2026.03 Marzo (06 – 10 marzo)

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Pagine in costruzione

Queste pagine non sono una rassegna stampa, ma la mia personale scelta di notizie, fatti, idee e persone per quanti, determinati ma con il sorriso sulle labbra, ancora resistono e lottano per il pane e le rose


…volge al declino l’era, che fu nobile nella sua durezza e serietà, della democrazia politica”.
(Luciano Canfora).



Energia di sinistra

La sinistra deve ripensare il disegno complessivo dell’intera battaglia politica perché restano definiti poco incisivamente i suoi obiettivi generali. Deve capire come motivare i cittadini, come trasmettere loro il movimento, un’energia paragonabile a quella che anima le destre. Come proporre gli antichi ideali di emancipazione in modo da essere compresi anche dai molti che la destra induce a confondere il progresso col futurismo, la sicurezza con la rabbia, la libertà con la guerra.

Carlo Galli
da strisciarossa


10 marzo 2026

https://www.rainews.it/video/2026/03/i-giornali-di-oggi-nella-rassegna-stampa-di-rainews24-9f07f086-5c27-4069-8dc0-7faeb7769558.html

La stampa internazionale letta e commentata da Giulia De Luca. Per ricevere gli articoli letti potete iscrivervi alla Newsletter di Radio3 Mondo.

Martedì 10 marzo 2026

https://www.raiplaysound.it/audio/2026/03/Radio3-Mondo-del-10032026-75dfff93-6fe7-46ad-ab21-f8d89c4a675c.html

Vedo nero I pozzi colpiti dai missili, le navi bloccate nel Golfo persico: vola in alto il prezzo del petrolio. Per l’Onu «gravi conseguenze ambientali». Tonfo delle borse: la guerra di Usa e Israele all’Iran presenta il conto. Soprattutto all’Europa: tra i paesi più esposti c’è l’Italia
Luigi Pandolfi
https://ilmanifesto.it/londata-della-paura-la-guerra-grande-brucia-6mila-miliardi
https://ilmanifesto.it/edizioni/il-manifesto-del-10-marzo-2026/il-manifesto-del-10-03-2026


Il Pentagono sposta Patriot e sistemi Thaad dall’Asia. Usa rivendicano la distruzione dell’85-90% delle capacità offensive iraniane, Teheran replica lanciando missili su Tel Aviv. 760.000 sfollati in Libano, 140 militari Usa feriti da inizio guerra

AGGIORNAMENTO IN TEMPO REALE
https://www.rainews.it/maratona/2026/03/guerra-iran-tra-raid-e-contrattacchi-trump-resa-o-distruzione-liran-minaccia-leuropa-ff051dae-5565-4f98-88b9-848300f7726f.html


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L’escalation in Medio Oriente

10 marzo 2026. Se il conflitto fa scoppiare la bolla

Mercati «Gli investitori stanno giocando col fuoco». La metafora del magnate americano Warren Buffett descrive ormai, in modo letterale, il tumulto che attraversa le borse mondiali

Emiliano Brancaccio – ilManifesto

«Gli investitori stanno giocando col fuoco». La metafora del magnate americano Warren Buffett descrive ormai, in modo letterale, il tumulto che attraversa le borse mondiali.
Il gioco di moda tra gli speculatori, infatti, è la scommessa sulle conseguenze per i mercati dell’incendio della guerra scatenata da Usa e Israele all’Iran.
L’azzardo che va per la maggiore riguarda la scelta del momento perfetto per realizzare le cosiddette vendite «allo scoperto». Queste operazioni consistono nel farsi prestare azioni, venderle quando i prezzi sono ancora relativamente alti, quindi attendere il crollo, ricomprarle a prezzi stracciati, restituirle ai prestatori e tenersi la differenza tra valore di vendita e di acquisto.
Dalla puntata di George Soros contro la sterlina fino alla scommessa di Bill Ackman sulla crisi pandemica, simili giochi «ribassisti» possono fruttare svariati miliardi in poche manciate di giorni.
L’aumento del prezzo del petrolio è una delle variabili chiave della partita. Per adesso il brent fa registrare incrementi fino al 50 percento. Già spaventano, eppure gli analisti li reputano ancora «moderati», per ragioni storiche: dalla prima guerra del Golfo del 1990 alla guerra in Ucraina del 2022, gli aumenti del greggio causati da conflitti militari sono stati spesso superiori.

La Borsa di New York  (AP Photo/Seth Wenig)


La durata e l’estensione della guerra, da questo punto di vista, diventano cruciali. Il «geopolitical index», l’indice di rischio geopolitico più noto tra gli investitori, si era assestato negli ultimi tempi sopra i 100 punti. Ma gli sguardi sono ora focalizzati sul prossimo aggiornamento.
L’aggressione israelo-americana all’Iran potrebbe far schizzare l’indicatore ben oltre il picco di 167 punti successivo all’attacco russo all’Ucraina. Per gli operatori sui mercati, sarebbe un segnale rilevante per dare libero sfogo alle vendite.
Del resto, la voglia di scatenare le scommesse al ribasso monta da un pezzo, da ben prima che Stati uniti e Israele facessero fuoco sull’Iran.
Il motivo è presto detto. Come ammesso anche dal Fondo Monetario Internazionale, gli indici di Wall Street sono da tempo sopravvalutati. Il rapporto tra prezzi delle azioni e dividendi effettivi è ormai più che doppio rispetto alle medie storiche.
Una tale crescita dei prezzi azionari è dovuta al lungo periodo di euforia intorno alle magnifiche sorti e progressive dell’intelligenza artificiale. Per anni, mandrie di investitori più o meno inconsapevoli hanno comprato azioni a prezzi favolosi, convinte che l’Ai avrebbe presto o tardi fatto esplodere anche i dividendi. Siamo così arrivati a prezzi azionari fino a ottanta volte più grandi dei dividendi effettivamente erogati. Col risultato che, al momento, una massa di azioni conferisce rendimenti percentuali persino inferiori ai titoli di stato.
Adesso, però, si diffonde il sospetto che il boom dei dividendi atteso dall’intelligenza artificiale si rivelerà molto inferiore a quello annunciato. In altre parole, fa proseliti una tesi revisionista: il mercato è gonfiato da una gigantesca «bolla» speculativa, che anche un piccolo spillo potrebbe far esplodere.
Ebbene, la guerra contro l’Iran è uno spillo enorme, specie se dura a lungo. Potrebbe esser l’occasione per sprigionare le energie represse degli speculatori al ribasso. E far crollare i valori di mercato.
Chiaramente, la presidenza Trump farà di tutto per scongiurare un crollo di borsa. Dopo avere attaccato la corte suprema e il congresso, tornerà alla carica contro la banca centrale per esigere credito facile e abbondante, per tutti i «rialzisti» di buona volontà che vorranno continuare a gonfiare la bolla dei prezzi azionari.
Nella crisi dell’impero, il gioco di scommesse da finanziario dunque si estende, diventa politico e poi addirittura costituzionale: mettere sul piatto tutto, anche i tradizionali contro-poteri della democrazia liberale, pur di perpetuare l’equilibrismo dell’America sul filo della storia, tra consenso interno ed egemonia esterna.
L’esito finale del feroce casinò non è ancora scritto. Ma lo spillone dell’aggressione all’Iran aumenta di giorno in giorno la probabilità di una nuova fiammata «stagflattiva», un ritorno perverso di disoccupazione e inflazione. Per vie dirette o traverse, il conto della guerra capitalista sarà a carico del lavoro.
https://ilmanifesto.it/se-il-conflitto-fa-scoppiare-la-bolla

«È ancora una guerra per il petrolio»

Intervista a Gilbert Achcar, politologo libanese, tra i maggiori esperti del Medio oriente: «Israele e Usa convergono nel conflitto, ma hanno ancora molte divergenze tra loro. E l’Iran resisterà»

Bashir Abu-Manneh e Gilbert Achcar -jacobinitalia.it

erché il Medioriente è stato così costantemente devastato dalla guerra? In un’intervista con Bashir Abu-Manneh, collaboratore di Jacobin, il professore emerito presso la Soas, Università di Londra, Gilbert Achcar sostiene che la risposta risiede soprattutto nella centralità della regione nell’economia petrolifera globale e nelle strategie delle grandi potenze che cercano di controllarla. Achcar discute la logica dell’intervento statunitense, i limiti dell’alleanza Usa-Israele, la strategia dell’Iran nell’attuale conflitto e le conseguenze regionali dell’evoluzione della dottrina imperialista di Washington. 

