aperto, avviene un abbordaggio in acque internazionali senza che nessuno stato sia intervenuto. Chiediamo che non si verifichino casi di torture come l’anno scorso e che sia permesso alle altre imbarcazioni di riprendere la rotta verso Gaza» ci ha detto al telefono Tatiana Montella, una dei rappresentanti legali del team italiano della Gsd. La stessa che in serata, sotto alle bandiere della Palestina e tra i cori dei manifestanti riuniti sotto il Colosseo per chiedere la liberazione degli arrestati, ha poi annunciato al megafono che il governo israeliano aveva acconsentito a far sbarcare i sequestrati a Creta. E non ad Ashdod, come nel 2025, con la differenza che quest’anno il porto designato si trovava a circa 40 ore di navigazione dal luogo dell’assalto.
UN GIORNO E MEZZO in cui 175 persone sarebbero state in balia dei loro carcerieri in uniforme israeliana. Invece le ore di prigionia sono state quasi 24 e anche su questo non abbiamo assistito a levate di scudi delle democrazie occidentali contro l’unica democrazia del Medioriente. Dove sono stati portati gli attivisti tra la cattura e lo sbarco? Perché non ci è stato permesso di metterci in contatto con loro e di sincerarci delle loro condizioni? Perché non sono state prontamente fornite liste con nomi e cognomi dei fermati? Domande alle quali i nostri governi non hanno fornito risposta, probabilmente perché non ne hanno avute dall’alleato israeliano, che quando si tratta di dimostrazioni di forza non guarda in faccia a nessuno. L’unica voce dissonante è quella del premier socialista spagnolo Pédro Sanchez che ha invitato a «sospendere subito qualsiasi accordo della Ue con Israle».
E ORA? Le imbarcazioni non danneggiate sono in rada ad Agia Galini, a Creta, «siamo in mare, non scendiamo a terra» ci racconta Simone del Gruppo autonomo portuali di Livorno, «non abbiamo avuto indicazioni di questo genere e il punto di ritorno è in mare. Da lì si deciderà insieme il da farsi». Ma se potesse decidere lui? «Io sono un militante, per me non esiste arrendersi, ma bisogna riunirsi insieme per fare valutazioni pratiche – sullo stato delle imbarcazioni e sull’equipaggiamento – e politiche».
Ultimo aggiornamento 01/05/2026, 00:07
1 maggio 2026. Una flotta troppo grande, impossibile fermarla tutta
Dario Salvetti – GKN per ilManifesto
L’attività dei droni sopra la Flotilla era già anomala dalle prime ore della sera, ma ci eravamo ormai abituati. Quando si è fatta via via più intensa, abbiamo pensato che stessero cercando di capire quale rotta stessimo seguendo: il nostro tracker era momentaneamente non disponibile. È successo all’improvviso: si sono interrotte le comunicazioni radio. All’inizio abbiamo pensato a una fase «alla tunisina», qualcosa di simile a quanto accadde lo scorso autunno a Tunisi con la prima Global Sumud ferma al porto, un attacco di droni su alcune barche per metterle fuori uso Il silenzio radio ha fatto scattare l’allarme: temevano un’intercettazione e, come da formazione, ci siamo preparati a eseguire delle mere misure di resistenza passiva, pacifica. Significa giubbotti salvavita addosso e passaporti in mano. Nel buio ci è sembrato di vedere dei razzi traccianti di soccorso: probabilmente qualche barca di testa aveva lanciato l’allarme perché era stata affiancata da navi veloci, quei motoscafi con cui di solito compiono l’ultima ricognizione prima di agire. Sono passate diverse ore, eravamo completamente isolati. Dovevamo riuscire a capire dalle trasmissioni radio se le notizie che rimbalzavano attraverso i canali social fossero confermate. Lo abbiamo capito quando abbiamo sentito il messaggio trasmesso dalla marina israeliana e rilanciato da Greenpeace nelle nostre radio. Una trasmissione radio da bulli, sequestratori: una flotta di barche a vela si è trovata circondata, in piena notte, dall’operazione militare di una potenza mondiale. Le nostre direttive di emergenza erano ben strutturate, semplici, nonostante non avessimo più collegamenti abbiamo fatto in modo di rimanere operativi. È