2026.03 Marzo (16 – 20 marzo)

SITO IN CONTINUO AGGIORNAMENTO
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Nel 2006, una riunione cruciale nel capoluogo piemontese segnò l’avvio di un percorso di rivendicazioni condivise tra i familiari di vittime innocenti delle mafie. Oggi gli stessi chiedono di inserire il diritto alla verità anche in Costituzione
https://lavialibera.it/it-schede-2567-speciale_21_marzo_a_torino_vent_anni_dopo

https://edizionialegre.it/notizie/il-programma-del-festival-di-letteratura-working-class-2026

Queste pagine non sono una rassegna stampa, ma la mia personale scelta di notizie, fatti, idee e persone per quanti, determinati ma con il sorriso sulle labbra, ancora resistono e lottano per il pane e le rose

Per saperne di più
https://www.nokings.org
https://stoprearmitalia.it/

In Italia: promotori e Associazioni aderenti
https://stoprearmitalia.it/#promotori
https://stoprearmitalia.it/aderenti/


…volge al declino l’era, che fu nobile nella sua durezza e serietà, della democrazia politica”.
(Luciano Canfora).



Energia di sinistra

La sinistra deve ripensare il disegno complessivo dell’intera battaglia politica perché restano definiti poco incisivamente i suoi obiettivi generali. Deve capire come motivare i cittadini, come trasmettere loro il movimento, un’energia paragonabile a quella che anima le destre. Come proporre gli antichi ideali di emancipazione in modo da essere compresi anche dai molti che la destra induce a confondere il progresso col futurismo, la sicurezza con la rabbia, la libertà con la guerra.

Carlo Galli
da strisciarossa


20 marzo 2026

https://www.rainews.it/video/2026/03/i-giornali-di-oggi-nella-rassegna-stampa-di-rainews24-3037a227-6bcc-42a9-b117-f2d8cf06d1eb.html

Che settimana!, sintesi delle notizie più importanti della settimana, a cura di Good Morning Italia.

Ucciso Ali Larijani, capo della Sicurezza nazionale. Raid incrociati sugli hub energetici | Budapest conferma il no al prestito a Kiev | Via al taglio temporaneo delle accise | Addio a Bossi

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https://goodmorningitalia.substack.com/p/che-settimana-1226?utm_source=post-email-title&publication_id=1245794&post_id=191464340&utm_campaign=email-post-title&isFreemail=true&r=c2va4&triedRedirect=true&utm_medium=email

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Venerdì 20 marzo 2026

https://www.raiplaysound.it/audio/2026/03/Radio3-Mondo-del-20032026-3c645ecf-e9e3-4004-82b6-bc0b7cd1a4d6.html

L’imbarcata Sette Paesi europei si dicono pronti a garantire la sicurezza delle navi nello stretto di Hormuz. Ma solo con la tregua e su mandato Onu. C’è anche l’Italia. Meloni prova a smarcarsi un po’ da Trump (che reagisce male: è tardi). E rischia sempre di più il coinvolgimento nella guerra 
Luca Celada
https://ilmanifesto.it/per-la-potenza-canaglia-la-guerra-costa-altri-200-miliardi
https://ilmanifesto.it/edizioni/il-manifesto/il-manifesto-del-20-03-2026

Riforma della magistratura, ecco come cambierebbe la Costituzione

Ecco come cambierebbe, articolo per articolo, la Costituzione italiana se entrasse in vigore la riforma della magistratura su cui i cittadini e le cittadine italiane sono chiamati a esprimersi il 22 e 23 marzo.

Il 22 e 23 marzo la popolazione italiana è chiamata ad approvare la riforma della giustizia proposta dal Consiglio dei Ministri; la riforma infatti è stata approvata dal Parlamento, ma non con la maggioranza dei due terzi in ciascuna Camera, necessaria affinché non si dovesse passare per l’istituto referendario confermativo.
Il testo del quesito referendario è quello proposto dal Comitato che ha lanciato il referendum popolare, raccogliendo a tempo record le 500mila firme necessarie:

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https://kritica.it/giustizia/riforma-della-magistratura-come-cambierebbe-la-costituzione/?utm_source=substack&utm_medium=email

Storia del referendum: dal divorzio al finanziamento dei partiti tutte le volte in cui i quesiti hanno cambiato l’Italia

Roma 1974, manifestazione per il divorzio

Nel 1974 il divorzio, nel 1981 l’aborto, nel 1984 il taglio della scala mobile, nel 1987 il nucleare e poi nel 1993 la legge elettorale che seppellì la prima Repubblica

Piero Sansonetti – l’Unità

Quelli che dicono che i referendum valgono soltanto per il merito del quesito sottoposto agli elettori non raccontano bene la storia della Repubblica. In Italia si è votato per svariati referendum una ventina di volte, credo, ma i referendum davvero importanti, e che hanno mobilitato l’opinione pubblica, sono stati cinque o forse sei. Quello sul divorzio, nel 1974, che è il padre di tutti i referendum. Quello sull’aborto del 1981, che fu quasi un plebiscito a favore dell’aborto. Quello sulla scala mobile del 1984, che fu il trionfo di Bettino Craxi. Quello sul nucleare del 1987, che diede una svolta alla politica energetica dell’Italia, e infine quello sulla modifica della legge elettorale del Senato, del 1993 (preceduto da un altro referendum nel 1991 che modificava il sistema delle preferenze alla Camera) che pose la pietra tombale sulla prima Repubblica. Di questi referendum possiamo dire che l’unico giocato esclusivamente sul testo del quesito referendario fu quello sull’aborto. Gli altri furono campali battaglie politiche tra due schieramenti contrapposti. Talvolta anche trasversali. La possibilità di svolgere referendum è scritta sulla Costituzione, ma la legge attuativa, che li rende possibili, fu approvata dal Parlamento solo il 25 maggio del 1970. Fino a quel momento l’unico referendum che si era svolto era quello del 1946 per scegliere tra Repubblica e Monarchia. La legge che ha istituito i referendum fu approvata poche settimane dopo che il Parlamento aveva approvato la legge che introdusse il divorzio, con uno scarto di voti abbastanza modesto: 319 per il divorzio (Il Pci, il Psi, il Psi, il partito socialdemocratico di Saragat il partito repubblicano e il partito liberale) e 286 contro, la Dc e il Msi di Almirante.

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https://www.unita.it/2026/03/20/storia-del-referendum-dal-divorzio-al-finanziamento-dei-partiti-tutte-le-volte-in-cui-i-quesiti-hanno-cambiato-litalia/

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20 marzo 2026. Giustizia, la riforma non serve a nulla se non a mettere a rischio i diritti

Referendum Se vincessero i sì, sarà il caos nell’ordinamento giudiziario. Resteranno tutti i veri problemi del sistema. Con il no si può tenere aperta la porta alla lotta per le garanzie

Gaetano Azzariti ilManifesto

Se dovesse essere confermata dal corpo elettorale la riforma della costituzione, l’effetto di maggior rilievo sarebbe un indebolimento complessivo dell’ordine della magistratura. Limiti posti non ai singoli magistrati (pubblici ministeri o giudici che siano), bensì a quel potere neutro cui, nel nostro ordinamento, è affidato il compito di assicurare i diritti dei cittadini. Principalmente quelli dei più deboli, visto che i potenti – come è noto – non hanno bisogno del diritto, poiché hanno già la forza. Un sistema di garanzie da irrobustire, non da logorare.
La riforma, al contrario, non persegue lo scopo di migliorare la tutela dei diritti, non riguarda le ben note disfunzioni che affliggono da tempo i processi.

Foto LaPresse

Tutte questioni che urgono è che sarebbe opportuno fossero affrontate da un legislatore consapevole e illuminato, il quale dovrebbe seriamente impegnarsi in un’opera di complessa riorganizzazione della giustizia: modifica dei codici di procedura, riduzione dei tempi dei processi, ampliamento delle strutture, adeguamento dell’organico, informatizzazione dei tribunali, misure straordinarie per giungere ad una radicale riduzione degli arretrati.
Men che meno la riforma della costituzione imporrà una svolta garantista al sistema penale, anzi se venisse confermata darà ulteriore impulso alle misure pan-penalistiche (aumento delle pene e moltiplicazione dei reati) che contrassegna l’attuale legislazione. In fondo, affidarsi alle logiche esclusivamente securitarie è una costante della cultura della destra.
Spetterebbe in caso alla sinistra impegnarsi a rimuovere le cause che portano al disagio sociale e, dunque, alla commissione di illeciti. Dovrebbe essere nell’animo dei progressisti il garantismo penale, l’aspirazione a ridurre il numero dei reati, l’ambizione di assicurare il più rigoroso rispetto delle garanzie delle parti nel processo. Nulla di tutto questo è all’orizzonte.
L’obiettivo reale è quello di definire un nuovo equilibrio tra ordine della magistratura e altri poteri dello Stato, incrinando il principio della divisione dei poteri. Non giungendo a sottoporre direttamente i pubblici ministeri, e magari anche i giudici, al governo, ma seguendo una strada più smaliziata e indiretta. Quella di indebolire il potere della magistratura nel suo complesso affinché possa essere più conformista, meno garantito nell’esercizio delle sue delicatissime funzioni.
Questo risultato lo si vuole raggiungere tramite un insieme di forzature e qualche falsità. Anzitutto appare ingannevole l’indicazione secondo la quale la riforma vuole introdurre la separazione delle carriere. Una prospettiva alterata sia perché, nella sua forma attenuata, la distinzione tra le funzioni è già realtà, sia perché sarebbe sufficiente una legge ordinaria ove si volesse pervenire ad una definitiva (a mio avviso, peraltro, inopportuna) separazione delle carriere: senza possibilità di equivoci lo ha espressamente sancito una decisione della Consulta presieduta da Giuliano Vassalli nel lontano 2000.
Quel che si vuole ottenere è altro: dividere in tre tronconi l’organo di garanzia preposto a tutela dell’indipendenza e autonomia, l’attuale unico Csm. È tramite questo smembramento che si ottiene il risultato di indebolire l’ordine nel suo complesso. Divide et impera dicevano i romani. Che non ci si preoccupi del reale funzionamento del governo autonomo e indipendente della magistratura e magari di rivedere in meglio il funzionamento dell’organo a questo preposto è dimostrato dal fatto che si punta ad una riforma costituzionale senza invece seguire la via maestra di una riforma organica della legge ordinaria. Il Csm è tuttora regolato in gran parte dalla legge istitutiva del 1958 e nulla impedirebbe – anzi sarebbe da auspicare – una revisione profonda dei meccanismi di funzionamento. Al legislatore illuminato nessuno potrebbe impedire di stabilire diversi criteri di giudizio per lo svolgimento delle funzioni tipiche del Csm. Misure che potrebbero regolare in vario modo i criteri di scelta dei vertici, le assegnazioni e i trasferimenti dei magistrati, che non ha caso la nostra costituzione prevede siano decisi dal Consiglio «secondo le norme dell’ordinamento giudiziario». Sarebbe dunque nello spirito della costituzione un diverso assetto in grado di arginare il temuto potere delle correnti.
Si aggredisce invece la costituzione introducendo regole irrazionali, prima ancora che sbagliate. La soluzione prescelta per raggiungere lo scopo di arginare la degenerazione delle correnti è infatti unica al mondo ed è insensata: l’estrazione a sorte dei membri dei Consigli, ovvero la scelta lasciata al caso. La giustificazione che viene fornita è poi una vera sciocchezza: si afferma che avendo i giudici già tante responsabilità e avendo superato un difficile concorso sarebbero perciò stesso in grado di assolvere alle funzioni di alta amministrazione e di governo autonomo della magistratura. È come dire che ogni professore universitario può diventare rettore o che ogni funzionario può essere estratto a sorte per svolgere le funzioni di dirigente. Si confonde evidentemente la diversità di competenze e di ruolo richieste per poter partecipare ad un organo che amministra (il Csm, fatta salva la sezione disciplinare) rispetto ai compiti che gravano sui magistrati che indagano e giudicano fattispecie concrete. Un bravo magistrato può essere un pessimo consigliere, così come un ottimo professore può essere uno scadente rettore. Oltre al fatto che il caso non fa alcuna selezione e dunque è ben reale il rischio che per evitare il correntismo, si giunga a selezionare casualmente i peggiori. Magari dieci piccoli indiani, catapultati in una storia di intrighi e vendette, in balia dei tanti Palamara che si andranno a moltiplicare, senza neppure dover dar conto alle correnti. Di male in peggio.
Errata anche l’idea che tenta di giustificare la rinuncia all’elezione rilevando che il Consiglio non è un organo di «rappresentanza politica». Non v’è dubbio che sia così, ma si omette di aggiungere che esso è invece certamente «rappresentativo dell’ordine», posto a garanzia della sua autonomia e indipendenza. È proprio questa natura – non politica, ma amministrativa – che legittima l’elezione e impone che la scelta sia rimessa alla comunità di appartenenza. L’estrazione mina il ruolo costituzionale dell’organo di autogoverno.
Le incongruenze e le critiche potrebbero moltiplicarsi, ma per concludere ci si limita a rilevare come il maggior rischio di questa riforma è quello di gettare nel caos l’ordinamento giudiziario, distogliendo l’attenzione dai tanti problemi che dovrebbero portare a ripensare profondamente il sistema di giustizia. Respingere questa pessima riforma costituzionale può servire a riaprire il discorso sulla necessità di garantire i diritti, assicurare un giusto processo, far valere le garanzie costituzionali.
La vittoria del sì chiuderebbe invece la partita nel peggiore dei modi.
https://ilmanifesto.it/giustizia-la-riforma-non-serve-a-nulla-se-non-a-mettere-a-rischio-i-diritti


Messaggio (dall’ombra) di Khamenei: “Colpire i nemici dentro e fuori l’Iran”. Il Pentagono invia 2.500 marines e tre navi da guerra in Medio Oriente

AGGIORNAMENTO IN TEMPO REALE
https://www.rainews.it/maratona/2026/03/iran-attacco-guerra-ancora-bombe-israeliane-su-teheran-netanyahu-proteggiamo-il-mondo-trump-nessuna-invasione-200-miliardi-d241b3c3-0bf4-40a0-bfc2-4d214e7100e9.html


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La guerra all’Iran, tutte le notizie di ieri

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L’escalation in Medio Oriente
La guerra Israele-Hamas


Iran war live: Trump calls NATO members ‘cowards’, alleging lack of support

  • United States President Donald Trump assails NATO ⁠over what he views as a lack of support for the US-Israel war against Iran, describing Washington’s traditional allies as “cowards”.
  • The Iranian Red Crescent says at least 204 children have been killed as the overall death toll in Iran exceeds 1,444 people. More than 1,000 people have been killed in Israeli attacks on Lebanon.
  • Iran’s Islamic Revolutionary Guard Corps (IRGC) spokesperson, General Ali Mohammad Naini, has been killed in what Israel says was an overnight air attack. Iranian General Ismail Ahmadi, the head of intelligence for the Basij forces, has also been killed, according to reports.
  • Millions of Muslims across the Middle East celebrate Eid while Iran also marks Nowruz under the threat of war.
  • Visit our live tracker for the latest casualty figures from across the region.