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https://jacobinitalia.it/e-ancora-una-guerra-per-il-petrolio/


Le previsioni del tempo per martedì 10 marzo 2026

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https://www.rainews.it/video/2026/03/le-previsioni-del-tempo-per-martedi-10-marzo-74610799-911d-4a58-85bc-da2e1b30b71a.html


Martedì 10 marzo 2026. Il Post

La prima volta in cui le donne votarono in Italia non è quella che pensate

Non fu per il referendum del 2 giugno 1946 ma per le elezioni amministrative di marzo, in cui vennero elette anche le prime sindache

La prima volta che le donne poterono votare ed essere votate in Italia fu precisamente ottant’anni fa, il 10 marzo del 1946. Non avvenne, come spesso si pensa, in occasione del referendum del 2 giugno dello stesso anno, quello per decidere tra la monarchia e la repubblica (che si svolse in contemporanea alle elezioni per scegliere l’Assemblea costituente), ma per le elezioni amministrative che si tennero circa tre mesi prima, tra il 10 marzo e il 7 aprile.
La richiesta di allargare il suffragio alle donne iniziò prima della fine della Seconda guerra mondiale, riprendendo un attivismo che si era in gran parte interrotto proprio a causa della guerra. La prima richiesta fu quella della Commissione per il voto alle donne dell’UDI, l’Unione donne italiane, un’associazione per i diritti delle donne nata per iniziativa di alcune esponenti del movimento antifascista. La sostennero i centri femminili dei vari partiti e i rappresentanti del Comitato nazionale pro-voto, nato nel 1944 proprio per chiedere il diritto di voto per le donne.
Il suffragio femminile fu discusso il 30 gennaio del 1945 durante una riunione del Consiglio dei ministri. Con l’Europa ancora in guerra e con il nord Italia sotto l’occupazione tedesca, la misura fu approvata in modo piuttosto sbrigativo, come qualcosa di ovvio e inevitabile. Il decreto fu firmato il giorno successivo da Umberto II di Savoia, allora Luogotenente generale del Regno d’Italia.
Sanciva che avrebbero potuto votare le donne con più di 21 anni a eccezione delle prostitute che esercitavano «il meretricio fuori dei locali autorizzati», ma non diceva nulla a proposito dell’eleggibilità delle donne. Questa, infatti, venne stabilita con un decreto successivo, il numero 74 del 1946, approvato dalla Consulta nazionale il 23 febbraio ed entrato in vigore il 10 marzo del 1946, appena in tempo per le elezioni amministrative che iniziavano quel giorno.
Furono le prime elezioni in Italia dalla fine della Seconda guerra mondiale: si votò in 5.722 comuni in cinque tornate, dal 10 marzo al 7 aprile, e in altri 1.383 comuni in otto tornate in autunno, per rinnovare le amministrazioni comunali di tutti i capoluoghi di provincia (tranne Bolzano e Gorizia, dove si votò nel 1948), un tempo governati dai fascisti.
La partecipazione delle donne fu molto alta, così come l’affluenza generale, che superò l’89 per cento. Vennero elette 2mila candidate nei consigli comunali, soprattutto nelle liste di sinistra, e le prime sei sindache della storia d’Italia: Margherita Sanna a Orune, in provincia di Nuoro; Ninetta Bartoli a Borutta, in provincia di Sassari; Ada Natali, a Massa Fermana, allora in provincia di Ascoli Piceno e oggi in provincia di Fermo; Ottavia Fontana a Veronella, in provincia di Verona; Elena Tosetti a Fanano, in provincia di Modena; Lydia Toraldo Serra a Tropea, all’epoca in provincia di Catanzaro, oggi in provincia di Vibo Valentia.
Un’affluenza e una partecipazione simile si registrarono anche il 2 giugno. In quell’occasione furono elette 21 donne nell’assemblea Costituente, su 226 candidate: nove della Democrazia cristiana, nove del Partito comunista, due del Partito socialista e una del Fronte dell’Uomo Qualunque (un movimento nato in quegli anni che si contrapponeva un po’ a tutti i partiti esistenti, e da cui deriva il sostantivo “qualunquismo” spesso usato in politica). Cinque deputate entrarono poi a far parte della “Commissione dei 75”, che fu incaricata dall’Assemblea di scrivere la nuova proposta di Costituzione.
https://www.ilpost.it/2026/03/10/suffragio-femminile-voto-donne-italia-amministrative-10-marzo-1946/

9 marzo 2026

https://www.rainews.it/video/2026/03/i-giornali-di-oggi-nella-rassegna-stampa-di-rainews24-0f07dee5-1336-4e01-83b2-3ec3356a4460.html

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Lunedì 9 marzo 2026

https://www.raiplaysound.it/audio/2026/03/Radio3-Mondo-del-09032026-42cf7598-692d-418f-beb3-27d237f76c94.html

La guerra affossa le Borse. NYT, un video confermerebbe la responsabilità USA nella strage della scuola femminile. I presidenti Pezeshkian e Ahmedinejad si congratulano con la nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei, atteso oggi il suo primo discorso

AGGIORNAMENTO IN TEMPO REALE
https://www.rainews.it/maratona/2026/03/guerra-iran-tra-raid-e-contrattacchi-trump-resa-o-distruzione-liran-minaccia-leuropa-b4683432-f788-4127-972b-bc9077d8df68.html



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L’escalation in Medio Oriente

Libano, ucciso in un bombardamento padre Pierre El Raii, parroco di Qlayaa

A dare la tragica notizia ai media vaticani, ancora sotto choc, è padre Toufic Bou Merhi, francescano della Custodia di Terra Santa, parroco dei latini a Tiro e Deirmimas. C’era stato un primo attacco che aveva colpito una casa della sua zona, tra le montagne del sud del Paese, e padre Pierre era andato a soccorrere un parrocchiano ferito. In un successivo attacco anche il sacerdote è rimasto ferito, “ma non ce l’ha fatta”. Il dolore straziante della comunità

Giada Aquilino – Città del Vaticano

L’attacco mortale c’è stato oggi alle 14 di Beirut, le nostre 13, ad una settimana esatta dall’inizio dei bombardamenti israeliani sul Libano. La zona colpita è ancora una volta quella meridionale del Paese dei cedri. «Abbiamo appena saputo di aver perso padre Pierre El Raii, parroco maronita di Qlayaa», ci dice al telefono ancora sotto choc padre Toufic Bou Merhi, francescano della Custodia di Terra Santa, parroco dei latini nel sud del Libano, nelle comunità di Tiro e Deirmimas. «C’era stato un primo attacco, che aveva colpito una casa nella zona della sua parrocchia, in montagna, ferendo uno dei parrocchiani», racconta ai media vaticani il francescano. «Padre Pierre è andato di corsa con altre decine di giovani a soccorrere il parrocchiano: è allora che c’è stato un altro attacco, un altro bombardamento sulla stessa casa. Il parroco è rimasto ferito. È stato portato in un ospedale della zona, ma non ce l’ha fatta. È morto quasi sulla porta dell’ospedale. Aveva appena cinquant’anni». È un racconto drammatico, disperato e assieme concitato quello di padre Toufic, che per prima cosa ricorda come il sacerdote scomparso fosse «veramente il sostegno dei cristiani nella zona», sempre al loro fianco, anche e soprattutto nel rimanere in quella terra, in un momento di continui avvisi di evacuazione da parte dell’esercito israeliano.

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https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2026-03/ucciso-parroco-qlayaa-sud-libano-guerra-attacco.html


9 marzo 2026. Paypal blocca le sottoscrizioni in solidarietà con Cuba. Non c’è fine alla malvagità dell’imperialismo

Il sindacato USB ha lanciato una campagna di sottoscrizione per sostenere i lavoratori cubani, stritolati da un criminale blocco economico, che mira a colpire direttamente la popolazione cubana.
Con un provvedimento di Trump, dal 29 gennaio lo stritolamento del popolo cubano è stato ulteriormente inasprito, e nell’isola aumenta la mancanza di petrolio, di medicinali, di generi alimentari.
Nei giorni scorsi abbiamo verificato che il sistema di trasferimento di denaro PAYPAL blocca i fondi dei privati cittadini che inviano denaro sul conto della sottoscrizione, solamente perché trovano la parola “CUBA”, allo stesso modo al nostro sindacato è stato chiesto per quale motivo utilizzavamo il sistema PAYPAL per azioni che interessano Cuba.
È inaccettabile che anche le azioni di solidarietà, l’invio di denaro per aiuti umanitari siano sottoposti al blocco da parte delle autorità criminali statunitensi.
Non contenti di questo, gli USA stanno facendo pressioni su tutti i paesi che stanno ricevendo assistenza medica dal personale cubano, intimando ai paesi sovrani di espellere il personale cubano.
La stessa pressione è stata fatta anche sulla regione Calabria, che oggi regge il proprio sistema sanitario sulla collaborazione del personale sanitario cubano, apprezzato e riconosciuto dalla popolazione calabrese.
L’Unione Sindacale di Base rilancia con forza la campagna di solidarietà con Cuba e con il sindacato cubano della Central de Trabajadores Cubanos, invita tutti i cittadini a sottoscrivere per Cuba, invita le forze politiche, gli organi di stampa, le organizzazioni sociali a denunciare il comportamento criminale e genocida degli Stati Uniti.
https://www.pressenza.com/it/2026/03/paypal-blocca-le-sottoscrizioni-in-solidarieta-con-cuba-non-ce-fine-alla-malvagita-dellimperialismo/

Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze

Vi ricordate, ad esempio, i medici cubani mandati qua durante il Covid? Domani e martedì raccolta medicinali per Cuba

Cuba è la prossima nella lista. Ma la guerra è già cominciata, ammesso che sia mai smessa.

Dopo decenni di embargo illegale, la tattica di Trump è la terra bruciata totale attorno all’isola con nuovi dazi. La situazione a Cuba sta precipitando da tempo. E l’emergenza è soprattutto sanitaria.
Per questo la Soms Insorgiamo parte con il convoglio per Cuba, prima con Letcubabreathe e poi unendosi a “Nuestra America Convoy”. Partiremo il 17 marzo, insieme a tutte le altre realtà umanitarie, sociali, sindacali e politiche coinvolte.
Perché Cuba resiste da decenni all’assedio, allo strangolamento economico e politico. Il bloqueo non è solo una politica: è un attacco alla vita, alla salute, ai diritti di milioni di persone.
Cuba non ha mai voltato le spalle ai popoli in difficoltà. Dalle brigate mediche internazionali che oggi salvano vite in tutto il mondo, fino a Firenze nel 1966, quando l’alluvione distrusse la città, Cuba inviò aiuti concreti e operatori pronti a sostenere le comunità ferite dall’acqua e dal fango. È questa la tradizione del mutualismo, della responsabilità internazionale: aiutarsi reciprocamente, perché la dignità di un popolo è la dignità di tutti.
Il 17 marzo decollerà dall’Italia la flotta aerea della Nuestra América Convoy, e il 21 marzo accoglieremo la flotta marittima, che salperà dai Caraibi per raggiungere il Malecón dell’Avana, portando medicinali, attrezzature, strumenti sanitari (e se possibile una cargo bike)

**Vi chiediamo** un colpo di reni importante, perchè il tempo stringe.
SOLO domani, lunedì 9 marzo, e martedì 10 marzo sarà possibile portare medicinali presso il presidio permanente ex Gkn dalle h 8.00 alle h 20.00.

