
https://edizionialegre.it/notizie/il-programma-del-festival-di-letteratura-working-class-2026


Per saperne di più
https://www.nokings.org
https://stoprearmitalia.it/
In Italia: promotori e Associazioni aderenti
https://stoprearmitalia.it/#promotori
https://stoprearmitalia.it/aderenti/

Energia di sinistra
La sinistra deve ripensare il disegno complessivo dell’intera battaglia politica perché restano definiti poco incisivamente i suoi obiettivi generali. Deve capire come motivare i cittadini, come trasmettere loro il movimento, un’energia paragonabile a quella che anima le destre. Come proporre gli antichi ideali di emancipazione in modo da essere compresi anche dai molti che la destra induce a confondere il progresso col futurismo, la sicurezza con la rabbia, la libertà con la guerra.
Carlo Galli
da strisciarossa
Rassegna stampa del 25marzo 2026
Mercoledì 25 marzo 2026
Rassegna stampa internazionale del 25 marzo 2026
La stampa internazionale letta e commentata da Costanza Spocci. Per ricevere gli articoli letti potete iscrivervi alla Newsletter di Radio3 Mondo.
Mercoledì 25 marzo 2026

Strage di Stato Terremoto nel governo dopo la batosta del referendum. Meloni vuole «andare avanti» e si libera della zavorra. Chiede e ottiene le dimissioni del sottosegretario Delmastro e della capa di gabinetto della giustizia Bartolozzi. Caccia anche Santanchè, che prova a resistere
Andrea Colombo
https://ilmanifesto.it/delmastro-e-bartolozzi-fuori-ora-meloni-vuole-la-testa-di-santanche
https://ilmanifesto.it/edizioni/il-manifesto/il-manifesto-del-25-03-2026
Un giorno di resistenza poi la resa tra i veleni. Santanché si dimette
Oggi a me La ministra del Turismo lascia con una lettera di fuoco: «Non ho colpe per il referendum». Le opposizioni: «Meloni allo sbando»
Luciana Cimino – ilManifesto

«Obbedisco». Daniela Garnero Santanchè ha resistito quasi 24 ore, poi ha rassegnato le dimissioni. Un gesto che era diventato ormai obbligato ma che non è stato gratuito e lei, non a caso soprannominata “Pitonessa”, lo ha voluto sottolineare, vergando una puntuta lettera alla premier per attaccare, più che per difendersi. Se non si è dimessa nelle ore precedenti, «è perché volevo fosse separata dai commenti sul referendum, – ha scritto – non vorrei essere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me.
Volevo che le mie dimissioni inoltre fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato Delmastro che pure paga un prezzo alto». Il riferimento non è lasciato al caso: era stato il sottosegretario alla Giustizia a mettere come condizione del suo allontanamento anche quello della titolare del turismo.
E CHIUDE CON LE PAROLE: «Tengo più alla nostra amicizia a al futuro del nostro movimento» anche se il messaggio che manda a Giorgia Meloni è di fatto brutale: «Sei tu ad aver sbagliato», la campagna elettorale del referendum e non solo. D’altronde Santanchè solo 24 ore prima aveva avvisato: «Io sensibilità non ne ho», né istituzionale e né personale. Così aveva risposto a una Meloni allibita che le chiedeva il passo indietro. Per il mondo da cui viene la premier, adusa a comandare da sola, era una insubordinazione. Ma l’ex ministra del Turismo è una che non si vergognerebbe a regalare alla compagna di uno degli uomini più ricchi d’Italia una borsa taroccata comprata da un migrante (secondo l’esilarante vicenda dell’Hermes riportata di Francesca Pascale), figuriamoci se la può imbarazzare la nota della presidente del consiglio, che in maniera irrituale, ne aveva chiesto la testa a mezzo stampa.
IERI MATTINA SANTANCHÈ, ha tentato di lanciare la sua ultima sfida al mondo politico e imprenditoriale che l’ha cresciuta e lanciata tra i big, forte della sua proverbiale faccia tosta e delle informazioni sensibili che ha accumulato. È arrivata al ministero a Villa Ada facendosi largo, senza rispondere, tra i giornalisti che le chiedevano se si sarebbe dimessa. Poi si è asserragliata nel suo ufficio mentre sulle agenzie scorrevano le dichiarazioni dei suoi ex sodali della maggioranza. Alcune con la parvenza di saggi consigli (l’esempio lo avevano già dato Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi), come quello del collega di partito Lucio Malan: «Santanchè farà quello che ha detto Meloni». Mentre altri, come Giovanni Donzelli e Fabio Rampelli sono stati lapidari: «Quando la premier lo chiede ci si dimette». Anche i garantisti di Forza Italia le voltano le spalle, «Se c’è un rapporto di fiducia che si è interrotto bisogna trarne le conseguenze».
A DARLE IL COLPO DI GRAZIA non è una mozione di sfiducia presentata dalla minoranza ma la certezza che il suo sodale in affari, “amico intimo” e padrino politico, Ignazio La Russa (che pure le esprime vicinanza), non avrebbe potuto più difenderla: la perseveranza di Santanchè a rimanere attaccata al suo incarico rischiava di tramutarsi in una sconfitta, politica e personale, di Meloni ben più insopportabile di quella del referendum. «La presidente del Consiglio, in un atto di rispetto verso le istituzioni, dovrebbe dirci se non è in grado di far dimettere i suoi ministri, come possa guidare il Paese», tuona il Pd.

«Tutto questo è la conferma che abbiamo avuto in questi anni una premier sotto ricatto politico anche dentro il suo partito», attacca il presidente del M5S, Giuseppe Conte. La giornata diventa incandescente. Tecnicamente la presidente del Consiglio non può imporre ai ministri di lasciare l’incarico ma la strada di associarsi alla sfiducia del centrosinistra (la terza, dopo quelle del 2023 e del 2024) non è percorribile. Quando il ministro per il Parlamento, Luca Ciriani, lascia intendere che non si arriverà a discutere la mozione, in calendario lunedì, si capisce che la tenzone tra Meloni e Santanché l’ha vinta la prima.
La ministra di dimette ma senza abbassare la testa, anzi, rivendicando che il suo «certificato penale è immacolato, per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio» e chiudendo al veleno: «Non ti nascondo un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri». Frasi scelte con cura e probabilmente limate con l’aiuto del presidente del Senato. Il tono apparentemente passivo-aggressivo non nasconde l’accusa di codardia rivolta all’(ex) amica Giorgia, come a dire: non hai avuto il coraggio di chiedermelo prima e hai dovuto aspettare la sconfitta al referendum per tradirmi.
Santanchè, è imputata a Milano fin dal 2022 con l’accusa di falso in bilancio per i conti del gruppo Visibilia e con l’ipotesi di truffa ai danni dello Stato per la cassa integrazione Covid.
LA SPERANZA della destra di aver archiviato i problemi con l’uscita di scena della “Pitonessa” tuttavia sono vane. «Le dimissioni di Santanchè sono il segno di una sconfitta politica pesante per questo esecutivo, non certo un atto spontaneo di responsabilità», dice Angelo Bonelli di Avs. «Qui viene giù tutto, la premier riferisca in Parlamento», la richiesta delle opposizioni unite. Meloni, che non voleva «essere rosolata» è appena stata messa in padella, l’accendino ce l’ha Santanché.
https://ilmanifesto.it/un-giorno-di-resistenza-poi-la-resa-tra-i-veleni-santanche-si-dimette
25 marzo 2026 – RaiNews LIVE Iran, 25° giorno
La portavoce della Casa Bianca: “Se Teheran non vuole negoziare sarà l’ inferno”
Teheran agli Usa: “State negoziando con voi stessi”, respinta la proposta Usa. 15 i punti di Washington sulla stessa linea rossa di Teheran che chiede programma missilistico e nucleare, revoca delle sanzioni e pedaggi su Hormuz.
AGGIORNAMENTO IN TEMPO REALE
https://www.rainews.it/maratona/2026/03/iran-guerra-trump-abbiamo-vinto-ora-negoziati-ma-schiera-paracadutisti-un-piano-in-15-punti-a3fcafb8-fa62-4a47-9656-60be5891f28c.html
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Caro energia, l’Ue riduce gli stock di gas, l’Iraq taglia produzione

Iran war updates: Tehran says no talks as Trump threatens to ‘hit harder’
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- Iran’s Foreign Minister Abbas Araghchi says the US is sending messages through different mediators, which “does not mean negotiations”, while a diplomatic source said Tehran sees a 15-point US plan as “extremely maximalist and unreasonable”.
- The White House has delivered a sharp message to Iran, saying President Donald Trump prefers a peaceful path, but is prepared to “hit harder than they have ever been hit before” if necessary.
- Iran’s parliament speaker, Mohammad Bagher Ghalibaf, says Tehran is “closely monitoring all US movements in the region, especially troop deployments”, warning Washington against sacrificing US soldiers for Israeli Prime Minister Benjamin “Netanyahu’s delusions”.
- US-Israeli attacks on Iran continue as Iranian missiles have set off alarms across Israel and sent residents rushing to shelters.
- Israeli forces have bombed Beirut as they push farther into southern Lebanon after outlining plans to occupy the region.
- Visit our live tracker for the latest casualty figures from across the region.
AGGIORNAMENTI IN TEMPO REALE
https://www.aljazeera.com/news/liveblog/2026/3/25/iran-war-live-trump-again-says-talks-underway-12-killed-in-south-tehran
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https://www.aljazeera.com/middle-east/
https://www.aljazeera.com/
Altri aggiornamenti
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25 marzo 2026
Le Monde Live – aggiornamenti in tempo reale dal 21 al 28 marzo
Bienvenue dans ce live consacré à la « frappe préventive » d’Israël sur l’Iran
24ᵉ jour de l’opération militaire américano-israélienne contre l’Iran | Bonjour, si vous nous rejoignez tout juste, voici un aperçu des dernières nouvelles :
Le point sur la situation, à l’aube
- L’Iran a déclaré que les « navires non hostiles » pouvaient emprunter le détroit d’Ormuz à condition de respecter les règles de sûreté et de sécurité, selon un communiqué transmis à l’Organisation maritime internationale (OMI) diffusé mardi soir.
- Donald Trump affirme que les Etats-Unis négocient « en ce moment » avec l’Iran. Selon le président américain, son émissaire Steve Witkoff, son gendre Jared Kushner, le vice-président, J. D. Vance, et le secrétaire d’Etat, Marco Rubio, participent à ces discussions.
- Les Etats-Unis ont fait passer à l’Iran un plan en 15 points pour tenter de mettre fin au conflit, rapportent plusieurs médias. Parmi ces 15 points, cinq concernent le programme nucléaire iranien, d’autres imposent l’abandon du soutien aux « proxys » dans la région, comme le Hezbollah ou le Hamas, et un point insiste pour que le détroit d’Ormuz reste ouvert à la navigation maritime.
- Emmanuel Macron a appelé l’Iran à « s’engager de bonne foi dans des négociations » en vue d’une « désescalade » du conflit, mardi, à l’issue d’un entretien avec son homologue iranien Massoud Pezechkian.
- Douze personnes ont été blessées, mardi soir, dans deux villes proches de Tel-Aviv, à la suite du tir d’un ou plusieurs missiles en provenance d’Iran, ont fait savoir les secours israéliens.
- L’armée israélienne a annoncé mercredi dans la nuit être en train de bombarder à nouveau Téhéran, après avoir fait état de missiles iraniens se dirigeant vers Israël.
- L’Agence internationale de l’énergie atomique (AIEA) a appelé à la « retenue maximale » après une nouvelle frappe surla centrale nucléaire de Bouchehr, dans le sud de l’Iran. Aucun dégât n’a été constaté, a fait savoir l’Organisation iranienne de l’énergie atomique.
- Au moins neuf personnes ont été tuées dans la nuit de mardi à mercredi dans trois raids israéliens contre des localités du sud du Liban, région considérée comme un bastion du mouvement pro-iranien Hezbollah, selon l’agence de presse officielle libanaise NNA.
- Israël a annoncé mardi qu’il allait s’emparer d’une large zone du sud du Liban pour assurer sa sécurité.
https://www.lemonde.fr/international/live/2026/03/26/en-direct-guerre-au-moyen-orient-donald-trump-soutient-que-l-iran-discute-d-un-accord-de-paix-avec-washington-teheran-avertit-que-des-ennemis-se-preparent-a-occuper-une-ile-iranienne-du-golfe_6673056_3210.html
Le point sur la situation, mercredi 25 mars, à 21 heures
- « Les ennemis de l’Iran se préparent à occuper une île » iranienne du Golfe « avec le soutien d’un Etat régional », a averti l’influent président du Parlement iranien, Mohammad Bagher Ghalibaf. Dans une telle hypothèse, « l’ensemble des infrastructures vitales de cet Etat régional seront la cible d’attaques incessantes », a-t-il prévenu.
- Donald Trump « est prêt à déchaîner l’enfer » si l’Iran faisait « le mauvais calcul » dans la guerre qui l’oppose aux Etats-Unis et à Israël, a déclaré la porte-parole de la Maison Blanche, Karoline Leavitt. Elle a par ailleurs remis en question le contenu d’un plan américain de paix en 15 points qui a largement circulé dans la presse et qui aurait été transmis à Téhéran via le Pakistan.
- L’Iran n’a « pas l’intention de négocier » mais de « continuer à résister », a affirmé le ministre des affaires étrangères, Abbas Araghtchi, en allusion aux pourparlers évoqués par le président américain mais niés par Téhéran.
- L’Iran ouvrira un « nouveau front » dans le détroit de Bab Al-Mandab, passage obligé vers le canal de Suez en mer Rouge, en cas d’invasion terrestre américaine, a averti une source militaire citée par l’agence iranienne Tasnim.
- Le « modèle de Gaza ne doit pas être reproduit au Liban », a plaidé le secrétaire général de l’ONU, Antonio Guterres, qui s’alarme plus généralement d’une guerre « hors de contrôle » au Moyen-Orient.
- Israël est en train d’élargir la « zone tampon » au Liban pour « éloigner la menace des missiles » du Hezbollah, a affirmé le premier ministre israélien, Benyamin Nétanyahou.
- Emmanuel Macron a, de son côté, salué les « mesures fortes et courageuses » prises par le Liban depuis le début de la guerre, et a assuré du « soutien total » de la France, annonçant la poursuite de l’aide humanitaire aux populations déplacées ainsi qu’un appui renforcé aux forces armées et de sécurité.
- La Russie s’est dite « profondément indignée » par une frappe qui aurait visé la centrale nucléaire de Bouchehr en Iran. Environ 160 Russes ont été évacués de la centrale, a annoncé plutôt Rosatom.
- La défense civile de la bande de Gaza a annoncé qu’une personne avait été tuée et plusieurs blessées dans une frappe israélienne près d’un camp abritant des déplacés dans le territoire palestinien.
- Une attaque de drones visant l’aéroport international du Koweït a provoqué un incendie dans un réservoir de carburant, a rapporté l’agence de presse KUNA citant les pompiers de l’émirat.
- Des pays du Golfe et la Jordanie ont demandé à l’Irak de prendre des mesures « immédiatement » pour faire cesser les attaques de groupes pro-Iran lancées du sol irakien.
https://www.lemonde.fr/international/live/2026/03/26/en-direct-guerre-au-moyen-orient-donald-trump-soutient-que-l-iran-discute-d-un-accord-de-paix-avec-washington-teheran-avertit-que-des-ennemis-se-preparent-a-occuper-une-ile-iranienne-du-golfe_6673056_3210.html
25 marzo 2026. Alla fine, Daniela Santanchè si è dimessa (ma lo scontro interno continua)
Il no sociale al Governo in piazza sabato a Roma con i No Kings, partenza da Brescia | Eni rinuncia al gas di Gaza, vittoria dei movimenti per la Palestina, “ma è solo l’inizio”