così che siamo andati avanti, nonostante la nave-madre, la catena di comando, sia stata tra le prime imbarcazioni a essere prese. Abbiamo viaggiato nel buio per quattro ore, in navigazione verso le acque territoriali greche, verso Creta. L’ultimo abbordaggio lo abbiamo visto avvenire ad appena trenta metri di distanza da noi, lo si vedeva a occhio nudo. In quel momento abbiamo pensato che fosse venuto anche il nostro turno: abbiamo inviato i messaggi di rito ai familiari, ai nostri affetti, per tranquillizzarli. E invece ce l’abbiamo fatta. E siamo determinati a proseguire. È quello che, credo, stia accadendo in queste ore. Siamo in una fase di valutazione, di confronto. Non scopriamo oggi il grado di impunità del sionismo, per cui non staremo a gridare allo scandalo di fronte a un regime che sta praticando un genocidio. Un dato però resta: l’altra notte hanno ufficializzato che le acque internazionali del Mediterraneo sono il loro parco giochi, senza nessun riguardo. Quello che hanno compiuto è un sequestro. Ma la missione non è finita, per la prima volta un’operazione di intercettazione israeliana non pone fine alla Flotilla, la più grande di sempre: troppo grande per poterla fermare tutta. https://ilmanifesto.it/una-flotta-troppo-grande-impossibile-fermarla-tutta?_sc=NTc5MTYxNyM1MDU5OA%3D%3D
Articolo aggiornato l’1 maggio alle 00:10
Picchiati gli attivisti della Flotilla: “40 ore di crudeltà deliberata”
175 sequestrati sulle navi israeliane senza acqua e cibo, picchiati e trascinati con le mani legate. Paura per due attivisti deportati in Israele
Israele, Thiago Avila presso il tribunale di Ashkelon (Ansa)
Gli attivisti della Global Sumud Flotilla sbarcati a Creta dopo esser stati intercettati in acque internazionali dall’esercito israeliano denunciano le violenze die militari di Tel Aviv: “40 ore di crudeltà deliberata” a bordo di una nave militare. Un comunicato diffuso sui social è accompagnato da video e testimonianze delle persone sequestrate da Israele. “Sono stati loro negati cibo e acqua sufficienti. Sono stati costretti a dormire sul pavimento, che veniva deliberatamente e ripetutamente allagato”, afferma la Global Sumud Flotilla, denunciando anche come, “quando i militari hanno cercato di sequestrare due partecipanti”, ovvero gli attivisti Saif Abu Keshek e Thiago Ávila, i loro compagni “hanno opposto resistenza pacifica” e “la risposta è stata di pura violenza”: pugni, calci e persone “trascinate sul ponte con le mani legate dietro la schiena”. La Flotilla mostra le prove in video: c’è chi ha riportato nasi rotti e costole incrinate. Ci sono stati e pestaggi e che sarebbero stati “esplosi colpi d’arma da fuoco”. Keshek e Ávila sono poi stati deportati verso Israele per essere processati, c’è paura per la loro sorte. Una volta sbarcati a Creta i 175 liberati, di cui 23 italiani, la polizia greca avrebbe poi “trattenuto l’equipaggio su autobus, negando loro la possibilità di andarsene”. Circa 60 persone hanno avviato uno sciopero della fame come forma di protesta. “Questo è un attacco violento contro civili pacifici. Non volgeremo lo sguardo altrove. Chiediamo la loro liberazione e responsabilità internazionale ora”.
Sai Abu Keshek e Thiago Ávila non verranno rilasciati in Grecia. I militari di Tel Aviv che li porteranno in Israele dove subiranno interrogatori e, probabilmente, arresti. L’esercito israeliano ha dichiarato che intende deportare in Israele due membri della Global Sumud Flotilla rapiti in acque internazionali, nei pressi della Grecia. Mentre tutti gli altri attivisti sequestrati saranno rilasciati sulle coste greche, in un accordo estremamente controverso con il governo e le forze armate di Atene, Sai Abu Keshek e Thiago Ávila verranno trattenuti dai militari di Tel Aviv che li porteranno in Israele dove subiranno interrogatori e, probabilmente, arresti. I militari israeliani affermano che Sai Abu Keshek è sospettato di affiliazione con un’ “organizzazione terroristica”, mentre Thiago Ávila è sospettato di “attività illegali”.