Abbiamo selezionato dalla lista molto lunga di farmaci necessari, alcuni farmaci più rapidamente reperibili. E’ necessario che le scatole siano chiuse:
Soluzione fisiologica (NaCl 0,9%) – Sacche 500 ml – Lavaggi, irrigazioni
Paracetamolo 500 mg – Compresse – Analgesico/antipiretico
Ibuprofene 400 mg – Compresse -Analgesico/antinfiammatorio
Acido folico 5 mg -Compresse – Integratore vitamina B9
Fumarato ferroso 200 mg – Compresse – Integratore ferro
Fumarato ferroso infantile – Sospensione orale – Integratore ferro pediatrico
Iodopovidone 10% Flacone 120 ml – Disinfettante topico
Tetraciclina 0,5% – Unguento oftalmico neonatale – Uso topico locale (occhi)
Beclometasone 50 mcg – Aerosol inalatorio – In alcune regolazioni locali OTC
Salbutamolo aerosol 100 mcg/dose – Flacone – In alcune regolazioni locali OTC
Chiediamo mutualismo conflittuale, rendiamo mutualismo conflittuale
oestSpdorntfaf8ri5z6ctirc1i 6m6o8ile 0acg331 ae:4g8l 11g92om ·
#insorgiamo


9 marzo 2026. Una riforma senza diritto (e diritti)

Il voto del 22 e 23 marzo e la svolta autoritaria. Note a margine di un referendum non scontato

Aurora D’Agostino – jacobinitalia.it

i stiamo avvicinando alla data del 22-23 marzo, in cui il governo ha deciso di indire in fretta e furia la consultazione referendaria sulla Riforma Nordio, forse nell’abitudine a imporre, come fa in parlamento a colpi di fiducia, la ratifica delle proprie (disgraziate) decisioni. 
L’impressione (e la speranza) è però che la fretta non stia portando i risultati sperati. L’ormai famoso gruppo dei 15 che ha raccolto in pieno periodo natalizio più di 500.000 firme, è riuscito a determinare la riformulazione del quesito referendario (evidenziando che vengono modificati ben 5 articoli della Costituzione), pur non riuscendo a ottenere lo spostamento della data della consultazione. Nei territori si sono attivati centinaia di comitati per il No, sia in rapporto con il mondo legale (avvocati e/o magistrati), sia nel mondo associativo (comitati per il No della società civile). Anche nelle aree informali e di movimento il dibattito e l’importanza del No al Referendum stanno davvero allargando significativamente i livelli di comprensione pubblica di quanto sta avvenendo. 

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https://jacobinitalia.it/una-riforma-senza-diritto-e-diritti/

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Colpire i giudici per smontare la res publica
Una minaccia all’equilibrio tra esecutivo e giudici

9 marzo 2026. Aiuto e solidarietà ai migranti alla frontiera tra Italia e Francia. Intervista a Silvia Massara

Rifugio Fraternità Massi a Oulx (Foto di https://talitaonlus.it/migranti/rifugio-fraternita-massi-oulx/)

Anna Polo

Agenzia PRESSENZA – Per i migranti che vi arrivano grazie al passaparola, il Rifugio Fraternità Massi di Oulx è da anni un accogliente luogo di passaggio prima di tentare l’attraversamento della frontiera per restare in Francia o proseguire per altri Paesi europei. A causa dei respingimenti, il tentativo viene spesso ripetuto. Ne parliamo con Silvia Massara, una dei volontari impegnati da anni in quest’opera di aiuto e solidarietà.

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https://www.pressenza.com/it/2026/03/aiuto-e-solidarieta-ai-migranti-alla-frontiera-tra-italia-e-francia-intervista-a-silvia-massara/



Le previsioni del tempo per lunedì 9 marzo 2026

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https://www.rainews.it/video/2026/03/le-previsioni-meteo-per-lunedi-9-marzo-a98fcfaa-997c-4672-ada2-05612fd6054e.html


9 marzo 2026. Perché il Pilastro? Ma non avrebbe bisogno di ben altro?

Una periferia che sconta la carenza di servizi ma che, allo stesso tempo, ospita una fitta rete di realtà associative, sociali e culturali capaci di mantenere vivo un forte spirito comunitario, ha davvero bisogno di un nuovo Museo per bambini e bambine?

Pier Giorgio Ardeni – antigene.info

La zona del Pilastro a Bologna è tornata a fare notizia in questi giorni. La decisione di avviare i lavori per il progettato Museo delle bambine e dei bambini nel parco intitolato ai tre carabinieri uccisi dai banditi della Uno bianca ha infatti scatenato le proteste dei residenti e degli ambientalisti. E la repressione delle forze dell’ordine, di violenza inusitata.

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https://antigene.info/perche-il-pilastro-ma-non-avrebbe-bisogno-di-ben-altro/?fbclid=IwY2xjawQiDCJleHRuA2FlbQIxMQBicmlkETFnejJkWHNsOWx0UDUybHRHc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHp9DZ9WzHzakXDt-rz1OFvPmnwgaHyg-I56ldGwa0qC7jEDeq0amsJYBdudY_aem_2L36hS1xnI4bkbAcHwc_6Q

8 marzo 2026

https://www.rainews.it/video/2026/03/i-giornali-di-oggi-nella-rassegna-stampa-di-rainews24-f3c3a513-3686-4dfc-9993-362d50224c61.html

I settimanali stranieri letti e commentati da Anna Maria Giordano.

Domenica 8 marzo 2026

https://www.raiplaysound.it/audio/2026/03/Radio3-Mondo-del-08032026-bc752ba4-6b73-4af0-a268-b891f5c77b6b.html

L’otto marzo Nelle piazza dell’8 marzo di nuovo il no alla guerra perché a bombe si aggiungono bombe e si ridisegnano le priorità economiche. Cortei in 60 città anche contro la repressione del dissenso e per fermare il ddl Bongiorno sugli stupri. Domani sciopero transfemminista
Luciana Cimino
https://ilmanifesto.it/8-marzo-desiderio-rabbia-e-conflitto
https://ilmanifesto.it/edizioni/il-manifesto/il-manifesto-del-08-03-2026


La precisazione degli Emirati sul presunto raid su un centro di desalinizzazione. Teheran: “La guerra causerà lo stop a produzione ed export d’oro nero”. A breve l’annuncio della nuova Guida Suprema, Trump: “Senza la nostra approvazione durerà poco”

AGGIORNAMENTO IN TEMPO REALE
https://www.rainews.it/maratona/2026/03/guerra-iran-tra-raid-e-contrattacchi-trump-resa-o-distruzione-liran-minaccia-leuropa-72c720c6-c30e-4b95-98e8-a2b77948d649.html


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Guerra Usa-Iran, tutte le notizie di ieri

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L’escalation in Medio Oriente

8 marzo 2026. Benzina americana, in una settimana +14%

Petrolio Per molti analisti economici il prezzo del barile a 100 dollari è dietro l’angolo: meno delle crisi precedenti, per ora, ma sempre una quotazione elevatissima

Con la guerra all’Iran e lo stretto di Hormuz che in sostanza è chiuso (Teheran lo definisce aperto ma dice che farà fuoco su ogni nave riconducibile a Stati Uniti e Israele) per molti analisti economici il petrolio a 100 dollari al barile è dietro l’angolo: meno delle crisi precedenti, per ora, ma sempre una quotazione elevatissima.
E i contraccolpi di sentono già. Negli Stati uniti innanzitutto, dove la benzina alla pompa è aumentata del 14% in una settimana e il presidente Trump sta facendo i salti mortali per tenere i prezzi sotto controllo. E nel resto del mondo dove aumentano gas e benzina ma soprattutto i fertilizzanti, i cui prezzi sono cresciuti del 30% in pochi giorni (la loro produzione comporta infatti un uso massiccio di gas).
https://ilmanifesto.it/benzina-americana-in-una-settimana-14



Le previsioni del tempo per domenica 8 marzo 2026

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https://www.rainews.it/video/2026/03/le-previsioni-del-tempo-per-domenica-8-marzo-853447e7-e964-467c-909a-74faa739d874.html


8 marzo 2026. Ho nostalgia di quando c’era l’Unità, quel giornale è l’album dei miei sogni

Maurizio De Giovanni – strisciarossa.it

Pubbllichiamo la trascrizione dell’intervento di Maurizio de Giovanni alla presentazione del libro “Quando c’era l’Unità” (edizioni Strisciarossa) che si è svolta il 6 marzo a Napoli presso l’Associazione Sudd alla quale hanno partecipato anche Antonio Bassolino, Gianfranco Nappi, Marcella Ciarnelli, Pietro Spataro e Massimiliano Amato.