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PALAZZO – La ministra del turismo, Daniela Santanchè, alla fine ha mollato. Dopo ore concitate per l’esecutivo Santanchè ha rassegnato le dimissioni da ministra, a seguito delle pressioni e l’esplicita richiesta da parte della presidente del consiglio Meloni arrivata ieri. “Obbedisco”, si legge nella lettera che senza troppi orpelli fa emergere un duro scontro – che continua – tra le fila di Fratelli d’Italia.
Il commento nella serata di mercoledì di Luana Zanella, deputata di Avs, appena uscita dalle aule del Parlamento:
Sulla favorita di La Russa pendono 5 processi che vanno da falso in bilancio, truffa aggravata all’Inps e bancarotta, ma per Santachè – ha sottolineato nella lettera – “il certificato penale è immacolato”.
A dimettersi con meno polemiche pubbliche, ieri, dopo la debacle del referendum costituzionale, la capa di Gabinetto Bartolozzi e il sottosegretario alla Giustizia Delmastro, che hanno lasciato i loro incarichi dopo ore di colloqui con Nordio. A dimettersi in serata anche Elena Chiorino che lascia la vicepresidenza della Regione Piemonte. Esponente biellese di Fratelli d’Italia, Chiorino è anche lei coinvolta nell’affaire Delmastro.
Qui le voci raccolte in questi giorni da Radio Onda d’Urto sull’esito del Referendum costituzionale, con analisi e commenti sulla distribuzione del voto e non solo
Su Radio Onda d’Urto anche le voci da Biella Roberto Pietrobon, giornalista e dirigente Alleanza Verdi Sinistra nella città di Delmastro e Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista

MOVIMENTI – Al di là della battaglia intestina all’esecutivo, una prima espressione del no sociale al Governo a seguito del voto referendario, si tradurrà in piazza sabato 28 marzo a Roma.
Il movimento No Kings Italia ha infatti presentato oggi, in conferenza stampa, la manifestazione di sabato per le strade della capitale, per dire “no all’autoritarismo, no alla guerra, no al riarmo, no al genocidio e no alla repressione”, fa sapere Luca Blasi (Avs), portavoce dei No Kings Italia. Alla conferenza stampa di lancio della mobilitazione oggi erano presenti, oltre ai No Kings, anche realtà come Arci, Fiom, Disability Pride Italia, Rete Pace e Disarmo e Rete No Bavaglio. Ma le sigle aderenti in totale sono più di 700. L’appuntamento con la manifestazione è sabato alle 14 da piazza Repubblica. La sera prima, venerdì, il concerto a Testaccio.
Per questo, venerdì 27 marzo, presso il csa Magazzino 47 di Brescia si svolgerà una cena sociale per sostenere la trasferta in pullman del giorno successivo a Roma, per raggiungere collettivamente la manifestazione nazionale No Kings.
Tutte le informazioni qui.

LAVORO – Dopo 193 giorni di lotta, con il presidio permanente ai cancelli dell’azienda e numerosi blitz nei negozi di alta moda, il sindacato di base Sudd Cobas annuncia una “vittoria storica” nella vertenza degli operai della stireria “L’Alba” di Montemurlo, in provincia di Prato.
L’ultimo incontro del “tavolo di filiera” – anche questo ottenuto dai lavoratori con la lotta – si è concluso con la firma, da parte delle aziende committenti, cioè i brand dell’alta moda che affidano la produzione a “L’Alba”, di un accordo che prevede, spiega ai microfoni di Radio Onda d’Urto Filippo Branchetti, esponente del Sudd Cobas, “la responsabilità dei brand nell’assicurare che le commesse vengano legate all’occupazione dei lavoratori e non si perdano in una giungla di appalti e subappalti nella quale poi la ricerca del profitto sfrenato porta sempre a far sì che queste commesse vengano lavorate in condizioni di sfruttamento”.
Per il Sudd Cobas è un “precedente storico”: un caso di sfruttamento e caporalato nella moda risolto con l’intervento diretto dei brand committenti”.
Sulle frequenze di Radio Onda d’Urto, Filippo Branchetti del sindacato Sudd Cobas.

BRESCIA – Chiudiamo le notizie della newsletter con gli appuntamenti locali dalla città da cui trasmettiamo, Brescia.
Lunedì 30 marzo 2026, alle ore 18.30, il centro sociale Magazzino 47 (via Industriale 10, Brescia) ospiterà la presentazione del libro “L’arte della libertà. Breve storia del movimento di liberazione curdo” (Meltemi, 2025) di Havin Guneser. Sarà presente l’autrice, Havin Guneser, ingegnera, giornalista e cofondatrice di The Academy of Social Science, già ospite di Radio Onda d’Urto per alcune interviste rilasciate alla nostra emittente. Dialogherà con lei Anna Clara Basilicò, traduttrice e curatrice dell’edizione italiana del libro. L’intervista su Radio Onda d’Urto ad Anna Clara Basilicò.
Sabato 28 marzo, invece, dalle 10 alle 13 all’Antica Cascina San Zago, in via dei Colli a Salò (BS), si svolgerà il convegno “Alla ricerca di quella dignità ora perduta del Lago di Garda”, organizzato dalla Federazione delle Associazioni che amano il fiume Chiese ed il suo lago d’Idro.
La presentazione del convegno su Radio Onda d’Urto con Gianluca Bordiga, della Federazione delle Associazioni che amano il fiume Chiese ed il suo lago d’Idro.

Oggi sulle frequenze di Radio Onda d’Urto anche:
- BRESCIA: Diritti per Tutti chiede almeno 200 alloggi nel prossimo bando per le case popolari. Qui la conferenza stampa
- ANTISPECISMO: 6 persone fermate e identificate “a scopo preventivo” durante l’inaugurazione di Lombardia Carne. Ai nostri microfoni, il racconto Federico di No Food No Science, il collettivo antispecista mantovano colpito dalla repressione “preventiva” del Decreto (in)Sicurezza.
- “THE KURDISTAN FREEDOM MOVEMENT AT A CROSSROADS”: due giorni di conferenza all’Università di Torino. La presentazione di Davide Grasso, ricercatore dell’Università di Torino al dipartimento Culture, Politica e Società, tra gli organizzatori e i relatori del convegno.
Radio Onda d’Urto
https://www.radiondadurto.org/

Le previsioni del tempo per mercoledì 25 marzo 2026
Maltempo, arriva il colpo di coda invernale: torna il freddo con neve e rovesci
Una intensa perturbazione fredda alimentata da aria artica porterà i primi rovesci e temporali sparsi, peggioramenti da mercoledì sul nord. Neve tonda o graupel. Colpiti Veneto, Friuli Venezia Giulia, Romagna, Marche e Abruzzo

“Dopo una breve tregua anticiclonica martedì, il tempo tornerà a peggiorare a partire dal Nord oggi, quando la parte avanzata di una intensa perturbazione fredda alimentata da aria artica porterà i primi rovesci e temporali sparsi”. Lo confermano i meteorologi di 3bmeteo che avvertono: “Sarà il preludio ad una fase prettamente invernale attesa tra giovedì e venerdì, quando si formerà un vero e proprio ciclone freddo sull’Adriatico. Sono così previsti rovesci e temporali anche di forte intensità e accompagnati da locali grandinate soprattutto al Centrosud, mentre il Nord sarà coinvolto solo in una prima fase, giovedì, con fenomeni soprattutto sul Nordest e sulle Alpi di confine”.
continua in
https://www.rainews.it/articoli/2026/03/maltempo-arriva-il-colpo-di-coda-invernale-torna-il-freddo-con-neve-e-rovesci-le-previsioni-meteo-857695dc-9c37-4bd7-91e0-25be25ed4a4c.html
25 marzo 2025. Passioni e mal di vivere. Addio a Gino Paoli, l’anarchico della canzone d’autore
Musica La morte a 91 anni del grande artista, tra i padri della scuola genovese. L’amore per il jazz dai classici dei sessanta nell’Italia «felix» del boom a Serrat, Brel, Ferrè, Ciampi: una voce controcorrente
Stefano Crippa – ilManifesto
«Io conosco la notte, per questo il buio non mi fa paura. Conosco la penombra di una soffitta fredda perché i soldi per pagare le bollette non ci sono e bisogna sapesi accontentare. La sensazione di aver sbagliato tutto, l’angoscia che risuona dentro come una canzone incompiuta o, peggio ancora, sbagliata. Il dolore che si apre nel petto prima di svegliarti in ospedale. Lo schianto delle lamiere, la radio che si spegne e di colpo, solo il suono delle sirene a dirti che sei ancora vivo». Parole di Gino Paoli nell’incipit della sua autobiografia (definitiva), Cosa farò da grande, scritta a quattro mani tre anni fa insieme a Daniele Brescianini, e che suonano come una sorta di testamento in vita per Paoli che è morto la notte scorsa a 91 anni nella sua casa nel modenese. Quello che per motivi anagrafici è considerato con Umberto Bindi il capostipite della scuola genovese, nasce in realtà a Monfalcone (Gorizia) il 23 settembre del 1934. Arriva a Genova bambino e in Liguria vivrà tutta la parentesi bellica. Grazie ai soldati americani farà la scoperta del jazz. È infatti la musica ad attirarlo già da giovanissimo, suona un po’ la tromba, un po’ la batteria, un po’ si misura con il canto (in jazz) ci tiene a precisare. «In casa nostra – spiega – era ammessa quasi soltanto la musica classica e il jazz che sentii propagarsi dal campo fu per me una vera e propria detonazione. Presi allora coraggio e scambiai qualche pomodoro e qualche cipolla con due raccolte strepitose che conservo ancora nel mio studio». Ma la su vera passione – almeno giovanissimo – è la pittura che alterna con l’attività lavorativa di grafico che manterrà fino al 1962, quando il successo ormai consolidato gli permetterà di cambiare attività.
Il suo primo 45 giri è del 1959, per la cronaca contiene La tua mano e Chiudi. A spingerlo su questa carriera è l’amico Gian Piero Reverberi – che a Milano incide per la Ricordi, etichetta che da poco si sta aprendo anche ai nuovi fermenti della musica leggera. Il successo – vero – gli arride quasi subito: nel 1960 La gatta, dedicata alla soffitta in cui Paoli viveva e ai felini, di cui è sempre stato appassionato. L’ispirazione è altissima, sempre in quell’anno arriva Il cielo in una stanza: la offre a diverse interpreti che la ’scartano’ a priori. Colpisce Mina che la incide – e al termine dell’esecuzione narrano le cronache – si commuove fino alle lacrime: quella versione venderà 1 milione di copie arrivando in testa alle classifiche per venti settimane, regalando a Paoli uno status di autore assoluto e a Mina quello di grande interprete, ormai oltre la categoria degli urlatori. Il 1961 è l’anno della prima partecipazione al festival di Sanremo con Un uomo vivo (esclusa dalla finale) e dell’incontro con Ornella Vanoni. «Di lui dicevano che era frocio, di me che ero lesbica – spiegava l’artista milanese -, sull’equivoco la storia è nata come forte amicizia e una volta chiarito, è arrivato l’amore». Una passione nata negli studi di registrazione della Ricordi dove lei lo sorprende al pianoforte e gli chiede una canzone.
Poco dopo Paoli la richiama e le suona le prime note di Senza fine, un giro armonico di valzer che diventa popolarissimo. Mariano Rapetti (l’editore padre di Mogol), inviò a Paoli un elenco delle versioni di quel pezzo dove in fondo c’era scritto: «Sono stufo di mandartele, a 385 mi fermo». Doveva esserci anche quella di Frank Sinatra, gliela consigliò Dinah Shore dopo averla ascoltata a Roma: the voice se ne innamorò e volle dedicarla a Mia Farrow, l’arrangiamento era pronto ma quando stava entrando in sala di registrazione, la liaison si spezzò. Il pezzo passò così a Dean Martin, inciso con l’arrangiamento che era stato pensato proprio per Sinatra.
Successo e depressione, la rinascita e il rapporto con Ornella Vanoni, la pittura e la rivoluzione dei testi
I CAPOLAVORI nascono anche così: Il cielo in una stanza e Senza fine – maestose nelle esecuzioni di Mina (recuperate una versione minimale registrata nel 1988 dalla Tigre di Cremona col solo accompagnamento di Renato Sellami al pianoforte) e Ornella – finiscono anche nel primo album che Gino incide nel 1961. I suoi adattamenti sono chiaramente più in chiaroscuro, quasi recitati e decisamente grezze: le capacità da interprete e chansonnier le affinerà nei settanta e ancora più avanti quando si unirà nei primi anni duemila ad ensemble jazz. Le canzoni di Paoli raccontano sì l’amore, ma lo fanno in maniera decisamente rivoluzionaria per l’epoca, il rischio è sempre quello di scivolare sul melenso. Paoli evita il tranello: preferisce infatti giocare sulle allusioni, sulle pulsioni, sulle insoddisfazioni comuni a tutti. Così ne Il cielo in una stanza descrive in una metafora l’orgasmo e quel ’soffitto viola’ non è altro che l’interno di una casa di tolleranza.
NEL 1962 un nuovo lp – Paoli è forse il primo cantautore a vedere nel formato album la completezza maggiore della sua espressività. Dentro ci sono anche riletture – tradotte in italiano – di Ne me quitte pas di Brel e Il faut savoir di Aznavoure. Il cantautore non esaurisce i ’classici’: il 1963 è l’anno di quella che universalmente è considerata la sua canzone più celebre: Sapore di sale (dentro c’è anche l’assolo di un allora sconosciuto Gato Barbieri…) ma anche di Che cosa c’è. Brani che risuonano nei juke box dell’epoca e segnano l’Italia del boom.
Paoli ’popstar’ e anche personaggio pubblico, che finisce sulle pagine dei settimanali (e non solo) per la sua movimenta esistenza privata, fa scandalo la separazione dalla prima moglie Anna – ritrova Ornella Vanoni e la consorte sedute in giardino che gli intimano ’ora devi scegliere’. Lui sceglierà la fuga… Poi arriverà la giovanissima Stefania Sandrelli seguita da mille altre relazioni e negli anni della maturità, la seconda moglie Paola Penzo. Uomo complesso, carattere spigoloso e decisamente non facile, racconta anche la depressione e il tentato suicidio: «Le due donne più belle d’Italia, Ornella Vanoni e Stefania Sandrelli, erano innamorate di me. In garage avevo una Porsche, una Ferrari e una Flaminia Touring. Cos’altro potevo avere? Volevo vedere cosa c’era dall’altra parte. Così mi sono sparato al cuore».
La fama sembra svanire all’alba dei trent’anni, ne è perfettamente consapevole e fors’anche ne è sollevato: dirada le esibizioni, si occupa di un locale a Levanto e segue qualche giovane di talento (fra questi Lucio Dalla alle prime armi). Un (quasi) arretramento che durerà moltissimo, quasi un ventennio dove non smetterà di incidere canzoni che non finiscono nelle zone alte delle classifiche, ma che diventano pietre miliari della sua discografia: traduce Joan Manuel Serrat nel 1974 in I semafori rossi non sono Dio (un incanto, ascoltare Il manichino, Chopin e soprattutto Mediterraneo che riprenderà spesso dal vivo) e ricorda Piero Ciampi con l’intenso Ha tutte le carte in regola, dove si percepisce l’emozione di un omaggio sentito in brani come Ma che buffa che sei, Il vino, Io e te. A metà anni ottanta il ritorno anche nelle classifiche. La luna & il sig. Hyde – inciso nel 1984 per l’etichetta del biscione, la Five, contiene Una lunga storia d’amore – che anticipato poco prima da Averti addosso – diventa una delle canzoni dell’anno. A completare la rinascita, è il tour che intraprende nel 1985 insieme a Ornella Vanoni, un tour che gioca con ironia sulla passata relazione amorosa fra i due e che si rivela un successo senza precedenti, coronato anche da un doppio album dal vivo che arriverà a vendere oltre 500 mila copie.
QUEL CONNUBIO ha origine nel settembre del 1984 al Velodromo dell’Eur per la Festa dell’Unità, per quella ’reunion’ gli organizzatori si aspettano cinquecento persone. Ne arrivano a migliaia, un tripudio. Inevitabile il tour con partenza dal Sistina di Roma, e poi l’album dal vivo. Vent’anni dopo, ritorneranno insieme questa volta preceduti da un doppio disco inciso in studio, Ti ricordi? No non mi ricordo (seguito l’anno dopo da un altro live). Nel 1986 il ritorno ’solista’ di Paoli vede l’uscita di Cosa farò da grande, che contiene Ti lascio una canzone. Melodie impeccabili, arrangiamenti più ammiccanti e il disco scala posizioni nella hit parade. Ancora meglio va nel 1991, Matto come un gatto vende 500 mila copie trainato dal successo di Quattro amici (con il cameo di Vasco Rossi) che vince il festivalbar. Seguiranno altri lavori in studio e soprattutto molta attività dal vivo, a inizio millennio riprenderà la sua giovanile passione per il jazz, attraverso concerti e una serie di lavori di classe cristallina. In particolare Milestone. Un incontro in jazz (2007) dove attorniato da Enrico Rava, Danilo Rea, Roberto Gatto, Flavio Boltro, Rosario Bonaccorso ripropone versioni riarrangiate fra le altre di Sapore di sale, Il cielo in una stanza, Senza fine. Negli ultimi tempi si era quasi ritirato nella casa nel modenese insieme alla moglie Paola, la morte del figlio Giovanni l’aveva provato moltissimo come quella a novembre di Ornella Vanoni, un dolore terribile.
https://ilmanifesto.it/passioni-e-mal-di-di-vivere-addio-a-gino-paoli-lanarchico-della-canzone-dautore
25 marzo 2026. La Piccola Posta di Adriano Sofri