Flotilla intercettata da Israele, qual è il ruolo della Grecia?
RSI Info 01.05.2026, 12:30
A Creta sono sbarcati 175 attivisti di diverse nazionalità – Il governo ellenico si impegna a provvedere al loro ritorno sicuro in patria
Le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla dirette a Gaza sono state intercettate dalla marina israeliana in acque internazionali. Venerdì mattina a Creta sono sbarcati 175 attivisti, di diverse nazionalità. Per loro si prospetta il ritorno nei rispettivi Paesi. Due membri dell’equipaggio sequestrato saranno invece portati in Israele per essere interrogati: si tratta del brasiliano Thiago Avila, e del palestinese Saif Abu Keshkek. Nella vicenda, la Grecia si impegna a provvedere al ritorno sicuro degli attivisti “per ragioni umanitarie”. È così che, in extremis, il governo ellenico prova a intestarsi il merito di aver impedito che i partecipanti della Global Sumud Flotilla passassero per le carceri israeliane, come deciso inizialmente prima del rilascio. “Un tentativo di allontanare le critiche per avere permesso a Israele di compiere l’intercettazione illegale davanti alle proprie coste”, come denunciato dagli attivisti.
Primo Maggio 2026: a Marghera i comizi di Landini, Fumarola e Bombardieri | DIRETTA
Marghera, in provincia di Venezia, ha ospitato quest’anno i comizi del Primo Maggio dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil: Maurizio Landini, Daniela Fumarola e PierPaolo Bombardieri. Al centro della manifestazione che celebra la Festa dei Lavoratori, il tema del “lavoro dignitoso”. Un filo conduttore che caratterizzerà anche il tradizionale Concertone di Piazza San Giovanni, il più grande evento musicale gratuito dal vivo in Europa, rivolto in particolare ai giovani e parte integrante, dal 1990, di questa giornata
Primo Maggio RaiNews LIVE
Concertone, la maratona di musica per “il lavoro giusto e il futuro”
DIRETTA
Arisa dà il via con “Futura” di Dalla. Appello di Nazari per la Palestina. Dolcenera, “Ci vediamo a casa” per il diritto alla casa. Delia canta “Bella ciao”, partigiano cambia in essere umano ed è polemica social. Meta cita Tina Anselmi
L’intervento di Francesca Albanese al Primo maggio di Taranto
Bella ciao. Che vuol dire «essere umano»
1° maggio Da canzone d’amore a canto partigiano, di lavoro, delle donne; e in tante lingue. Fino alla sventurata improvvisazione sul palco (ormai insignificante) del Concertone
Alessandro Portelli – ilManifesto
A proposito di Bella Ciao, esseri umani e dintorni. Cambiare è lecito, ma è lecito anche non essere d’accordo sui cambiamenti e criticarli. Un episodio quasi insignificante può essere un’occasione per ragionare un po’ di etica della Resistenza da una parte, e su come funzione la tradizione dall’altra. Quindi andiamo con ordine.
La storia di Bella Ciao è una storia di cambiamenti. Prima ancora che diventasse Bella Ciao, era Fior di Tomba: una mattina appena alzata la Rosina vede il suo primo amore a spasso con un’altra, si dispera, chiede alla madre di portarla via e seppellirla sotto l’ombra di un bel fior e tutti diranno che è il fiore della Rosina che è morta per amor.
Poi da qualche parte – probabilmente in Abruzzo, attorno alla Brigata Maiella – qualcuno trasforma il tradimento del primo amor nel tradimento dell’invasore e chiede aiuto al partigiano anziché alla mamma (e qui c’è un cambiamento minimo ma, come sempre nella tradizione orale, profondissimo. La Rosina vuole morire per amore; il partigiano dice «se» muoio in montagna – può morire ma spera di sopravvivere libero. È come la canzone partigiana romana che cambia l’inno anarchico – «e noi morremo in un fulgor di gloria» – in «se noi morremo in un fulgor di gloria». La Resistenza non cercava la bella morte).