Riflettendo sulla storia dell’Unità, mi viene da dire che è stato molto importante esserci stati. Aggiungerei anche che oggi è giusto, come è stato sottolineato, provare nostalgia. Perché prova nostalgia chi vive, esiste e chi ha vissuto. Ho avuto la fortuna di aver fatto amicizia con Pietro Spataro in anni ormai lontani e sono riuscito a fare in tempo a firmare qualche articolo quando l’Unità era ancora l’Unità, quindi prima che cominciasse il suo declino

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ttps://www.strisciarossa.it/ho-nostalgia-di-quando-cera-lunita-quel-giornale-e-lalbum-dei-miei-sogni/

“Quando c’era l’Unità”


8 marzo 2026
Compagni dai campi e dalle officine…
Notizie sparse raccolte qua e la

7 marzo 2026

https://www.rainews.it/video/2026/03/i-giornali-di-oggi-nella-rassegna-stampa-di-rainews24-0f07dee5-1336-4e01-83b2-3ec3356a4460.html

La stampa internazionale letta e commentata da Laura Silvia Battaglia. Per ricevere gli articoli letti potete iscrivervi alla Newsletter di Radio3 Mondo.

Sabato 7 marzo 2026

https://www.raiplaysound.it/audio/2026/03/Radio3-Mondo-del-07032026-d70b95e9-a7fd-4a3d-ad71-5ae61b683db2.html

Il prezzo del gas La guerra in Iran «farà crollare le economie globali»: lo dice il Qatar, secondo produttore mondiale di gas. Il primo sono gli Usa. Stretto di Hormuz bloccato, greggio oltre 90 dollari, rincari ovunque. Teheran e Beirut bombardate, Trump: solo la resa incondizionata 
Francesca Luci
https://ilmanifesto.it/edizioni/il-manifesto/il-manifesto-del-07-03-2026
https://ilmanifesto.it/resa-incondizionata-lombra-dellinvasione-di-terra-sulliran


Pezeshkian: “Stop agli attacchi ai Paesi vicini”. Teheran conclude la 25esima ondata di attacchi: “Hormuz è aperto, colpiamo le navi americane e israeliane”. Trump: “Allargheremo i raid a nuovi bersagli”

AGGIORNAMENTO IN TEMPO REALE
https://www.rainews.it/maratona/2026/03/guerra-iran-tra-raid-e-contrattacchi-trump-resa-o-distruzione-liran-minaccia-leuropa-0c0f6a00-d02f-4831-b3b4-ea83ade242d8.html

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Guerra Usa-Iran tutte le notizie di ieri

L’escalation in Medio Oriente

Bienvenue dans ce live consacré à la « frappe préventive » d’Israël sur l’Iran

Le point sur la situation, samedi 7 mars à 6 heures

  • Une semaine après le lancement de l’offensive israélo-américaine sur l’Iran, l’armée israélienne a annoncé lancer, tôt samedi, « une vague de frappes de grande ampleur » contre des cibles gouvernementales dans Téhéran. Elle a dit, à l’aube, répondre à une attaque de missiles lancée depuis l’Iran, avant de lever rapidement l’alerte déclenchée dans le nord d’Israël.
  • Une série d’explosions a été entendue à Tel-Aviv après ces tirs iraniens, provenant apparemment de l’interception des missiles par les défenses israéliennes. Par ailleurs, une explosion a retenti à Jérusalem, après le déclenchement d’une alerte aérienne concernant l’arrivée d’un missile iranien.
  • L’Iran a dit, de son côté, tirer une nouvelle salve de drones et de missiles sur Israël ainsi que sur « des bases américaines dans la région ».
  • Donald Trump a exigé, vendredi, la « capitulation sans conditions » de l’Iran, rejetant un accord avec Téhéran.
  • Le Hezbollah affirme avoir affronté des soldats israéliens dans l’est du Liban. L’agence de presse libanaise officielle NNA a rapporté que l’armée israélienne avait tenté de déployer des hommes le long de la frontière libano-syrienne, dans le district de Baalbek.
  • Israël avait intensifié, vendredi, ses frappes sur la banlieue sud de Beyrouth et sur le sud et l’est du Liban, faisant au moins neuf morts dans la région orientale de la Bekaa, selon les autorités libanaises. Ces dernières avaient annoncé plus tôt un bilan de 217 morts et 798 blessés depuis le début des frappes israéliennes lundi.
  • Une position de la Force intérimaire des Nations unies au Liban (Finul) a été prise pour cible vendredi dans le sud de ce pays, blessant grièvement deux casques bleus ghanéens, selon un média d’Etat et l’armée ghanéenne. Le président libanais a accusé Israël d’en être à l’origine. Emmanuel Macron a, lui, condamné une « attaque inacceptable ».
  • L’Arabie saoudite a annoncé, tôt samedi, avoir détruit un missile balistique qui se dirigeait vers la base aérienne Prince-Sultan, qui abrite des militaires américains. D’après l’agence de presse officielle SPA, le pays a aussi intercepté plusieurs drones qui tentaient d’attaquer le gisement de pétrole de Shaybah, dans le sud-est du pays.
  • Deux explosions ont été entendues, samedi matin, par des correspondants de l’Agence France-Presse à Dubaï (Emirats arabes unis) et une à Manama, capitale de Bahreïn, où une sirène d’alerte a retenti.
  • Le département d’Etat américain a approuvé vendredi une vente de 12 000 bombes de 470 kilos à Israël, d’une valeur de 151,8 millions de dollars, ce qui « améliorera la capacité d’Israël à faire face aux menaces actuelles et futures », précise un communiqué.
  • Les Etats-Unis ont dit, vendredi, avoir frappé plus de 3 000 cibles pendant la première semaine de guerre contre l’Iran. Quarante-trois navires ont également été « endommagés ou détruits ».

    https://www.lemonde.fr/international/live/2026/03/13/en-direct-guerre-au-moyen-orient-2-500-marines-americains-et-au-moins-un-navire-de-debarquement-en-route-pour-le-moyen-orient-selon-des-medias-americains_6669855_3210.html

Le point sur la situation à 21 heures

  • Israël continuera de frapper l’Iran avec « toute » sa « force » pour y « éradiquer le régime » suivant un « plan méthodique », a déclaré samedi soir le premier ministre israélien, Benyamin Nétanyahou.
    > Il a également affirmé qu’Israël a « le contrôle quasi total de l’espace aérien au-dessus de Téhéran »
  • Des frappes américaines et israéliennes ont visé samedi un dépôt de pétrole dans le sud de Téhéran, selon des médias d’Etat.
    > Il s’agit de la première attaque rapportée contre des infrastructures pétrolières iraniennes depuis le début de la guerre.
  • Une série de puissantes explosions a secoué Téhéran, tard dans la soirée de samedi, selon un journaliste de l’AFP. Les médias iraniens ont fait état de ces explosions, tandis que la défense aérienne était engagée au-dessus de la capitale.
    > « Aujourd’hui, l’Iran sera frappé très durement ! », avait averti plus tôt Donald Trump sur son réseau Truth Social. Il avait menacé d’étendre les frappes à « des zones et des groupes de personnes qui n’avaient encore jamais été considérés comme des cibles ».
  • Israël dit avoir mené 3 400 frappes en Iran depuis le début de la guerre. Le porte-parole de l’armée israélienne a ajouté que Tsahal avait « mis hors service plus de 150 systèmes de défense iraniens ». « Jusqu’à présent, l’armée de l’air a largué environ 7.500 munitions sur des cibles dans tout » le pays, a poursuivi Effie Defrin.
  • Des explosions ont été entendues samedi soir depuis Jérusalem après des sirènes d’alerte antiaériennes dans le centre du pays ainsi qu’en Cisjordanie occupée, selon l’AFP, l’armée faisait état de missiles iraniens lancés sur Israël.
    > « A ce stade, aucun blessé n’a été signalé », a fait savoir peu après le Magen David Adom (MDA), équivalent israélien de la Croix-Rouge.
  • Des explosions ont été entendues samedi soir dans la capitale irakienne Bagdad et à Erbil, capitale du Kurdistan irakien, selon des journalistes de l’AFP. La cause des fortes détonations à Bagdad restait inconnue.
  • Le ministre des affaires étrangères turc a mis en garde samedi l’Iran contre les tentatives de déclencher une guerre civile « en instrumentalisant les clivages ethniques ou religieux », les qualifiant « d’extrêmement dangereuses ».
    > Hakan Fidan a aussi appelé l’Iran à la « prudence » après la destruction mercredi d’un missile tiré depuis l’Iran et qui se dirigeait vers l’espace aérien turc.
  • L’organe iranien chargé d’élire le prochain guide suprême pour succéder à l’ayatollah Ali Khamenei doit se réunir « dans les prochaines 24 heures », a déclaré Hossein Mozafari, membre de l’assemblée des experts, cité samedi par l’agence de presse Fars.
    > Il a appelé la population à « s’abstenir de toute spéculation et propagation de rumeurs à ce sujet ».
  • Les frappes israéliennes ont fait au total 294 morts, selon le ministère de la santé libanais. Plus de 450 000 déplacés sont recensés dans le pays, selon les autorités.

    https://www.lemonde.fr/international/live/2026/03/13/en-direct-guerre-au-moyen-orient-2-500-marines-americains-et-au-moins-un-navire-de-debarquement-en-route-pour-le-moyen-orient-selon-des-medias-americains_6669855_3210.htm



Le previsioni del tempo per sabato 7 marzo 2026

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7 marzo 2026. Meteo, anticipo di primavera ma peggioramento in vista. Allerta arancione in Sardegna

Bel tempo fino a metà mese. Un marcato peggioramento dopo il 18 marzo: “Attività termoconvettiva”. Un vortice depressionario attualmente attivo sul Mare di Alboran