AGGIORNAMENTI IN TEMPO REALE
https://www.aljazeera.com/news/liveblog/2026/3/20/iran-war-live-tehran-warns-of-intensified-strikes-if-energy-sites-targeted?UTM_Source=pnsOS&UTM_Medium=push&UTM_Campaign=standard

https://www.aljazeera.com/news/
https://www.aljazeera.com/middle-east/
https://www.aljazeera.com/

Altri aggiornamenti
https://english.alarabiya.net/
https://english.alarabiya.net/webtv
https://english.alarabiya.net/topics/palestinian-israeli-conflict


Minacce a Saviano, definitive le condanne per il boss Bidognetti e l’avvocato

Lo ha deciso la Cassazione che ha rigettato i ricorsi

ANSA – Definitive le condanne ad un anno e mezzo di carcere per il capoclan di camorra Francesco Bidognetti e un anno e due mesi per l’avvocato Michele Santonastaso nell’ambito del processo per le minacce rivolte nel 2008 al giornalista Roberto Saviano e alla giornalista Rosaria Capacchione.
Lo ha deciso la Cassazione rigettando le istanze avanzate dai difensori.
Il fatto avvenne durante il processo di appello Spartacus a Napoli nei confronti del clan dei Casalesi.


20 marzo 2026. “Le due vittime stavano preparando una bomba”: cosa è successo al Parco degli Acquedotti e cosa c’entra Cospito

Identificati dai tatuaggi i corpi tra le macerie di Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone: erano noti come militanti anarchici del gruppo del terrorista al 41 bis

Marco Tribuzi – Agenzia DIRE

ROMA – Il tetto del Casale del Sellaretto di via delle Capannelle è crollato per un’esplosione: le due vittime ritrovate nei ruderi stavano probabilmente preparando un ordigno. C’è una svolta nelle indagini sulla tragedia che questa mattina, venerdì 30 marzo, ha portato alla scoperta di due corpi senza vita sotto le macerie di un vecchio edificio crollato nel Parco degli Acquedotti. Corpi che sono stati identificati anche grazie ai tatuaggi: sarebbero Alessandro Mercogliano Sara Ardizzone, noti per appartenere al gruppo anarchico di Alfredo Cospito, detenuto in regime di 41 bis.

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https://www.dire.it/20-03-2026/1224864-le-due-vittime-stavano-preparando-bomba-cosa-successo-parco-acquedotti-cospito/


Le previsioni del tempo per venerdì 20 marzo 2026

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https://www.rainews.it/video/2026/03/le-previsioni-del-tempo-per-venerdi-20-marzo-9f5835de-1a72-4de3-9836-7172aabb0eef.html


19 marzo 2026

https://www.rainews.it/video/2026/03/i-giornali-di-oggi-nella-rassegna-stampa-di-rainews24-e2358687-5b15-4f2f-848d-ab76eb9dbbfd.html

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Giovedì 19 marzo 2026

https://www.raiplaysound.it/audio/2026/03/Radio3-Mondo-del-19032026-53fd5468-69f0-46f4-bc40-19587d14b95e.html

A macchia d’olio Le bombe di Israele e Stati uniti colpiscono il South Pars, il più grande giacimento iraniano di gas. Rappresaglia di Teheran a difesa del «patrimonio nazionale»: missili sugli impianti del Golfo. La guerra arriva in Africa e Asia: senza carburante le economie tremano 
Francesca Luci
https://ilmanifesto.it/south-pars-attacco-al-patrimonio-di-unintera-nazione
https://ilmanifesto.it/edizioni/il-manifesto/il-manifesto-del-19-03-2026

19 marzo 2026. Gli scenari dell’Ai: così l’Italia sta scivolando nel conflitto

Gli scenari dell’Ai La domanda non è più se «potrebbe succedere», ma «fino a dove può arrivare». Ho chiesto all’Ai Claude di analizzare il coinvolgimento dell’Italia nel teatro di guerra del Golfo, ovvero di mettere a fuoco lo scenario nel quale finiamo per esservi trascinati

Francesco Strazzari – ilManifesto

«L’Italia è già dentro». La domanda non è più se «potrebbe succedere», ma «fino a dove può arrivare». Ho chiesto all’Ai Claude di analizzare il coinvolgimento dell’Italia nel teatro di guerra del Golfo, ovvero di mettere a fuoco lo scenario nel quale finiamo per esservi trascinati. Ho scelto Claude (Anthropic) perché è integrato nell’infrastruttura cognitiva e decisionale del Pentagono (tramite Maven/Palantir). In realtà Anthropic oggi è considerato «un rischio» dalla Casa bianca, per aver negato accessi che facilitano sorveglianza di massa e armi autonome. Stiamo dunque parlando con un acceleratore epistemico, che aumenta la densità informativa e la velocità decisionale, comprimendo settimane in minuti.
Al ventunesimo giorno di guerra, il conflitto ha già colpito l’Italia in modo diretto (la base di Erbil, Kurdistan iracheno), anche se non letale.
Roma ha il comando della missione Aspides nel Mar rosso, con tre navi della Marina militare. In linea con i partner europei, il governo ha rifiutato di aderire ad una coalizione navale a guida americana per Hormuz (Kaja Kallas ha ribadito che si colloca «fuori dal raggio di azione della Nato»).
Ma il quadro militare non si sta per nulla stabilizzando. Si pensi alle azioni di decapitazione del regime iraniano da parte di Israele, al martellamento del Libano, allo spostamento di cinquemila marines, agli atti di guerra economica sulle infrastrutture energetiche iraniane (l’isola di Kharg), a Teheran che bersaglia navi in transito, aeroporti e ambasciate. Anche il quadro economico muove verso la crisi, con i mercati che reagiscono in modo coerente davanti a un serio shock energetico sistemico.
In Europa, il prezzo del gas è aumentato di più del 60 percento nel solo mese di marzo. C’è poi il quadro diplomatico: la manifesta ostilità Maga verso l’Unione europea, convergente con quella di Mosca, acutizza il dilemma della destra al governo in Italia, producendo le imbarazzate e imbarazzanti dichiarazioni dei giorni scorsi.
Lo scenario più probabile nel quale l’Italia può essere coinvolta riguarda l’eventualità di un secondo attacco deliberato su Erbil, dove «l’Iran sta alzando la traiettoria». Se ci fossero caduti, Claude stima che «verrebbe cancellato lo spazio politico della neutralità».
Si può anche considerare il caso in cui una nave italiana di Aspides, con un’azione cinetica che nessuno a Roma ha esplicitamente autorizzato ma che deriva dalle regole di ingaggio della missione, abbatta un vettore iraniano nello stretto di Bab el-Mandeb: l’Iran potrebbe rispondere come davanti a una dichiarazione di guerra.

Teheran

Un secondo scenario prende forma qualora nel tempo altri 15 paesi europei, incalzati dai costi energetici e dalle pressioni americane, optassero infine per formare una coalizione informale di volenterosi.
La situazione si complica ulteriormente se gli Houti yemeniti entrano in guerra, o se si apre un fronte attivo nel Corno d’Africa (al momento il teatro con la progressione più rapida), con coinvolgimento, oltre ad Etiopia, Somalia, Sudan ed Eritrea, degli stessi attori che agiscono sul Mediterraneo orientale (Turchia, Israele, Emirati, Egitto).
Se la guerra si protrae la questione del mandato difensivo della missione Aspides potrebbe riaprirsi, verso modalità di ingaggio preventivo: magari la nostra partecipazione a un’operazione a Hormuz, presentata non come belligerante ma come protezione dei commerci.
Nel frattempo, il turismo si allontana dal Mediterraneo, dove cresce la preoccupazione per le attività estrattive in cui Eni è protagonista. Il Libano vacilla, i morti sono centinaia, gli sfollati un milione: la base Unifil italiana di Shama è già stata colpita da detriti. Si trova in un contesto operativo radicalmente mutato: se l’offensiva terrestre israeliana si estendesse fino al fiume Litani, i caschi blu italiani si troverebbero fisicamente nel mezzo.
A Cipro le infrastrutture di uno Stato Ue si sono trovate direttamente implicate. Se venisse colpita in modo massiccio si aprirebbe la questione dell’attivazione della clausola di mutua difesa del Trattato di Lisbona. Idem se venisse colpita duramente una base francese, l’Italia avrebbe l’obbligo giuridico di assistere «con tutti i mezzi in suo possesso»
Non ci troviamo davanti a un semplice conflitto regionale «che potrebbe allargarsi». La saldatura fra la guerra nel Golfo persico e quella in Ucraina è già parzialmente in corso lungo tre dimensioni: quella tecnologica (tattiche, sistemi d’arma, dati), quella economica (il petrolio caro rafforza Mosca, indebolisce l’Europa, riduce la capacità europea di sostenere finanziariamente Kiev) e quella diplomatica (l’attenzione strategica Usa è tutta sul Medio oriente).
Debitamente incalzata, l’intelligenza artificiale espone l’urgenza del dilemma fra la «gestione di progressivo coinvolgimento italiano, che è già in corso» e il «ritrovarsi trascinati da eventi che altri decidono». Spinta a ragionare fuori da questa alternativa, sottolinea come stare fuori dalla guerra richiede una postura strategica attiva dell’Italia e dell’Europa, non la semplice enunciazione di un principio.
Più specificamente, Claude elenca: la rimozione del bersaglio di Erbil, la blindatura del mandato di Aspides, il coinvolgimento Ue-Onu per un corridoio a Hormuz, marcare in parlamento i vincoli che mancano sull’uso delle basi americane «prima che la pressione li renda politicamente impossibili da costruire», aprire un canale diplomatico con Teheran. L’Italia è forse l’unico grande paese occidentale che può parlare con tutti: con gli arabi, con l’Iran, con la Russia, con gli Usa. Il tempo per farlo è adesso, la finestra si sta chiudendo.
https://ilmanifesto.it/cosi-litalia-sta-scivolando-nel-conflitto

19 marzo 2026. Referendum sulla giustizia, il bivio tra due aspirazioni autoritarie: la ‘trumpiana’ e quella ‘gratteriana’

La battaglia per il No al referendum riunisce la sinistra e i 5 Stelle. Sul palco tutti i leader. C’erano anche la Cgil e Rifondazione comunista

Piero Sansonetti – l’Unità

Ieri è sceso in piazza il popolo del No, a Roma, nella storica Piazza del Popolo. Hanno parlato Elly Schlein e tutti i leader del centrosinistra. Il Campo largo ha trovato l’unità e anche l’entusiasmo. Oltre ai partiti – tutti i partiti del centrosinistra, e poi i 5 Stelle e Rifondazione comunista – c’era anche la Cgil e c’erano tantissime bandiere della Fiom. Chi è un po’ vecchio, come me, si ricorda un’altra manifestazione a Piazza del Popolo. Gremita. Credo che fosse il 9 maggio del 1974. Parlò Berlinguer. E poi tutti i leader dei partiti laici, i socialisti, i socialdemocratici, i liberali, i repubblicani e Marco Pannella che era stato il leader della battaglia per il divorzio in Italia. Eravamo alla vigilia del primo referendum dopo quello del 1946 tra monarchia e repubblica. Il paese era diviso in due: da una parte la sinistra e i liberali, dall’altra la Dc di Fanfani e i fascisti di Almirante. Il referendum era stato chiesto dalla destra democristiana (il loro leader era un certo Gabrio Lombardi, zio di padre Lombardi che poi divenne il portavoce di papa Ratzinger). La legge sul divorzio (si chiamava Baslini Fortuna, prendeva il nome dai due deputati che l’avevano scritta, un liberale e un socialista vicino ai radicali) era stata approvata dal Parlamento quattro anni prima.

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https://www.unita.it/2026/03/19/referendum-sulla-giustizia-il-bivio-tra-due-aspirazioni-autoritarie-la-trumpiana-e-quella-gratteriana/

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19 marzo 2026. Caro carburanti, ecco cosa ha deciso il Consiglio dei ministri

Matteo Marcelli – Avvenire

Cdm a sorpresa prima della partenza della premier per Bruxelles. Credito d’imposta del 28% sul gasolio degli autotrasportatori. Speculazione, in campo “Mister Prezzi” e la Guardia Finanza

Con un timing elettorale accuratamente calibrato, il “decreto carburanti” saltato la settimana scorsa si materializza nel Consiglio dei ministri straordinario di questa sera e consegna al Governo la copertura normativa che mancava per l’ultimo miglio di campagna referendaria. Una riunione convocata a sorpresa, anticipata dal grande attivismo di Palazzo Chigi, che nel pomeriggio ha ospitato gli incontri serrati di Giorgia Meloni con il titolare dell’Ambiente, Gilberto Pichetto, e poi con quello dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Mentre a Milano andava in scena lo “show” di Matteo Salvini con i petrolieri.

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https://www.avvenire.it/attualita/caro-carburanti-ecco-cosa-ha-deciso-il-consiglio-dei-ministri_106036

Decreto carburanti. Il conto lo paga anche la Sanità: 86 milioni tagliati al Ministero della Salute per finanziare la riduzione delle accise

Il governo approva d’urgenza misure per calmierare i prezzi di benzina e gasolio colpiti dalla crisi iraniana. Ma nel testo del decreto emerge il dettaglio che il comunicato stampa tace: a coprire oltre 527 milioni di spesa sono tagli lineari ai ministeri. Il terzo più pesante colpisce proprio la Salute.
 
IL DECRETO

Venticinque centesimi in meno al litro su benzina e gasolio, dodici centesimi al chilo sul Gpl. Sono i numeri comunicati ieri dal Consiglio dei Ministri nel comunicato stampa sul decreto carburanti approvato d’urgenza per fronteggiare l’impennata dei prezzi innescata dal conflitto in Iran. Un provvedimento presentato come misura emergenziale e temporanea, destinato a durare venti giorni a partire da oggi, 19 marzo.

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https://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/decreto-carburanti-il-conto-lo-paga-anche-la-sanit-86-milioni-tagliati-al-ministero-della-salute-per-finanziare-la-riduzione-delle-accise/

Trump: “Non invierò soldati in Iran”. Colpito un F-35 Usa, atterraggio d’emergenza: è la prima volta. Hegseth: “Alleati ingrati, non c’è scadenza per la fine della guerra”. Piano a 6 per riaprire Hormuz, c’è anche Roma.