Bologna, Sacrario dei caduti della lotta di Liberazione dal nazi-fascismo. (Guido Calamosca/LaPresse)
Continuiamo. Forse le cose vanno così, è un’ipotesi ma plausibile. Dopo la liberazione della loro regione, i partigiani abruzzesi – come tanti altri dall’Umbria e dal Lazio – non tornano a casa ma continuano la lotta per la liberazione d’Italia aggregandosi alle truppe alleate che risalgono verso il nord, combattono nelle Marche e fino in Emilia – dove entrano in contatto coi partigiani del Nord e si scambiano storie e canzoni (ed è così che diverse canzoni partigiane del Nord arrivano Roma o a Terni, dove le riadattano alla loro storia).
Forse è in questo contesto che la ascolta Vasco Scansani di Gualtieri, in provincia di Reggio Emilia (il paese di Giovanna Daffini) e nel dopoguerra, da sindacalista, la trasforma nel canto delle mondine – «Alla mattina appena alzata / duro lavoro mi tocca far…» – che Giovanna Daffini farà conoscere a tutta Italia. La storia di trasformazioni arriva fino a tempi più recenti: nel 2025, il coro delle Mondine di Porporana la reinventa in chiave femminista – «Un mattina mi sono alzata / ed ero stanca di morir…» – e così viene cantata in tanti cortei e concerti senza che nessuno abbia niente da ridire.
E lasciamo perdere per ora il fatto che in tanti le abbiano cambiato persino la lingua – dallo spagnolo del Teatro Campesino, in California l’inglese di Tom Waits, all’ucraino di Khristina Soloviy. Però non tutti i cambiamenti sono uguali. Le versioni di Vasco Scansani e delle mondine di Porporana stanno dentro la stessa storia: la lotta partigiana per la libertà continua nella lotta delle mondine contro lo sfruttamento e nella lotta delle donne contro la violenza patriarcale. È davvero sempre la stessa canzone. Ma quando (nel 2008) ne fanno un jingle per la Coca Cola in Messico, diventa un’altra (sulla Casa di Carta c’è da discutere). E diventa un’altra quando la versione ucraina vi immette uno stato d’animo di odio e di vendetta che è del tutto estraneo alla nostra Bella Ciao: «Quei nemici maledetti che la nostra terra invadono. I nemici maledetti senza pietà li distruggiamo». È diventata una canzone diversa.
Il che ci porta alla sventurata improvvisazione di Delia Puglisi sul palco (ormai insignificante) del concerto di San Giovanni. La sua intenzione era, pare, di estendere e universalizzare il significato della canzone – col risultato di diluirla e renderla insensata. Infatti, che significa «essere umano»? Come sappiamo bene, erano esseri umani anche gli invasori («uomini comuni», come ci ricorda lo storico inglese Christopher Browning), e allora che fine fa la differenza fra chi invade e chi lotta per la libertà? Anche gli invasori erano esseri umani che «portavano via» le persone che infatti si sentivano di morir – e non le seppellivano sotto un bel fior.
Oppure, andando contro tutta l’etica delle Resistenza («anche il nemico è un uomo», diceva la partigiana Lucia Ottobrini), neghiamo che gli invasori fossero umani, disumanizziamo il nemico – proprio come fanno tutti gli invasori, di allora e di oggi? Insomma, certe volte uno cambia tutto e la canzone resta se stessa; altre volte uno cambia una parola e – intenzionalmente o involontariamente – la canzone diventa un’altra.