AGGIORNAMENTI IN TEMPO REALE
https://www.rainews.it/articoli/2026/03/meteo-anticipo-di-primavera-ma-peggioramento-in-vista-allerta-arancione-in-sardegna-le-previsioni-del-tempo-un-vortice-depressionario-attualmente-attivo-sul-mare-di-alboran-c46bf340-2a13-4837-b883-bb9617a1bf76.html


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7 marzo 2025. Osservatorio Sud Est Europa – “Un investimento sul futuro del continente”

Aurelio Juri – www.storiastoriepn.it

Ne siete sicuri, signori della Fondazione Luigi Einaudi? Leggo di nobili propositi, primo fra tutti quello di accelerare il processo di adesione dei paesi di quest’area all’Unione europea, valorizzandone e diffondendone la cultura – leggi anche pensiero politico! -, meno nobile la strumentalizzazione ad arte che si avverte nelle dichiarazioni, di voler contrastare una ipotetica influenza di Cina e Russia presuntamente piu’ marcata da queste parti che non altrove. »Siamo molto preoccupati – cito Andrea Cangini della Einaudi – perché la Federazione Russa, la Cina e persino l’Iran, stanno fortemente e violentemente condizionando le opinioni pubbliche dei Paesi cosiddetti balcanici per spezzarne l’asse con l’Europa e portarli nella loro orbita”.

continua in
https://www.storiastoriepn.it/osservatorio-sud-est-europa-un-investimento-sul-futuro-del-continente/

7 marzo 2026
Compagni dai campi e dalle officine…
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7 marzo 2026. Arriva l’Età dell’oro, ma solo per il gas liquido americano

Il prezzo del gas Costa moltissimo e inquina anche di più a causa della tecnica estrattiva (fracking), ma adesso è il protagonista del mercato mondiale degli idrocarburi. E l’Europa ci si è legata mani e piedi

Widad Tamini – ilManifesto

Dietro le quinte della propaganda, il conflitto appare spesso più redditizio della pace: basta scavare sotto la superficie dei pretesti etici o religiosi per veder emergere una contabilità spietata, dove il tornaconto economico di pochi si nutre del sacrificio dei più poveri. In questo scacchiere di interessi, una parola chiave domina le analisi degli esperti e i mercati globali in questi giorni: il Gnl.
Ovvero il gas naturale liquefatto. È il comune gas metano che usiamo per cucinare, scaldarci e produrre energia elettrica, ma trasformato in liquido attraverso un processo di raffreddamento estremo a -162°C. Questa tecnologia permette di ridurne il volume di ben 600 volte, rendendolo trasportabile su enormi navi cisterna invece che attraverso i classici gasdotti. È una risorsa strategica che garantisce flessibilità ai paesi importatori, permettendo loro di cambiare fornitore con un semplice viaggio via mare, ma che richiede infrastrutture costose come i rigassificatori per tornare allo stato gassoso prima di entrare nelle reti di trasporto.
L’ATTUALE OFFENSIVA militare, che ha già colpito i vertici della Repubblica islamica e causato la chiusura dello Stretto di Hormuz, ha fatto schizzare il prezzo di questa risorsa vitale. Il 2 marzo il prezzo dell’indice Ttf (acronimo di Title transfer facility – ovvero il mercato di riferimento per lo scambio del gas naturale in Europa. Sebbene si trovi fisicamente in Olanda, il suo prezzo determina quanto paghiamo il gas in bolletta anche in Italia) è salito quasi del 50% in poche ore dopo l’apertura del mercato. La chiusura delle infrastrutture produttive e il blocco delle rotte marittime non sono dunque solo danni collaterali, ma elementi di una partita economica globale dove la sicurezza energetica dell’Occidente e il controllo dei flussi di gas si intrecciano indissolubilmente con il fragore delle bombe.

Nave cisterna di Gpl statunitense in viaggio verso il porto di Anversa/Foto Ap

Tutto ha inizio nei primi anni 2000. Fino ad allora, gli Stati Uniti temevano una carenza di gas e stavano costruendo terminali per importare gas naturale liquido. Il vero punto di svolta è stato imparare a estrarre il gas intrappolato dentro rocce durissime. Gli americani hanno perfezionato una tecnica che permette alla trivella di curvare sottoterra e muoversi di lato per chilometri, seguendo lo strato di roccia. Una volta posizionata, viene iniettata acqua ad altissima pressione che spacca la pietra, creando piccole crepe da cui il gas può finalmente uscire e risalire in superficie. Questa innovazione, il fracking, ha trasformato gli Stati Uniti da acquirenti a primo produttore mondiale di gas naturale. In pochi anni, la produzione domestica è esplosa e i prezzi del gas negli Stati Uniti sono crollati. L’ascesa degli Stati Uniti da importatore a esportatore dominante del mercato globale del Gnl è uno dei cambiamenti più rapidi e radicali nella storia dell’energia.
A QUESTO PUNTO, con un surplus di gas immenso, l’industria americana ha preso una decisione storica: riconvertire i terminal di ricezione in impianti di liquefazione per l’esportazione. Il 24 febbraio 2016, il primo carico di Gnl americano ha lasciato il terminal di Sabine Pass in Louisiana. Tra il 2017 e il 2023, gli investimenti sono passati da pochi miliardi a centinaia di miliardi di dollari. Sono nati terminal enormi come il Corpus Christi, il Freeport e il Cameron Lng. Nel 2023, gli Stati Uniti hanno superato ufficialmente il Qatar e l’Australia, diventando il primo esportatore mondiale di Gnl.
PER DECENNI IL NORD STREAM è stato uno dei cordoni ombelicali tra Russia ed Europa. Attraverso questo gasdotto sottomarino, Mosca vendeva gas a basso costo aggirando Ucraina e Polonia, eliminando così tasse di transito e dispute politiche. Se per il Cremlino era una potente arma di influenza, per la Germania rappresentava la garanzia di energia a basso costo per le proprie industrie. Gli Stati Uniti, tuttavia, si sono sempre opposti all’opera, temendo che l’Europa finisse troppo saldamente nella sfera d’influenza russa.
LA ROTTURA DEI RAPPORTI commerciali per il gas tra Russia e Europa è cominciata con la guerra in Ucraina, ma la situazione è precipitata in particolare da settembre 2022, quando una serie di esplosioni subacquee ha squarciato le tubature, interrompendo per sempre il flusso di gas verso il Vecchio Continente. Sebbene i responsabili restino ufficialmente ignoti, l’effetto è stato immediato: l’Europa ha perso la sua fonte principale di energia, ritrovandosi obbligata a comprare il Gnl americano trasportato via nave a prezzi molto più alti.
In pochissimo tempo, gli Stati Uniti sono diventati il primo esportatore mondiale di gas naturale liquefatto. Oggi, con le minacce dell’Iran allo Stretto di Hormuz, lo scenario è cambiato ulteriormente. L’America è ormai l’unico “porto sicuro” del gas naturale mondiale: con una produzione interna ai massimi storici, Washington offre una stabilità che né Mosca né Qatar possono più garantire.
Questo assetto sta arricchendo moltissimo l’economia americana. Le massicce esportazioni verso l’Europa hanno abbattuto il deficit commerciale statunitense e attirato miliardi di dollari in nuovi terminali nel Golfo del Messico. Il vantaggio competitivo è enorme: mentre le aziende europee affogano nei costi energetici, le fabbriche negli Stati Uniti pagano il gas pochissimo. Il risultato è una fuga di capitali, con molte imprese europee che scelgono di delocalizzare i propri impianti oltreoceano.
I CONFLITTI IN UCRAINA e in Iran hanno accelerato la metamorfosi, consacrando gli Stati Uniti come superpotenza energetica assoluta. Se da un lato questo garantisce l’indipendenza dai ricatti russi, dall’altro ha un costo salato: i consumatori europei pagano bollette record, mentre l’energia è diventata estremamente economica in Texas. Se è pur vero che il consolidamento dell’egemonia energetica statunitense non esaurisce le complesse ragioni del disordine mediorientale, resta innegabile che esso rappresenti un formidabile incentivo a preferire le logiche del conflitto a quelle della pace.
https://ilmanifesto.it/arriva-leta-delloro-ma-solo-per-il-gas-liquido-americano


7 marzo 2026. Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze

Che una forza fascista manifesti per una forma contemporanea di deportazione il giorno in cui a Prato, il 7 marzo 44 furono deportati 133 operai dopo gli scioperi del marzo 44, era qualcosa di inaccettabile.

E infatti non è stato accettato. Gli operai pakistani, o del Bangladesh, o di qualsiasi altro paese che insieme a lavoratrici o lavoratori e solidali nati in Italia, hanno scioperato venerdì e occupato piazza Europa hanno rivendicato la propria storia di classe.
Perché la storia della classe la fa la classe che attraversa i distretti industriali con le proprie lotte.
E oggi a Prato non c’ era nessuna manifestazione per la remigrazione e nessuna manifestazione contro la remigrazione. La remigrazione non esiste: si chiama deportazione e divisione dei lavoratori per determinare abbassamenti salariali.
E noi non siamo la “contromanifestazione”. Siamo l’unica lotta sociale, legittima e radicalmente democratica. Che si è opposta a un raduno fascista che semplicemente non deve esistere.
Prossime tappe:
21 marzo ricordo di Lorenzo Orsetti
22 e 23 marzo vota no
27 e 28 marzo no Kings a Roma
10, 11 e 12 aprile: Festival di Letteratura Working Class a Campi Bisenzio
Sostieni l’ azionariato popolare, sostieni una campagna contro il riarmo
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#insorgiamo

Festival di letteratura working class, ultime ore per sostenere il crowdfunding e salpiamo.

