2020.09 Settembre

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Queste pagine non sono una rassegna stampa, ma la mia personale scelta di notizie, fatti, idee e persone per quanti, determinati ma con il sorriso sulle labbra, ancora resistono e lottano per il pane e le rose

“…volge al declino l’era, che fu nobile nella sua durezza e serietà, della democrazia politica”.
(Luciano Canfora).

Settembre

2 settembre 2020. L’inquinamento non ha prezzo

Le soluzioni per il clima proposte dall’Onu in questi anni si limitano a mettere un prezzo alle emissioni, aumentando i costi per chi inquina senza cambiare il modello produttivo. Il risultato è stato mercificare gli elementi alla base della vita

Francesco Paniè – jacobinitalia.it

Mentre faticosamente la battaglia ecologista tenta di riprendere quota dopo il lockdown, i leader globali guadagnano tempo, rinviando misure urgenti per la transizione e appuntamenti chiave come la conferenza delle parti Onu sui cambiamenti climatici (Cop). Non che finora questi vertici abbiano prodotto politiche apprezzabili o efficaci, ma di certo rappresentano un momento dell’anno in cui si misura la spinta propulsiva della società civile su questi temi e la capacità di risposta delle istituzioni.

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https://jacobinitalia.it/linquinamento-non-ha-prezzo/

10 settembre 2020. «Ho ritrovato la politica a tavola con Francesco»

Intervista Il fondatore di Slow Food Carlo Petrini racconta i suoi dialoghi con papa Bergoglio e l’invito, unico laico e di sinistra, al sinodo dei vescovi amazzonici

Angelo Mastrandrea – ilmanifesto

Dice ridendo Carlo Petrini che, dopo papa Francesco, lo ha chiamato un altro Francesco che di cognome fa Guccini e di mestiere il cantautore e pure lo scrittore. «Mi ha detto Carlìn, l’avresti mai detto che io e te avremmo fatto questa fine?» L’uno a conversare con Bergoglio, più profondamente di quanto il tono apparentemente leggero dei dialoghi appena pubblicati in Terra futura (Giunti editore -Slow Food) faccia sembrare, l’altro a frequentare cardinali. In altri tempi, non sarebbe stato pensabile. Invece, accade che il fondatore di Slow Food, figlio di un socialista che fondò il partito comunista a Bra, nel cuneese, si trovi oggi a definire l’enciclica Laudato sì come «uno straordinario documento politico» e a sostenere l’idea di «ecologia integrale» che questa ha delineato.

In nome delle comuni radici piemontesi, Petrini, o di cos’altro?

Alla fine di uno dei dialoghi, papa Francesco ha affermato: mi è sembrato di essere a tavola.

Dove, lui ricorda, la nonna italiana gli preparava la bagna cauda ed era espertissima nel fare a mano i cappelletti. Fino a 500-600 al giorno, preparati con grande velocità e particolare maestria. A tavola torna il Piemonte.

Di sicuro siamo accomunati dalle radici, ma al di là di questo io ho letto nelle sue parole sulle origini una profonda riflessione sulla questione dei migranti. Lui ricorda quando andava a vedere i film del neorealismo italiano, a partire da quelli di Vittorio de Sica, o quando la madre lo portava all’opera e gliela spiegava. È il processo formativo di un bambino figlio di migranti ed è in fondo quello che avviene in tutti i processi migratori, dove le tradizioni dei paesi di provenienza si mescolano a quelle dei luoghi di arrivo. Tutto ciò parla dell’immigrazione di oggi.

Alla fine, vi siete trovati a parlare di tutto.

Non poteva che essere così, quando ti trovi di fronte una persona che cerca il dialogo. Non si poteva pretendere che io diventassi un teologo e lui un gastronomo, però ci siamo intesi.

Non solo. La pensate allo stesso modo sui temi dell’ecologia.

Sono d’accordo con lui nel ritenere che la Laudato sì non sia un’enciclica ecologista. Interpretarla in questo modo è un errore madornale. La corretta lettura è che essa ha portato nell’ecologia le questioni sociali, in particolare l’attenzione per i più deboli. Questo non era nel dna di gran parte degli ecologisti.

Il papa durante il terzo incontro con i movimento popolari nel 2016, foto LaPresse

Così come l’attenzione per le tematiche ambientali non lo era per la Chiesa cattolica.