Di qui, un’annotazione su come funziona la tradizione. Va di moda, leggendo superficialmente il bel libro di Eric Hobsbawm e Terence Ranger (2014) parlare di «invenzione della tradizione». Ora, all’origine di ogni tradizione c’è sempre una qualche forma di «invenzione»; ma non tutte le invenzioni diventano tradizione – perché questo avvenga, le «invenzioni» devono avere senso ed essere elaborate e condivise. La Bella Ciao di Vasco Scansani è diventata patrimonio condiviso fin da quando Giovanna Daffini l’ha cantata sul palcoscenico del festival dei due mondi a Spoleto e di lì in tutta la storia del folk revival; la Bella Ciao di Porporana la cantano adesso le donne in tutta Italia. Dubito che d’ora in poi nelle piazze e nei concerti sentiremo cantare «essere umano portami via». Questa invenzione finisce qui. https://ilmanifesto.it/bella-ciao-che-vuol-dire-essere-umano
Articolo aggiornato il 4 maggio 2026 alle h. 21.21
La parabola politica che va dall’esperienza dell’Ulivo fino ai recenti post di Luigi Marattin rappresenta il fallimento di una visione che ha preteso di coniugare il progressismo con i dogmi del neoliberismo, e che oggi si ripresenta con la stessa sicumera di sempre, come se il disastro prodotto da quelle politiche non fosse già scritto nei dati e nelle vite di milioni di persone. Quando Marattin rivendica con orgoglio il programma del 1996, parlando di riduzione della spesa pubblica e Stato minimo, compie un’operazione di revisionismo storico che ignora le macerie sociali lasciate da quelle scelte. Quell’impostazione, che oggi viene spacciata per identità liberaldemocratica, non è altro che la rinuncia della sinistra alla sua missione storica di protezione del lavoro e di redistribuzione della ricchezza. Non è un’identità: è una resa. Marattin non è stato un semplice spettatore di quella stagione ma un ingranaggio centrale, avendo ricoperto il ruolo di consigliere economico a Palazzo Chigi dal settembre 2014, prima con Renzi e poi con Gentiloni. Sebbene i firmatari formali siano altri, la sua corresponsabilità politica nel Jobs Act è totale e innegabile. Quella riforma ha rappresentato il punto di rottura definitivo tra il mondo del lavoro e la rappresentanza politica di centrosinistra. Il Jobs Act non ha inventato la precarietà, che esisteva da tempo, prima con il Pacchetto Treu del governo Prodi che introduceva il lavoro interinale, poi con la legge Biagi del governo Berlusconi che ampliava i contratti atipici. Il problema strutturale nasce molto prima. Ma il Jobs Act ha fatto qualcosa di più grave: l’ha normalizzata e istituzionalizzata, trasformando il diritto alla stabilità in una merce scambiabile con un indennizzo monetario. Attraverso il superamento dell’Articolo 18 per i nuovi assunti e l’introduzione delle cosiddette tutele crescenti, si è smantellata la sicurezza del lavoratore nella vana speranza che la flessibilità avrebbe generato investimenti. I dati dell’ISTAT confermano che i lavoratori precari in Italia restano ancora circa 2,7 milioni nel 2025, e il mercato del lavoro italiano segna a marzo 2026 una perdita complessiva di 30.000 occupati rispetto all’anno precedente, con il tasso di disoccupazione giovanile fermo all’18,1%. La fiammata iniziale drogata da incentivi fiscali a pioggia non ha modificato la struttura profonda del mercato del lavoro ha spostato numeri, non condizioni. Togliere diritti non crea sviluppo, crea incertezza esistenziale, e quell’incertezza è ancora la realtà quotidiana di chi entra oggi nel mercato del lavoro in Italia. L’arroganza con cui Marattin definisce massimalista o radicale chiunque chieda oggi un ritorno all’intervento pubblico o alla difesa del fisco progressivo è il segno di un distacco totale dalla realtà. Egli finge di ignorare che le ricette degli ultimi trent’anni, basate su privatizzazioni e liberalizzazioni, hanno prodotto salari stagnanti e disuguaglianze record. Al contrario, l’esperienza di Pedro Sánchez in Spagna offre la prova empirica che un’alternativa socialista è non solo possibile ma necessaria. Il salario minimo interprofessionale spagnolo è aumentato da 735 euro mensili nel 2018 a 1.184 euro nel 2025, pari a 16.576 euro annui, con un incremento che ha beneficiato principalmente i lavoratori più vulnerabili, il 60% dei quali sono donne. La riforma del lavoro varata dal governo Sánchez ha prodotto una drastica riduzione della quota di occupati a tempo determinato sul totale dei dipendenti, passando dal 26% al 18% in un solo anno secondo i dati Eurostat. I