AGGIORNAMENTO IN TEMPO REALE
https://www.rainews.it/maratona/2026/03/iran-attacco-guerra-gas-bombe-su-piu-grande-giacimento-iraniano-e-su-impianti-in-qatar-32d6e97c-becb-4819-baa0-749fe7f9fc7a.html

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La guerra all’Iran, tutte le notizie di ieri

video Ucciso Larijani, l’uomo forte di Teheran. Che cosa succede ora
video Funerali e vendetta, l’Iran ferito attacca gli impianti energetici
video Israele invade di nuovo il Libano, un milione di sfollati

L’escalation in Medio Oriente
La guerra Israele-Hamas

19 marzo 2026. Iran, gli 007 sbugiardano Trump: “Teheran non ha mai riavviato il programma nucleare”

La direttrice dell’intelligence Tulsi Gabbard smaschera The Donald al Senato. “Lo avevamo informato che Teheran avrebbe attaccato i Paesi del Golfo”, aggiunge. Gli ayatollah: “Colpiremo i siti petroliferi”

Umberto De Giovannangeli – l’Unità

«Ricordate, per tutti quegli assoluti idioti là fuori, che l’Iran è considerato da tutti il principale stato sponsorizzatore del terrorismo. Li stiamo rapidamente mettendo fuori gioco!». Con un linguaggio da saloon, lo “sceriffo della Casa Bianca” si esprime su Truth. Parole che sembrano anticipare scelte ancora più esplosive.

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https://www.unita.it/2026/03/19/iran-gli-007-sbugiardano-trump-teheran-non-ha-mai-riavviato-il-programma-nucleare/

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Il capo dell’antiterrorismo Usa lascia e sbugiarda Trump: la guerra in Iran su ordine di Israele


Iran war live: Israel refinery bombed as retaliatory strikes reverberate

  • Iranian ⁠attacks have knocked out ⁠17 percent of Qatar’s liquefied natural gas export capacity, causing an estimated $20b in lost annual revenue while threatening supplies to Europe and ⁠Asia, QatarEnergy’s CEO says.
  • US President Donald Trump says Israel acted out of “anger” and will not attack Iran’s South Pars gasfield again, and in a conversation with Benjamin Netanyahu, “I told him ‘Don’t do that’, and he won’t do that.”
  • Riyadh says “the little trust that remained in Iran has been completely shattered” as tensions grow between Iran and Gulf powers.
  • More than a dozen people have been killed in the Middle East in recent hours including in Iran, Lebanon, Gaza, and the occupied West Bank.
  • Visit our live tracker for the latest casualty figures from across the region.

AGGIORNAMENTI IN TEMPO REALE
https://www.aljazeera.com/news/liveblog/2026/3/19/iran-war-live-qatar-saudi-energy-sites-attacked-riyadh-says-trust-gone?UTM_Source=pnsOS&UTM_Medium=push&UTM_Campaign=standard

https://www.aljazeera.com/news/
https://www.aljazeera.com/middle-east/
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Altri aggiornamenti
https://english.alarabiya.net/
https://english.alarabiya.net/webtv
https://english.alarabiya.net/topics/palestinian-israeli-conflict

Who was Ali Larijani, Iran’s philosopher-security chief killed by Israel?

Ali Larijani, who was viewed as a pragmatist, emerged as one of the powerful figures after the killing of Supreme Leader Ayatollah Ali Khamenei.

Ali Larijani, who emerged as one of the most powerful figures in Iran after the killing of Supreme Leader Ayatollah Ali Khamenei, has been killed, according to state media.
The Iranian announcement, late on Tuesday, came hours after Israeli Minister of Defence Israel Katz said Larijani, 67, was killed in an overnight strike amid the US-Israel war on Iran.

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https://www.aljazeera.com/features/2026/3/3/who-is-ali-larijani-the-iranian-official-promising-a-lesson-to-the-us?utm_campaign=Weekly_1803/2026&utm_medium=email&utm_source=sendinblue

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19 marzo 2026. È morto Umberto Bossi, il fondatore della Lega aveva 84 anni
(Cassano Magnago, 19 settembre 1941 – Varese, 19 marzo 2026)

Pontida 17 giugno 2001: Bossi con l’allora ministro della Giustizia, Castelli. ANSA/DAL ZENNARO

Umberto Bossi: il vandeano che demolì la prima Repubblica

Addio a Bossi Il rapporto con Berlusconi, la caduta nel 2012 dopo gli scandali. Il gelo con Salvini

Gad Lerner – ilManifesto

Umberto Bossi, gatto dalle nove vite, già ben prima di oltrepassare il traguardo degli ottanta anni era stato dato erroneamente per morto diverse volte. Ma nessuno gli toglierà il titolo – positivo o negativo, decidete voi – di demolitore della Prima Repubblica.


Per capirci, senza di lui non ci sarebbero stati un Antonio Di Pietro, un Silvio Berlusconi, un Beppe Grillo e neanche una Giorgia Meloni.
Per come l’ho conosciuto e – mi riesce strano ammetterlo – gli ho voluto bene, sono sicuro che di questa sequenza di nomi non si compiacerebbe affatto. Perché Bossi, astuto e sfrontato casciaball arrivato tardi alla politica, varesotto nell’animo dalla nativa Cassano Magnago al villino-bunker di Gemonio, davvero rimarrà per sempre il vandeano nordista cui l’unità d’Italia non andava a genio. Il culmine del suo successo fu la calata su Roma, nel 1992, di ottanta parlamentari leghisti. Nella precedente legislatura in Parlamento c’erano solo lui e Giuseppe Leoni. Da storico improvvisato scommetteva sulla possibilità che, «baionette in canna», al grido «padroni a casa nostra», la rivolta dei settentrionali spezzasse davvero un Paese reso fragile dall’aver consumato le risorse pubbliche dell’assistenzialismo.
Per questo sostengo che, prima ancora dell’ictus del 2004 e dello scandalo familiare che lo costrinse alle dimissioni nel 2012, Umberto Bossi era già morto una prima volta nel 1994, quando dovette rendersi conto di aver spianato la strada a Silvio Berlusconi.
Lui ganassa, uomo del popolo in canottiera, mal sopportava di aver regalato lo scettro al miliardario in doppiopetto. Tanto è vero che ne disarcionò il governo pochi mesi dopo, scatenando la fase secessionista delle camicie verdi e del parlamento padano.

Qui devo confessare una mia ignobile debolezza. Ammetto di aver provato sollievo nel 1999, quando Umberto tornò sui suoi passi e rifece alleanza col Berlusca, per un motivo prosaico: l’avvocato Previti mi aveva intentato una causa con richiesta di 10 miliardi di lire per aver lasciato dire a Bossi in tv che Forza Italia era il partito di Cosa Nostra con un mafioso per capo. Quell’armistizio, con cedimento leghista tanto che nel 2001 il senatur preso in ostaggio finì per un po’, malvolentieri, anche improbabile ministro delle riforme, fu provvidenziale per il mio bilancio familiare.
A Roma lo vedevo poco. Nel breve periodo della mia direzione al Tg1 telefonava più che altro per scusarsi degli insulti antisemiti con cui qualcuno dei suoi mi apostrofava. Poi la metteva sul ridere. La Lega era zeppa di maldestri emuli dell’idioma leghista di cui Umberto Bossi fu l’impareggiabile generatore. Una neolingua che lo aveva catapultato dal basso sul palcoscenico della politica-spettacolo già prima che la televisione si accorgesse di lui. Una comunicazione politica minacciosa, carnevalesca, maschilista, militaresca, che ha plasmato (ahimè) il senso comune degli italiani tanto che nel 2019 – trentacinque anni dopo che Bossi e la moglie Manuela Marrone l’avevano fondata nel 1984 insieme ad altri quattro amici – la Lega divenne per breve tempo partito di maggioranza relativa. Di lui aveva ereditato il peggio. Oltretutto, la diffidenza popolana che Bossi manteneva nei confronti della categoria giornalistica e la gelosia con cui si trincerava nel rifugio di Gemonio (spartano e kitsch per via della collezione di cimeli leghisti e suoi ritratti con l’armatura o senza) vennero capovolti nel presenzialismo e nell’esibizionismo narcisistico del successore.
Vabbè, leviamoci il gusto dell’aneddoto trito e ritrito ma sempre gustoso. Era la primavera del 1991 quando Bossi, diciamo così, mi mise alla prova. Con tenace corteggiamento gli chiedevo di sperimentare un confronto fra la Lega e gli altri partiti in un teatro di Legnano per la Rai3 di Guglielmi. Autorizzò, ma tergiversava sulla sua presenza. Per prudenza pensai di registrare un’intervista con lui. Eravamo seduti in un caffè di Vigevano quando Umberto Bossi, a favore di telecamera, se ne venne fuori con quella vanteria: «La Lega ce l’ha duro». E poi, ammiccante: «Non spargiamo troppo la voce che c’è già la fila di donne là fuori». Verificato che la sparata fosse andata in onda, mantenne la promessa di comparire sul palco nel gran finale della trasmissione, acclamato dalla platea che già aveva demolito i rappresentanti dei partiti della Prima Repubblica.
Ne ho conosciuti pochi che avessero il suo fiuto. Ha perso e si è perso male, ma resta un grande.
https://ilmanifesto.it/il-vandeano-che-demoli-la-prima-repubblica

Con Bossi muore per sempre un’idea geniale e spregiudicata della politica

Oreste Pivetta – strisciarossa.it

Leggendo della morte, a ottantacinque anni, di Umberto Bossi, ricorre il pensiero all’abisso che separa, ormai separava, lui dal suo ultimo erede, Matteo Salvini. Bisognerebbe ricordare, accanto a lui, al di là di quell’abisso, anche Roberto Bobo Maroni, il grande amico, morto qualche anno fa (nel 2022), tra i fondatori della Lega, il più a sinistra, se si può usare ancora questo termine, certo il più ragionevole e cioè moderato e mediatore, il più assiduo interlocutore del nostro giornale, l’Unità.
Pensando a quell’abisso, si fa presto a considerare le differenze, quasi un eufemismo: tanto si era sempre dichiarato antifascista Bossi quanto emulo dei fascisti si dimostra Salvini, sempre smanioso di sopravanzarli a destra, tanto era “nordista” nel segno però delle autonomie regionali quanto quell’altro è sovranista, imbevuto di uno pseudo nazionalismo in ragione della sua violenza anti immigrazione (condivisa dai suoi soci di governo).

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https://www.strisciarossa.it/con-bossi-muore-per-sempre-unidea-geniale-e-spregiudicata-della-politica/


19 marzo 2026. Acqua, il bere comune non è uguale per tutti

H₂O «Dove scorre l’acqua, cresce l’uguaglianza»: la Giornata mondiale Onu sulla crisi idrica, il 22 marzo, quest’anno è dedicata alla disparità di genere

Michela Mazzari – ilManifesto

«Where Water Flows, Equality Grows», dove scorre l’acqua, cresce l’uguaglianza. Il tema scelto dalle Nazioni Unite per la giornata mondiale dell’acqua 2026 che si celebra il prossimo 22 marzo, ha a che fare con due delle emergenze più urgenti del pianeta: la crisi idrica e la disparità di genere. Perché in molte zone del mondo a sostenere il maggiore peso della mancanza di acqua potabile e servizi igienici adeguati sono soprattutto le ragazze e le donne.
PARTIAMO DAI NUMERI GENERALI perché ci danno intanto la dimensione reale di un problema globale. Oggi nel mondo 2,1 miliardi di persone (1 persona su 4) vivono ancora senza accesso ad acqua potabile sicura. Quasi 1,8 miliardi non hanno acqua corrente in casa. Circa 436 milioni di bambini vivono in aree ad altissima vulnerabilità idrica, con un rischio che aumenterà nei prossimi anni a causa di eventi climatici estremi; circa mille bambini sotto i cinque anni muoiono ogni giorno per cause legate all’acqua non sicura, alla scarsa igiene e ai servizi sanitari inadeguati; l’uso di acqua contaminata provoca gravi infezioni, in particolare la diarrea, che rappresenta una delle principali cause di mortalità infantile.
DATI CHE ARRIVANO da un Rapporto Who e Unicef datato 2025 e che, da soli, dovrebbero bastare a mettere la questione idrica al centro di qualsiasi agenda politica globale. Del resto, basti pensare, come si legge nel libro di Fred Pearce Un pianeta senz’acqua, che Cina e Pakistan per irrigare le loro colture consumano da soli metà dell’acqua della terra; che la Libia, con 3.500 chilometri di tubi grossi come gallerie della metropolitana, sta risucchiando l’acqua della falda fossile sahariana, la più grande della terra; che i pozzi si moltiplicano dappertutto mentre le zone paludose africane, asiatiche o sudamericane vengono bonificate e destinate all’agricoltura senza alcun criterio.
DA SOMMARE A TUTTO QUESTO c’è il problema di genere, fortemente legato all’acqua. In più di 53 paesi con dati disponibili – rilevati da Un Women e Undesa nel 2023 – donne e ragazze trascorrono ogni giorno 250 milioni di ore complessive a raccogliere acqua. Trecentocinquantamila anni di tempo femminile svaniti ogni anno in secchi da riempire e trasportare, spesso per chilometri. Un tempo sottratto alla scuola, al lavoro, alla partecipazione alla vita pubblica. Un tempo che gli uomini, in media, dedicano in misura tre volte inferiore.

Una donna va a prendere l’acqua presso la scuola primaria di Loolkuniyani, in Kenya – foto Brian Inganga/Ap