Un elogio in vita per Ricky Gianco
Salutarlo oggi da vivo, da vivi. Un abbraccio a pugni chiusi
Con tutto questo frullare di Sì e No mi è tornato in mente “Compagno sì, compagno no, compagno un cazzo”, Ricky Gianco, 1977. Anche perché ieri i giornali riferivano i ricordi di Ricky Gianco sul suo amico Gino Paoli. Siamo assediati dai necrologi, possiamo immaginare i nostri e a volte leggerne già qualcuno, di soppiatto. Allora mi è venuta voglia di salutare Ricky Gianco da vivo, da vivi – lui è nato dopo. E avvertì: Era proprio Francesca! Direi che l’italiano non abbia un contrario di necrologio, un elogio in vita. Non importa. Lo dico con parole sue. Buongiorno, Ricky. Un abbraccio a pugni chiusi.
Rassegna stampa del 23marzo 2026
Martedì 24 marzo 2026
Rassegna stampa internazionale del 23 marzo 2026
La stampa internazionale letta e commentata da Anna Maria Giordano. Per ricevere gli articoli letti potete iscrivervi alla Newsletter di Radio3 Mondo.
Martedì 24 marzo 2026

Adesso Sì Con due milioni di voti di vantaggio e il 53,7% vince il no alla riforma della magistratura. Buona l’affluenza, pesantissima la sconfitta del governo. Meloni azzoppata «però vado avanti». Pericolo scampato, ma la giustizia va riformata sul serio e il centrosinistra ricostruito
Luisa Cimino
https://ilmanifesto.it/per-la-potenza-canaglia-la-guerra-costa-altri-200-miliardi
https://ilmanifesto.it/edizioni/il-manifesto/il-manifesto-del-24-03-2026
24 marzo 2026. Una sconfitta, non ancora una vittoria
Andrea Fabozzi – ilManifesto
Una sconfitta netta della destra al governo che è soprattutto un enorme pericolo scampato ma che non è ancora un segnale di vittoria per chi sta all’opposizione. Meloni ha costruito la sua disgrazia da sé, confermando di essere una leader politica sopravvalutata: se brilla è perché sono opachi alleati e avversari. Nulla le imponeva di portar avanti questa strampalata riforma della magistratura né di andare al referendum adesso, a campagna per le politiche sostanzialmente già aperta. Non è la prima che si fa prendere dall’ebrezza di potere e avrebbe dovuto imparare dal passato.
Innanzitutto dal referendum costituzionale del 2016, quello voluto da Renzi: il risultato di ieri molto gli assomiglia. Anche allora si diceva che un’affluenza alta avrebbe avvantaggiato i favorevoli alla riforma: fu alta in effetti ma perché a gonfiarla fu allora come oggi la voglia di dire no all’eccesso di potere. C’era, c’è ancora e resiste, radicata nelle convinzioni di una maggioranza di elettori italiani, una sorta di prudenza, di diffidenza verso chi si propone di strafare ed è una forma di reazione sana, interprete del principio costituzionale della separazione dei poteri. Tutti hanno capito che il referendum verteva in fondo su queste pulsioni autoritarie e sono gli anticorpi democratici a essersi attivati. È per questo che la vittoria del no è soprattutto un grande pericolo scampato.

Avremmo avuto un assetto della magistratura peggiore, con meno spazio per le garanzie, i magistrati dell’accusa sarebbero finiti nell’orbita del potere esecutivo. Eppure quello che ci ritroviamo intatto non è certo un sistema giudiziario del quale essere soddisfatti. La giustizia italiana è una casa assai malridotta (le carceri un’ignobile cantina degli orrori), l’abbiamo salvata dall’incendio ma va sistemata immediatamente senza darla vinta a chi, soddisfatto dell’esito referendario, torna a sostenere che nelle procure e nei tribunali italiani c’è tutto il bene mentre tutto il male sta altrove.
Non è così e lo prova il fatto che la vittoria del no si accompagna a un giudizio dei cittadini che resta severo nei confronti della magistratura. Il che dimostra quanto è grande la sconfitta di Meloni: bisognava proprio impegnarsi molto per perdere un referendum del genere. Per fortuna Nordio, Delmastro e la premier stessa si sono impegnati assai.
Il risultato non lascia dubbi: per il governo non è una sconfitta risicata, un testa a testa come una prima linea difensiva della destra ha provato a sostenere ieri nelle trasmissioni tv. Due milioni di elettori in più per il no sono un voto di opinione generale che ha riguardato nord e sud e ha bocciato tanto la riforma quanto la campagna elettorale del governo, forse la seconda più della prima. Il sì non è risultato vincente in nessuna delle prime dieci città italiane e solo in due delle prime 30 per popolazione; addirittura in tutte le città italiane grandi e medie (che hanno cioè più di 50mila abitanti, sono 138), il no ha perso appena in 14 casi e vinto in 124.

Tutto questo, ad alzare un po’ lo sguardo, è anche una conferma: la destra di Meloni non ha la maggioranza nel Paese. Non l’aveva quattro anni fa, quando furono solo le divisioni di chi le si opponeva a consentirle la vittoria, non ce l’ha adesso dopo la prova di governo e malgrado diversi partiti che allora le erano contrari (Renzi, Calenda, +Europa) stavolta sostenessero il sì.
Gli elettori e soprattutto gli elettori giovani (malgrado l’imbroglio contro i fuorisede) hanno capito benissimo che si trattava di un passaggio che non poteva essere disertato proprio perché metteva in discussione le loro libertà costituzionali e la questione del potere non (solo) l’amministrazione della giustizia. Il che consegna una grande responsabilità all’opposizione: la sconfitta degli avversari non è un alloro di cui possono spensieratamente fregiarsi.
Non dimentichiamo la timidezza con cui hanno voluto affrontare la campagna elettorale e ricordiamo invece come l’iniziativa di raccogliere le firme senza le quali avremmo votato già un mese fa (prima degli sguaiati appelli di Meloni, prima di Delmastro e Bartolozzi) sia stata di un gruppo di cittadini e non dei partiti del centrosinistra né del sindacato.
Va bene festeggiare un giorno – forse non proprio quello giusto per mettersi a discutere di primarie – ma non è affatto detto che questa mobilitazione contro la destra sia scontata e ripetibile. I cittadini hanno avvertito la minaccia e sono andati a votare sapendo di poterla allontanare con il voto. Ci saranno ancora quando si tratterà di manifestare in piazza lo stesso no alla deriva antidemocratica, a partire ne siamo certi da sabato prossimo a Roma. Ma hanno bisogno ancora di molte prove per fidarsi di chi dovrebbe rappresentare in parlamento e magari al governo questa radicalità costituzionale. Non è scontato che le avranno. Però adesso sì, ci sì può provare.
https://ilmanifesto.it/una-sconfitta-non-ancora-una-vittoria
Referendum
24 marzo 2026 – RaiNews LIVE
Referendum Giustizia, il No vince con quasi 15 milioni di voti. Nordio: “Non mi dimetto”
Il Sì vince solo in Lombardia, Veneto e Friuli. Schlein: “Un messaggio chiaro”, Conte lancia primarie di coalizione in vista delle Politiche. Meloni non ha in programma di incontrare Mattarella

AGGIORNAMENTO IN TEMPO REALE
https://www.rainews.it/maratona/2026/03/referendum-costituzionale-referendum-giustizia-2026-quesiti-schieramento-del-no-e-del-si-csm-alta-corte-separazione-carriera-magistrati-urne-scrutini-affluenza-risultati-in-diretta-e4a08ec0-62c2-4542-808e-c9e20bfd1115.html
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Terremoto in via Arenula
24 marzo 2026. Delmastro e Bartolozzi si dimettono: il sottosegretario e la “zarina” di Nordio capri espiatori per il referendum

Sono Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi i due capri espiatori perfetto dopo la bocciatura del governo Meloni nelle urne? Dopo il colpo incassato col voto sulla riforma dell’ordinamento giudiziario promossa dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, bocciato da oltre il 53% degli elettori recatisi nei seggi nel weekend, è proprio da via Arenula che arrivano gli scossoni.
Non riguarderanno Nordio, ma la sua fedelissima e capo di gabinetto Giusi Bartolozzi e il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. Come anticipato da Il Foglio e Repubblica, l’esponente biellese di Fratelli d’Italia è il primo a lasciare l’incarico, una scelta su cui pesa fortissimo il pressing del partito e anche della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, così come la “zarina” del ministero.
continua in
https://www.unita.it/2026/03/24/delmastro-dimissioni-caso-bisteccheria-referendum/
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24 marzo 2026. Con il No. Oltre il No
Antonio Cantaro – La Fionda

A noi che veniamo dal breve e lungo ventesimo secolo non sfugge il significato vitale del NO. La negazione come benefico, primordiale, gesto per diventare consapevoli del rimosso. La negazione di cui parlava Freud in un breve e intensissimo testo del 1925 (La negazione e altri scritti, Bollati Boringhieri, 1982). Potenza performativa di una rivolta inequivocabile nella sua “disarmata e disarmante” semplicità ed essenzialità: No, non ci sto. Il fondamento primordiale senza il quale non c’è identità: ancor meno identità politica. Perché diceva Mario Tronti – il Tronti amato da Pasquale Serra – «o si è qualcosa o non si diventa niente». E si deve essere qualcosa per avere quel pensiero su come va il mondo. D’altra parte a noi che veniamo dal breve e lungo ventesimo secolo non sfugge, altresì, che questo primo atto di primaria protesta – No, non ci sto – non esaurisce il processo di costruzione dell’identità. Lo apre. Altrimenti rischia di ridursi ad estetica ed accademica indignazione. È quel che accade – ardito accostamento – nella grande letteratura moderna al centro di un recentissimo, prezioso, volume a sedici voci curato da Luigi Alfieri, Marco Cangiotti, Roberto Gatti e Federico Sciacca (Il male nella letteratura contemporanea. Riflessioni filosofiche, Giappichelli, 2025). Insomma, c’è Freud nel breve e lungo ventesimo secolo, ma c’è anche Massa e potere grandemente amato da Luigi Alfieri che i lettori ben conoscono e apprezzano. C’è, andiamo al cuore del tema, anche la naturale capacità di metamorfosi di Elias Canetti che uno dei contributi del citato volume rintraccia come latente presenza anche in Primo Levi (C. M. Bellei, L’Angelo e la Farfalla. La Perfezione del Male in Angelica Farfalla di Primo Levi).
continua in
https://www.lafionda.org/2026/03/24/con-il-no-oltre-il-no/
24 marzo 2026 – RaiNews LIVE Iran, 21° giorno
Trump apre a tregua e negoziati: “Iran rinuncia ad atomica”. Il Pentagono allerta le truppe d’elite
Trump annuncia 5 giorni di tregua e un piano di pace in 15 punti, schierati Vance e Rubio per l’accordo. L’Idf registra un calo dei raid balistici (10 al giorno), Israele resta scettico sull’intesa che Netanyahu definisce “sotto le attese”
AGGIORNAMENTO IN TEMPO REALE
https://www.rainews.it/maratona/2026/03/irtan-guerra-trump-sospende-raid-sulle-centrali-stiamo-negoziando-teheran-nega-fake-news-manipolare-mercati-10c569dd-7c9b-43a0-a105-953ffaac1399.html
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La guerra all’Iran, tutti gli attacchi di ieri