risultati di queste due visioni opposte sono scritti nelle serie storiche di Eurostat e nei rapporti delle organizzazioni internazionali. Secondo CaixaBank Research, il tasso di contratti a tempo determinato in Spagna è sceso dal 29,7% medio del periodo 2014-2019 al 12,7% nel 2024, avvicinandosi alla media europea, mentre il Fondo monetario internazionale ha confermato che la riduzione della temporaneità e il rafforzamento dei diritti non hanno frenato la creazione di posti di lavoro. In Italia, invece, la difesa ostinata di un impianto liberaldemocratico ormai superato dalla storia ha prodotto crescita anemica e fuga di massa dei giovani verso l’estero. Continuare a proporre lo Stato minimo e la concorrenza come soluzioni al declino italiano significa non aver compreso che proprio quelle politiche sono state la causa della crisi. Una visione socialista autentica non può accettare la narrazione di Marattin, che riduce la politica a una gestione tecnica del mercato. Bisogna avere il coraggio di affermare che senza un intervento dello Stato nell’economia e senza una protezione ferma dei salari la democrazia stessa si svuota di senso. Il modello dell’Ulivo e le sue evoluzioni renziane appartengono a una stagione che ha fallito i suoi obiettivi, e riproporli oggi significa condannare il paese a una marginalità sociale ed economica senza fine. Ed è per questo che chiedo alle compagne e ai compagni di smettere di ascoltare i pifferai dell’economia liberista. Sono sempre lì, puntuali, a spiegare come si fa, con la stessa voce sicura di chi non ha mai pagato il prezzo delle proprie ricette. Sono stati al governo, hanno avuto i loro anni, hanno avuto le loro riforme. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti: precarietà strutturale, salari fermi, diseguaglianze crescenti, una generazione che ha imparato a non aspettarsi nulla di stabile dal proprio paese. Il coraggio che chiedo non è il coraggio delle dichiarazioni di principio. È il coraggio di rompere un’abitudine, quella di credere che la sinistra debba guadagnarsi la credibilità cedendo sul lavoro, sul fisco, sulla spesa pubblica, sulla sicurezza, ambiente e immigrazione come se il consenso si conquistasse rinunciando a ciò che si è. La Spagna non ha aspettato il permesso degli economisti ortodossi per aumentare il salario minimo del cinquantaquattro percento. Ha scelto da che parte stare. È ora che anche noi, senza esitazioni e senza mediazioni al ribasso, facciamo lo stesso. doSrnstpeoa5e2la5:rf I5rem5749o 05ll1ge7 m10c2h8lg82tui0823h ·
1 maggio 2026. RaiNews LIVE
L’Iran consegna una nuova proposta. Trump: “Vogliono un accordo ma non sono soddisfatto”
Il tycoon attacca Italia e Spagna: per loro va bene se l’Iran ha l’arma nucleare. La premio Nobel in carcere Narges Mohammadi trasferita in ospedale. Il regime: non crediamo alla volontà negoziale Usa. La portaerei Ford lascia il Medioriente
Donald Trump says he is not satisfied with the latest Iranian proposal, adding that he is not sure “we’re going to get to a deal” to end the war. The US president’s comments came after Tehran sent new proposals for talks to end the deadlock via mediator Pakistan.
Foreign Minister Abbas Araghchi says Iran remains open to diplomacy if Washington alters its “expansionist approach” and “threatening rhetoric”.
Israeli strikes in southern Lebanon kill 12 people, including eight in Haboush town, according to Lebanon’s National News Agency. The Israeli military issued a forced displacement order for another town in the area, despite the US-backed “ceasefire”.
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1 maggio 2026. EN DIRECT, guerre au Moyen-Orient : Donald Trump dit qu’une reprise des bombardements sur l’Iran est « une possibilité »
Le président américain n’a pas précisé, samedi soir, ce qui pourrait déclencher ces nouvelles opérations militaires. Il a ajouté qu’il allait étudier un nouveau plan de paix envoyé par Téhéran. Poursuite de la guerre ou voie diplomatique, l’Iran s’est dit « prêt » aux deux scénarios, selon le vice-ministre des affaires étrangères.
Un panneau anti-américain représentant le président américain, Donald Trump, et le détroit d’Ormuz, à Téhéran, le 2 mai 2026. MAJID ASGARIPOUR/WANA VIA REUTERS
Le point sur la situation, vendredi 1ᵉʳ mai à 21 heures
Donald Trump s’est dit « pas satisfait » d’une nouvelle offre de l’Iran pour relancer les négociations de paix avec les Etats-Unis, renouvelant sa menace de « pulvériser » la République islamique en cas d’échec de la diplomatie.