SECONDO IL RAPPORTO «PROGRESS on household drinking water, sanitation and hygiene (WASH) 2000-2022: Special focus on gender» – le donne e le ragazze di età pari o superiore a 15 anni sono infatti le principali responsabili della raccolta dell’acqua in 7 famiglie su 10, rispetto alle 3 famiglie su 10 dei loro coetanei maschi. Anche le ragazze sotto i 15 anni (7%) hanno maggiori probabilità rispetto ai ragazzi sotto i 15 anni (4%) di andare a prendere l’acqua.
NELLA MAGGIOR PARTE DEI CASI, le donne e le ragazze compiono viaggi più lunghi per raccoglierla, perdendo tempo per l’istruzione, il lavoro e il tempo libero e mettendosi a rischio di lesioni fisiche e pericoli lungo il percorso.
DAL RAPPORTO EMERGE, inoltre, che oltre mezzo miliardo di persone condivide ancora i servizi igienico-sanitari con altre famiglie. Una difficoltà che mette a rischio la privacy, la sicurezza e la dignità di donne e ragazze e che plasma le possibilità di vita di intere generazioni femminili.
LA SCELTA DEL TEMA DA PARTE DELLE NAZIONI Unite è dunque più che mai opportuna e chiede un cambio di paradigma: non basta portare l’acqua vicino alle case delle donne, occorre portare le donne al centro delle scelte sull’acqua. Un approccio trasformativo basato sui diritti, in cui la leadership femminile non sia un’eccezione ma la norma: nelle commissioni locali, nei ministeri, nelle istituzioni internazionali.
UN SONDAGGIO DELLA BANCA MONDIALE in 28 paesi ha rilevato che solo il 18% dei lavoratori delle utility idriche sono donne e tra ingegneri e manager, solo il 23%. La dichiarazione di Dublino ha riconosciuto il ruolo delle donne nella fornitura di acqua decenni fa ma, nonostante questo, la loro partecipazione alla governance formale dell’acqua rimane fortemente inadeguata.
UN GAP CHE NECESSITA DI ESSERE COLMATO al più presto visto che quando le donne guidano le politiche idriche, i risultati cambiano: più equità distributiva, maggiore efficienza, maggiore attenzione agli usi domestici e comunitari. Una ricerca Undp su 44 progetti idrici in Asia e Africa mostra che quando sia gli uomini che le donne si impegnano a plasmare le politiche e le istituzioni in materia di acqua le comunità utilizzano di più i servizi idrici e li sostengono più a lungo. Inoltre le donne condividono l’acqua in modo più equo rispetto agli uomini, specialmente in tempi di scarsità.
MA AL CENTRO DELLA CRISI IDRICA GLOBALE, non ci sono solo i paesi in via di sviluppo. Anche l’Europa e l’Italia si trovano a fare i conti con una pressione crescente sulle risorse idriche, amplificata dai cambiamenti climatici. Il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato in Italia, con una temperatura media superiore di 1,33 gradi centigradi rispetto al trentennio di riferimento 1991-2020. Le precipitazioni hanno mostrato una polarizzazione geografica estrema: surplus del 38% al Nord, grave siccità al Sud e nelle Isole. Un’instabilità che si riflette direttamente sulla disponibilità d’acqua per usi civili, industriali e agricoli.
IN QUESTO CONTESTO, L’ITALIA porta con sé anche un’inefficienza strutturale difficile da ignorare: nel 2022, secondo i dati Istat, la quota di perdite idriche totali nelle reti comunali di distribuzione dell’acqua potabile è stata del 42,4%, circa 3,4 miliardi di metri cubi. Un volume equivalente ai consumi annui di oltre 43 milioni di persone.
ACQUA CHE SPARISCE NELLE TUBATURE ammalorate, nei raccordi vetusti, in un’infrastruttura che attende da decenni gli investimenti necessari per essere ammodernata.
NONOSTANTE NEGLI ULTIMI ANNI MOLTI gestori del servizio idrico abbiano avviato iniziative per garantire una maggiore capacità di misurazione dei consumi e il contenimento delle perdite di rete, la quantità di acqua dispersa continua a rappresentare un volume quantificabile in 157 litri al giorno per abitante.
NELL’AUTUNNO DEL 2026, ROMA ospiterà, infatti, il primo Forum Euromediterraneo dell’Acqua, un appuntamento inedito che per la prima volta riunirà tutti gli stati europei e dei Balcani. Un segnale che la politica comincia a prendere sul serio la questione idrica come priorità globale non solo ambientale ma anche sociale e geopolitica.
INSOMMA, L’ACQUA È UN BENE PRIMARIO in esaurimento, lo sarà sempre di più nei prossimi anni e non è uguale per tutti. Riconoscere ufficialmente e politicamente quest’emergenza e le disuguaglianze che porta con sé è un tema non più procrastinabile e che deve diventare protagonista permanente delle politiche globali.
https://ilmanifesto.it/acqua-il-bere-comune-uguale-non-e-per-tutti


Le previsioni del tempo per giovedì 19 marzo 2026

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https://www.rainews.it/video/2026/03/le-previsioni-del-tempo-per-177b63a8-adcb-4bba-87f6-c01c58de2497.html

19 marzo 2026. Ancora maltempo su regioni adriatiche, allerta gialla per 4 regioni. Miglioramento al centro

Basilicata, Calabria, Puglia e parte della Sicilia. Neve su Abruzzo e Umbria. Possibili nevicate oltre i 1200 metri in Piemonte e Valle d’Aosta. Le previsioni per il week end

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https://www.rainews.it/maratona/2026/03/colpo-di-coda-dellinverno-temperature-in-calo-e-maltempo-per-sud-e-regioni-adriatiche–dd119cb9-6562-47d4-a61f-c1f5c1e302f3.html

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19 marzo 2026
Compagni dai campi e dalle officine…
Notizie sparse raccolte qua e la

18 marzo 2026

https://www.rainews.it/video/2026/03/i-giornali-di-oggi-nella-rassegna-stampa-di-rainews24-a67b524f-03b0-4ae5-aac3-19621a89337c.html?nxtep

La stampa internazionale letta e commentata da Giulia De Luca. Per ricevere gli articoli letti potete iscrivervi alla Newsletter di Radio3 Mondo.

Mercoledì 18 marzo 2026

https://www.raiplaysound.it/audio/2026/03/Radio3-Mondo-del-18032026-2bae6f8b-95b9-4454-8fda-851b5e59774c.html

Una testa dietro l’altra Ucciso in un raid Ali Larijani, il leader negoziatore di Teheran: la sola ricetta di Usa e Israele è la guerra. Ammazzato il capo dei paramilitari ma il regime iraniano si compatta. Perde pezzi anche Washington: lascia il capo dell’antiterrorismo contro le bugie di Trump
Francesca Luci
https://ilmanifesto.it/iran-ucciso-larijani-dialogo-chiuso-il-regime-si-compatta
https://ilmanifesto.it/edizioni/il-manifesto/il-manifesto-del-18-03-2026

18 marzo 2026. Trump si è infilato nello stretto e non sa uscirne

La guerra grande Garantire il commercio è un mantra per ogni super potenza: se rinuncia, chiunque potrà cullare l’idea di sfidare gli Usa, da Suez a Malacca. Cina compresa

Alberto Negri – ilManifesto

Perché sta accadendo tutto questo? Il capo dell’antiterrorismo americano Joe Kent si è dimesso sgomberando il campo dalle scempiaggini dette da Trump: «L’Iran non costituiva una minaccia per noi, abbiamo iniziato questa guerra su pressione di Israele e della sua potente lobby americana». Forse Kent, che ha detto verità note da tempo, ora deve guardarsi le spalle o rischia di fare la fine di Larijani e del capo dei Basiji appena eliminati da Israele: o sei con loro o sei contro di loro.

Un uomo cammina, sullo sfondo lo stretto di Hormuz – Foto AP


L’élite messianica e affaristica al comando nel mondo occidentale non è incline al perdono e alle soluzioni negoziate: con Larijani, uno dei veri capi del regime, è stato eliminato un pragmatico, responsabile della sicurezza e della repressione ma in grado di ispirare una eventuale soluzione politico-diplomatica. L’eliminazione dei vertici iraniani da parte di Israele e degli Usa è stata sistematica e fuori da ogni regola internazionale ma non è per niente chiaro se c’è un strategia per un cambio di regime.
Per la verità, come scrive il New York Times, nessun strategia americana è chiara e siamo arrivati al punto chiave della vicenda, che non è il nucleare e neppure i missili ma l’unica atomica in mano alla Repubblica islamica: lo Stretto di Hormuz.
INUTILE GIRARCI intorno: o Trump prende il controllo di Hormuz, con tutto quel che ne consegue dal punto di vista militare, o questa guerra rischia andare fuori controllo. Ed è esattamente questo che hanno capito i principali stati europei (più il Canada) che al G7 hanno detto di no alla missione per riaprire il Golfo alla navigazione delle petroliere. Vuol dire entrare in guerra non solo dal mare ma anche da terra: lo stretto è navigabile nei due sensi per solo sei chilometri, metterlo in sicurezza significa sbarcare sulla costa iraniana e combattere sulla Red Beach, dove la sabbia e anche il mare, pervasi di ossido di ferro, sono già rossi come il sangue.
Poi però da lì non si può fermare perché una volta messo il piede a terra, sempre che ci riesca, sarebbe ridicolo rinunciare al cambio di regime che per altro ormai neppure lui cita più. Cosa fai? Occupi un pezzo di Hormuz e poi te ne vai? Per carità, tutto è possibile quando si entra con Trump nel suo teatro dell’assurdo.
Per questo gli europei, almeno per ora, lo hanno mollato. Se il Golfo non è importante per i rifornimenti americani, è una delle vie più essenziali al mondo dal punto di vista energetico ed economico. E qui si affacciano le monarchie del Golfo clienti delle armi Usa e grandi investitori negli Stati uniti. Garantire la libera navigazione e il commercio è uno dei mantra fondamentali per ogni super potenza: se rinunci significa vedere intaccata la leadership mondiale e che chiunque potrà cullare l’idea di sfidare gli Usa, da Suez a Malacca. Cina compresa.
È EVIDENTE che Trump si è messo nei guai. Per questo è furibondo e comunque vada per il resto della sua presidenza cercherà in ogni modo di farla pagare agli europei che non accettano di condividere la responsabilità di un guerra contro il diritto internazionale e per la quale non sono stati neppure consultati. Per lui, ma si era capito da un pezzo, siamo ben peggio di Putin in quanto considerati dei «traditori». Quanto all’Ucraina di Zelensky, amico dell’Europa, accarezzerà l’idea di farla pezzi. È frenato soltanto dal fatto che con la guerra l’industria bellica americana sta volando in Borsa e incassa miliardi.
Addio sogni di gloria per il presidente americano. Se pensava di risolvere questa guerra dall’alto facendo fuori la Guida suprema Khamenei vuol dire che si è fatto turlupinare ancora una volta da Netanyahu, al quale delle sorti dell’Iran non importa nulla.
Anche il cambio di regime per il premier israeliano è secondario: l’importante è che l’antica Persia finisca in pezzi e nel caos come l’Iraq e la Siria. Il suo obiettivo è radere al suolo il Libano e farne un’altra Gaza come titolava ieri il manifesto, divorandosi la Cisgiordania nelle mani di un esercito di terroristi che uccide intere famiglie. E noi tolleriamo ancora Netanyahu e il suo governo.
C’È UNA EXIT STRATEGY per Trump? L’unica è quella offerta dai cinesi: proclama il cessate il fuoco e Hormuz torna navigabile. Sempre che gli iraniani accettino. Ma tutti hanno capito che questo è un duello che non lascia scampo: il regime iraniano punta come al solito alla sopravvivenza, anche a costo di una repressione sanguinosa come ha già dimostrato più volte, Trump vuole una resa senza condizioni che per la Repubblica islamica potrebbe significare un’umiliazione fatale.
Così quell’allegra brigata di biechi affaristi che circonda Trump potrebbe trovarsi con le spalle al muro. Proseguire una guerra dall’esito incerto fino alla fine con effetti disastrosi sulle elezioni di midterm.
Poteva andare diversamente? No, lo si è capito molto bene e con largo anticipo con quella indegna sceneggiata del Board of Peace, dove una schiera di camerieri impegnati a compiacere il gran capo cantava e ballava sulle macerie di Gaza e di un intero popolo. Purtroppo da Gaza parte tutto: abbiamo assistito, qui nel cuore dell’Europa, a un genocidio senza fare nulla, neppure un timida sanzione nei confronti di Israele. Ma adesso tutto il mondo è Gaza. Ce ne siamo accorti con impercettibile ritardo
https://ilmanifesto.it/trump-si-e-infilato-nello-stretto-e-non-sa-uscirne



18 marzo 2026. Meloni scarica Nordio, sul referendum la premier esautora il Guardasigilli e apre al “tavolo” coi magistrati per le norme

Dopo gli eccessi del Guardasigilli e del braccio destro Bartolozzi, via Arenula esautorata. Opposizioni all’attacco per il monologo della premier su Rete 4

Photo by Mauro Scrobogna/LaPresse)

L’affaire Giusi Bartolozzi, la capo di gabinetto del ministro Nordio che qualche giorno fa ha invitato a votare Sì “per togliere di mezzo la magistratura”, non è affatto concluso. Due giorni fa al Dubbio la premier Giorgia Meloni ha annunciato che “in caso di conferma referendaria della riforma, nei giorni immediatamente successivi farò avviare a Palazzo Chigi un tavolo con i rappresentanti dei magistrati e dell’avvocatura in modo da raccogliere proposte e suggerimenti per scrivere le norme di attuazione”.

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https://www.unita.it/2026/03/18/meloni-scarica-nordio-sul-referendum-la-premier-esautora-il-guardasigilli-e-apre-al-tavolo-coi-magistrati-per-la-norme/

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18 marzo 2026. Il terrorismo israeliano non fa notizia, ecco perché

Nessun giornale l’ha ritenuta meritevole della prima pagina. Con quale criterio? Per una valutazione giornalistica? Certamente no

Palestinians mourn at the funeral of four members of the Odeh family who were killed in their car by Israeli security forces during an army operation in Tammun, West Bank, Sunday, March 15, 2026. (AP Photo/Majdi Mohammed)

Piero Sansonetti – l’Unità

Ieri i giornali hanno dato grande spazio, in prima pagina, alla notizia che un signore, di cui adesso mi sfugge il nome, ha dimostrato di essere il figlio adottivo di Raffaella Carrà. Quasi tutti l’hanno valutata come la seconda notizia del giorno, dopo la guerra di Trump.
Nessun giornale (tranne il “manifesto” con un piccolo richiamo) ha trattato in prima pagina la notizia che i soldati israeliani in Cisgiordania si sono resi responsabili di una spietata azione terroristica: hanno sparato raffiche di mitra contro un’automobile nella quale viaggiava, per tornare a casa dopo una visita ai parenti, una famiglia costituita da padre, madre e quattro bambini. I terroristi dell’Idf hanno ucciso il papà e la mamma e due dei quattro fratellini. Gli altri due li hanno feriti e poi trascinati sulla loro Gip. Il più grandicello, 11 anni, lo hanno interrogato, dopo avergli detto che avevano “ucciso dei cani” (cioè i suoi genitori e fratelli) intimandogli di confessare: con chi stavano viaggiando su quell’auto? Lui ha risposto: con la mia famiglia. Loro gli hanno gridato: bugiardo!. Poi l’hanno riempito di botte. Senza volere esagerare possiamo dire tranquillamente che l’esercito israeliano, in questa occasione, si è dimostrato spietato e terrorista più o meno come i terroristi di Hamas il 7 ottobre.

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https://www.unita.it/2026/03/18/il-terrorismo-israeliano-non-fa-notizia-ecco-perche/

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Si dimette il capo dell’antiterrorismo Usa, fedelissimo di Trump: “L’Iran non era una minaccia, spinti in guerra da Israele”. Trump: “La Nato non ci aiuta, non ci serve”. Nuovi bombardamenti israeliani sul Libano

AGGIORNAMENTO IN TEMPO REALE
https://www.rainews.it/maratona/2026/03/iran-attacco-trump-chiede-aiuto-su-hormuz-europa-si-sfila-israele-invade-il-libano-oltre-un-milione-di-profughi-9ea7afff-336c-44b1-a48d-37fc6b68275e.html


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L’escalation in Medio Oriente
La guerra Israele-Hamas

18 marzo 2026. Il capo dell’antiterrorismo Usa lascia e sbugiarda Trump: la guerra in Iran su ordine di Israele

Joseph Kent (AP Photo/Rod Lamkey, Jr., File) Associate Press/LaPresse Only Italy and Spain

Il segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, Ali Larijani, è stato ucciso l’altra notte insieme al comandante dei Basij. Trump: “Non ci serve che la Nato ci aiuti”

Umberto De Giovannangeli – l’Unità

Le dimissioni sono di quelle che pesano e tanto. Le motivazioni ancora di più.  «Dopo averci riflettuto a lungo, ho deciso di dimettermi dalla carica di direttore del Centro nazionale antiterrorismo, con effetto immediato. In coscienza, non posso sostenere la guerra in corso in Iran. L’Iran non rappresentava una minaccia imminente per la nostra nazione ed è chiaro che abbiamo iniziato questa guerra a causa delle pressioni esercitate da Israele e dalla sua potente lobby americana». Lo scrive su X Joe Kent, capo del centro per l’antiterrorismo americano. Kent è il massimo funzionario antiterrorismo statunitense ed è la prima significativa uscita dall’amministrazione Trump a seguito del conflitto.