È vero, su queste questioni i vertici vaticani sono sempre stati defilati. Bergoglio spiega che anche lui la pensava allo stesso modo. Mi ha ricordato che, quando era vescovo a Buenos Aires e incontrava i vescovi dell’Amazzonia brasiliana, pensava: ma questi cosa stanno dicendo? Non se ne può più di questa storia delle foreste e dei fiumi. Poi si è convertito. A me la cosa che piace di più è che afferma serenamente di aver cambiato idea.

Papa Francesco introduce il concetto di «ecologia integrale». Cosa vuol dire, in poche parole?

Che tutto è connesso. L’idea che se fai male alla Terra fai male a te stesso, e soprattutto ai più poveri, è rivoluzionaria.

Com’è stata accolta, a suo parere, nel mondo cui appartiene, quello dell’associazionismo laico, ecologista e tendenzialmente di sinistra?

Il mondo laico non l’ha capito, ha pensato che si trattasse di un documento del magistero cattolico, invece si tratta di uno straordinario documento politico. D’altronde, il papa stesso ha ammesso che non l’ha scritta tutta lui, ma vi hanno contribuito molte teste forti dell’ambientalismo tedesco.

Una particolare attenzione è dedicata al tema della biodiversità.

Certo, ma va intesa come biodiversità non solo ambientale, ma culturale. Ad esempio, c’è un cambio di modalità radicale rispetto alle culture indigene, con l’idea che la Chiesa debba interagire con una spiritualità millenaria, la stessa che ha da sempre tentato di sopprimere. È una cosa che se qualcuno l’avesse proposta cinquant’anni fa lo avrebbero preso per matto. Si tratta di un cambio di impostazione a trecentosessanta gradi.

Non da ultimo, c’è l’ambiente.

Sì, pensiamo a come questa enciclica spiega le radici della pandemia da Covid-19, sostenendo che esse vanno cercate nei disastri ambientali che stiamo provocando, con la perdita di biodiversità sia nel mondo vegetale che in quello animale. Il concetto di ecologia integrale è molto efficace nello spiegare tutto ciò.

Lei e papa Francesco avete un’altra idea in comune: quella che le buone pratiche individuali, anche i piccoli gesti, possano contribuire a salvare il mondo. Molti invece pensano che sia troppo poco, o che si tratti di un modo per ripulirsi la coscienza senza aggredire alla radice i problemi strutturali della società in cui viviamo. Insomma, si sostiene che non è diventando consumatori verdi che si cambia il mondo.

Io invece le ritengo uno degli elementi della politica, che appartiene alla grande tradizione del movimento operaio e della sinistra italiana. Le cooperative degli inizi del Novecento avevano questa dimensione etica. Mio nonno, socialista e poi fondatore del Partito comunista a Bra, fondò una cooperativa di questo tipo. Lo stesso si può dire dei più recenti movimenti ambientalisti. Pensa ai ragazzi dei Fridays for future, per loro non esiste denuncia senza coinvolgimento. Questi giovani alla Greta Thunberg consumano in un certo modo, sono attenti a come si spostano, ripuliscono i boschi, cercano di avere uno stile di vita ecocompatibile. Sono comportamenti che possono sembrare marginali, ma non è così. Papa Francesco sostiene che nessuno può portare avanti delle idee se non le mette in pratica nel suo vissuto personale. Se non lo fa, non è credibile.

Carlo Petrini, foto LaPresse

È stato invitato al sinodo dei vescovi amazzonici. Come l’ha trovato, da laico?

Di un livello politico tale che da tempo non vedo nella mia sinistra.

Può fare qualche esempio?

Ho ascoltato più di un vescovo denunciare il comportamento delle multinazionali in America Latina, lo sfruttamento delle terre e l’uccisione degli indigeni. Il tutto con argomentazioni di alto livello, che non sentivo da tempo.

Sembrerebbe l’impostazione della vecchia sinistra terzomondista o dei movimento nati alla fine del millennio, quelli di Seattle e del G8 di Genova, per intenderci, al quale parteciparono diversi movimenti cattolici di base. Solo che all’epoca questi non erano ascoltati dai vertici della chiesa. Oggi invece le questioni che questi ponevano entrano nell’agenda ufficiale vaticana e nel dibattito politico.

A me farebbe piacere far capire al mondo laico che è importante guardare a questa riflessione che si sta realizzando nel mondo cattolico grazie a questo pontefice. Un dialogo costruttivo con chi non è come te possa aiutarci a risolvere le grandi sfide che abbiamo di fronte, sia ambientali che sociali. Credo sia questa la lezione più importante di papa Francesco.
https://ilmanifesto.it/ho-ritrovato-la-politica-a-tavola-con-francesco

11 settembre. Che fine ha fatto il movimento hacker?