Le président américain a laissé entendre qu’il ne comptait pas obtenir un feu vert du Congrès, le jour où expire la limite de soixante jours fixée dans la loi pour obtenir une autorisation parlementaire dans le conflit contre l’Iran.
Le gouvernement américain a pris de nouvelles sanctions contre les intérêts iraniens et mis en garde les navires qui paieraient les autorités de Téhéran pour passer le détroit d’Ormuz.
Quatorze démineurs ont été tués vendredi dans le nord-ouest de l’Iran lors d’une opération de déminage, ont rapporté les gardiens de la révolution, cités par les agences de presse Tasnim et Fars.
Le guide suprême iranien, Mojtaba Khamenei, a appelé les entreprises à éviter les licenciements au nom d’une bataille économique, alors que l’appareil productif de son pays a subi de gros dégâts dans l’offensive américano-israélienne.
Six personnes, dont un enfant, ont été tuées dans deux frappes israéliennes sur un village du sud du Liban, que l’armée israélienne avait appelé à évacuer malgré un cessez-le-feu, a rapporté le ministère de la santé libanais.
1 maggio 2026 Live guerra Russia – Ucraina, la cronaca in tempo reale: giorno 1527
RaiNews LIVE
Zelensky: “Contatti con gli Usa su una proposta di tregua”. Incendio in un terminal marittimo russo
L’ipotesi emersa in una chiamata tra Putin e Trump. Il presidente ucraino: “Intensifichiamo le sanzioni contro la flotta ombra che trasporta grano russo”. Trump insiste: “La guerra in Ucraina non è finita per colpa degli aiuti di Biden”
EN DIRECT, guerre en Ukraine : les dernières informations
Pour Volodymyr Zelensky, l’Ukraine « doit disposer de son propre système antibalistique, seul ou avec des partenaires solides », en raison des difficultés d’approvisionnement liées à la guerre au Moyen-Orient.
Des secouristes ukrainiens transportent le corps d’une victime tuée lors de frappes russes sur un immeuble résidentiel à Dnipro (Ukraine), 25 avril 2026. ADMINISTRATION MILITAIRE RÉGIONALE DE DNIPRO/AFP
Réforme de l’armée ukrainienne, vaste attaque russe sur Ternopil… Ce qu’il faut savoir vendredi 1er mai à 21 heures
Démission du jury de la Biennale de Venise, progression des soldats russes dans l’oblast de Donetsk… Ce qu’il faut savoir jeudi 30 avril à 21 heures
Volodymyr Zelensky assure que la Russie a perdu depuis le début de 2026 au moins 7 milliards de dollars en raison de sanctions ciblées contre l’industrie pétrolière et le raffinage russes.
Le président ukrainien annonce une nouvelle réforme de l’armée qui devrait commencer en juin,dont une hausse de la rémunération des soldats.
Le projet de budget de la défense américain pour 2027 ne prévoit pas de financement pour l’assistance militaire à l’Ukraine dans le cadre de l’Initiative d’assistance à la sécurité de l’Ukraine (USAI).
La défense aérienne ukrainienne a neutralisé 388 drones d’attaques sur les 409 déployés par la Russie depuis le début de la journée.Face à cette attaque massive de drones russes menée en plein jour, le président ukrainien a annoncé le renforcement de la défense aérienne, notamment pour Dnipro et Odessa.
La Russie a lancé une attaque à l’aide d’une cinquantaine drones sur Ternopil, rapporte l’administration militaire de l’oblast qui annonce un bilan d’au moins dix blessés, dont six qui se trouvent à l’hôpital.
L’armée russe a bombardé la région de Kherson faisant un mort et cinq autres blessés, a fait savoir le bureau du procureur régional.
1 maggio 2026 “Compagni dai campi e dalle officine… Notizie sparse raccolte qua e la
Milano, venerdì 1 maggio 2026, Festa Internazionale dei Lavoratori. Manifestazione unitaria dei sindacati CGIL, CISL e UIL con concentramento ai Bastioni di Porta Venezia e corteo con comizi conclusivi in piazza della Scala.