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https://www.unita.it/2026/03/18/il-capo-dellantiterrorismo-usa-lascia-e-sbugiarda-trump-la-guerra-in-iran-su-ordine-di-israele/


Iran war live: Iran supreme leader says Israel to pay for killing officials

  • Iran’s new Supreme Leader Mojtaba Khamenei says Israel will pay after it assassinated three senior Iranian security officials in two days, the latest being Intelligence Minister Esmail Khatib.
  • Qatar’s Ras Laffan liquefied natural gas (LNG) facility comes under attack by Iranian missiles, which cause “extensive damage”, according to QatarEnergy.
  • The attack comes after Iran’s Islamic Revolutionary Guard Corps (IRGC) threatens to attack oil and gas facilities in Qatar, Saudi Arabia and the United Arab Emirates in retaliation for an Israeli strike on its South Pars gasfield.
  • Meanwhile, relentless Israeli attacks continue on Lebanon, killing more than 20 people.
  • Visit our live tracker for the latest casualty figures from across the region.
Smoke rises between buildings hit in Israeli air strikes near the Palestinian refugee camp of Rashidieh, as seen from Tyre, southern Lebanon, on November 26, 2024 [Hussein Malla/AP Photo]

AGGIORNAMENTI IN TEMPO REALE
https://www.aljazeera.com/news/liveblog/2026/3/18/iran-war-live-tehran-mourns-larijani-soleimani-two-killed-in-israel?UTM_Source=pnsOS&UTM_Medium=push&UTM_Campaign=standard

https://www.aljazeera.com/news/
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Altri aggiornamenti
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https://english.alarabiya.net/topics/palestinian-israeli-conflict

Inside Qeshm, Iran’s underground missile fortress and geological marvel

Tourists visit the Valley of Stars, one of the sightseeing centres on Qeshm Island in the Gulf off Iran’s southern coast [File: Atta Kenare/AFP]

From the ancient tomb of Erythras to its modern ‘Missile Cities’, the Gulf’s largest island has become the strategic anchor of the US-Israel war on Iran.

Beneath the labyrinthine salt caves and emerald mangrove forests of Qeshm Island in the Strait of Hormuz, a different kind of architecture lies buried.
While tourists once flocked to this “open-air geological museum” to get a glimpse of its surreal rock formations, the world’s gaze is now fixed on what lies beneath the coral: Iran’s “underground missile cities”.

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https://www.aljazeera.com/features/2026/3/17/inside-qeshm-irans-underground-missile-fortress-and-geological-marvel

18 marzo 2026. Not just energy: How the Iran war could trigger a global food crisis

The crisis of a fertiliser shortage threatens global food security amid Iran war.

Amid the ongoing war in Iran, the soaring price of oil since shipping was disrupted through the Strait of Hormuz has caused great alarm.
On March 2, Ebrahim Jabari, a senior adviser to the commander-in-chief of Iran’s Islamic Revolutionary Guard Corps (IRGC), announced that the Strait of Hormuz – through which 20 percent of the world’s oil and gas is transported – was “closed”, a move that sent oil prices soaring higher than $100 per barrel.

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https://www.aljazeera.com/economy/2026/3/18/not-just-energy-how-the-iran-war-could-trigger-a-global-food-crisis?UTM_Source=pnsOS&UTM_Medium=push&UTM_Campaign=standard

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18 marzo 2026. EN DIRECT, municipales 2026: à Paris, Sophia Chikirou, exclue du débat entre Emmanuel Grégoire et Rachida Dati, se présente comme « seule opposante » à la candidate de droite

Sophia Chikirou, candidate La France insoumise à la mairie de Paris, lors d’un meeting électoral, à Paris, le 17 mars 2026. BERTRAND GUAY/AFP

Jean-Luc Mélenchon a demandé aux « insoumis » de boycotter BFM-TV à la suite de la décision de la chaîne. De son côté, Raphaël Glucksmann s’est étonné de « l’étrange hiérarchie des valeurs » au PS, qui a accepté des alliances avec LFI, mais a suspendu à Strasbourg Catherine Trautmann après son accord avec un candidat Horizons.

AGGIORNAMENTI IN TEMPO REALE
https://www.lemonde.fr/politique/live/2026/03/18/en-direct-municipales-2026-raphael-glucksmann-denonce-l-etrange-hierarchie-des-valeurs-du-ps-apres-la-suspension-par-le-parti-de-catherine-trautmann-alliee-a-horizons-a-strasbourg_6671274_823448.html?lmd_medium=pushweb&lmd_campaign=pushweb&lmd_titre=a_lyon_gregory_doucet_parvient_a_tenir_tete_a_jean_michel_aulas_qui_se_dit_decu_a_bordeaux_le_maire_sortant_l_ecologiste_pierre_hurmic_devance_de_justesse_le_macroniste_thomas_cazenave&lmd_ID=

18 marzo 2026. L’European Convoy to Cuba è arrivato all’Avana

Agenzia PRESSENZA – Più di cento attivisti e sindacalisti e quattro eurodeputati, in rappresentanza di una rete internazionale di solidarietà che comprende  19 Paesi, tra cui Italia, Marocco, Francia, Svizzera, Grecia e Spagna sono atterrati all’aeroporto internazionale José Martí dell’Avana, a Cuba, con aiuti umanitari e medicine per mezzo milione di euro. Applausi e grida di gioia hanno accolto il loro arrivo.
Grazie al contributo di grandi organizzazioni e di oltre 700 donatori individuali, si sono raccolti fondi per 45.000 euro.
L’eurodeputata Ilaria Salis, che ha viaggiato insieme ai colleghi Mimmo Lucano, Emma Fourreau e Marc Botenga, ha dichiarato: “Questa è l’Europa solidale con il popolo cubano, che vive una situazione ingiusta e precaria. Credo che la fratellanza tra i popoli sia la base, sia il modo di superare la violenza” ha concluso, sollevando lo sguardo per parlare di un futuro senza frontiere. Mimmo Lucano le ha fatto eco esprimendo la sua ammirazione per Cuba e la sua resistenza all’impero americano.
Sabato 21 marzo è previsto l’arrivo via mare dal Messico del Convoy Nuestra América, che si unità a questa manifestazione di solidarietà e aiuto concreto a un popolo che resiste da decenni al blocco americano.
https://www.pressenza.com/it/2026/03/leuropean-convoy-to-cuba-e-arrivato-allavana/

18 marzo. L’ossessione israeliana per il Litani e un sogno coloniale lungo un secolo

La Striscia di Beirut Da oltre cento anni il movimento sionista, e poi lo Stato di Israele, guardano al sud del Libano come a uno spazio strategico. L’avvio dell’ennesima invasione di terra si inserisce in una dinamica storica che intreccia la ricerca di sicurezza militare, l’ambizione di controllare le risorse idriche e la necessità di legittimare l’espansione territoriale ben oltre la Galilea

Lorenzo Trombetta – ilManifesto

«Ricordate che qui le tombe dei musulmani sono orientate est-ovest». È una delle ultime frasi pronunciate nel sud del Libano dall’archeologo israeliano in divisa Zeev Elrich il 20 novembre 2024, poco prima di essere colpito a morte da un cecchino di Hezbollah a Shamaa, località strategica tra la strada costiera Naqura-Tiro e l’entroterra segnato da canaloni, altipiani, vallate e colline.
Su una di queste alture sorgono le rovine dell’antica rocca di Shamaa. Qui, solo quattro giorni prima del cessate il fuoco con Hezbollah, che aveva interrotto – ma solo sulla carta – il round di guerra del 2023-24, l’esercito israeliano aveva inviato un manipolo della Brigata Golani assieme al 71enne Elrich, ripreso nei filmati amatoriali di quel giorno con indosso la divisa militare, il giubbotto antiproiettile e l’elmetto tattico.
L’anziano archeologo-combattente raccontava ai militari cosa avrebbero trovato nei cunicoli delle rovine sotterranee. E spiegava che i loculi sepolcrali «dei musulmani» erano orientati in modo che il volto del defunto fosse rivolto verso La Mecca.
Archeologia e colonialismo sono andati molto spesso a braccetto. Specialmente in questo angolo di Mediterraneo, dove da oltre un secolo il movimento sionista, e poi lo Stato di Israele, guardano al sud del Libano come a uno spazio strategico.

La proiezione israeliana verso nord viene da lontano

L’avvio dell’ennesima invasione di terra israeliana del territorio meridionale libanese – gli israeliani parlano di «rafforzamento della zona di difesa» – si inserisce in un contesto storico di lunga durata: l’uccisione di Elrich a Shamaa non è che uno degli episodi più recenti di una dinamica che intreccia, da parte israeliana, la ricerca di sicurezza militare, l’ambizione di controllare le risorse idriche e la necessità di legittimare, anche con l’uso dell’archeologia, l’espansione territoriale ben oltre la Galilea.
Gli analisti militari disegnano ora le possibili direttrici dell’offensiva terrestre. Non una massiccia avanzata tradizionale, spiegano, ma sortite mirate per sondare i punti deboli della resistenza di Hezbollah. Uno di questi assi passa proprio da Shamaa, nodo cruciale perché da lì si controlla la strada mediterranea verso Tiro e le valli che risalgono verso il fiume Litani, da oltre un secolo una delle ossessioni strategiche del movimento sionista.
Il principale bacino idrico del sud del Libano nasce nella Bekaa e scorre verso il Mediterraneo, senza alimentare la Galilea, a differenza dello Hasbani che scorre verso sud. Il gomito orientale del Litani lambisce però vallate strategiche dove un’altra direttrice israeliana potrebbe puntare verso il castello crociato di Beaufort (Shqif), da secoli periodicamente al centro di scontri militari nell’area.

Soldati israeliano al confine con il Libano – foto AP

Lo Stato libanese non ha mai voluto fare la guerra a Israele

La proiezione israeliana verso nord non è però l’unica costante della crisi attuale. Occorre considerare anche la storica riluttanza delle élite libanesi a un confronto militare diretto con Israele. Il potere costruito nel 1920 nel Grande Libano, sotto mandato francese e in coordinamento con quello britannico in Palestina, non era stato pensato come uno Stato destinato a uno scontro frontale con il nascente progetto sionista. In seguito, dalla Nakba del 1948 fino alla fine degli anni ’60, il Libano rimane sostanzialmente spettatore di sporadiche infiltrazioni di fedayin e di rappresaglie militari israeliane, senza che emergesse una vera resistenza armata organizzata.
Lo scenario muta dopo la Naksa del 1967 e soprattutto dopo la repressione giordana del 1970 contro le organizzazioni palestinesi. Con gli accordi del Cairo del 1969 – patrocinati da Nasser – lo Stato libanese lascia spazio ai gruppi armati palestinesi perché conducano le loro azioni dal sud del Libano(Fatahland). Da allora la resistenza è stata formalmente tollerata dallo Stato ma delegata ad attori non statuali.

La comunità di Hezbollah è parte della società libanese

Dalla metà degli anni ’80 Hezbollah ha progressivamente preso il controllo della lotta armata anti-israeliana, sostituendosi a una galassia di gruppi di ispirazione laicista e progressista per costituire una sorta di monopolio armato sotto il vessillo di «Resistenza islamica» di derivazione khomeinista ma capace di cooptare le strutture più capillari della società sciita nel sud e nella Bekaa.
La vittoria simbolica e materiale di questo modello è suggellata dal ritiro israeliano del maggio del 2000. E nei 25 anni successivi, segnati dalle accuse di aver svolto un ruolo decisivo nell’uccisione dell’ex premier Rafiq Hariri (2005) e dal controverso intervento militare in Siria (2012-24), Hezbollah alterna momenti di ampio consenso interno a fasi di crescente malumore su scala libanese e regionale.
Alla vigilia di questo nuovo round militare pochi ritenevano che il Partito di Dio avrebbe scelto di entrare di nuovo in guerra. E pochi oggi scommettono sulla sua capacità di resistere a lungo sotto la pressione militare israeliana e quella interna libanese, in un contesto umanitario catastrofico segnato da circa un migliaio di uccisi e oltre un milione di sfollati in sole tre settimane di conflitto.
Per evitare un’invasione terrestre su larga scala, Israele potrebbe aumentare la pressione politica su Beirut intensificando gli attacchi e aggravando ulteriormente la crisi umanitaria, con l’obiettivo di spingere il governo libanese ad accettare ciò che finora ha sempre rifiutato: un accordo di pace ai termini israeliani.
Ma questo non risolverebbe il problema. Per due motivi. Primo: nelle guerre percepite come esistenziali la logica della resistenza tende a ricompattare la base sociale di chi si presenta come forza di difesa. Secondo: il governo di Beirut non rappresenta l’intera società libanese. Una parte del paese, non solo all’interno della comunità sciita, rifiuta l’idea di arrendersi a una pax imposta. E con il protrarsi della guerra cresce la solidarietà con Hezbollah, percepito da molti come l’unica forza che continua a opporsi alle scelte di Trump e Netanyahu.
La soluzione militare di Israele e quella politica proposta dal governo di Beirut non sembrano quindi in grado di sconfiggere Hezbollah. Che, con le spalle al muro, tende a rafforzarsi proprio quando sente di non avere altra scelta che resistere. Come sulle alture di Shamaa, dove il 20 novembre 2024 un cecchino di Hezbollah ha ucciso il 71enne archeologo israeliano in divisa Zeev Elrich mentre spiegava ai soldati come «sono orientate le tombe dei musulmani».
https://ilmanifesto.it/lossessione-israeliana-per-il-litani-e-un-sogno-coloniale-lungo-un-secolo

18 marzo 2026. Cinturrino indagato per spaccio e sequestro di persona, si allarga il caso Rogoredo

Si aggrava la posizione dell’agente a cui viene contestato l’omicidio premeditato di Abdarrahim Mansouri. Salgono a sei i poliziotti indagati.

Frank Cimini – l’Unità

Si ingrossa l’affare di Rogoredo. Sempre di più. Dalla richiesta di incidente probatorio al fine di cristallizzare le accuse nel contraddittorio tra le parti si aggrava la posizione dell’ispettore capo della polizia Carmelo Cinturrino al quale viene contestato l’omicidio premeditato di Abdarrahim Mansouri. E aumenta a sei il numero dei poliziotti indagati.

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18 marzo 2026. Sea Watch sfida il governo, rotta su Trapani con 57 naufraghi dopo l’indicazione di recarsi a Carrara: “Crisi sanitaria a bordo”

Photo credits: Alberto Lo Bianco/Imagoeconomica

Carmine Di Niro – l’Unità

Un atto di disobbedienza civile ed umanitaria. La nave Sea Watch 5, imbarcazione che fa parte della flotta della omonima Ong tedesca, ha dichiarato nelle scorse ore lo “stato di necessità” e ha deciso di non rispettare le indicazioni arrivate dalle autorità italiane, che aveva indicato alla nave di fare rotta sul porto di Marina di Carrara per procedere allo sbarco di 57 naufraghi recuperati dalla Ong durante le sue operazioni di soccorso nel Mediterraneo.