E tutte e tutti in piazza Europa a Prato appena potete!
7 marzo, alba. Tra poche ore Prato sarà attraversata da un corteo antifascista contro la “remigrazione”. Tra poche ore, a mezzanotte, si conclude il crowdfunding per il Festival di letteratura working class. Poi salperemo e via via pubblicheremo i form per partecipare e disveleremo il programma.

7 marzo, alba. È appena trascorsa la notte in Piazza Europa a Prato, occupata da solidali e lavoratori del distretto tessile per impedire la manifestazione fascista che va sotto il nome di Remigrazione. I lavoratori in piazza sono in gran parte di origine pakistana. Il Ramadan ha scandito i momenti comunitari dello sciopero e del presidio.
Eppure nelle loro parole, nei loro pensieri, è ben presente la “loro storia”: il legame con il 7 marzo 1944 a Prato, quando 133 operai furono rastrellati e deportati dai nazifascisti come rappresaglia degli scioperi del 5 marzo 1944. Che allora gli operai del settore tessile deportati fossero italiani e oggi gli scioperanti contro la remigrazione, odierna forma di fatto della deportazione, non siano in grossa parte nati in Italia, importa poco. Anzi, non importa nulla. Come ai nostri occhi non ha nessuna importanza che gli operai che diedero vita ai grandi scioperi del 1968-1969 nelle città del nord Italia fossero in grossa parte di origine meridionale.
La classe che viene invisibilizzata è narrata come “immigrato”, “straniero”. La classe che narra sé stessa si narra per quel che è: un infinito intreccio di storie, di costumi, tradizioni che nella propria lotta contro lo sfruttamento sa ovunque farsi comunità. E sa costruire l’armonia della differenza, che è l’esatto contrario dell’omologazione suprematista.
La classe che si narra sa tramandare la propria storia. E fare delle proprie vittorie un caposaldo delle coscienze future, come è stato con la Resistenza. E fare delle proprie sconfitte fonte di ispirazione per chi riprenderà da dove la lotta ha fallito.
La classe che si narra lo fa nel tempo che ha sottratto allo sfruttamento. E se sente il bisogno di narrarsi sente il bisogno di sottrarre tempo di vita al lavoro sfruttato. E viceversa, se limita lo sfruttamento, libera tempo per dedicarsi alla propria narrazione.
La classe che prende la parola, ha saputo impadronirsi della teoria politica, della capacità organizzativa di creare sindacati, ma anche di tutte le espressioni della narrazione: letteratura, arti visive, teatro ecc.
La classe che si narra non può essere vinta anche quando è sconfitta. Perché la narrazione sopravvive alla singola lotta per alimentare la lotta generale.
Per questo 4 anni e mezzo di lotta operaia hanno prodotto un Festival di letteratura working class.
Per questo il Festival di letteratura working class è un atto di lotta ed esiste per appoggiare una lotta operaia. E questa quarta edizione sarà dedicata alla transizione. Quella che alla ex Gkn ad esempio non c’è stata.
Ritroverete il Collettivo di Fabbrica ex Gkn composto da disoccupati al dodicesimo mese di disoccupazione, dopo aver sopportato quindici mesi senza stipendio. E misureremo insieme quanto noi siamo cambiamento mentre il sistema ci condanna all’immobilismo.
Per questo il Festival di letteratura working class è profondamente temuto e odiato dalla società “padrona”.
Perché è nell’emancipazione della narrazione che sta il seme della liberazione.
❌ SENZA CHIEDERE PERMESSO
👊 DIFENDI IL FESTIVAL
✊ SOSTIENI IL FESTIVAL
✅ PARTECIPA AL CROWDFUNDING
👇 TROVI IL LINK NEI COMMENTI
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6 marzo 2026

https://www.rainews.it/video/2026/03/i-giornali-di-oggi-nella-rassegna-stampa-di-rainews24-2a768103-8fc7-4d21-baba-7fa80a904725.html

La stampa internazionale letta e commentata da Laura Silvia Battaglia. Per ricevere gli articoli letti potete iscrivervi alla Newsletter di Radio3 Mondo.

Venerdì 6 marzo 2026

https://www.raiplaysound.it/audio/2026/03/Radio3-Mondo-del-06032026-33b224fb-6a70-4e7a-99bf-daa0e471e1fa.html

Che settimana!, sintesi delle notizie più importanti della settimana, a cura di Good Morning Italia.

Attacco di Usa e Israele in Iran, ucciso Khamenei: è escalation regionale | Macron aggiorna la deterrenza nucleare francese | La Cina adotta un nuovo Piano Quinquennale | Gedi vende La Stampa

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https://goodmorningitalia.substack.com/p/che-settimana-1026?utm_campaign=email-half-post&r=c2va4&utm_source=substack&utm_medium=email

Una guida ai fatti della settimana nel Mediterraneo allargato e nel mondo musulmano attraverso la stampa araba
Ultimo aggiornamento: 06/03/2026 17:05:14

a cura di Chiara Pellegrino – oasiscenter.eu

continua in
https://www.oasiscenter.eu/it/al-sharaa-punta-sull-uniformita-religiosa-per-consolidare-il-potere

La striscia di Beirut «Faremo nel Libano quello che abbiamo fatto a Gaza». Israele allarga il fronte di guerra e ordina a centinaia di migliaia di profughi e abitanti del quartiere sud di Beirut di fuggire. L’Iran dice di aver colpito la portaerei Usa Lincon, i curdi smentiscono l’offensiva di terra
Pasquale Porciello
https://ilmanifesto.it/edizioni/il-manifesto/il-manifesto-del-06-03-2026
https://ilmanifesto.it/edizioni/il-manifesto/il-manifesto-del-6-marzo-2026/pdf


L’ultimatum di Trump scuote Teheran, i raid israeliani paralizzano la capitale. Meloni-Macron-Merz-Starmer: “Diplomazia e coordinamento militare”. A Cipro la fregata Martinengo. Nella notte nuovi attacchi. L’ombra del coinvolgimento russo

AGGIORNAMENTO IN TEMPO REALE
https://www.rainews.it/maratona/2026/03/nuovo-attacco-di-israele-su-teheran-spostata-a-baku-ambasciata-italiana-a-teheran-bd18ad29-c45b-43f3-ac3c-a2a812a9f987.html

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Medio Oriente, Giorgia Meloni: “Preoccupata per le possibili ripercussioni sull’Italia”

L’escalation in Medio Oriente

Bienvenue dans ce live consacré à la « frappe préventive » d’Israël sur l’Iran

  • Le premier ministre réunira, mercredi, les partis politiques, ainsi que les présidents des deux Chambres et des commissions parlementaires concernées, pour les informer de « l’état de la menace et du positionnement de la France » face à la guerre au Moyen-Orient.
  • Israël a mené de nombreuses frappes aériennes sur la banlieue sud de Beyrouth, au Liban, cette nuit et ce matin. L’armée israélienne a affirmé avoir mené « 26 vagues de frappes », afin d’attaquer des « centres de commandement du Hezbollah », ainsi que des « immeubles qui abritaient des sites terroristes ».
  • Plusieurs localités du sud du Liban ont également été bombardées pendant la nuit. Ce matin, l’armée israélienne a également ciblé un immeuble à Saïda, provoquant la mort de cinq personnes.
  • Le premier ministre libanais a averti qu’un « désastre humanitaire » se profilait en raison du déplacement massif de la population à la suite des ordres d’évacuation de l’armée israélienne. Ce matin, Israël a appelé les habitants de nouveaux villages de la plaine de la Bekaa à évacuer.
  • Au moins 20 personnes ont été tuées, et trente autres, blessées, par des frappes américaines et israéliennes dans l’agglomération de Chiraz, en Iran, a déclaré le vice-gouverneur de la province du Fars.
  • Un bâtiment du Croissant-Rouge iranien a été la cible d’un raid aérien, à Mahabad, dans le centre du pays, rapporte l’agence de presse iranienne Fars, selon laquelle un des employés de l’ONG a été blessé au cours de l’attaque, avant d’être transféré à l’hôpital.
  • L’Iran a également annoncé avoir attaqué un pétrolier américain dans le Golfe, des bases américaines au Koweït et des radars américains dans plusieurs pays.
  • L’armée israélienne a affirmé avoir « détruit le bunker militaire souterrain d’Ali Khamenei » après avoir mené de nouvelles frappes à l’aide de 50 avions de combat.
  • Le haut-commissaire de l’ONU aux droits de l’homme a demandé que l’enquête américaine sur le bombardement d’une école dans la ville de Minab, en Iran, soit « rapide » et se fasse en « toute transparence ».
  • Des explosions ont été entendues à Jérusalem et Tel-Aviv, ce matin, après onze heures sans la moindre alerte dans le pays.
  • Le président iranien a déclaré que des pays avaient entamé « des efforts de médiation » pour mettre fin à la guerre au Moyen-Orient, et estimé qu’ils devaient se tourner vers les Etats-Unis et Israël.
  • L’agence de l’ONU pour les réfugiés (HCR) a déclaré que la guerre au Moyen-Orient constituait une « crise humanitaire majeure », nécessitant une réponse immédiate de tous les acteurs « dans toute la région ».
  • L’Azerbaïdjan procède à l’évacuation de son personnel diplomatique d’Iran, a annoncé le ministère des affaires étrangères azerbaïdjanais, au lendemain d’attaques de drones iraniens sur son enclave de Nakhitchevan.
  • La France va reprendre les vols de rapatriement de Français des Emirats arabes unis « dans les meilleures conditions de sécurité » possibles, a annoncé le ministre des transports.
  • « Il n’y aura aucun accord avec l’Iran, sauf une capitulation inconditionnelle ! », a écrit dans l’après-midi Donald Trump sur son réseau, Truth Social.
  • Karoline Leavitt, porte-parole de la Maison Blanche, s’est efforcée par la suite de nuancer ses propos. « Ce que le président veut dire c’est que, lorsqu’il considérera (…) que l’Iran ne représente plus une menace pour les Etats-Unis et que les objectifs de l’opération “Fureur épique” auront été remplis, il sera dans une situation de capitulation sans condition, qu’il le reconnaisse ou non », a-t-elle déclaré.
  • L’armée israélienne a annoncé avoir bombardé plus de 400 cibles, dont des lanceurs de missiles balistiques et des entrepôts de drones, dans l’ouest de l’Iran depuis le début de la journée.
  • Les gardiens de la révolution iraniens disent, eux, avoir lancé vendredi une 23e salve de drones et de missiles depuis samedi « contre des cibles dans les territoires occupés et des bases américaines de la région ». Ils affirment avoir visé notamment une base aérienne américaine des Emirats arabes unis qui a, selon eux, été utilisée pour bombarder samedi l’école primaire de filles de Minab.
  • Neuf missiles balistiques iraniens ont été détectés et détruits depuis le début de la journée aux Emirats arabes unis, annonce le ministère de la défense du pays sur X. Cent neuf des 112 drones détectés ont également été interceptés, mais trois se sont abattus sur le territoire national, ajoute-t-il, sans en préciser les conséquences.
  • Quatre drones ont visé une base militaire située sur l’aéroport de Bagdad, rapporte l’Agence France-Presse (AFP), citant un responsable des services de sécurité. Au moins deux se sont écrasés dans l’enceinte de la base, a précisé un autre responsable également cité par l’AFP.
  • Au Liban, les forces israéliennes disent avoir bombardé un centre de commandement du corps iranien des gardiens de la révolution et trois autres appartenant au Hezbollah, dans la banlieue sud de Beyrouth. Tous étaient, selon elles, utilisés par le mouvement chiite libanais « pour planifier et exécuter des attaques contre l’Etat d’Israël et ses habitants ».
  • Les bombardements israéliens ont fait 217 morts et 798 blessés depuis lundi, annoncé dans l’après-midi le ministère de la santé libanais. Ce bilan s’est, selon lui, alourdi dans la soirée avec la mort de neuf personnes dans la plaine orientale de la Bekaa. L’ONG Norwegian Refugee Council fait, quant à elle, état de 300 000 personnes déplacées au Liban.
  • Deux casques bleus ghanéens ont été grièvement blessés dans l’attaque à la roquette de leur quartier général dans le sud du Liban, a annoncé l’armée ghanéenne, sans préciser l’origine des tirs.