Per trent’anni gli hacker hanno ispirato la cultura, la politica e l’economia digitale. Oggi sembrano scomparsi. I loro valori sono stati traditi in nome del profitto? Oppure erano ideali sbagliati di per sé?

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https://www.terrelibere.org/che-fine-ha-fatto-il-movimento-hacker/


Rossana Rossanda (Pola 1924 – Roma 2020). Rossana Rossanda è stata una pensatrice raffinata che ha avuto il merito di porre dubbi e interrogativi spesso illuminanti in un mondo cupamente diviso in due. Questa tensione tra pensiero critico e autocritica, tra le idee e il banco di prova della storia ha sempre animato la sua disamina della società così come le sue stesse convinzioni. A Milano si è formata negli anni degli studi universitari e della lotta partigiana ed è entrata a Palazzo Marino come consigliera comunale sul finire degli anni quaranta, ai tempi delle amministrazioni guidate da Antonio Greppi e Virgilio Ferrari. In quel periodo Rossana Rossanda ha inciso sulla scena intellettuale cittadina dirigendo, giovanissima, la Casa della Cultura, dove ha avuto l’occasione di frequentare i maggiori pensatori del suo tempo. E da Milano è partita la sua avventura parlamentare col PCI, di cui era dirigente. In questo ruolo ha cercato la difficile sintesi tra l’aspirazione alla libertà individuale e il socialismo reale, tra la guerra fredda e l’utopia studentesca. Una posizione scomoda costatale l’espulsione dal partito. Una rottura alla quale ha risposto con la fondazione de “il Manifesto”, testata che avrebbe diretto a lungo esprimendo grande capacità letteraria e stile giornalistico innovativo. Rossana Rossanda è il ritratto di una donna complessa, pragmatica e di grande onestà intellettuale. Una mentre lucida e attenta alla diversità delle esperienze, lontana da categorie ideologiche polarizzanti, come pure dalle trappole della memoria di cui lei stessa diffidava. Grazie al suo atteggiamento senza ipocrisie nei confronti di qualsiasi battaglia – dal partito alla società, dalle donne ai lavoratori – Milano la celebra oggi non come “la ragazza del secolo scorso”, bensì come esempio da seguire per affrontare con passione e disincanto i cambiamenti che ci aspettano.
https://monumentale.comune.milano.it/donne-al-famedio/rossana-rossanda

https://www.rossanarossanda.it

La biografia
https://www.rossanarossanda.it/la-biografia/

I necrologi
https://www.rossanarossanda.it/i-necrologi/


29 settembre. Dalla Libia all’Azerbaigian: la guerra per procura dei mercenari siriani di Erdogan
Andrea Lanzetta – suriyayahabibati.wordpress.com

La destabilizzazione della Siria continua a farsi sentire sull’intera regione, stimolando gli appetiti e le ambizioni delle medie e grandi potenze sulla scena

Nagorno Karabakh: un vecchio conflitto alimentato in una remota regione del Caucaso anche da nuovi combattenti, stranieri pagati appositamente per combattere guerre che non gli appartengono, in particolare provenienti dalla Siria, dove non è difficile trovare veterani disposti a battersi all’estero.
Non è una novità il ricorso a mercenari reclutati nel Paese arabo da parte della Turchia e non solo, impiegati poi in altri teatri di conflitto come ad esempio in Libia, dove Ankara avrebbe impiegato fin quasi 18mila tra miliziani siriani e combattenti stranieri reclutati in Siria, anche da gruppi fondamentalisti, compresi centinaia di minori, di cui almeno 8.500 già smobilitati e pronti a nuove “avventure”.

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https://suriyayahabibati.wordpress.com/2020/09/29/dalla-libia-allazerbaigian-la-guerra-per-procura-dei-mercenari-siriani-di-erdogan/

30 settembre 2020. The American Abyss

Franco “Bifo” Berardi

Surfing the Waves of the Unknown

During the summer of 2016, I was writing the last chapters of a book titled Futurability: The Age of Impotence and the Horizon of Possibility, where I outlined the prospect of a bifurcation: either social solidarity and conscious subjectivity will be reconstituted, or the world will be drawn into a new form of global fascism. In that context, I was obliged to confront the impending American elections given that after Brexit in June of that year, the victory of Donald Trump became possible. Both of these events were symptoms of a widespread psychosis invading the scene of the global brain.

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https://www.e-flux.com/journal/111/343656/the-american-abyss/