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18 marzo 2026. Rampelli e le liste di proscrizione delle scuole che non commemorano abbastanza le Foibe, la crociata sul tavolo del ministro Valditara

Fabio Rampelli

Poco ricordo del “Ricordo”. È per questo che il mondo della scuola finisce ancora una volta nel mirino della destra italiana, da tempo ormai in rotta con tutti i centri del sapere e della cultura, considerati alla stregua di centri di propaganda per la sinistra.
È in questa scia che rientra l’ultima battaglia, che sa di lista di proscrizione, del vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, ras romano di Fratelli d’Italia. Dopo infatti la “schedatura” dei professori di sinistra promossa da Azione Studentesca, il movimento di estrema destra nato come ramo studentesco di Azioni Giovani, l’organizzazione giovanile dell’allora Alleanza Nazionale, questa volta la lista riguarda una serie di scuole ed istituti che non avrebbero adeguato spazio alla commemorazione delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata.
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https://www.unita.it/2026/03/18/rampelli-lista-scuole-commemorazione-foibe-interrogazione-valditara/

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Le previsioni del tempo per mercoledì 18 marzo 2026

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https://www.rainews.it/video/2026/03/le-previsioni-del-tempo-per–f969d222-4f8d-49ed-90db-a76ffa24b891.html

18 marzo 2026. Allagamenti in Sicilia, frane ed evacuazioni in Calabria. Oggi allerta gialla per 9 regioni

Foto Agenzia IPA

Venti forti al centro nord con temperature in calo e possibilità di neve a bassa quota. Allerta gialla in Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria e su alcuni settori di Marche, Umbria, Lazio e Sicilia. Attese mareggiate

Il Dipartimento di Protezione Civile ha emanato per la giornata di oggi, mercoledì 18 marzo, allerta gialla in Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria e su alcuni settori di Marche, Umbria, Lazio e Sicilia.
Il nuovo impulso perturbato proveniente dall’Europa nord-orientale dalla serata di ieri sta andando ad interessare gran parte dei nostri settori adriatici con piogge e precipitazioni nevose a quote di alta collina. Il passaggio della perturbazione attiverà anche un deciso rinforzo della ventilazione su gran parte delle regioni centro-settentrionali.

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https://www.rainews.it/articoli/2026/03/maltempo-allagamenti-in-sicilia-frane-ed-evacuazioni-in-calabria-venti-forti-al-centro-nord-de4b318f-116c-47a3-a23a-c40fa42d6372.html


18 marzo 2026. Intervista a Beppe Vacca: “Trump non può vincere la guerra, bombe sull’Iran per non restare sotto la bomba Epstein”

GIUSEPPE VACCA

Umberto De Giovannangeli – l’Unità

La guerra come normalità ordinatrice del nuovo ordine internazionale. L’Unità ne discute con Beppe Vacca. Professore emerito di Storia delle dottrine politiche all’Università di Bari, già direttore dell’Istituto Gramsci, Vacca è stato più volte parlamentare del Pci. Della sua enorme produzione saggistica, ricordiamo il suo ultimo libro: Astratti furori e senso della storia. Politica e cultura nella sinistra italiana 1945-1968 (Viella Editore).

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https://www.unita.it/2026/03/19/intervista-a-beppe-vacca-trump-non-puo-vincere-la-guerra-bombe-sulliran-per-non-restare-sotto-la-bomba-epstein/

18 marzo 2026
Compagni dai campi e dalle officine…
Notizie sparse raccolte qua e la


Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze

Il 18 marzo del 1978 venivano uccisi a Milano Fausto e Iaio. Il 18 marzo del 2019 cadeva lottando per la rivoluzione del Rojava e contro l’Isis Lorenzo Orsetti, Orso, Tekoşer. E due giorni fa abbiamo ricordato Dax, ucciso da fascisti a Milano nel 2003.

Il tempo sembra logorare ogni resistenza, anche quella della memoria. I volti, i ricordi, le ragioni, le cause sembra che ti sfuggano via da tutte le parti.
Eppure abbiamo una vita ancora da conquistare solo grazie a coloro che l’hanno donata prima di noi. Viviamo come persone che “sanno da che parte stare” anche grazie a chi ha “parteggiato” prima di noi, a coloro che sono state e stati partigiani.

“Sono tempi difficili lo so, ma non cedete alla rassegnazione, non abbandonate la speranza, mai! Neppure per un attimo. Anche quando tutto sembra perduto, e i mali che affliggono l’uomo e la terra sembrano insormontabili, cercate di trovare la forza, e di infonderla nei vostri compagni. È proprio nei momenti più bui che la vostra luce serve. E ricordate sempre che “ogni tempesta comincia con una singola goccia”. Lorenzo Orsetti, Orso, Tekoşer.
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17 marzo 2026

https://www.rainews.it/video/2026/03/rass-1703-df3e2c26-398f-42cf-ab05-8a7c9dc5df33.html

La stampa internazionale letta e commentata da Giulia De Luca. Per ricevere gli articoli letti potete iscrivervi alla Newsletter di Radio3 Mondo.

Martedì 17 marzo 2026

https://www.raiplaysound.it/audio/2026/03/Radio3-Mondo-del-15032026-1e2d4c63-ab6f-41f8-baf5-443504881ced.html

Ingolfato Prosegue la guerra «praticamente conclusa» di Trump, che elenca i trionfi Usa mentre aumenta il pressing sui paesi europei e asiatici per lo stretto di Hormuz: «Liberatelo voi». Ma nessuno lo segue. L’Iran resta sotto le bombe. E Israele ri-invade il Libano
Luca Celada
https://ilmanifesto.it/trump-hormuz-liberatelo-voi
https://ilmanifesto.it/edizioni/il-manifesto/il-manifesto-del-17-03-2026



17 febbraio 2026. «A Rogoredo c’era un clan di poliziotti»

Il tempo delle mele Si aggrava la posizione di Cinturrino, che diceva: «Se becco Zack, lo ammazzo». Botte, minacce e spaccio: gli agenti indagati ora sono 6. La procura contesta anche la premeditazione. Sono 31 i capi d’imputazione per lui e 43 per i colleghi. Agli atti le violenze per controllare il boschetto: «Comando io, non loro»

Mario Di Vito – ilManifesto

Erano mesi che l’agente Carmelo Cinturrino cercava Abderrahim Mansouri, il 28enne che poi ha ucciso nel pomeriggio di lunedì 26 gennaio, nel boschetto di Rogoredo. Almeno dall’ottobre dell’anno scorso, stando alle testimonianze raccolte dalla procura di Milano.

Milano, polizia e divisione scientifica al boschetto di Rogoredo  – Ansa/Andrea Fasani

«DI’ A ZACK che, se lo becco, lo uccido», ha detto una volta il 41enne assistente capo del commissariato Mecenate a un presunto spacciatore. «Ricordagli a Zack che se lo prendo lo ammazzo». E, allo stesso Mansouri, in un’altra occasione: «O ti arresto o ti ammazzo». Frasi finite agli atti della richiesta di incidente probatorio nella quale, oltre a lui, sono citati altri sei agenti tra gli indagati: i 4 che il pomeriggio dell’omicidio erano a Rogoredo e altri due, emersi soltanto adesso, per falso e per arresto illegale. Una agente, in particolare, non avrebbe detto il vero sull’arresto di un ragazzo tunisino avvenuto nel maggio del 2024. Per quella vicenda la giudice Maria Rispoli, nella sentenza di assoluzione per l’imputato di spaccio, aveva sottolineato l’incongruenza dei verbali redatti dalla polizia e aveva trasmesso gli atti alla procura per ulteriori approfondimenti. Che poi sono infatti arrivati.
COSÌ adesso sono 31 i capi d’imputazione per Cinturrino. E 43 per i suoi colleghi. Per lui oltre all’omicidio aggravato dalla premeditazione si parla di sequestro di persona (per aver chiuso un indagato in una stanza del commissariato, dove lo avrebbe poi percosso «ripetutamente»), detenzione e spaccio di droga, estorsione, concussione, percosse, arresto illegale, calunnia, falso, depistaggio e rapina. Gli episodi descritti dagli investigatori compongono un affresco inquietante della situazione a Rogoredo e dintorni. Peggio delle peggiori aspettative: che esistano guerre tra clan rivali per il controllo delle piazze di spaccio non è certo una novità. Che uno di questi clan fosse sostanzialmente composto da poliziotti del commissariato Mecenate è un dettaglio che distrugge la retorica delle «mele marce» dentro cui è stata imbevuta la storia dell’omicidio Mansouri da quando è diventato impossibile sostenere che fu soltanto un tragico episodio di legittima difesa. Cinturrino voleva diventare il re del boschetto, gli altri un po’ assistevano senza opporsi e un po’ collaboravano. O facevano addirittura da soli, alle volte.
SETTEMBRE 2025. L’assistente capo e due colleghi, durante un «servizio», fermano un 28enne. Vogliono sapere dove sono nascosti la droga e i soldi di Zack. Spruzzano dello spray urticante sulla faccia del malcapitato e Cinturrino urla: «Qua comando io, non comandano i Mansouri». Un potere che si faceva strada con il terrore. E con il martello. Non a caso l’assistente capo era soprannominato anche Thor. Tre le circostanze descritte troviamo la vicenda di un 38enne italiano e un 32enne marocchino picchiati «ripetutamente» sulla schiena, sul capo e sulla gamba. E poi quella di un 37enne è stato costretto a consegnare le sostanze e i soldi in suo possesso dopo essere stato preso a martellate sullo sterno. In un’altra circostanza, un 28enne moldavo disabile – deceduto all’inizio dell’anno – nel luglio del 2025 è stato scaraventato a terra, colpito con un martello sullo sterno e sui fianchi e con una bottiglia di birra sul capo. «Dammi la storia – diceva Cinturrino – qua non comandano Zack e Minour». E il malmenato, scrive la procura, comunque è riuscito a opporsi e a non consegnare quello che gli agenti volevano: droga e soldi.
DOSI e contanti venivano portati via come se niente fosse. E poi falsi verbali, perquisizioni inventate, arresti illegali, prove inventate. Non era solo Cinturrino: altri agenti sono indagati come singoli o in concorso tra loro. La versione secondo la quale l’assistente capo tenesse in scacco il resto del commissariato non regge più: c’era un vero e proprio modus operandi diffuso e condiviso. Almeno questa è la convinzione dei pm, che adesso vogliono procedere con un’audizione delle otto parti lese citate negli atti con la formula dell’incidente probatorio, perché così «potrebbero ricavarsi elementi fondamentali per sostenere l’accusa».
LA PROVA va cristallizzata prima del dibattimento in quanto sussiste «fondato motivo di ritenere» che le persone indicate dalla procura «non potranno essere esaminate nel corso del dibattimento, o comunque che la loro escussione in tale sede risulterà particolarmente difficoltosa, trattandosi di soggetti allo stato privi di stabile dimora sul territorio nazionale o attualmente sottoposti a regime detentivo, circostanze che rendono incerta la loro futura reperibilità. Alcuni, peraltro, proprio in ragione delle loro condizioni personali e giuridiche, risultano concretamente esposte al rischio di espulsione dal territorio dello Stato».
SUL FRONTE delle indagini, la polizia scientifica è al lavoro su un martello e su una mazza, alla ricerca del dna di Cinturrino. Oggi, peraltro, i suoi avvocati Marco Bianucci e Davide Giugno discuteranno davanti al giudice del riesame la loro richiesta di arresti domiciliari. L’agente è in carcere a San Vittore dallo scorso 24 febbraio.
https://ilmanifesto.it/a-rogoredo-cera-un-clan-di-poliziotti


L’ultimo messaggio su X del capo della siucurezza, 10 minuti prima della notizia: l’elogio per i martiri. Il capo dell’antiterrorismo Usa, fedelissimo di Trump, si dimette per la guerra in Iran. Trump, non ci serve e non vogliamo più aiuto Nato

AGGIORNAMENTO IN TEMPO REALE
https://www.rainews.it/maratona/2026/03/iran-attacco-trump-chiede-aiuto-su-hormuz-europa-si-sfila-israele-invade-il-libano-oltre-un-milione-di-profughi-9ea7afff-336c-44b1-a48d-37fc6b68275e.html


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L’escalation in Medio Oriente
La guerra Israele-Hamas


Iran war live: Tehran confirms Larijani, Soleimani killed

  • Iran has confirmed security chief Ali Larijani and Basij force commander Gholamreza Soleimani have been killed, according to state media.
  • Drone activity has been reported in Baghdad’s Green Zone, and blasts have been heard near the US embassy in the Iraqi capital.
  • The director of the US’s National Counterterrorism Center, Joe Kent, has resigned over the war on Iran, saying the country posed “no imminent threat”.
  • Israeli air attacks have rained down on three neighbourhoods in Beirut while the Israeli army says it launched new attacks on the Iranian capital Tehran.
  • Missile and drone attacks continue to target the Gulf region and beyond, with Qatar, Saudi Arabia, Kuwait and the United Arab Emirates reporting interceptions.
  • Visit our live tracker for the latest casualty figures from across the region.

AGGIORNAMENTI IN TEMPO REALE
https://www.aljazeera.com/news/liveblog/2026/3/17/iran-war-live-trump-scolds-allies-for-not-joining-strait-of-hormuz-mission?UTM_Source=pnsOS&UTM_Medium=push&UTM_Campaign=standard

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Altri aggiornamenti
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17 marzo 2026. EN DIRECT, guerre au Moyen-Orient : l’Iran confirme la mort du chef du Conseil suprême de la sécurité, Ali Larijani

Israël avait annoncé plus tôt mardi avoir tué dans une frappe ce dirigeant iranien. Ali Larijani a « obtenu la douce grâce du martyre », a affirmé le Conseil dans un communiqué, ajoutant qu’un autre de ses responsables, ainsi que le fils d’Ali Larijani et plusieurs gardes du corps avaient aussi été tués « à l’aube ».