    https://www.lemonde.fr/international/live/2026/03/06/en-direct-guerre-au-moyen-orient-emmanuel-macron-condamne-une-attaque-inacceptable-contre-une-position-de-l-onu-au-liban_6668663_3210.html?lmd_medium=pushweb&lmd_campaign=pushweb&lmd_titre=bombardements_en_iran_les_principales_compagnies_aeriennes_annulent_leurs_vols_vers_le_moyen_orient_suivez_notre_direct&lmd_ID=

6 marzo 2026. Trump licenzia Kristi Noem

Da strisciarossa.it

Con un post su Truth, nel piene del caos mediorientale, Trump ha rimosso Kristi Noem, segretaria della Sicurezza Interna. Noem era finita al centro di numerose critiche negli ultimi mesi anche per le vicende legate all’operato degli agenti dell’Ice e alla dura repressione delle proteste di Minneapolis in cui sono stati uccisi a colpi d’arma da fuoco due cittadini statunitensi (Alex Pretti e Renee Good). Da giorni i media riportavano notizie di malumori continui e di una insoddisfazione per come ha gestito diversi dossier.
https://www.strisciarossa.it/trump-licenzia-kristi-noem/

VEDI ANCHE
https://www.rsi.ch/info/mondo/Trump-licenzia-Kristi-Noem-il-senatore-Mullin-alla-Sicurezza-interna–3570321.html

6 marzo 2026. Il filo nero di estrema destra che unisce Europa e America Latina al neo imperialismo MAGA

Con il capo del governo italiano Giorgia Meloni il presidente dell’Argentina Javier Milei (Foto di Saul Loeb/Pool/Sipa USA)

Donato Di Santo – strisciarossa.it

In America Latina, negli ultimi anni, il fenomeno delle destre radicali o, per meglio dire, delle nuove estreme destre, è diventato centrale. Queste formazioni politiche hanno preso piede globalmente, radicandosi particolarmente in Europa e nel continente americano. Si è andata delineando una vera e propria internazionale reazionaria, una rete che esse hanno intrecciato non solo fra di loro, ma con la galassia del trumpismo MAGA statunitense e dell’estremismo nero europeo.

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https://www.strisciarossa.it/trump-licenzia-kristi-noem/

6 marzo 2023. Combattere con le parole: quando la manipolazione dei media è un’arma di guerra

Alessandra Filippi – strisciarossa.it

Ascoltare la rassegna stampa internazionale trasmessa da uno dei canali della radio di stato italiana – Radio3 Mondo su Rai Radio3 – è sempre più spesso un esercizio di straniamento, soprattutto dall’estero. Non tanto per le notizie, sebbene anche su quelle ci sarebbe molto da dire, quanto per l’architettura narrativa che le sostiene. A seconda di chi conduce la trasmissione, lo straniamento può crescere fino a raggiungere livelli parossistici; oppure diminuire, concedendo all’ascoltatore la possibilità di seguire senza irritazione lo “sfoglio delle prime pagine” proposto dal giornalista di turno. Intendiamoci: il punto non è la rassegna stampa. Il punto è che questo microcosmo radiofonico riproduce, in scala ridotta, il funzionamento di buona parte dell’ecosistema mediatico occidentale.

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https://www.strisciarossa.it/combattere-con-le-parole-quando-la-manipolazione-dei-media-e-unarma-di-guerra/

6 marzo 2026. Firenze: studentessa “segnalata” ai Servizi sociali per la sua solidarietà con gli operai

Migranti: considerazioni e iniziative a 3 anni dalla strage di Cutro | Giustizia climatica: mobilitazioni a Reggio Emilia e Bologna. Irruzione di XR a Sanremo | Usa: tra carovita e inflazione


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FIRENZE – In Italia se sei una studentessa e partecipi a un’iniziativa solidale con gli operai puoi essere segnalata…ai Servizi sociali. E’ accaduto ad Haji, studentessa 17enne del liceo Machiavelli-Capponi di Firenze, convocata in Questura per aver partecipato alla protesta degli operai de L’Alba davanti al negozio di Patrizia Pepe, in piazza Duomo, l’8 novembre.
L’iniziativa, promossa dal sindacato Sudd Cobas, era stata organizzata per sostenere gli operai della stireria L’Alba di Montemurlo e per chiedere al marchio di aprire un confronto sulle condizioni di lavoro lungo la filiera collegata all’azienda. Alla mobilitazione avevano aderito anche numerosi studenti del liceo fiorentino.
Nei mesi successivi, la ragazza è stata convocata insieme ai genitori, sottoposta a “verifiche domiciliari” e invitata a “non partecipare ulteriormente a manifestazioni”. Eppure non era l’unica presente al presidio: secondo le realtà coinvolte, la misura potrebbe “configurare una discriminazione legata alle sue origini”, con i genitori arrivati in Toscana dal Marocco.
“C’è un filo nero – denuncia il Sudd Cobas – che unisce la storia di Haji con la schedatura degli studenti palestinesi, dei “professori comunisti” o la proposta di Fdi a Bagno a Ripoli di etichettare le scuole con docenti di sinistra e antifascisti. Ma c’è anche un filo rosso che tesse trame solidali di un’alternativa, e che unisce già studentesse, docenti di un liceo e operai. Finché continueremo a tesserlo, non passeranno”.

Nel frattempo, davanti al liceo si è già svolto un presidio di solidarietà. Sono state raccolte un migliaio di firme tra studenti e insegnanti (clicca qui per firmare) mentre il collettivo studentesco K1 ha annunciato un’assemblea pubblica per il 1° marzo.

Su Radio Onda d’Urto Francesco, studente del Liceo Machiavelli-Capponi e del del collettivo K1 e Arturo, del sindacato Sudd Cobas

ROGOREDO – Eseguito il fermo, disposto dalla Procura di Milano, di Carmelo Cinturrino, il poliziotto e assistente capo accusato di omicidio volontario nei confronti di Abderrahim Mansouri, 28 anni, il 26 gennaio a Rogoredo, Milano.
Pure per la Procura, la vittima non impugnava alcuna pistola: l’arma – a salve – è stata posta accanto al corpo di Mansouri nella fase successiva da Cinturrino. Sulla pistola a salve risultano infatti solo le impronte del poliziotto.
Erano bastate poche ore dalla morte di Mansouri perché arrivassero attestati di solidarietà dalla maggior parte della destra al governo nei confronti del poliziotto, ora indagato per omicidio volontario. Salvini aveva scritto il giorno dopo: “un poliziotto si difende, un balordo muore“.
A rafforzare le indagini contro il poliziotto un testimone oculare, che ha messo a verbale come il 28enne “non sarebbe stato armato” e che “sarebbe stato attinto mentre stava per scappare” e, una volta colpito, “sarebbe caduto frontalmente”. L’uomo è stato scaricato anche dagli altri quattro colleghi indagati e interrogati.
Secondo le ricostruzioni, Carmelo Cinturrino ricattava, chiedendo denaro e droga, Abderrahim Mansouri, che però negli ultimi mesi si era ribellato di fronte alle estorsioni in divisa. Non solo: gli abusi in divisa del poliziotto 42enne sarebbero state ripetute anche contro altre persone della zona Rogoredo-Corvetto.