Iran war updates: Trump claims talks ongoing, Iran hits central Israel
- US President Donald Trump says that talks to end the war on Iran are ongoing, claiming that Tehran wants to make a deal “so badly”.
- Iran has named Mohammad Bagher Zolghadr as the new secretary of the Supreme National Security Council.
- Iranian missiles have hit several areas of Tel Aviv and its surrounding area, causing major building damage and at least four casualties.
- Tehran denied that talks with the US are taking place, with Iran’s parliamentary speaker saying such claims are “fake news” and being “used to manipulate financial and oil markets”.
- Despite Trump’s comments, US Central Command says US forces “continue to aggressively strike” targets in Iran, as Iranian missiles and drones continued to target Gulf countries – including Bahrain, Saudi Arabia and Kuwait – overnight.
- Visit our live tracker for the latest casualty figures from across the region.
AGGIORNAMENTI IN TEMPO REALE
https://www.aljazeera.com/news/liveblog/2026/3/24/iran-war-live-tehran-says-trumps-claims-of-peace-talks-fake
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https://www.aljazeera.com/middle-east/
https://www.aljazeera.com/
Altri aggiornamenti
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https://english.alarabiya.net/topics/palestinian-israeli-conflict

24 marzo 2026
Le Monde Live – aggiornamenti in tempo reale dal 21 al 28 marzo
Bienvenue dans ce live consacré à la « frappe préventive » d’Israël sur l’Iran
24ᵉ jour de l’opération militaire américano-israélienne contre l’Iran | Bonjour, si vous nous rejoignez tout juste, voici un aperçu des dernières nouvelles :
Le point sur la situation à 19 heures
- Israele ha annunciato martedì che si sarebbe impadronito di una vasta area del Libano meridionale per garantire la propria sicurezza , mentre continua i suoi attacchi sul resto del territorio e Hezbollah, gruppo filo-iraniano, bombarda Israele.
- Alors qu’Israël mène des frappes massives, son ministre de la défense a déclaré que les forces israéliennes « manœuvraient à l’intérieur du territoire libanais pour s’emparer d’une ligne de défense avancée » jusqu’au fleuve Litani, à une trentaine de kilomètres de la frontière.
- Dans un entretien avec l’Agence France-Presse, le chef de la diplomatie française, Jean-Noël Barrot, a « exhorté les autorités israéliennes à s’abstenir de telles opérations terrestres qui auraient des conséquences humanitaires majeures et qui aggraveraient la situation déjà dramatique du pays ».
- Le ministre de l’économie français a évoqué « un nouveau choc pétrolier » : « Cette situation [les perturbations dans l’acheminement de pétrole des pays du Golfe vers le reste du monde] constitue un nouveau choc pétrolier. Et si ce choc énergétique persiste au-delà de quelques semaines, la crise pourrait se diffuser plus largement à l’économie, et être au fond d’une nature plus systémique », a déclaré Roland Lescure.
- Israël doit saisir un « moment historique » de dialogue avec le Liban, a estimé la France, au moment où Beyrouth « traduit ses paroles en actes » pour contrer l’ingérence de Téhéran au Liban.
- Israël a demandé au Liban d’agir de manière « significative » contre le Hezbollah : « Nous appelons le gouvernement libanais à prendre des mesures concrètes et significatives contre le Hezbollah, dont des ministres siègent encore en son sein », a déclaré le chef de la diplomatie israélienne, Gideon Saar, dans un message sur X.
- Une série d’explosions d’origine inconnue a secoué mardi des régions, au nord de Beyrouth, épargnées par les frappes israéliennes, selon des habitants et des médias locaux, un responsable militaire libanais estimant qu’il pourrait s’agir de l’interception d’un missile iranien.
- Le ministre des affaires étrangères chinois, Wang Yi, a affirmé mardi que « mieux vaut négocier que s’affronter », lors d’un appel téléphonique avec son homologue iranien, Abbas Araghtchi.
- > « Nous espérons que toutes les parties saisiront toutes les occasions qui se présenteront pour entamer des pourparlers de paix aussi vite que possible », a ajouté Wang Yi, selon un communiqué de la diplomatie chinoise.
Un employé civil marocain travaillant pour l’armée des Emirats arabes unis a été tué lors d’une attaque de missile iranienne au Bahreïn, a déclaré mardi le ministère de la défense émirati. - Il Pakistan ha dichiarato di essere “pronto” ad ospitare colloqui ” volti a una soluzione globale del conflitto in corso , subordinatamente all’accordo tra Stati Uniti e Iran”, ha scritto il Primo Ministro Shehbaz Sharif il giorno X, il giorno dopo un incontro con il Presidente iraniano Massoud Pezeshkian.
https://www.lemonde.fr/international/live/2026/03/25/en-direct-guerre-au-moyen-orient-l-iran-relache-la-pression-sur-le-detroit-d-ormuz-sur-fond-de-negociations-avec-les-etats-unis_6673056_3210.html
24 marzo 2026. Medio Oriente: Trump “gioca” con i mercati, ma la guerra continua
Palestina: violenze senza fine, ma si riaccende la solidarietà | Lavoro: “vittoria storica” di operai e Sudd Cobas nella vertenza “L’alba” | Argentina: 50 anni fa il golpe militare. Migliaia in piazza

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MEDIO ORIENTE – L’Iran nega i colloqui con gli Usa paventati da Trump e bolla le parole del Tycoon come “fake news per manipolare i mercati”. A conferma, ancora raid congiunti Usa-Israele oggi sugli impianti nel settore energetico in Iran, nella zona di Isfahan e nella città sud-occidentale di Khorramshahr: gli attacchi sono stati portati avanti, sostiene l’Iran “poche ore dopo l’annuncio di Trump di rinviare per 5 giorni i raid sull’energia”.
Tuttavia non sono solo le infrastrutture energetiche a essere bersaglio: gli attacchi contro l’Iran da parte delle forze statunitensi e israeliane hanno colpito più di 82.000 strutture civili, tra cui case e strutture sanitarie, dal 28 febbraio 2026. Il Pentagono, intanto, prevede di dispiegare altri 3.000 soldati della divisione di élite dell’esercito in Medio Oriente. A riportarlo il Wall Street Journal.
Con Luca Celada, giornalista e corrispondente da Los Angeles per Il Manifesto, abbiamo fatto qui il punto sull’agire politico del presidente Usa.
Nel frattempo, in Iran, Bagher Zolghadr – comandante in pensione delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche – è il nuovo segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale, in sostituzione di Ali Larijani, ucciso la scorsa settimana in un attacco israeliano. Missili iraniani su diverse aree di Tel Aviv, danni a edifici e almeno 4 vittime.
Israele, tuttavia, continua a colpire anche in Libano, uccidendo due persone nella città di Bshamoun. Attacchi aerei israeliani anche contro Tiro, nel sud. Hezbollah afferma che il gruppo resisterà allo sforzo di Israele di occupare parte del Libano meridionale. Più di 1.070 persone uccise in Libano dall’inizio dell’attacco israeliano iniziato poco più di 3 settimane fa. Oggi, tra gli altri, un ragazzo di 15 anni ad Hasbaya.
Violenze senza fine anche in Palestina. Qui Israele ha ammazzato un bambino del sud di Gaza, dove il bilancio delle vittime del genocidio ha superato 72mila vittime. Nella Cisgiordania occupata ondata di violenze di coloni ed esercito israeliano. 5 palestinesi feriti vicino a Hebron per un colono che li ha deliberatamente investiti; nel frattempo i soldati occupanti colpiscono i palestinesi: raid, incursioni e arrestri arbitrari di massa a Silwan, Nablus, Valle del Giordano Gerusalemme.
Per quanto riguarda la solidarietà al popolo palestinese, proseguono in Italia le iniziative contro riarmo e genocidio e a sostegno della Global Sumud Flotilla, arrivata alla sua seconda missione e le cui navi italiane sono dirette in Sicilia per proseguire, da lì, il viaggio verso Gaza.

Questo pomeriggio a Trento, corteo contro riarmo e genocidio organizzato da una rosa di realtà sociali e di movimenti, dalle Acli al centro Sociale Bruno. Centinaia le persone presenti.
Qui la corrispondenza di Tommaso, del centro sociale Bruno e di Trento per la Palestina
Giovedì 26 marzo si mobiliteranno invece i presidi Sumud di Valtellina, Valchiavenna e Val Camonica con un “incontro diffuso” con lə attivistə del Global Mouvement to Gaza e della Global Sumud Flotilla.
Qui la presentazione di Maria del coordinamento dei presidi Sumud di Valtellina, Valchiavenna e Val Camonica.

LAVORO – Dopo 193 giorni di lotta, con il presidio permanente ai cancelli dell’azienda e numerosi blitz nei negozi di alta moda, il sindacato di base Sudd Cobas annuncia una “vittoria storica” nella vertenza degli operai della stireria “L’Alba” di Montemurlo, in provincia di Prato.
L’ultimo incontro del “tavolo di filiera” – anche questo ottenuto dai lavoratori con la lotta – si è concluso con la firma, da parte delle aziende committenti, cioè i brand dell’alta moda che affidano la produzione a “L’Alba”, di un accordo che prevede, spiega ai microfoni di Radio Onda d’Urto Filippo Branchetti, esponente del Sudd Cobas, “la responsabilità dei brand nell’assicurare che le commesse vengano legate all’occupazione dei lavoratori e non si perdano in una giungla di appalti e subappalti nella quale poi la ricerca del profitto sfrenato porta sempre a far sì che queste commesse vengano lavorate in condizioni di sfruttamento”.
Per il Sudd Cobas è un “precedente storico”: un caso di sfruttamento e caporalato nella moda risolto con l’intervento diretto dei brand committenti”.
Sulle frequenze di Radio Onda d’Urto, Filippo Branchetti del sindacato Sudd Cobas.

ARGENTINA – Oggi, 24 marzo, ricorre il 50° anniversario del colpo di Stato che instaurò in Argentina la più sanguinosa dittatura della storia del Paese.
Cinquant’anni fa i comandanti delle forze armate Jorge Rafael Videla, Emilio Eduardo Massera e Orlando Ramón Agosti diedero il via alla dittatura con un colpo di stato. L’Argentina in quel momento era governata dal governo di Isabel Martínez de Perón, che era stata l’ultima moglie di Juan Domingo Perón.
Il 24 marzo di ogni anno in Argentina si celebra la “Giornata nazionale della memoria per la verità e la giustizia” che ricorda il colpo di stato della Giunta Militare che prese il potere nel 1976 e che produsse in pochi anni 30 mila morti e migliaia di desparecidos, persone scomparse nel nulla. Un numero contestato dal presidente fascioliberista Javier Milei, ammiratore della dittatura, che parla di “meno di 9 mila vittime”.
La giornata, scandita da vari appuntamenti in varie parti di Buenos Aires, culminerà a Plaza de Mayo, punto di convergenza di tutti i manifestanti con la lettura del documento elaborato dall’”Incontro per la Memoria, la Verità e la Giustizia” e dalla Tavola Rotonda delle Organizzazioni per i Diritti Umani. Il Governo di Javier Milei non partecipa alle celebrazioni ufficiali. Tante anche le iniziative che si tengono nelle scuole nonostante il tentativo da parte del governo di vietarle.
Sempre dall’Argentina, il punto sulla situazione del Paese in questo 50° anniversario con Federico Larsen, giornalista e nostro collaboratore.
Dall’Argentina, l’analisi di Alberta Bottini, docente presso il Dipartimento di Economia e Amministrazione dell’Universidad Nacional de Quilmes.