AGGIORNAMENTI IN TEMPO REALE
https://www.lemonde.fr/international/live/2026/03/17/en-direct-guerre-au-moyen-orient-de-fortes-explosions-a-teheran-apres-des-bombardements-israeliens-des-attaques-de-drones-et-de-missiles-sur-dubai-et-au-qatar_6671147_3210.html?lmd_medium=pushweb&lmd_campaign=pushweb&lmd_titre=israel_annonce_avoir_tue_ali_larijani_l_un_des_principaux_dirigeants_iraniens_et_le_general_gholamreza_soleimani_commandant_de_la_milice_bassidj&lmd_ID=


17 marzo 2026. Un’altra strage di civili

Prosegue senza tregua un’altra guerra, quella tra Afghanistan e Pakistan. Ed è drammatico il bilancio di un raid su un ospedale a Kabul: oltre 400 i morti. I talebani accusano Islamabad, che però nega ogni responsabilità

Osservatore Romano



Accuse reciproche di vittime civili, smentite e contro-smentite. Sale la tensione tra Afghanistan e Pakistan dopo i bombardamenti che lunedì sera hanno colpito Kabul provocando, secondo il portavoce del ministro della Salute, Sharafat Zaman, circa 400 morti e oltre 200 feriti. Il ministero dell’Interno afghano ha fornito numeri persino più alti: 408 vittime e 265 feriti. Il portavoce talebano, Zabihullah Mujahid, ha denunciato su X che il Pakistan ha «nuovamente violato lo spazio aereo afghano», prendendo di mira pazienti in cura (l’accusa è di aver raso al suolo un centro di riabilitazione per tossicodipendenti). Le autorità hanno chiesto alle famiglie di autorizzare la sepoltura in fosse comuni, in memoria del fatto che i loro cari sono morti durante il Ramadan. Di contro, il ministero dell’Informazione pakistano ha rivendicato attacchi di precisione contro «installazioni militari e infrastrutture di supporto al terrorismo». Non si tratta di un episodio isolato perché da mesi i due paesi si fronteggiano. Secondo Islamabad i talebani ospitano e proteggono i combattenti del Tehrik-e-Taliban Pakistan (Ttp), il movimento insurrezionale che ha rivendicato decine di attentati mortali sul territorio pakistano. Lo stesso presidente pakistano, Asif Ali Zardari, ha accusato la controparte di aver lanciato droni contro obiettivi civili, dichiarando che con questa mossa hanno «oltrepassato una linea rossa». L’esercito di Islamabad afferma di aver intercettato alcuni di questi droni, ma i rottami caduti avrebbero comunque ferito civili a Quetta, Kohat e Rawalpindi. Kabul continua a negare ogni coinvolgimento. Le tensioni sono sfociate in aperto conflitto il 12 ottobre dello scorso anno. Nell’occasione decine di combattenti sono morti negli scontri notturni lungo il confine. Si è trattato del più grave episodio di violenza tra i due paesi dalla presa del potere dei talebani a Kabul. La settimana successiva, una prima tregua grazie alla mediazione di Qatar e Turchia. Una tregua che, però, ha retto appena dieci giorni e il 25 novembre gli attacchi aerei pakistani hanno colpito tre province orientali afghane, uccidendo nove bambini e una donna. Il 27 febbraio il conflitto ha raggiunto una nuova soglia di intensità. L’esercito pakistano ha colpito 22 obiettivi militari afghani nell’arco di 24 ore. Nell’occasione hanno perso la vita almeno 12 soldati pakistani. Uccisi 274 tra funzionari e militanti talebani. Il 13 marzo il Pakistan ha preso di mira il deposito di carburante della compagnia aerea privata Kam Air nei pressi dell’aeroporto di Kandahar. Attacchi hanno colpito anche zone residenziali di Kabul. Fino all’ultimo episodio avvenuto nella notte scorsa.

Di fronte all’escalation è intervenuto il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, che ha invitato entrambi i paesi alla «calma e alla moderazione», chiedendo l’avvio immediato di un dialogo diretto e un rapido cessate il fuoco. La Cina ha anche incaricato un proprio emissario di svolgere una mediazione, riservandosi di «continuare ad avvalersi dei propri canali» per contribuire alla de-escalation. Pechino ha lanciato anche un appello volto a garantire la sicurezza dei propri cittadini, progetti e istituzioni presenti nella regione. L’allarme era arrivato già nei giorni scorsi dall’Onu. A New York, davanti al Consiglio di Sicurezza, la responsabile della missione in Afghanistan (Unama) Georgette Gagnon, aveva detto che l’instabilità regionale stava mettendo a rischio un paese già gravemente fragile. La chiusura dei valichi di frontiera con il Pakistan, principale partner commerciale di Kabul, aveva paralizzato gli scambi e interrotto le forniture essenziali. I prezzi dei beni di prima necessità sono in aumento. E ora anche la rotta alternativa attraverso l’Iran, aperta proprio per aggirare il blocco pakistano, è minacciata dall’offensiva militare israeliana e statunitense contro Teheran. (davide dionisi)
https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-03/quo-063/un-altra-strage-di-civili.html


17 marzo 2026. Destra acquattata, scansa la guerra se non è quella civile

Trumpiani ma La folla acclamava il Vate che in quelle «radiose giornate di maggio» trascinarono l’Italia a rovesciare le alleanze per gettarsi, buon’ultima, nella Grande Guerra. Con quale bilancio disastroso, lo si sarebbe constatato dopo l’ascesa e la caduta del fascismo

Gad Lerner – ilManifesto

Beati i giovani affamati di gloria, perché saranno saziati», tuonava Gabriele D’Annunzio il 5 maggio 1915 a Genova, davanti allo scoglio di Quarto da cui erano partiti i mille garibaldini in camicia rossa.
La folla acclamava il Vate che in quelle «radiose giornate di maggio» trascinarono l’Italia a rovesciare le alleanze per gettarsi, buon’ultima, nella Grande Guerra. Con quale bilancio disastroso, lo si sarebbe constatato dopo l’ascesa e la caduta del fascismo, trent’anni dopo.

Foto Filippo Attili/Palazzo Chigi/LaPresse

Adesso, nella guerra che divampa, siamo qui a chiederci: oibò, davvero i discepoli degli interventisti di allora si son trasformati in neutralisti? Da cultori che furono di D’Annunzio, Marinetti, Corridoni, Mussolini – la cui retorica patriottarda gonfia tuttora loro il petto quando si tratti di «difendere i sacri confini della Nazione» dagli sbarchi di straccioni disarmati – li ritroviamo trasformati in pacifisti destrorsi?
Perfino l’intrepido generale Vannacci l’altro ieri, dopo la distruzione di un nostro velivolo nella base di Ali Al Salem, ha raccomandato: «Il Kuwait? Andiamo via».
Le notizie dei militari italiani bersagliati in Iraq, nel Golfo, in Libano, finiscono seminascoste o del tutto espunte dalle prime pagine dei giornali di destra scatenati con i loro titoloni per il Sì al referendum sulla giustizia. Mancano pochi giorni e la parola d’ordine è: minimizzare. Non siamo in guerra e non ci entreremo. Né condividere né condannare. Perfino Trump e il suo rapporto speciale con Giorgia Meloni – per non parlare di Netanyahu – vengono nascosti sotto lo zerbino perché la loro impopolarità nuocerebbe alla guerra cui i nazionalisti nostrani tengono di più: quella contro i magistrati italiani.
Lo stesso Salvini, cui non sembra vero di schierarsi contemporaneamente con Trump e con Putin sulla ripresa degli acquisti di petrolio russo, si guarderebbe bene dal rilanciare l’ultimo proclama della Casa Bianca: «Dio benedica il nostro grande esercito, che ho ricostruito fin dall’inizio del mio primo mandato, per conseguire una pace duratura attraverso la forza».
Guai. Gli unici riferimenti indiretti alla guerra ammessi sui giornali filogovernativi riguardano la «sinistra pasdaran» che insieme alle associazioni islamiche fomenterebbe la propaganda del No. Se proprio abbiamo un nemico, recitava ieri il titolone d’apertura de La Verità, è l’Europa che «ci rimette alla canna del gas».
Invano Trump chiede agli alleati di fare di più per restituire alla navigazione lo stretto di Hormuz. «Sarebbe molto negativo per il futuro della Nato» se non collaborassero, minaccia… State pur certi che Meloni parlerà per ultima, dopo che i capi di governo di Germania, Regno unito, Spagna e pure la Grecia gli hanno risposto picche. Resterà, il suo, un tortuoso sottrarsi. Fece così, del resto, anche con l’Ucraina: vantandosi di aver ideato un meccanismo di protezione militare degli alleati a favore di Kiev, salvo poi precisare che l’Italia non ci manderà un soldato. Lo stesso, naturalmente, a Gaza. Noi non siamo in guerra con nessuno. Noi stiamo acquattati.
Piacerebbe a questo punto rendere omaggio alla destra italiana che rinnega il nazionalismo bellicoso del suo passato. Preferiamo certamente, insieme alla grande maggioranza degli italiani, una destra che si tiene fuori dalla guerra irresponsabilmente scatenata da quelli che restano pur sempre i suoi modelli ideali: Usa e Israele (non ci dica però guerra «a sua insaputa»; lo sapevano anche i sassi che era in preparazione, e una leadership degna di questo nome avrebbe potuto distanziarsene per tempo). Vabbè, meglio doppiogiochisti che avventuristi.
Ma il nonsense impersonato da questa destra «pacifista» – loro direbbero «pacifinta» – ha ben poco di affidabile. La sua modernità, fra le ragioni principali del suo successo, consiste nell’aver declinato il culto della Nazione e della forza innanzitutto contro il nemico interno. Cavalcando il malessere di una vasta platea interclassista contro l’invasione del suo territorio. Accusando di disfattismo e collaborazione con oligarchie finanziarie apolidi chi ritiene necessario dare più potere a organismi sovranazionali. In sintesi, la nostra destra oggi si ritrova più Maga che trumpiana. Più che per la guerra esterna è attrezzata per la guerra civile. Pervenuta al governo di un paese come il nostro non può certo permettersi l’isolazionismo made in Usa.
Ma nemmeno quando s’imbosca nel contesto internazionale può rinunciare al suo profilo minaccioso rivolto contro nemici alla sua portata. Cioè deboli. Facili da maltrattare.
https://ilmanifesto.it/destra-acquattata-scansa-la-guerra-se-non-e-quella-civile

17 marzo 2026. Le ragioni del no e le fake news del sì

Antonio Esposito – Articolo 21

Il Parlamento ha approvato la riforma costituzionale in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare che è stata demagogicamente blindata con una procedura che non ha precedenti: si decide di modificare la Parte II, titolo IV della Carta costituzionale (ben 7 articoli) – frutto di un intenso dibattito in seno all’Assemblea Costituente – respingendo, con “voto bloccato”, a priori, qualsiasi emendamento, qualsiasi modifica – (laddove le modifiche alla Legge  fondamentale deve avvenire in modo condiviso tra le forze politiche) –  così dimostrando quale concezione della democrazia e dello Stato di diritto abbia la attuale maggioranza parlamentare.

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https://www.articolo21.org/2026/03/le-ragioni-del-no-e-le-fake-news-del-si/

Veronica non può votare e come lei altri 5 milioni di fuorisede. Il volto amaro del referendum

Graziella Di Mambro – Articolo 21

Ci è voluta la protesta pacifica ma amarissima di una studentessa fuorisede per capire quanto sia assurdo negare (di fatto) il diritto di voto a questo referendum alle persone che si trovano in una città diversa (e lontana) da quella delle liste elettorali cui appartengono. La protagonista di questa storia si chiama Veronica, ha 23 anni ed è iscritta al corso di Cooperazione internazionale dell’Università La Sapienza. Per poter votare dovrebbe tornare nel Comune di residenza e il costo del biglietto del treno è di 140 euro. “Non posso, perché 140 euro sono l’equivalente della mia spesa di due settimane e se torno adesso poi non potrò rientrare anche per Pasqua, questo non è giusto”, ha detto. Nella lettera che ha inviato al Presidente della Repubblica c’è tutta la delusione che probabilmente stanno vivendo tutti gli altri fuorisede in questi momento.

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https://www.articolo21.org/2026/03/veronica-non-puo-votare-e-come-lei-altri-5-milioni-di-fuorisede-il-volto-amaro-del-referendum/


17 marzo 2026. “Libera” ha ricevuto il macchinario per accedere al suicidio assistito

Sarà la prima persona paralizzata dal collo in giù a poterlo fare in Italia, dopo una lunga trafila giudiziaria e molte difficoltà tecniche

Il tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, Marco Cappato, davanti al Consiglio regionale della Lombardia dove sono state depositate le 8181 firme raccolte per portare in Aula la proposta di legge sul fine vita, già bocciata in Veneto, per regolamentare l’aiuto medico alla morte volontaria, Milano, 15 Gennaio 2024. ANSA/MATTEO BAZZI

Martedì il tribunale di Firenze ha autorizzato “Libera”, nome di fantasia di una donna di 55 anni affetta da sclerosi multipla e paralizzata dal collo in giù, a utilizzare il macchinario che le permetterà, quando e se lo deciderà, di accedere al suicidio assistito, come lei aveva chiesto. Il suicidio assistito, o morte assistita, è la pratica con cui a determinate condizioni ci si può somministrare autonomamente un farmaco per morire: il macchinario in questione permette di farlo anche alle persone tetraplegiche, come finora in Italia non è mai successo. Era stato costruito e testato dal CNR, il più importante ente pubblico che si occupa di ricerca.

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https://www.ilpost.it/2026/03/17/macchinario-suicidio-assistito-libera/


EN DIRECT, résultats des municipales 2026 | Les dernières informations avant le dépôt des listes définitives pour le second tour

A Marseille, dimanche 15 mars 2026. FRANCE KEYSER / MYOP POUR « LE MONDE »

Sarah Knafo, candidate d’extrême droite à Paris, et Sébastien Delogu, tête de liste LFI à Marseille, n’ont pas encore annoncé s’ils se maintenaient. Les candidats ont jusqu’à ce soir, 18 heures, pour déposer leurs listes définitives.

AGGIORNAMENTI IN TEMPO REALE
https://www.lemonde.fr/politique/live/2026/03/17/en-direct-resultats-des-municipales-2026-quelles-alliances-ou-desistements-avant-le-second-tour-les-dernieres-informations-en-direct_6671274_823448.html?lmd_medium=pushweb&lmd_campaign=pushweb&lmd_titre=a_lyon_gregory_doucet_parvient_a_tenir_tete_a_jean_michel_aulas_qui_se_dit_decu_a_bordeaux_le_maire_sortant_l_ecologiste_pierre_hurmic_devance_de_justesse_le_macroniste_thomas_cazenave&lmd_ID=



Nigeria, la guerra affama 6 milioni di bambini

La distribuzione di aiuti del Programma alimentare mondiale nello stato nigeriano del Borno 

La Croce Rossa Internazionale lancia l’allarme per la grave emergenza umanitaria nel Paese africano. Sono quasi sei milioni e mezzo i bambini sotto i cinque anni che soffrono di malnutrizione acuta. I più colpiti sono negli Stati di Borno, Adamawa e Yobe.

Lorenzo Frillici – Città del Vaticano

Quindici anni di guerra nel nord-est della Nigeria hanno avuto conseguenze devastanti sull’infanzia. Alla base dei conflitti ci sono le atrocità compiute dal terrorismo fondamentalista di Boko Haram: saccheggi, massacri, stupri e rapimenti di massa rendono, da anni, il Paese uno dei più pericolosi al mondo. Secondo le stime dell’ICRC (International Committee of the Red cross), nelle regioni settentrionali l’emergenza umanitaria peggiora costantemente, a causa delle continue violenze sui civili e la mancanza di fondi per arginare l’insicurezza alimentare. “Trattiamo in media più di 1.000 bambini sotto i cinque anni all’anno”, ha spiegato Bob Wonder Panama, esperto di nutrizione dell’ICRC a Biu.