Su Radio Onda d’Urto il commento di Adriano Chiarelli, autore – tra gli altri – di “Malapolizia” e sceneggiatore di “Familia” (2024) e quello di Jacopo di Acad, Associazione Contro gli Abusi in Divisa.

Messico. Decine di vittime tra poliziotti, militari, esponenti del “Cartello Jalisco Nueva Generación’ e civili in seguito all’uccisione di Nemesio Oseguera Cervantes, conosciuto come ‘El Mencho’. Uno dei fondatori del gruppo criminale nativo dello stato di Jalisco è stato intercettato e ucciso dall’esercito e dalla marina del Messico a Tapalpa, attraverso informazioni d’intelligence arrivate dagli Usa.
Immediata la reazione dell’organizzazione, con un’ondata di azioni violente – circa 300 – condotte in tutto il Messico. Nel mirino simboli delle autorità, della polizia e della magistratura, ma pure supermercati, centri commerciali, pompe di benzina, trasporti pubblici, compreso l’aeroporto di Guadalajara, capitale del Jalisco e una delle 3 città messicane che ospiteranno 13 partite (su 104) dei Mondiali di Calcio 2026.
Proprio l’avvicinarsi del “grande evento” – con tutto il suo portato di estrattivismo, sfruttamento, gentrificazione, devastazione ambientale e sociale – è la lente con cui guardare l’accelerazione dello scontro, in una sorta di regolamento di conti tra pezzi di uno stesso sistema, intra ed extraMessico, a partire dal ruolo sempre più massivo imposto dalla nuova fase dell’imperialismo Usa, targato Trump.
Ancora una volta, la narrazione della “guerra” tra Stato e organizzazioni criminali dimostra di essere distante anni luce dalla realtà del Messico.
L’uccisione di ‘El Mencho” va invece posta dentro “una guerra di forze criminali che sono un tutt’uno con politici, aziende, ramificazioni del Capitale, articolazioni armate dello Stato e non dello Stato, che in due decenni qui in Messico – spiega a Radio Onda d’Urto dal Chiapas Fabio, compagno del Nodo Solidale – ha fatto 500mila vittime ufficiali, senza calcolare quelle non ufficiali” e di cui, ciclicamente, si ha una qualche labile notizia quando viene ritrovata una delle tante fosse comuni di cui è disseminato il Messico.
In questo scenario il progetto ipercapitalista dei Mondiali di Calcio – con le gigantesche trasformazioni che comporta, flussi di denaro e potere multimiliardari tesi a estrarre valore al massimo, saccheggiando i territori e le vite delle classi lavoratrici – va calato in “un territorio, quello del Messico, immerso – continua Fabio di Nodo Solidale a Radio Onda d’Urto – in 20 anni di frammentazione territoriale”, come compagne-i definiscono la cosiddetta “guerra alla droga”. Ci sono infatti “una molteplicità di gruppi armati – cartelli, gruppi di autodifesa, gruppi paramilitari, guardie armate di ricchi e certi politici, le articolazioni dello stato – che attuano una balcanizzazione (o sirianizzazione) del Messico, da spezzettare in una serie di violentissimi conflitti armati locali”.
Anche compagne-i sono colpite-i da questa frammentazione, tra strade bloccate, vite fortemente condizionate e zone controllate da un gruppo o da un altro. “La frammentazione fisica diventa anche emotiva e politica, con un movimento che non riesce ancora a coalizzarsi per rispondere alla complessità dell’attacco in corso. Il lavoro dal basso va però in questa direzione, perché il Messico è comunque un territorio in perenne resistenza”.

Su Radio Onda d’Urto la corrispondenza dal Messico con Fabio, compagno del Nodo Solidale, che dal 2007 unisce “militanti per la vita con un sogno rivoluzionario, piantato su due sponde dell’oceano, una in Messico e l’altra in Italia”, per “tessere reti fra le realtà ribelli di entrambe le geografie” e Andrea Cegna, nostro collaboratore e curatore della newsletter Il Finestrino

PALESTINA – Coloni israeliani scatenati nella Cisgiordania occupata, protetti come sempre dalle forze militari di Tel Aviv. L’agenzia di stampa palestinese Wafa riferisce che oggi all’alba alcuni coloni hanno dato fuoco alla moschea Abu Bakr Al-Siddiq situata tra le città di Sarra e Tell, a ovest di Nablus, vergando di slogan razzisti i suoi muri. Non è la prima volta che i coloni israeliani attaccano luoghi di culto: solo nel 2025 sono state attaccate 45 moschee.
A Gaza intanto Israele continua il genocidio: tre palestinesi sono stati feriti stamattina dalle forze di occupazione israeliane a est di Gaza City. Inoltre, le navi militari israeliane hanno distrutto un peschereccio dopo averlo preso di mira con pesanti spari al largo delle coste a sud-ovest di Gaza City.
Ieri la morte invece di una ragazza di 27 anni, uccisa dalle forze di occupazione israeliane nella città di Beit Lahia, nel nord della Striscia. Con lei il bilancio dei civili uccisi a seguito dell’entrata in vigore dell’inesistente cessate il fuoco a Gaza, iniziato l’11 ottobre 2025, è salito a 615 persone ammazzate da Israele. In 2 anni e 4 mesi di genocidio sono 72.072 le vittime fatte a Gaza dallo Stato di Israele.

Su Radio Onda d’Urto, il collegamento con Michele Giorgio, direttore di Pagine Esteri, corrispondente da Gerusalemme per Il Manifesto e nostro collaboratore

VERONA – “Olimpiadi? No grazie“. Con questo slogan un corteo ha sfilato per le strade di Verona domenica 22 febbraio, in occasione della cerimonia di chiusura dei giochi invernali di Milano-Cortina 2026, tenutasi in serata presso l’Arena.
Oltre un migliaio le persone presenti per protestare contro i costi esorbitanti delle Olimpiadi invernali, in una Verona militarizzata. La rete “Olimpiadi no grazie” denuncia l’ingente utilizzo di fondi pubblici per l’organizzazione dei giochi, costate, si stima, “quasi 7 miliardi di euro allo Stato italiano“; il 75% a carico del Governo centrale, il restante 25% delle Regioni ospitanti Lombardia, Veneto e Trentino.
Per la rete scaligera, nata a fine dicembre per iniziativa di varie realtà veronesi, la cerimonia di chiusura “anziché celebrare lo sport nella sua bellezza come le Olimpiadi dovrebbero fare, legittima lo spreco di fondi pubblici, la devastazione ambientale dei nostri territori e l’estrattivismo di sponsor come Eni, la complicità nel genocidio di sponsor come Leonardo e Coca Cola, la violazione di diritti umani e la repressione che costituiscono questi giochi. Ci opponiamo a tutto questo e facciamo sentire la nostra voce contro le Olimpiadi della Guerra”.

Radio Onda d’Urto era in piazza a Verona e ha raccolto diverse voci.

Sempre sulla vicenda Olimpiadi: Milano – Cortina in una logica di genere, tra gender gap e pinkwashing, di Antonella Bellutti, ex ciclista due volte campionessa olimpica (Atlanta 96 e Sidney 2000) e oggi firma del quotidiano “Il Domani”

Radio Onda d’Urto
https://www.radiondadurto.org/


Le previsioni del tempo per venerdì 6 marzo 2026

continua in
https://www.rainews.it/video/2026/03/le-previsioni-del-tempo-per-venerdi-6-marzo-f0a5de3b-4a6b-47f6-8707-e796b37a3f56.html


6 marzo 2026
Compagni dai campi e dalle officine…
Notizie sparse raccolte qua e la

6 marzo 2026 Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze

Perché una lavoratrice o un lavoratore disoccupatx o precarix dovrebbe assolutamente votare NO a questo referendum?

La separazione delle carriere tra PM e magistrati c’entra in realtà poco con lo spirito di questa controriforma, ed è una modifica costituzionale che rimanda ad una serie di altre leggi delega di cui non conosciamo il contenuto, e che probabilmente saranno peggiorative.
Il tema centrale è l’indebolimento del CSM, sdoppiato e privato dei poteri disciplinari, assegnati ad un’alta corte sottoposta al controllo della maggioranza di governo, composta da membri scelti dalla politica da un lato, e magistrati estratti a sorte (solo però tra i magistrati di cassazione).
Il vero obbiettivo del sorteggio è: giudici deboli, isolati e che possano essere facilmente intimiditi.
Si sostituisce qualcosa che è tipico della democrazia: il dibattito politico aperto, anche dentro la magistratura, con qualcosa che è tipico di un regime, ossia il controllo del potere politico sul potere giudiziario.
È bene invece che il potere giudiziario sia il più autonomo possibile, dai governi presenti e futuri, contro cui dovremo lottare e mobilitarci.
Perciò no, non devi votare NO perché i magistrati stanno dalla nostra parte, né perché l’attuale giustizia funziona e perciò va bene così.
Votare NO non ti renderà meno precarix o meno licenziabile, ma per non essere più precarix e più poverx dovrai lottare tanto, sempre di più.

Voteremo NO non solo per questo, ma perché c’è un grandissimo puzzo di autoritarismo, e c’è bisogno di aria pulita.
Il 22 e 23 marzo, vota NO.

#Insorgiamo
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