Oggi sulle frequenze di Radio Onda d’Urto anche:
- BRESCIA: Diritti per Tutti chiede almeno 200 alloggi nel prossimo bando per le case popolari. Qui la conferenza stampa
- ANTISPECISMO: 6 persone fermate e identificate “a scopo preventivo” durante l’inaugurazione di Lombardia Carne. Ai nostri microfoni, il racconto Federico di No Food No Science, il collettivo antispecista mantovano colpito dalla repressione “preventiva” del Decreto (in)Sicurezza.
- “THE KURDISTAN FREEDOM MOVEMENT AT A CROSSROADS”: due giorni di conferenza all’Università di Torino. La presentazione di Davide Grasso, ricercatore dell’Università di Torino al dipartimento Culture, Politica e Società, tra gli organizzatori e i relatori del convegno.
Radio Onda d’Urto
https://www.radiondadurto.org/

Le previsioni del tempo per martedì 24 marzo 2026
24 marzo 2026. Dentro quella soffitta a Boccadasse, tra fumo, bohémien e la gatta Ciacola
La morte a 91 anni di Gino Paoli: gli esordi, le amicizie

Giuliano Malatesta – ilManifesto
In quella Genova bellissima e avara dei primi anni Cinquanta immaginare di perseguire una carriera da musicista equivaleva a essere considerati pazzi. Al più, per scongiurare il rischio di finire a fare lo spedizioniere, si poteva tentare la strada del conservatorio, con la remota speranza di trovare un posto al Carlo Felice. Ne era consapevole Luigi Tenco, che nelle sue giovanili esibizioni utilizzava improbabili pseudonimi per evitare che la nomea di musicista potesse delegittimare il suo percorso di studi.Fu proprio Tenco, che in quel periodo aveva messo in piedi uno stravagante trio di cui facevano parte anche Giorgio Gaber e Gian Franco Reverberi, la persona che più di ogni altra ha contribuito a costruire il mito della non «scuola genovese», a introdurre al resto della banda un ragazzino dall’aria scapigliata. «Oggi ho conosciuto a scuola uno che dice di saper suonare la batteria», fu la sua premessa.
IL RAGAZZO venne messo alla prova ma il test si rivelò un disastro. Alla batteria e alla chitarra. Allora il giovane tirò fuori una tromba appena acquistata e fece ascoltare al gruppo la musica di Ascensore per il patibolo, che Miles Davis aveva composto per il film di Louis Malle. Quel ragazzo si chiamava Gino Paoli. «Non azzeccò neanche una nota, e anche il suo successivo provino a Milano non fu un grande successo«, mi ha confessato una volta il musicista e compositore Reverberi. «Ma era un amico e mi dispiaceva lasciarlo fuori. Poi, nel tempo, è diventato un grande interprete, persino intonato, e comunque talmente bravo a interpretare un pezzo che non era più così importante che si facesse scappar via qualche nota. La sua voce era simile a quella di Jonny Rey».
Paoli era nato a Monfalcone, aveva vissuto a Pegli e appena sposato si era trasferito a Boccadasse, borgo marinaro con le case color pastello che la leggenda vuole fondato da alcuni pescatori spagnoli che, di fronte a una tempesta in arrivo, trovarono rifugio in quella insenatura. Abitava nella famosa soffitta di Capo Santa Chiara, trasformata in atelier, si manteneva facendo il grafico pubblicitario e sognava una vita bohémien da pittore. Il ventisette del mese, quando arrivava lo stipendio, pagava i debiti e invitava tutti al Grand’Italia, che allora era un ristorante elegante dove si entrava con l’abito scuro. «Il suo era scuro, si, ma tutto macchiato di colore, perché sognava di diventare artista e un po’ se la tirava«, sosteneva Reverberi.
LA SUA CASA di Boccadasse diventò presto un ritrovo fisso, non tanto per suonare quanto per ascoltare musica. Paoli fu uno dei primi a avere tutti i dischi di Brassens. E fu in quella soffitta che scrisse La Gatta, un testo autobiografico dedicato alla sua amata “ciacola” (chiacchiera, in dialetto veneto) che dopo un iniziale flop, solo cento copie vendute nei primi tre mesi, si trasformò, grazie a quel misterioso meccanismo che porta il nome di passaparola, in un insperato successo da centomila copie la settimana che lanciò definitivamente l’autore di Senza fine e Il cielo in una stanza.
https://ilmanifesto.it/dentro-quella-soffitta-a-boccadasse-tra-fumo-bohemien-e-la-gatta-ciacola
24 marzo 2026. Wikiradio. 100 anni di Dario Fo
Rodolfo Sacchettini – Doppiozero

Siamo nel Palazzo dei Concerti di Stoccolma. È il 10 dicembre 1997. Dopo più di vent’anni il Premio Nobel per la Letteratura torna a essere assegnato a un autore italiano. L’uomo al centro della foto è Dario Fo che in quel preciso momento sta ricevendo gli applausi di 1800 persone. La cerimonia è cominciata da circa un’ora. Il galateo è rigidissimo. Tutti rigorosamente in frac. Si inizia con la fisica, poi la chimica, la medicina e per quarta, prima dell’economia, la letteratura. C’è una certa elettricità nell’aria. Alcuni temono imprevisti, colpi di scena. Hanno scritto che Fo non si inchinerà al Re, a differenza di quanto stabilisce il protocollo. Altri hanno detto che farà degli inchini esagerati come i buffoni, per dissacrare. D’altronde lui stesso ama definirsi “giullare” e adesso, per la prima volta, il “giullare” è proprio davanti al Re. E di fronte al re – cantava Fo insieme ad Enzo Jannacci nel 1968 – “sempre allegri bisogna stare, ché il nostro piangere fa male al re, fa male al ricco e al cardinale”.
continua in
https://www.doppiozero.com/wikiradio-100-anni-di-dario-fo



23 marzo 2026. Federazione Nazionale della Stampa. Antenna Group acquista Gedi, Costante: «Su Repubblica un tema di tutela del prodotto e dei diritti dei giornalisti»

La segretaria generale Fnsi: «Ancora una volta Elkann ed Exor hanno scelto la strategia della distrazione di massa, comunicando la cessione nel pomeriggio del referendum». L’Associazione Stampa Subalpina: «Umiliata la storia del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari e Carlo Caracciolo». Stampa Romana: «Ora garanzie concrete per i colleghi». Assostampa Toscana: «Salvaguardare le redazioni nei territori». Il Cdr: «Nessuna considerazione per le richieste di garanzie occupazionali». Nuova ad sarà Mirja Cartia d’Asero. Confermati Mario Orfeo alla guida del giornale e Linus alle attività radiofoniche
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https://www.fnsi.it/antenna-group-acquista-gedi-costante-su-repubblica-un-tema-di-tutela-del-prodotto-e-dei-diritti-dei-giornalisti
Rassegna stampa del 23marzo 2026
Lunedì 23 marzo 2026
Rassegna stampa internazionale del 23 marzo 2026
La stampa internazionale letta e commentata da Costanza Spocci. Per ricevere gli articoli letti potete iscrivervi alla Newsletter di Radio3 Mondo.
Lunedì 23 marzo 2026
Referendum
23 marzo 2026 – RaiNews LIVE
Referendum Giustizia, il No vince con quasi 15 milioni di voti. Nordio: “Non mi dimetto”
Il Sì vince solo in Lombardia, Veneto e Friuli. Schlein: “Un messaggio chiaro”, Conte lancia primarie di coalizione in vista delle Politiche. Meloni non ha in programma di incontrare Mattarella

AGGIORNAMENTO IN TEMPO REALE
https://www.rainews.it/maratona/2026/03/referendum-costituzionale-referendum-giustizia-2026-quesiti-schieramento-del-no-e-del-si-csm-alta-corte-separazione-carriera-magistrati-urne-scrutini-affluenza-risultati-in-diretta-e4a08ec0-62c2-4542-808e-c9e20bfd1115.html
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Referendum, Nordio: “Mi assumo la responsabilità politica ma non mi dimetto”
Quesito, quorum e schieramenti: tutto quello che c’è da sapere sul referendum del 22 e 23 marzo
Referendum 2026: lo spoglio in tempo reale sui canali Rai

Referendum costituzionale e Suppletive Camera 22-23 marzo 2026
Risultati per Regione, Provincia, Comune e Seggio
https://elezioni.interno.gov.it/risultati/20260322/referendum/scrutini/italia/01
23 marzo 2026. Abbiamo vinto! Riflessioni e tesi sulla vittoria del NO

Ce l’abbiamo fatta!
È stata una grande vittoria dell’Italia che non vuole il Governo Meloni, il suo attacco alla Costituzione e alle libertà, le sue politiche di guerra, il suo servilismo verso USA e Israele, i suoi legami con corrotti e affaristi.
È stata una vittoria della “Generazione Gaza”, che dopo anni di mobilitazione di piazza ha iniziato a prendere parola e irrompere anche nelle urne. E di tanti vecchi elettori di sinistra che sono tornati a votare per difendere alcuni valori fondamentali.
Una vittoria a dir poco clamorosa, sia per distacco, sia per l’affluenza, entrambi al di sopra di tutte le aspettative.
Una vittoria ancora più clamorosa se si pensa che il Governo aveva mobilitato tutti gli strumenti a disposizione, dal martellamento RAI e Mediaset, alla pressione sulle scuole, passando dal podcast di Fedez a pagine social subdole, strumentalizzando qualsiasi notizia o caso di cronaca.
Una vittoria che va ben oltre il centrosinistra – in cui, ricordiamo, c’erano correnti che votavano Sì, altre che hanno cercato fino alla fine di “restare sul tecnico”, di “non estremizzare” lo scontro.
continua in
https://poterealpopolo.substack.com/p/abbiamo-vinto-riflessioni-e-tesi?utm_source=post-email-title&publication_id=2805420&post_id=192319702&utm_campaign=email-post-title&isFreemail=true&r=c2va4&triedRedirect=true&utm_medium=email
La conferenza stampa del Comitato per il No al referendum
Sconfitta dal paese reale

I media e i sondaggi sopravvalutano i leader di turno, ma la fase politica è profondamente fragile. La vittoria dei No mostra che Meloni non è egemone, ma per batterla non serve un «campo largo» ma la capacità di ritracciare in modo netto il «campo di battaglia»
Giulio Calella – jacobinitalia.it
«Se l’affluenza dovesse salire, superando il 50% degli aventi diritto, allora vincerebbero i Sì», sentenziavano all’unisono i sondaggisti alla vigilia del voto. Una previsione talmente convinta da aver influenzato anche le scommesse sulla vittoria del Sì su Polymarket che hanno avuto un picco enorme dopo il primo dato dell’affluenza di domenica alle 12. Nella realtà l’affluenza ha sfiorato il 60% dei votanti portando il No a una vittoria netta con circa 7 punti percentuali di vantaggio e due milioni di voti di differenza.
continua in
https://jacobinitalia.it/sconfitta-dal-paese-reale/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_source_platform=mailpoet&utm_campaign=destra_traballa

23 marzo 2026. Alcuni pensieri condivisi dopo la vittoria del No al referendum giustizia.
Un dissenso di massa [Marco Bersani]
Una vittoria fragile [Emilia De Rienzo]
Continueremo a lottare per una giustizia giusta [Luca Casarini]
Un No a un progetto politico eversivo [Federica Borlizzi]
E ora? Ricostruire i legami, scendere in piazza… [Italo Di Sabato]
L’autoritarismo e la guerra non sono un destino [Giso Amendola]
Riprendiamoci la vita [Deborah Lucchetti]
Se l’è cercata [Lea Melandri]
Ottant’anni di pace libertà e democrazia [Rosaria Gasparro]
Quel voto ultramaggioritario dei giovani [Paolo Mottana]
Un lungo lavoro collettivo [Cronache di ordinario razzismo]
Malgrado un’informazione di regime [Alessandra Algostino]
In realtà ha vinto il Sì… [Gianfranco Bettin]
Diamo continuità [Rino Malinconico]
Questi interventi in
https://comune-info.net/no-3/
Quello che possiamo fare

Franco Bifo Berardi – comune-info.net
C’è una ragione evidente per cui voteremo NO al referendum che si tiene domenica 22 e lunedì 23: questa è l’ultima chiamata per fermare una trasformazione autoritaria e propriamente fascista dell’assetto politico istituzionale italiano.
Dal 1748, quando Charles-Louis de Secondat, barone di La Brède e di Montesquieu pubblicò L’Esprit des Lois, testo fondamentale per la cultura politica moderna, si sa che la divisione dei poteri è a fondamento della libertà civile, e che il “potere assoluto corrompe assolutamente”. Solo chi è completamente in mala fede può negare che l’obiettivo di questa riforma è limitare l’autonomia della magistratura e concentrare il potere nelle mani dell’esecutivo.
continua in
https://comune-info.net/quello-che-possiamo-fare-3/
23 marzo 2026 – RaiNews LIVE Iran, 23° giorno
Trump: “Attacchi rinviati dopo colloqui molto buoni, cinque giorni di stop”. Ma l’Iran smentisce
Il presidente Usa: “A Teheran in corso un cambio di regime, rinunciano all’atomica”. Il presidente del Parlamento iraniano: “Fake news”. L’Idf annuncia nuovi raid. Il Dipartimento di Stato agli americani in Medioriente: “Teheran potrebbe colpirvi”
AGGIORNAMENTO IN TEMPO REALE
https://www.rainews.it/maratona/2026/03/ultimatum-di-trump-aprite-hormuz-in-48-ore-o-colpiremo-centrali-elettriche-abcc0218-1f07-4756-816f-c671b1caac71.html
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IIran war updates: Tehran denies talks happened after Trump’s claims
- Iran says no negotiations or discussions with the United States have taken place since the start of the war.
- This comes after US President Donald Trump said the US and Iran have held “very good and productive conversations regarding a complete and total resolution of our hostilities in the Middle East”.
- Earlier, Iran’s National Defence Council said any attempt to attack the Iranian coast or islands would cause “all communication lines in the Persian Gulf to be mined”, as a deadline imposed by Trump for Iran to reopen the Strait of Hormuz expires today.
- Israeli forces blew up the Qasimiyah Bridge over the Litani River, a key crossing out of southern Lebanon, in an attack that President Joseph Aoun, a former general, said was a “prelude to ground invasion”.
- Visit our live tracker for the latest casualty figures from across the region.
AGGIORNAMENTI IN TEMPO REALE
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Altri aggiornamenti
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23 marzo 2026
Le Monde Live – aggiornamenti in tempo reale dal 21 al 28 marzo
Bienvenue dans ce live consacré à la « frappe préventive » d’Israël sur l’Iran
23ᵉ jour de l’opération militaire américano-israélienne contre l’Iran | Bonjour, si vous nous rejoignez tout juste, voici un aperçu des dernières nouvelles :
Le point sur la situation, lundi 23 mars à 13 heures
- Donald Trump a annoncé lundi un report « de cinq jours » de toute frappe sur des centrales électriques ou des infrastructures énergétiques en Iran, après de « très bonnes et productives discussions pour une résolution totale » du conflit. Le président américain a précisé que celles-ci se poursuivraient tout au long de la semaine.
- Un peu plus tôt, l’Iran avait menacé d’installer des mines navales dans le golfe Persique et de frapper les installations électriques américaines dans la région en cas d’attaque de ses côtes, défiant l’ultimatum de Donald Trump lancé samedi soir, qui stipulait que si Téhéran ne rouvrait pas le détroit d’Ormuz dans les quarante-huit heures, les Etats-Unis « anéantir[aie]nt » les centrales électriques iraniennes.
- L’Agence internationale de l’énergie (AIE) a prévenu lundi que la guerre au Moyen-Orient pourrait provoquer la plus grave crise énergétique mondiale de ces dernières décennies. Le directeur exécutif de l’AIE, Fatih Birol, estime que le monde a « perdu 11 millions de barils par jour, soit plus que les deux crises pétrolières majeures [des années 1970] réunies ».
- L’armée israélienne a annoncé lundi matin mener « une grande vague d’attaques » à Téhéran, où l’Agence France-Presse ainsi que des agences iraniennes ont signalé des explosions. De vastes zones de la capitale iranienne sont privées d’électricité, selon le New York Times.
- La nuit de dimanche à lundi a aussi été le moment d’autres attaques dans la région : en Arabie saoudite – visée par deux missiles balistiques, selon le ministère de la défense du royaume –, aux Emirats arabes unis ainsi qu’à Bahreïn.
- De son côté, Israël a indiqué dimanche se préparer à « encore plusieurs semaines de combats contre l’Iran et le Hezbollah » pro-iranien au Liban. L’armée israélienne compte « intensifier les opérations terrestres ciblées et les frappes » au Liban pour repousser le Hezbollah « loin de la frontière », a affirmé son chef d’état-major.
- La Chine, habituellement très en retenue dans cette crise, a mis en garde lundi contre le risque d’une situation « incontrôlable ». A Moscou, le Kremlin a plaidé pour la seule « voie politique et diplomatique » afin d’aboutir à une désescalade.
https://www.lemonde.fr/international/live/2026/03/25/en-direct-guerre-au-moyen-orient-l-iran-relache-la-pression-sur-le-detroit-d-ormuz-sur-fond-de-negociations-avec-les-etats-unis_6673056_3210.html
23 marzo 2026. Referendum: circa 15 milioni di “No” alla giustizia targata Nordio – Meloni
Iran: Trump crea caos anche a livello diplomatico I Palestina: via alla seconda Global Sumud Flotilla I Francia: le grandi città non cadono nelle mani della Le Pen

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REFERENDUM – Voto popolare in Italia sulla “riforma” della giustizia: affluenza al 59%, cifra record da 20 anni per i referendum votati su due giorni. Tanta gente al voto e successo netto per il No alla riforma Nordio – Meloni.
Il No si attesta al 53,4%, il Sì si ferma al 46,6%, a scrutinio ormai ultimato (clicca qui per consultare i dati in tempo reale). Lo scarto a livello di voti reali è di circa 2 milioni di voti; 14milioni e 930mila i no, 13milioni e 30mila i sì.