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17 marzo 2026. « A vendre, enfant de 5 ans, docile et calme »: au procès du génocide des yézidis, plongée dans les ténèbres de l’EI

Des yézidies devant les photos des membres de leur famille tués par l’organisation Etat islamique, dans une école transformée en mémorial, à Kocho (Irak), le 3 août 2021. LAURENCE GEAI POUR « LE MONDE »

 Soren Seelow – Le Monde

La cour d’assises de Paris a examiné, lundi 16 et mardi 17 mars, l’abjecte réalité de l’asservissement d’un peuple au nom de la religion : meurtres de masse, ventes d’enfants, viols de petites filles… Rarement un procès terroriste avait été aussi loin dans le dévoilement de l’ignominie djihadiste.

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https://www.lemonde.fr/societe/article/2026/03/17/jeune-esclave-de-10-ans-vierge-au-proces-du-genocide-des-yezidis-plongee-dans-les-tenebres-de-l-etat-islamique_6671762_3224.html?lmd_medium=pushweb&lmd_campaign=pushweb&lmd_titre=a_vendre_enfant_de_5_ans_docile_et_calme_les_tenebres_de_l_ei_devoilees_comme_rarement_au_proces_du_genocide_des_yezidis&lmd_ID=

17 marzo 2086. Ennesimo naufragio a Lampedusa: bambino di due anni sparisce tra le onde

Almeno 11 imbarcazioni dei miliziani che sparano contro naufraghi e soccorritori sono state donate o rimesse a nuovo dalle Ue (o dall’Italia)

Valeria Taurino – l’Unità

Ancora una volta è stato un bambino di due anni originario della Sierra Leone a morire per colpa di politiche che privilegiano la difesa dei confini rispetto al salvataggio di vite umane. E’ accaduto nel fine settimana, al largo di Lampedusa. L’ennesimo naufragio di una imbarcazione in difficoltà nel Mediterraneo. Insieme alla vita di migliaia di persone, naufraga nel Mediterraneo anche il diritto internazionale, il diritto marittimo e i diritti umani. Lo abbiamo definitivamente capito lo scorso 24 agosto, quando la guardia costiera libica ha riversato sulla nostra nave centinaia di colpi di arma da fuoco.

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https://www.unita.it/2026/03/17/ennesimo-naufragio-a-lampedusa-bambino-di-due-anni-sparisce-tra-le-onde/

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17 marzo 2026. Giornali e giornalisti

Loris Campetti – volerelaluna.it

A chi mi chiede “che lavoro fai”, talvolta mi viene spontaneo rispondere “pensionato”. In passato rispondevo così quando chiedevo il visto per andare in paesi dove ai giornalisti non viene riservata una calda accoglienza, oppure me la cavavo dicendo che volevo andare, per fare un esempio in Iran per turismo, per visitare Persepoli. Adesso mi capita più spesso di qualificarmi come pensionato, come se provassi vergogna per il mio amato mestiere di giornalista. Per come è ridotto. È un’ipocrisia, certamente, forse pavidità. Il fatto è che non solo a Teheran o a Damasco o a Tel Aviv la stima per i giornalisti lascia notevolmente a desiderare, perché anche nel ‘democratico Occidente’ tra la gente comune scatta una sorta di diffidenza. Una ragione ci sarà. Oppure può capitare che tra tanta disistima da parte di chi disprezza i ‘pennivendoli’ si alzino al contrario lodi sperticate per i giornalisti, neanche fossero eroi. Una categoria, quella di cui faccio parte, schiacciata tra embedded e martiri.

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https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2026/03/17/giornali-e-giornalisti/



Le previsioni del tempo per martedì 17 marzo 2026

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17 marzo 2026. Maltempo al Sud, in arrivo un calo termico e neve: trombe d’aria e nubifragi in Calabria

Danni del maltempo a Stalettì, Catanzaro (Ansa)

Allagamenti, piccoli smottamenti e un capannone scoperchiato da forti raffiche di vento nel Catanzarese. Temperature in calo sui settori orientali e possibilità di neve a bassa quota. Allerta arancione in Basilicata, Calabria e Sicilia

Ancora piogge, temporali e venti fino a burrasca sulle regioni meridionali. Lo indica un avviso della Protezione civile che ha diramato l‘allerta arancione per oggi in Basilicata, Calabria e Sicilia. Più asciutto altrove salvo fenomeni su medio adriatico e un po’ di instabilità al Nord-Est.

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https://www.rainews.it/articoli/2026/03/maltempo-al-sud-in-arrivo-un-calo-termico-e-neve-trombe-daria-e-nubifragi-in-calabria-meteo-4f00babf-2e84-4d6c-bdae-d3a031a06c70.html


17 marzo 2026
Compagni dai campi e dalle officine…
Notizie sparse raccolte qua e la

16 marzo 2026

https://www.rainews.it/video/2026/03/i-giornali-di-oggi-nella-rassegna-stampa-di-rainews24-694baa82-c7d1-4c4b-8219-ed3ac9fefbc0.html

La stampa internazionale letta e commentata da Luigi Spinola. Per ricevere gli articoli letti potete iscrivervi alla Newsletter di Radio3 Mondo.

Lunedì 16 marzo 2026

https://www.raiplaysound.it/audio/2026/03/Radio3-Mondo-del-16032026-d65d457a-508a-4a31-b165-eb5d60a0c134.html

La stizza di Trump: “Quando serve, gli alleati non ci sono”. Detriti di razzi sulla base Unifil a Shama in Libano dove ha sede il comando italiano, nessun ferito. Il cardinale Pizzaballa: “DI Gaza non si parla più”

AGGIORNAMENTO IN TEMPO REALE
https://www.rainews.it/maratona/2026/03/usa-attaccano-kharg-ma-risparmiano-siti-petroliferi-raid-israeliani-in-libano-4408adae-2bd2-415e-acb2-167f9f9f0088.html


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L’escalation in Medio Oriente
La guerra Israele-Hamas

Iran war updates: Tehran says ready for long war, Israel expands strikes

  • US and Israeli forces pound Iran, hitting cities including Tehran, Hamadan and Isfahan, as Iranian counterattacks continue, with damage reported in several Israeli cities.
  • Iran’s Foreign Minister Abbas Araghchi dismisses US President Donald Trump’s claim that Tehran wants truce talks.
  • Israel launches fresh waves of attacks on southern Lebanon as it masses tanks and forces on the border. The death toll in Lebanon has risen to 850, including more than 100 children.
  • US Energy Secretary Chris Wright says he expects the war on Iran to end within “the next few weeks” in an apparent bid to calm markets.
  • Rockets and drones have targeted Baghdad’s International Airport, which houses a US diplomatic mission, as Bahrain, Kuwait, Qatar, Saudi Arabia report intercepting drones and missiles.
  • Visit our live tracker for the latest casualty figures from across the region.

AGGIORNAMENTI IN TEMPO REALE
https://www.aljazeera.com/news/liveblog/2026/3/15/iran-war-live-trump-urges-world-to-keep-hormuz-strait-open


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EN DIRECT, résultats des municipales 2026 | Les dernières informations avant le dépôt des listes définitives pour le second tour

Sarah Knafo, candidate d’extrême droite à Paris, et Sébastien Delogu, tête de liste LFI à Marseille, n’ont pas encore annoncé s’ils se maintenaient. Les candidats ont jusqu’à ce soir, 18 heures, pour déposer leurs listes définitives.

AGGIORNAMENTI IN TEMPO REALE
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16 marzo 2026. Il Papa: l’informazione non sia megafono del potere, mostri il vero volto della guerra

Il direttore Antonio Preziosi consegna al Papa un berretto con il logo del Tg2.   @Vatican Media

Il Pontefice incontra in sala Clementina i redattori del Tg2, il telegiornale della seconda rete Rai, nel 50.mo anniversario della sua nascita. Il Papa esorta i giornalisti, nell’era dell’intelligenza artificiale, a far sempre prevalere il “paradigma umano”, distinguendo “tra mezzi e fini”

Daniele Piccini – Città del Vaticano

In un mondo attraversato dai conflitti, gli operatori dell’informazione devono concentrarsi sulle “sofferenze che la guerra porta sempre alle popolazioni”, mostrarne il vero volto, “raccontarla con gli occhi delle vittime”, per non correre il rischio di “trasformarla in un videogame”. Compito che diventa addirittura una “sfida” “nei pochi minuti” a disposizione di un telegiornale.

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https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2026-03/informazione-non-sia-megafono-del-potere.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT


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Il Papa: non fermare le nuove tecnologie ma governarle. L’IA sia alleata, non oracolo
https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2026-01/papa-leone-xiv-messaggio-giornata-comunicazioni-sociali-2026.html
Leone XIV: lo sviluppo dell’IA non resti confinato ai laboratori e agli investimenti
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Il Papa: la tecnologia può essere distruttiva, la dignità umana è una priorità
https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2025-11/papa-tecnologia-progresso-pav-ia-medicina-dignita-umana-politica.html
Il Papa al Foglio: più voci per garantire libertà, il dialogo senza polarizzazioni
https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2026-01/papa-leone-xiv-foglio-dialogo-liberta-confronto-polarizzazioni.html


16 marzo 2026. Abbuffate incostituzionali: un NO per fermare la bulimia di potere della destra

Cartellone pubblicitario del Partito Democratico sul Referendum Costituzionale del 23 e 24 marzo, alla Stazione Termini di Roma

Gigi Marcucci – strisciarossa.it

Pieni poteri, controlli scarsi o inesistenti. Con mirabile coerenza, la destra è partita all’assalto della Costituzione. Ostinazione e panzane compensano la mancanza di argomenti. Il disegno tuttavia è piuttosto chiaro e consiste nel porre sette dilemmi costituzionali ai cittadini chiamati a cimentarsi con la modifica di ben sette articoli della Costituzione su cui il Parlamento non ha pronunciato verbo. La maggioranza ha voluto fare da sola. Come il ghiottone citato da Piero Calamandrei (Maggioranza e opposizione): “Per mangiare il tacchino bisogna essere in due, io e il tacchino”. Per fare le leggi, soprattutto quelle costituzionali, ci vorrebbero più commensali, cioè maggioranza e opposizione. Ma i ghiottoni al governo non vogliono. Votare No è fondamentalmente una buona occasione per metterli a dieta. Perché, come scrisse Calamandrei, una democrazia per funzionare ha bisogno anche dell’opposizione: un po’ come l’aereo, che per volare ha bisogno della resistenza dell’aria.

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https://www.strisciarossa.it/abbuffate-incostituzionali-un-no-per-fermare-la-bulimia-di-potere-della-destra/


16 marzo 2026. Un manifesto per un’intelligenza artificiale al servizio dell’uomo

Alessandro Genovesi – rivistarinascita.it

Uno “spettro” si agira per gli USA e per quel che resta del cosidetto Occidente e quello spettro è animato dal basso, da istituzioni locali, forze sociali, esponenti politici e religiosi, imprenditori e scienziati. All’inizio di gennaio, in un grande albergo di New Orleans, è stata redatta una delle più importanti dichiarazioni politiche di questi ultimi anni, il cui titolo dice tutto “Dichiarazione per un’Intelligenza Artificiale al servizio dell’uomo”.
Un manifesto, breve e coinciso, che rappresenta un vero e proprio programma alternativo – sul piano dei rapporti economici, regolamentari e di democratizzazione delle tecnologie – all’attuale modello scientifico ed economico e a come esso, soprattutto, va involvendosi. Un programma concreto, dall’evidente valore politico e sociale (anche per le alleanze che esprime) contrapposto al cosiddetto “capitalismo della sorveglianza”.

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https://www.rivistarinascita.it/un-manifesto-per-unintellingenza-artificiale-al-servizio-delluomo


16 marzo 2026. Se la periferia non si adegua. La strana storia del Museo dei bambini a Bologna

Mauro Boarelli – Napolimonitor

La vicenda della costruzione del Muba – Museo delle bambine e dei bambini nel quartiere popolare del Pilastro a Bologna (ricostruita per Monitor da Salvatore Papa) mette in luce due elementi ricorrenti nelle politiche urbanistiche degli ultimi anni: l’uso strumentale delle istituzioni culturali e la manipolazione dei processi di partecipazione. Nel caso specifico, a questi due ingredienti si aggiunge la militarizzazione dell’area in cui sorgerà la nuova opera. Ma andiamo con ordine.

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https://napolimonitor.it/se-la-periferia-non-si-adegua-la-strana-storia-del-museo-dei-bambini-a-bologna/?fbclid=IwY2xjawQlTWNleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEeibqaJqy68A0POuVEJSCXPxR8KCIAklc-rSRNWsyYcdea3BwLPuSvRooehuQ_aem_jIf_uAr7SLmuNjkhrqEDHg


16 marzo 2026. Startup verdi, sociali e circolari, il laboratorio del Senegal

Impresa di economia circolare – Touba Gallerie Vision – Thies – Reciclo pneumatici per creazione di opere decorative

Dall’essiccazione del pesce al couscous bio, dalle consulenze di mercato ai rifiuti che diventano opere d’arte. Le storie di un progetto coordinato dall’ong torinese Cisv e finanziato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo

Vincenzo Giardina – Città del Vaticano

Verdi, sociali e circolari: tre parole per raccontare un nuovo modo di fare impresa in Senegal. I settori sono i più diversi: dall’essiccazione del pesce alle startup di consulenza, passando per la produzione di riso, couscous, gombo e altri alimenti biologici. C’è poi il riciclo: scarti che diventano opere d’arte e rifiuti di plastica che acquistano nuova vita. Le testimonianze di questo cambiamento possibile sono anche fotografie, video e storie raccolte da Cisv, ong torinese della Federazione degli organismi di volontariato internazionale di ispirazione cristiana (Focsiv). Le voci arrivano dalla regione di Saint-Louis, ex capitale coloniale patrimonio mondiale dell’umanità, cresciuta su un isolotto alla foce del fiume Senegal.

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Le previsioni del tempo per lunedì 16 marzo 2026

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https://www.rainews.it/video/2026/03/le-previsioni-del-tempo-per-lunedi-16-marzo-4d21ac13-a1d3-4889-92d8-a7bc9f62220f.html

16 marzo 2026. Temporali, venti forti e piogge: i danni del maltempo in Calabria

In alcune zone sono caduti 200 ml di pioggia in 24 ore

I primi danni già nella notte. Temporali, vento, una tromba d’aria che ha divelto la copertura dei magazzini di un’azienda in provincia di Catanzaro. In alcune zone della Calabria sono caduti 200 ml di pioggia in 24 ore.

Il video
https://www.rainews.it/video/2026/03/temporali-venti-forti-e-piogge-i-danni-del-maltempo-in-calabria-0505cada-3e0c-401a-84c8-59e477e96f44.html 


16 marzo 2026
Compagni dai campi e dalle officine…
Notizie sparse raccolte qua e la