Primo Maggio USB contro guerra e sfruttamento, verso la manifestazione nazionale del 23 maggio
Quello di quest’ anno è un Primo Maggio particolare: il contesto internazionale è caratterizzato da guerra, sfruttamento, con il rischio che il nostro paese sia trascinato in queste dinamiche di guerra, tra il governo Meloni e la complicità e gli accordi con Israele, i cui costi paghiamo noi cittadini con il nostro lavoro e i nostri soldi. Ma è anche un Primo Maggio che ci dà dei segnali di speranza. Ieri in tutta Italia siamo scesi in piazza, come lo scorso autunno, in sostegno della Flotilla e la Palestina in seguito all’ ennesimo attacco di Israele, cosa che testimonia che la coscienza della guerra è viva e presente, e che quel blocchiamo tutto è stato ed è ancora motore portante delle mobilitazioni, non solo per la Palestina ma anche per Cuba e Iran, vittime anche loro di vili attacchi imperialisti USA. Oggi dall’ assemblea di apertura del Primo Maggio “Figli della stessa Rabbia” a Roma è stata rilasciata la prossima grande mobilitazione che ci aspetta: la Manifestazione Nazionale Operaia del prossimo 23 maggio, dove operai e lavoratori presentano un’ alternativa alle questioni reali di questo paese come salario, carovita, casa, pensioni e salute. Mentre dobbiamo difendere questi nostri diritti fondamentali, dobbiamo anche attaccare la corsa al riarmo e gli accordi di acquisto e produzione di armamenti con Israele, e le mire bellicose e capitalistiche del nostro governo e dell’UE. Dobbiamo difendere le nostre condizioni di vita, alzare i salari, rimettere al centro i nostri diritti e interrompere ogni complicità con la guerra e Israele: blocchiamo tutto, il 23 maggio Manifestazione Nazionale Operaia! https://areastampa.usb.it/leggi-notizia/primo-maggio-usb-contro-guerra-e-sfruttamento-verso-la-manifestazione-nazionale-del-23-maggio-1355.html
1 maggio 2026. USB porta ai tribunali del lavoro del Paese la vicenda dei licenziati in GLS nel milanese e a Verona
Nella giornata del 30 aprile 2026 numerosi presidi di lavoratori hanno testimoniato davanti ai tribunali del lavoro italiano la loro solidarietà coi lavoratori che, per aver rispettato il codice stradale e gli standard di qualità e sicurezza previsti dalla stessa committente GLS, sono stati licenziati per scarso rendimento. Questa brutale ventata repressiva cade “stranamente” nel momento in cui la GLS è impegnata in un’operazione di ristrutturazione organizzativa, fondata sul contenimento del costo del lavoro. La ricetta padronale è vecchia e anche un po’ banale: si tagliano posti di lavoro mascherandoli come licenziamenti disciplinari per redistribuire su chi rimane i medesimi volumi di lavoro di prima. In GLS evasori fiscali, contributivi, indagati per appartenenza alla malavita organizzata, possono continuare a lavorare indisturbati almeno fino a che non se ne accorge qualche magistrato virtuoso. Se un corriere decide di lavorare in sicurezza per se e per gli altri utenti della strada, se decide di non fare incidenti, di non investire nessuno, di non danneggiare l’automezzo, di non prendere multe, allora viene licenziato in tronco. Questa pratica autoritaria, repressiva, intimidatoria, può vivere solo se le vittime vengono lasciate in solitudine. USB però non lascia nessuno solo e, nonostante il pesante clima determinato dall’attacco al diritto di sciopero mediante il decreto sicurezza, prosegue ed articola tutte le forme di lotta possibili. Nella giornata odierna USB ha portato ai giudici del lavoro la richiesta non di fare qualche favore, non di chiudere un occhio, ma di aprirli tutti e due per riportare la legalità al centro, il diritto costituzionale al conflitto e alla libera associazione sindacale. Resisteremo un minuto in più del padrone, i licenziati devono essere reintegrati. https://areastampa.usb.it/leggi-notizia/usb-porta-ai-tribunali-del-lavoro-del-paese-la-vicenda-dei-licenziati-in-gls-nel-milanese-e-a-verona-1206.html
Il Primo Maggio 2026, in occasione della Festa del Lavoro, i musei, i parchi archeologici e i luoghi della cultura statali saranno aperti, con i consueti costi e modalità. Il link all’elenco dei luoghi visitabili https://cultura.gov.it/evento/1-maggio-2026