I favorevoli alla riforma vincono solo nel Nord, cioè Lombardia, Veneto e Friuli (ma nelle grande città il trend è inverso). Il No è maggioritario in tutto il resto del Paese, con dati del 65% di no in Campania, del 60% in Sicilia, 58% in Calabria e Puglia e Toscana, 57% in Emilia. In generale, nei Comuni sopra i 100 mila abitanti, il No è al 60%. Colpisce anche la prima analisi anagrafica: tra gli under 34 il No vince con il 61%, mentre solo tra chi ha tra i 55-65 anni prevale il Sì, 53% a 47%.
Netto quindi il No alla riforma della giustizia, trainato da una grande partecipazione, al di sopra di tutte le rilevazioni dei sondaggi precedenti il voto.
Su Radio Onda d’Urto:
- Il commento di Augusto Illuminati, già docente di Storia della filosofia all’Università di Urbino e attualmente collaboratore di Dinamo Press.
- La valutazione del voto referendario di Elisabetta Piccolotti, parlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra.
- Il commento di Giovanni Russo Spena, ex senatore di Rifondazione Comunista, costituzionalista dei Giuristi democratici e dei Comitati per il No sociale.
- Il commento di Giuliano Granato, portavoce nazionale di Potere al popolo.
- Le considerazioni di Alessandra Algostino, giurista, costituzionalista, docente di Diritto costituzionale presso l’Università di Torino.
- L’analisi del risultato referendario di Donatella Della Porta, sociologa e docente di Scienza Politica alla Normale Superiore Di Firenze.
- L’intervista a Marco Valbruzzi, docente di Scienza Politica all’Università Federico II di Napoli.
- Sui dati relativi alla provincia di Brescia, dove vince il sì (ma non a Brescia Città) dalla quale trasmette Radio Onda d’Urto, il commento di Thomas Bendinelli, giornalista del dorso bresciano del Corriere della Sera.
Ascolta tutte le interviste cliccando qui.

PALESTINA – Sono salpate dai porti di Ancona, Venezia e Livorno le prime imbarcazioni parte della nuova missione marittima internazionale Global Sumud Flotilla. Nei prossimi giorni raggiungeranno la Sicilia, dove si raggrupperanno le imbarcazioni italiane che partiranno alla volta di Gaza intorno al 20 aprile. Verso metà maggio dovrebbero raggiungere Gaza, anche se i tempi restano molto incerti a causa dagli altri conflitti scatenati da Israele in Medio Oriente.
Per la Global Sumud Flotilla, dovrebbe essere la missione più grande di sempre: oltre 100 le imbarcazioni che si dirigeranno verso Gaza e migliaia di mobilitazioni saranno organizzate in sostegno della missione, sulla terra ferma. Partecipano attiviste e attivisti da più di 50 paesi.
La nuova missione, oltre a rompere l’assedio illegale di Israele su Gaza e fornire aiuti umanitari, punta anche a portare nella striscia squadre di medici, infermieri, costruttori, investigatori di crimini di guerra e altri civili disarmati, che lavoreranno a fianco del popolo palestinese. Avranno il compito di contribuire alla ricostruzione delle infrastrutture distrutte dai bombardamenti israeliani negli ultimi due anni, a partire da quelle sanitarie.
Gli aggiornamenti sulla missione con Tony La Piccirella, compagno della Global Sumud Flotilla.
Intanto a Gaza sono 9 i morti nelle ultime 24 ore, mentre in Cisgiordania ondata di pogrom dei coloni, soprattutto attorno a Ramallah, per un incidente automobilistico dove ha perso la vita un colono e sono rimasti feriti due palestinesi. Ne parliamo con Eliana Riva, caporedattrice di Pagine Esteri e collaboratrice de “Il Manifesto”.

IRAN – A quasi un mese dall’inizio dell‘aggressione militare israelo-Usa all’Iran, al caos militare si aggiunge quello diplomatico. Trump parla di colloqui “molto buoni” con l’Iran e di “cambio di regime in corso”, posticipando di 5 giorni gli attacchi alle reti elettriche minacciati poche ore prima in caso di mancata riapertura totale dello stretto di Hormuz, con Teheran che aveva replicato annunciando attacchi analoghi in tutta la regione, in particolare negli alleati nel Golfo di Trump.
Sull’ipotesi colloqui, i media israeliani sostengono sia il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad-Bagher Ghalibaf, a guidare i negoziati indiretti con gli Usa, che a loro volta parlano addirittura di possibile incontro in settimana a Islamabad (Pakistan) fra Ghalibaf e gli inviati Usa, Steve Witkoff e Jared Kushner. Così Usa e Israele, mentre da Teheran Ghalibaf smentisce tutto e parla di “fake news diffuse ad arte da Washington e Tel Aviv. Non c’è alcun colloquio in corso”.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, gli aggiornamenti con Antonello Sacchetti, curatore del portale Diruz – l’Iran in Italiano.
LIBANO – Israele continua a colpire il Libano, facendo saltare in aria il ponte Qasimiyah nel sud, infrastruttura necessaria per collegare le due sponde del fiume Litani e le città meridionali con il resto del Libano, in un attacco che il presidente Joseph Aoun afferma essere un “preludio all’invasione di terra”. Il Ministero della Salute libanese ha annunciato che il bilancio delle vittime dell’aggressione israeliana in corso dal 2 marzo è salito a 1.029 morti e 2.786 feriti.
Dal Libano il collegamento con David Ruggini, capomissione dell’ong Un Ponte Per.

FRANCIA – In Francia i ballottaggi delle elezioni comunali hanno visto Parigi e Marsiglia restare ai socialisti, nel secondo caso grazie al ritiro della France Insoumise, per evitare che la seconda città francese finisse nelle mani dell’estrema destra; a Lione vincono gli ecologisti con l’appoggio dei partiti di sinistra e di Lfi nonostante settimane di strumentalizzazione mediatica contro le realtà antifasciste e di sinistra a seguito la morte di un 23enne neofascista. I fascisti di Rn vincono invece a Nizza in allenza con la destra Udr. La France Insoumise conquista Roubaix (90mila abitanti) e diversi comuni della cintura rossa di Parigi di circa 50mila abitanti e anche di Lione e Avanza nei consensi ottenendo circa 1000 consiglieri e consigliere eletti. Clamorosa sconfitta infine a Pau, nei Pirenei francesi, dell’ex primo ministro e sindaco uscente della città Bayrou, battuto per soli 344 voti dal socialista Marbot.
Di Francia, fascisti di come le nuove destre globali strumentalizzano le questioni di genere per i propri obiettivi politici si parla anche nell’ultima puntata di “Ho ucciso l’Angelo del Focolare”, su Radio Onda d’Urto.
Segnaliamo infine una serie di appuntamenti, politici e sociali, previsti a Brescia nelle prossime giornate e in particolare al Csa Magazzino 47:
- Da Brescia a Roma per la manifestazione nazionale “No Kings” di sabato 28 marzo: partenza collettiva con il Csa Magazzino 47
- Sempre verso la manifestazione nazionale “No Kings”, cena sociale al Csa Magazzino 47 venerdì 27 marzo per sostenere le spese di viaggio
- Lunedì 30 marzo presentazione del libro “L’arte della libertà. Breve storia del movimento di liberazione curdo (Meltemi, 2025) di Havin Guneser, con l’autrice -ingegnera, giornalista e cofondatrice di The Academy of Social Science – e Anna Clara Basilicò, traduttrice e curatrice dell’edizione italiana del libro.
- Giovedì 26 marzo, al Csa Magazzino 47, proiezione collettiva (ore 20.45) con bar aperto della partita di calcio Italia – Irlanda del Nord
Radio Onda d’Urto
https://www.radiondadurto.org/
Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze
E questa volta ha vinto il no. E ora aggiungiamo: no… kings.

“E adesso sto risalendo
Per favore, non fermarti ora” cit.
Non fermarsi mai, nè in caso di vittoria, nè in caso di sconfitta.
Dopo il grande movimento di agosto e settembre, contro il genocidio, questo è il secondo grosso colpo all’autoritarismo nell’immaginario collettivo.
Gli ultimi 5 anni sono stati gli anni della più grande accelerazione oligarchica, dell’accelerazione dell’accumulazione della ricchezza nella storia dell’intera umanità. Non ci sono re e imperatori che in passato abbiano accumulato così tanta ricchezza e potere in così poco tempo.
Noi non chiamiamo una piazza a Roma perchè dobbiamo chiedere qualcosa a qualcuno. Noi chiamiamo una piazza perché siamo una forza che, se si riconosce, non deve chiedere il permesso dei propri diritti e delle proprie ragioni, a niente e nessuno.
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Rassegna stampa del 22marzo 2026
Domenica 22 marzo 2026
Rassegna stampa internazionale del 22 marzo 2026
La stampa internazionale letta e commentata da Anna Maria Giordano. Per ricevere gli articoli letti potete iscrivervi alla Newsletter di Radio3 Mondo.
Domenica 22 marzo 2026

Referendum Si chiude una campagna orchestrata da palazzo Chigi a colpi di bassa propaganda, cronaca nera, fake news, attacchi alle toghe non allineate. Si aprono le urne: al voto la modifica di 7 articoli della Carta. Sul piatto non c’è la separazione delle carriere ma la divisione della magistratura per indebolirla. E allentare così le tutele dei cittadini, rafforzando il governo. Che oggi, giorno di silenzio elettorale, sfila ai funerali di Bossi
Mario Di Vito
https://ilmanifesto.it/il-silenzio-e-loro-i-leader-del-si-riuniti-al-funerale-di-bossi
https://ilmanifesto.it/edizioni/il-manifesto/il-manifesto-del-22-03-2026
22 marzo 2026 – RaiNews LIVE Iran, 22° giorno
Axios: “Trump crea una squadra per negoziare con l’Iran”
Le 6 condizioni di Washington e quelle di Teheran per una tregua, minacce incrociate. Petrolio ancora in rialzo, borse in ribasso
AGGIORNAMENTO IN TEMPO REALE
https://www.rainews.it/maratona/2026/03/ultimatum-di-trump-aprite-hormuz-in-48-ore-o-colpiremo-centrali-elettriche-636cf5e4-7bb2-47e1-8dfd-388ba25e55c0.html
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Iran war updates: Iran warns of hits on energy sites after Trump threat
- Iran has warned of retaliatory attacks on regional infrastructure if US President Donald Trump follows through on his ultimatum over the Strait of Hormuz. Trump has said he will “obliterate” Iran’s power plants if it fails to fully reopen the Strait of Hormuz within 48 hours.
- Israeli forces attack the Qasmiyeh Bridge, a key crossing linking Lebanon’s south to the rest of the country, in an escalation that President Joseph Aoun called a “prelude to ground invasion”.
- Israel pounds Tehran after Iranian missile attacks wound dozens in the Israeli cities of Dimona and Arad. Iran says the strikes were in respond to an attack on its Natanz nuclear facility.
- Visit our live tracker for the latest casualty figures from across the region.
AGGIORNAMENTI IN TEMPO REALE
https://www.aljazeera.com/news/liveblog/2026/3/22/iran-war-live-trump-threatens-attacks-on-power-plants-over-hormuz-strait
https://www.aljazeera.com/news/
https://www.aljazeera.com/middle-east/
https://www.aljazeera.com/
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https://english.alarabiya.net/webtv
https://english.alarabiya.net/topics/palestinian-israeli-conflict

22 marzo 2026
Le Monde Live – aggiornamenti in tempo reale dal 21 al 28 marzo
Bienvenue dans ce live consacré à la « frappe préventive » d’Israël sur l’Iran
21ᵉ jour de l’opération militaire américano-israélienne contre l’Iran | Bonjour, si vous nous rejoignez tout juste, voici un aperçu des dernières nouvelles :
Le point sur la situation, dimanche 22 mars à 5 heures
- Donald Trump a lancé, samedi soir, un ultimatum à l’Iran : les Etats-Unis anéantiront ses centrales électriques si la République islamique ne rouvre pas le détroit d’Ormuz au trafic maritime dans les quarante-huit heures.
- En réponse, l’armée iranienne a affirmé qu’elle viserait de son côté les infrastructures énergétiques, de technologies de l’information et de dessalement de la région.
- Deux missiles iraniens se sont abattus samedi soir sur les villes de Dimona et Arad, dans le sud d’Israël, faisant plus d’une centaine de blessés et de lourds dégâts matériels. Dimona est connue pour abriter un centre de recherche nucléaire stratégique, situé à environ 5 kilomètres du lieu de l’impact.
- Le tir sur Dimona est une « réponse » à une frappe contre le site nucléaire iranien de Natanz, a affirmé la télévision d’Etat iranienne.
- Le premier ministre, Benyamin Nétanyahou, a reconnu « une soirée très difficile dans la bataille pour notre futur ».
L’armée israélienne a dit mener, tôt dimanche, des frappes dans le centre de Téhéran. - Le ministère de la défense d’Arabie saoudite a rapporté que trois missiles balistiques avaient visé la région de Riyad.
https://www.lemonde.fr/international/live/2026/03/25/en-direct-guerre-au-moyen-orient-l-iran-relache-la-pression-sur-le-detroit-d-ormuz-sur-fond-de-negociations-avec-les-etats-unis_6673056_3210.html
Le point sur la situation, dimanche 22 mars à 21 heures
- Le commandement unifié des forces iraniennes a averti, dimanche, que le détroit d’Ormuz serait complètement fermé si les menaces américaines se concrétisent. Donald Trump a assuré, samedi soir, que les centrales électriques iraniennes seraient détruites si le détroit n’était pas rouvert dans les quarante-huit heures.
- « L’opération contre l’organisation terroriste du Hezbollah ne fait que commencer », a assuré le chef d’état-major de l’armée israélienne. « Nous nous préparons maintenant à intensifier les opérations terrestres ciblées et les frappes, selon un plan organisé. Nous ne nous arrêterons pas avant que la menace ne soit repoussée loin de la frontière », a-t-il ajouté.
- Les forces israéliennes ont bombardé le pont de Qasmiyeh, situé sur la principale route côtière reliant la région de Tyr au reste du pays, dans le sud du Liban. Le ministre de la défense israélien, Israel Katz, avait annoncé dans la matinée que l’armée détruirait tous les ponts situés au sud du fleuve Litani.
- Le président libanais, Joseph Aoun, a dénoncé « une escalade dangereuse et une violation flagrante de la souveraineté » nationale, qui s’inscrit, selon lui, « dans des projets suspects visant à établir une zone tampon, à consolider une réalité d’occupation et à chercher une expansion israélienne à l’intérieur du territoire libanais ».
- Plus de 400 missiles balistiques iraniens ont été lancés en direction de l’Etat hébreu depuis le début de la guerre, et 92 % ont été interceptés, a annoncé un porte-parole de l’armée israélienne. « Les missiles balistiques que nous avons vus hier ne sont pas différents de ceux que nous avons interceptés par le passé et que nous intercepterons à l’avenir », a-t-il ajouté.
- Deux de ces missiles s’étaient abattus, la veille, à Dimona et à Arad, dans le sud d’Israël, faisant plus de 150 blessés et de lourds dégâts matériels. Huit nouvelles salves ont été lancées, dimanche, et Dimona, où se trouve un centre de recherches nucléaires, a de nouveau été visée.
- Les réseaux iraniens de distribution d’eau et d’électricité « ont subi de lourds dégâts », selon le ministre de l’énergie. D’après le directeur du Croissant-Rouge iranien, Pirhossein Kolivand, 81 365 sites civils ont été endommagés.
https://www.lemonde.fr/international/live/2026/03/25/en-direct-guerre-au-moyen-orient-l-iran-relache-la-pression-sur-le-detroit-d-ormuz-sur-fond-de-negociations-avec-les-etats-unis_6673056_3210.html

Le previsioni del tempo per domenica 22 marzo 2026
Torna l’inverno con freddo e neve. Oggi allerta gialla per Basilicata, Calabria e Sicilia

Previsti anche temporali e venti forti. Netto peggioramento da mercoledì 25
Il primo fine settimana di primavera vede sull’Italia il transito di un fronte freddo che determina delle precipitazioni e un calo termico a partire dal Nord e condizioni di instabilità – come riporta Meteo.it – che tra oggi domenica 22 marzo e domani lunedì 23 interesseranno anche il Centro-Sud e le Isole, con rovesci, temporali e nevicate in Appennino.
Sulla base dei fenomeni previsti il Dipartimento della Protezione Civile ha emesso un nuovo avviso per condizioni meteo avverse per la giornata di oggi. Le regioni interessate dall’allerta gialla sono Basilicata, Calabria e Sicilia.
Un corridoio di correnti più fresche e instabili persisterà fino alla prima parte della prossima settimana. A seguire, le previsioni parlano di una saccatura depressionaria di origine polare marittima che potrebbe affondare sul Mediterraneo centrale aprendo una nuova fase di maltempo con temporali, neve in montagna e possibili grandinate fino in pianura.
continua in
https://www.rainews.it/articoli/2026/03/torna-linverno-neve-anche-a-bassa-quota-e-crollo-delle-temperature-289eae25-c49e-4125-868e-244cfbc78c67.html
22 marzo 2026. Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze
Che il cambiamento abbia buon vento

Parte da Livorno “Bianca”, una delle tanti navi della Flotilla, dirette in Sicilia per unirsi a tutto il resto delle Flotille.
Accompagnata da tutta la convergenza livornese e non solo: Usb, Gap, scuola di Carta, Exploit, Attac, No Base, reti contro il militarismo, ex Caserma Occupata e tante e tanti altri che non riusciamo nemmeno a citare.
Siamo qualcosa che è necessario che esista: un “qui e ora”, mutualismo conflittuale e radicale contro genocidio e guerra.
Siamo qualcosa che non dovrebbe esistere: dovrebbero essere l’intervento pubblico a rompere l’assedio, a fermare il genocidio.
Siamo una goccia che forse scatenerà tempesta.
Vada come vada, siamo doverosa e radicale convergenza. Siamo la risposta alla domanda: dove eravate ai tempi del genocidio e della terza guerra mondiale a pezzi?
Eravamo flotilla di mare e anche di terra. Sì, saremo anche flotilla di terra, saremo movimento, blocco, mutualismo e opposizione all’economia di guerra anche in terra.
Perchè in mare come in terra, siamo vita contro la guerra.
La Palestina continua a chiamare forte. Rispondiamo. #insorgiamo
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Rassegna stampa del 21marzo 2026
Sabato 21 marzo 2026
Rassegna stampa internazionale del 21 marzo 2026
La stampa internazionale letta e commentata da Anna Maria Giordano. Per ricevere gli articoli letti potete iscrivervi alla Newsletter di Radio3 Mondo.
Sabato 21 marzo 2026

Anzi leggerissima Il sottosegretario Delmastro in affari con la famiglia di un condannato per mafia «è stato leggero», concede Meloni. Che però se la prende con «la manina» che ha fatto uscire la notizia alla vigilia del referendum. Si vota domani e lunedì, la premier teme una sconfitta clamorosa
Giuliano Santoro
https://ilmanifesto.it/meloni-delmastro-leggero-ma-sul-caso-evoca-la-manina
https://ilmanifesto.it/edizioni/il-manifesto/il-manifesto-del-21-03-2026
Affari, politica e clan: l’inchiesta su Delmastro che imbarazza Palazzo Chig
Referendum
21 marzo 2026. Incubi di una notte di primavera
Palazzo Chigi – Forse questa notte Giorgia Meloni sognerà Giusi Bartolozzi, la capa di gabinetto del ministro Nordio che si è saputa fare spazio nelle cronache politiche fino a conquistare le prime pagine
Micaela Bongi – ilManifesto
Forse questa notte Giorgia Meloni sognerà Giusi Bartolozzi, la capa di gabinetto del ministro Nordio ignota ai più fino a un anno fa ma che, grazie alla sua determinazione, si è saputa fare spazio nelle cronache politiche fino a conquistare le prime pagine.

L’ex deputata forzista folgorata sulla via della fratellanza d’Italia è diventata suo malgrado e soprattutto malgrado Meloni l’anti-eroina della campagna referendaria. O la bambina che svela la nudità della sovrana.
La presidente del consiglio si lancia in un’intemerata sui pericoli della vittoria del No, grazie alla quale orde di stupratori e pedofili verrebbero rilasciati dalle patrie galere su iniziativa di sordidi magistrati compiacenti e si riverserebbero nelle strade, ed ecco che viene in mente lei, Giusi Bartolozzi super indaffarata nelle ore in cui il governo italiano cerca di far tornare rapidamente in Libia l’aguzzino Almasri, accusato di stupri e torture di migranti, e anche ai danni di bambini.
La presidente del consiglio trasecola di fronte a chi accusa il suo governo di voler assoggettare il giudici, ed ecco che riappare lei, Giusi Bartolozzi mentre invoca in tv non la sudditanza delle toghe, ma la loro decapitazione: «Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che è un plotone di esecuzione».
Ancora non basta ed ecco che mentre Meloni e la sua band provano in tutti i modi a mettere la sordina al caso Delmastro almeno fino a lunedì pomeriggio, chi si rivede? Ovvio, Giusi Bartolozzi immortalata in un’allegra tavolata insieme al «leggero» (parola di Meloni) sottosegretario e ex bisteccaio d’Italia – Delmastro appunto – chez Caroccia, alias il prestanome del clan Senese.
Una nemesi: proprio il fedelissimo sottosegretario biellese aveva spifferato questioni riservate al frenetico coinquilino e Fratello Donzelli. Impegnato poi a usare quelle informazioni in aula contro il Pd, descritto alla stregua di uno strumento nelle mani di «terroristi e mafiosi» ansiosi di liberarsi del 41 bis. Il riferimento era al caso Cospito e alle doverose visite dei parlamentari in carcere. Il che, già a inizio legislatura, quando accadde l’episodio finito poi nelle aule dei tribunali, sembrava più che sufficiente a chiarire che un’evoluzione garantista della fiamma non era nell’ordine delle cose.

Del resto lo conferma – insieme alla serie infinita di decreti repressivi – l’armamentario retorico utilizzato da Meloni per condurre, un inciampo dopo l’altro, la campagna referendaria usando fatti di cronaca a sproposito e deformando notizie a piacimento, convinta evidentemente che gli elettori siano disposti a crederle fino all’inverosimile.
Le avventure di Meloni&Bartolozzi possono forse servire a raccontare la difficile per non dire impossibile sintesi tra una cultura garantista, quella che Forza Italia si ostina a rivendicare oltre ogni ragionevolezza, e l’impianto repressivo e reazionario di Fdi. La leader della destra postfascista ha accantonato per ora il «premierato madre di tutte le riforme» (il testo partorito del resto era pure scritto coi piedi e inservibile) e ripiegato sul progetto caro agli alleati eredi di Berlusconi. Così, pensava, si sarebbe anche messa al riparo da una eccessiva esposizione. Ma ha poi deciso di impugnare quella che era la storica bandiera azzurra piegandola definitivamente verso un “giustizialismo di governo” dove la magistratura non «rema contro», avrebbe detto il Cavaliere, ma asseconda.
Proprio come faceva il Cavaliere che spuntava anche tra le informazioni sul traffico, Meloni nell’ultima settimana ha occupato a tappeto tutti gli spazi che i media le hanno generosamente messo a disposizione. Ha deciso, come si dice, di metterci la faccia probabilmente anche con la speranza di coprire quelle dei vari Delmastro, Bartolozzi e dello stesso strabordante ministro Nordio. Insomma, i massimi vertici del ministero della giustizia.
In altri tempi a via Arenula ma anche a palazzo Chigi nessuno avrebbe passato una notte tranquilla. Nel mondo di Meloni, chissà. Se dovesse vincere il no la premier potrebbe sempre raccontare che si è trattato solo di un brutto sogno. Se dovesse vincere il no a svegliarsi dovrebbe finalmente essere l’opposizione.
https://ilmanifesto.it/incubi-di-una-notte-di-primavera
Riforma costituzionale sulla giustizia: a pensar male si fa peccato ma…
Francesco Graziadei – strisciarossa.it
Credo che nessuno abbia compreso fino in fondo e con chiarezza l’obiettivo finale di questa riforma.
Si sono dette molte cose, spesso senza spiegarle ed argomentarle, lasciando perciò adito al sospetto di posizioni di principio, politicizzate. Ognuno si è esercitato nel trovare i più diversi effetti e significati giuridici positivi o – al contrario – nel radiografarne i più variegati punti di debolezza.

Dando però qualche elemento di contesto, diciamo l’humus del dibattito di questi ultimi mesi sul tema, occorre partire da una premessa e ribadire un principio.
Quando la politica (anche nei più alti rappresentanti delle istituzioni repubblicane) insiste sul fatto che ci siano “magistrati politicizzati” c’è già puzza di bruciato. E questo per una ragione semplicissima, diciamo filosofica, che è alla base della cultura dialettica e democratica dell’occidente post-illuminista. Il magistrato “politicizzato” è quello che di volta in volta avversa le posizioni del politico, le ostacola. E perché le ostacola, secondo il politico? Perché esercita la sua funzione negando la verità (assoluta, del politico) ed affermando un suo pregiudizio, una sua verità (assoluta e ideologica, secondo il politico). Allora non conta e non interessa il percorso logico argomentativo, le evidenze probatorie che hanno portato un giudice ad una certa pronuncia. Non si confuta nel merito la sua decisione. E del resto non si hanno gli strumenti tecnico-giuridici e conoscitivi della fattispecie per farlo, né si ha il ruolo e le funzioni per farlo.
continua in
https://www.strisciarossa.it/riforma-costituzionale-sulla-giustizia-a-pensar-male-si-fa-peccato-ma-ci-si-azzecca/
Intervista a Roberto Morassut: “Garantista per i garantiti, giustizialista per i poveracci: è il dna della destra”
Umberto De Giovannangeli – l’Unità
«Questa riforma non è la strada per risanare le distorsioni tra potere politico e magistratura. E se di questo vogliamo parlare diciamo che la responsabilità principale è della politica che dopo il crollo di tangentopoli, la distruzione dei partiti di massa della Prima Repubblica, non ha ancora trovato la strada per una vera autoriforma»
continua in
https://www.unita.it/2026/03/21/intervista-a-roberto-morassut-garantista-per-i-garantiti-giustizialista-per-i-poveracci-e-il-dna-della-destra/
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Giorgia Meloni e la volata per il Sì, sul referendum dice: “Riforma né di destra né di sinistra”
21 marzo 2026. Referendum, per i reclusi di Rebibbia è già 24 marzo

Gilda Maussier – ilManifesto
Sì o no, come votano i detenuti? Se i sindacati di polizia penitenziaria sono quasi tutti sonoramente schierati per il sì, tranne qualche eccezione come la Uilpa che non ha dato indicazioni di voto, è lecito chiedersi quale potrebbe essere l’orientamento di chi vive dall’altra parte delle sbarre, finito in carcere per decisione di un giudice. Ma se è ovvio che l’interrogativo non può che rimanere aperto, la lettera scritta a questo proposito da una quindicina di reclusi nel carcere romano di Rebibbia può essere un ragionevole indizio.
L’intervento, firmato dai «detenuti della redazione di Radio Rebibbia/Jail House Rock», andrà in onda lunedì prossimo proprio dai microfoni della trasmissione che Patrizio Gonnella e Susanna Marietti curano e conducono da una quindicina d’anni su Radio Popolare.
SIA CHIARO: tra chi non può esercitare il diritto perché gli è stato vietato per sentenza, e chi «s’è scontrato» con la burocrazia, i detenuti che votano sono una piccolissima minoranza. E in ogni caso consapevoli che per loro non cambierà nulla.
«CHI CI GOVERNA ha invitato a votare sì per confermare quella che chiamano – non si sa perché – la riforma della giustizia». Un sì che «è irricevibile», perché l’invito viene dagli «stessi che si sono inventati decine di reati», «che vorrebbero impedire anche solo le inchieste per gli agenti che abusano delle loro divise», che non garantiscono la salute dei detenuti, ecc. In sostanza, malgrado gli applausi a Mattarella «a loro va bene così».
DI CONTRO, secondo gli scriventi, il fronte del no ha sbagliato a delegare quasi tutta la campagna elettorale ai magistrati (e che le toghe siano genericamente odiate è quasi lapalissiano). Soprattutto, però, dire «che un no dovrebbe servire a difendere la Costituzione» è, per i detenuti/redattori, un’altra bugia. Perché è la loro stessa condizione a testimoniare che la nostra Carta «ogni giorno viene calpestata a Rebibbia come nelle altre carceri». Sovraffollamento, suicidi, depenalizzazione, misure alternative: l’invito in conclusione è a «difendere la Costituzione davvero. Dal 24 marzo».
https://ilmanifesto.it/referendum-per-i-reclusi-di-rebibbia-e-gia-24-marzo
Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. A Torino la manifestazione nazionale di Libera
Live RAInews.it



Giornata per le vittime di mafia, don Ciotti: “Siamo la speranza che non si arrende”
“C’è il diritto alla verità” ha detto il presidente di Libera incontrando i famigliari delle vittime: “Dobbiamo lottare”. Meloni: vittime sono eroi, portiamo avanti opera di chi ha creduto a Italia libera da mafie
La diretta
“C’è il diritto alla verità” ha detto il presidente di Libera incontrando i famigliari delle vittime: “Dobbiamo lottare”. Meloni: vittime sono eroi, portiamo avanti opera di chi ha creduto a Italia libera da mafie
https://www.rainews.it/maratona/2026/03/giornata-per-le-vittime-di-mafia-don-ciotti-siamo-la-speranza-che-non-si-arrende-dc99c437-f269-4966-98df-b3a464b40952.html
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Le edizioni precedenti
Ogni anno, il 21 marzo, primo giorno di primavera, Libera promuove la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. L’iniziativa nasce dal dolore di una mamma che ha perso il figlio nella strage di Capaci e non sente pronunciare mai il suo nome. Un dolore che diventa insopportabile se alla vittima viene negato anche il diritto di essere ricordata con il proprio nome.
Dal 1996, ogni anno, una città diversa, un lungo elenco di nomi scandisce la memoria che si fa impegno quotidiano. Recitare i nomi e i cognomi come un interminabile rosario civile, per farli vivere ancora, per non farli morire mai. Il 21 marzo in tanti luoghi del nostro Paese per un abbraccio sincero ai familiari delle vittime innocenti delle mafie, non dimenticando le vittime delle stragi, del terrorismo e del dovere.
Il 1° marzo 2017, con voto unanime alla Camera dei Deputati, è stata approvata la proposta di legge che istituisce e riconosce il 21 marzo quale “Giornata nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie”.
Le edizioni precedenti
https://vivi.libera.it/it-21marzo
Per saperne di più
Speciale 21 marzo. A Torino, vent’anni dopo
https://lavialibera.it/it-schede-2567-speciale_21_marzo_a_torino_vent_anni_dopo

21 marzo 2026 – RaiNews LIVE Iran, 21° giorno
Missili iraniani su Israele, colpite Dimona e Arad: decine di feriti
L’Aiea: “Evitare incidente nucleare”. Gittata record, quasi 4mila chilometri la distanza percorsa dai missili iraniani caduti sulla base di Diego Garcia. Il capo dell’IDF Zamir: “I missili iraniani possono raggiungere Berlino, Parigi e Roma”
AGGIORNAMENTO IN TEMPO REALE
https://www.rainews.it/maratona/2026/03/trump-valutiamo-riduzione-sforzi-militari-liran-lancia-due-missili-contro-lisola-diego-garcia-d0470fb9-9b77-4776-ab6e-b13833b3de95.html
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Iran war updates: Netanyahu threatens more attacks after strike on Arad
- Missile attacks on Dimona, a southern town hosting its nuclear facility, and Arad have wounded some 100 people, with Israel’s Prime Minister Benjamin Netanyahu acknowledging a “difficult evening”.
- Iranian state media says a US-Israeli air raid targeted Iran’s Natanz nuclear enrichment facility, adding there is “no leakage of radioactive materials” or danger to residents nearby.
- Drone strikes ignite a massive fire near a US military complex in Baghdad, Iraq, that has come under repeated attack since the US-Israel war on Iran began.
- Visit our live tracker for the latest casualty figures from across the region.
AGGIORNAMENTI IN TEMPO REALE
https://www.aljazeera.com/news/liveblog/2026/3/21/iran-war-live-trump-says-other-nations-have-to-protect-hormuz-from-iran?UTM_Source=pnsOS&UTM_Medium=push&UTM_Campaign=standard
https://www.aljazeera.com/news/
https://www.aljazeera.com/middle-east/
https://www.aljazeera.com/
Altri aggiornamenti
https://english.alarabiya.net/
https://english.alarabiya.net/webtv
https://english.alarabiya.net/topics/palestinian-israeli-conflict

21 marzo 2026
Le Monde Live – aggiornamenti in tempo reale dal 21 al 28 marzo
Bienvenue dans ce live consacré à la « frappe préventive » d’Israël sur l’Iran
21ᵉ jour de l’opération militaire américano-israélienne contre l’Iran | Bonjour, si vous nous rejoignez tout juste, voici un aperçu des dernières nouvelles :
Le point sur la situation, samedi 21 mars à l’aube
- Les Etats-Unis ont autorisé, vendredi, la vente et la livraison de pétrole et dérivés de pétrole iraniens se trouvant sur des navires avant le 20 mars, et ce jusqu’au 19 avril, dans l’espoir d’endiguer la flambée des prix de l’énergie. De son côté, Téhéran a affirmé ne disposer d’aucun surplus de pétrole brut en mer.
- Israël a annoncé, dans la nuit, frapper des « cibles du régime » à Téhéran, après avoir fait état de plusieurs salves de missiles iraniens tirées en direction de son territoire. Des explosions ont été entendues à Jérusalem dans la soirée.
- L’armée israélienne a également déclaré avoir lancé une vague de frappes sur Beyrouth visant le Hezbollah, après avoir ordonné aux habitants de plusieurs quartiers de la banlieue sud de la capitale libanaise, fief du mouvement chiite, d’évacuer. Par ailleurs, une personne a été tuée et deux autres blessées, à l’aube, dans le district de Bint Jbeil, dans le sud du Liban.
- L’Iran a tiré deux missiles balistiques vers la base américano-britannique de Diego Garcia, située en plein milieu de l’océan Indien, à 4 000 kilomètres de son territoire, a rapporté le Wall Street Journal. L’un des missiles a connu une défaillance en vol et l’autre a été intercepté par un navire de guerre américain, selon des responsables.
- Donald Trump a pour la première fois dit, vendredi, envisager de « réduire graduellement » les opérations militaires contre l’Iran, près de trois semaines après le début de la guerre. Le président américain avait déclaré, un peu plus tôt, qu’il rejetait l’idée d’un cessez-le-feu avec Téhéran.
- Selon plusieurs médias américains, les Etats-Unis s’apprêtent à déployer des soldats supplémentaires au Moyen-Orient. Ces informations surviennent alors qu’Axios assure que l’administration Trump envisage de s’emparer de l’île stratégique iranienne de Kharg pour faire pression sur la République islamique afin qu’elle rouvre le détroit d’Ormuz.
- L’armée du Koweït a annoncé avoir dû faire face à une attaque de drones et de missiles durant la nuit. L’Arabie saoudite a, elle, affirmé avoir intercepté et détruit plus de 20 drones dans l’est du pays
https://www.lemonde.fr/international/live/2026/03/25/en-direct-guerre-au-moyen-orient-l-iran-relache-la-pression-sur-le-detroit-d-ormuz-sur-fond-de-negociations-avec-les-etats-unis_6673056_3210.html
Le point sur la situation, samedi 21 mars à 22 heures
- L’armée israélienne a confirmé, dans la soirée « un impact direct de missile » iranien sur un bâtiment de Dimona, ville du sud de l’Etat hébreu abritant une installation de recherche nucléaire. La région a été la cible de plusieurs salves, dans la journée. Selon la télévision publique iranienne, il s’agissait de représailles au bombardement du site d’enrichissement d’uranium de Natanz, dans la matinée.
- Les secouristes israéliens du Magen David Adom ont fait état de 39 blessés, dont un enfant de 10 ans grièvement touché, à Dimona. L’Agence internationale de l’énergie atomique dit n’avoir reçu « aucune indication laissant supposer que le centre de recherche nucléaire ait subi des dommages ».
- Les forces israéliennes ont, pour leur part, bombardé le site de recherches nucléaires de l’université Malek-Ashtar, à Téhéran, utilisé, selon elles, « par les industries militaires et le système de missiles balistiques du régime terroriste iranien pour développer des composants d’armes atomiques et des moyens de combat ».
- L’armée iranienne a lancé vendredi un missile balistique d’une portée de 4 000 kilomètres en direction de la base britannique de Diego Garcia, dans l’océan Indien, a confirmé le général Eyal Zamir, chef d’état-major de l’armée israélienne. Le Royaume-Uni avait autorisé le même jour les Etats-Unis à en faire usage pour frapper des sites iraniens menaçants pour le détroit d’Ormuz.
- L’armée américaine a assuré avoir « réduit » la capacité de l’Iran à menacer la navigation dans le détroit en bombardant cette semaine une installation souterraine abritant notamment des missiles de croisière.
- Une vingtaine de pays, dont les Emirats arabes unis, le Royaume-Uni, la France, le Canada et le Japon, se sont dits « prêts à contribuer aux efforts » nécessaires à la réouverture du détroit, bloqué de facto par l’Iran depuis le début de la guerre.
- Les ministres des affaires étrangères du G7 ont, quant à eux, lancé un appel « à la fin immédiate et sans condition » des « attaques irresponsables menées par le régime iranien à l’encontre de populations et d’infrastructures civiles, notamment énergétiques », et se sont dits prêts à prendre « toutes les mesures nécessaires pour soutenir la fourniture d’énergie à l’échelle mondiale. »
https://www.lemonde.fr/international/live/2026/03/25/en-direct-guerre-au-moyen-orient-l-iran-relache-la-pression-sur-le-detroit-d-ormuz-sur-fond-de-negociations-avec-les-etats-unis_6673056_3210.html
È morto Paolo Cirino Pomicino, storico leader della Dc. Aveva 86 anni
Lascia in eredità quella politica fatta di proporzionale vero, deputati e senatori legati ai collegi, partiti con visioni di lungo periodo, ma anche di accordi sottobanco, lotte correntizie, estenuanti trattative e furbizia dorotea

Paolo Cirino Pomicino, morto all’età all’età di 86 anni, era uno degli ultimi testimoni del potere della Democrazia cristiana. Una Dc sempre rimpianta, ma mai compianta. Il ministro degli anni d’oro della Prima Repubblica, l’andreottiano che balla scatenato alle feste del ‘Divo’ del regista Paolo Sorrentino, lascia in eredità quel modo di fare e intendere la politica, che appartiene ormai al passato, fatta di proporzionale vero, deputati e senatori legati ai collegi, partiti che elaborano strategie di lungo periodo, ma anche di accordi sottobanco, lotte correntizie, estenuanti trattative, furbizia dorotea e lapidario sarcasmo.
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https://www.rainews.it/articoli/2026/03/e-morto-paolo-cirino-pomicino-aveva-86-anni-8536fcd3-9ef9-496b-adbb-96395be3d5e1.html
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Le previsioni del tempo per sabato 21 marzo 2026
Meteo: weekend tra nubi e schiarite, poi nuova ondata di maltempo
Oggi generale stabilità e relativo bel tempo, con schiarite parziali. Nei prossimi giorni è previsto di nuovo l’afflusso di correnti instabili e fresche dai quadranti orientali sulla Penisola
Miglioramento in atto in quelle aree del Paese hanno fatto i conti con il maltempo, in particolare nelle zone più interne di Sicilia e Calabria, dove i fenomeni, localmente, sono apparsi anche intensi e con la neve che è scesa fino in montagna. La serata, secondo gli ultimi aggiornamenti del Centro Meteo Italiano, trascorrerà all’insegna della generale stabilità e del relativo bel tempo, con schiarite quantomeno parziali, in avanzamento anche nelle aree coinvolte dall’instabilità.
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https://www.rainews.it/articoli/2026/03/meteo-weekend-tra-nubi-e-schiarite-poi-nuova-ondata-di-maltempo-le-previsioni-del-tempo-22fb1194-826b-40cf-82ce-99b95521ea83.html
21 marzo 2026. La truffa del finto codice Amazon: come difendersi
L’e-commerce ha cambiato il nostro modo di fare acquisti, ma è esploso il fenomeno delle frodi online. Ecco alcune semplici regole per non cadere in trappola

Barbara Apuzzo – collettiva.it
L’e-commerce ha radicalmente cambiato il nostro modo di fare acquisti. Basta dare un’occhiata ai dati per comprendere la portata del fenomeno: nel 2015 gli italiani che facevano acquisti online erano 17,7 milioni. Oggi sono 35,2 milioni: il doppio. Con una spesa che è passata da 16,6 miliardi di euro a 62 miliardi nel 2025. Un balzo del +273%.
Una modifica così profonda delle nostre abitudini che, oltre ad aver messo in crisi piccoli (e non solo piccoli) negozianti e una parte del mondo del lavoro ad essi connesso, ha visto parallelamente esplodere il fenomeno delle truffe online.
continua in
https://www.collettiva.it/copertine/diritti/la-truffa-del-finto-codice-amazon-come-difendersi-e0cvo0l8